Homicide Hagridden – Effect Lucifero (2016)

Per chi ha fretta:
Effect Lucifero (2016), terzo album dei torinesi Homicide Hagridden, è un album difficile da interpretare e a due facce. Da un lato, lo stile si rivela molto valido: è un thrash metal personale e per nulla scontato, grazie a una buona varietà interna, un buon gusto per la musicalità e una buona capacità di creare riff e melodie catturanti. Dall’altro però il gruppo piemontese pecca in diverse ingenuità, oltre che in un po’ di omogeneità e in una registrazione non soddisfacente. Sono difetti che incidono abbastanza, ma la forza delle idee del gruppo riesce ad andare oltre: lo dimostrano ottimi pezzi come l’inquieta Remembrance of Me, l’originale Lie to an Angel, la veloce Lethal Agreement  e la contaminata Purify. Sono i picchi di un disco che poteva forse essere ottimo: anche così però Effect Lucifero si rivela un disco di buona qualità!

La recensione completa:
Vista la mia esperienza quasi decennale con le recensioni di Heavy Metal Heaven, ormai riesco a inquadrare subito un gruppo per quello che è, sin dai primi ascolti. Almeno, di norma è così: ci sono poi casi in cui impiego più tempo, ma poi ci riesco sempre, o quasi; sono invece molto rarissimi i casi in cui la vera natura di un gruppo continua a sfuggirmi anche dopo i tanti ascolti necessari a una recensione. Gli Homicide Hagridden sono uno di questi casi: anche dopo mesi e mesi passati ad ascoltare il loro Effect Lucifero, non sono riuscito ancora a capirli davvero. Nati a Torino addirittura nel lontano 1994, hanno avuto la classica carriera delle band metal di quel periodo, fatta di qualche demo e poche possibilità, per poi trovare stabilità solo più avanti. Anche così, le loro uscite sono state centellinate nel tempo: dall’esordio sulla lunga distanza Dead Black Sun del 2004 sono solo altri due i full-length, tra cui l’ultimo, quello di cui parliamo oggi, è uscito nel 2016 autoprodotto per poi venir ristampato qualche mese fa da The Goatmancer Records. Come detto, si tratta di un lavoro difficile da interpretare: al suo interno, gli Homicide Hagridden alternano elementi interessanti e persino colpi di genio a ingenuità da band agli esordi, tanto che a tratti Effect Lucifero sembra quasi suonato da due gruppi diversi. Da un lato, c’è uno stile mai scontato e lontano dai cliché del thrash metal: invece di limitarsi a copiare le band storiche, cercano di dare a questo genere una forma personale. Lo fanno con un suono che sa sia aggredire che avere un lato melodioso: nel fare ciò, si rivela variegato, anche grazie a un buon numero di influenze esterne al genere. È il miglior punto di forza degli Homicide Hagridden, e li pone molto sopra ai tanti gruppi monocorde che affollano il revival thrash; tuttavia, i torinesi hanno anche altro da dare. Effect Lucifero può contare per esempio su diverse buone idee e su una bella capacità di creare riff e melodie azzeccati. Dall’altro lato però non è esente da diversi difetti: spiccano in primis molte ingenuità, specie nella costruzione dei brani. A tratti gli Homicide Hagridden mescolano cose che non c’entrano molto tra loro, oppure sviluppano i loro pezzi in maniera non soddisfacente: in generale, il songwriting è un po’ ondivago. In più, Effect Lucifero pecca di omogeneità e soprattutto di una registrazione non all’altezza: secca, molto grezza, sembra più adatta a un demo che a un full-length che si rispetti. Nessuno di questi difetti è del tutto castrante: parliamo sempre di un disco interessante, seppur la mia idea sia che gli Homicide Hagridden potessero fare molto meglio, con le loro doti.

La opener 4 Letters entra nel vivo senza indugi: un paio di secondi, poi ci si ritrova subito nel suo riff, potente e rutilante. Ma non è pura aggressione: c’è anche un senso di preoccupazione, che poi si rafforza anche nelle strofe, ben condotte da Massimo Moda, che sembra una versione più acida e acuta di Tom Araya. È una base di gran impatto, ma purtroppo il seguito della progressione non esalta: se i bridge, cupi e quasi cantati in growl ancora si difendono, i ritornelli, urlati in una maniera che sembra esagerata, stonano un po’. Valida si rivela invece la frazione centrale: perde il dinamismo del resto in principio e si pone semplice ma di impatto, per poi esplodere in una frazione rabbiosa, quasi di influsso death metal, che poi si ricollega con la media. È un buon elemento per una traccia discreta, che a tratti incide ma altrove suona ingenua: è l’avvio di un album che presenta più o meno le stesse caratteristiche, ma a parte questo come brano non esalta, né spicca troppo in Effect Lucifero. Di certo va meglio con Remembrance of Me, che comincia più disimpegnata e diretta, con un ottimo riff, molto classico. Poi però l’anima inquieta degli Homicide Hagridden torna, in strofe che riprendono la stessa base in chiave ansiosa, grazie soprattutto al frontman, autore di una prestazione molto sentita. Presto tuttavia questa falsariga lascia spazio a una più obliqua, quasi da thrash tecnico: è quella che poi regge anche il ritornello, espanso ma senza che la stessa aura crepuscolare venga meno. Incidono meno del resto, ma tutto sommato non stonano nella canzone; tuttavia, è un’altra storia col passaggio centrale. Diviso a metà tra una frazione lenta di thrash melodico e una anche più aperta, che vira addirittura sul doom (!), con tanto di melodie tipiche del genere, colpisce parecchio: il bello è però che non stona nemmeno nel brano, anzi contribuisce alla sua atmosfera. È il passaggio migliore di una traccia breve ma buonissima, uno dei picchi assoluti del disco!

Un breve intro piuttosto tradizionale, poi ci ritroviamo in Regime, che da subito alterna fughe di pura velocità e passaggi che calano giusto un pelo di frenesia ma compensano con un essenza più quadrata. È una natura che poi si accentua anche quando arrivano i chorus, più lenti ma compatti e macinanti al punto giusto, con ritmiche potenti su cui compaiono bei giri vorticosi di chitarra. A parte una frazione nervosa sulla trequarti che poi sfocia in un breve assolo, non c’è molto altro in una struttura lineare, il che rappresenta anche il limite principale del complesso. Ma a parte questo, abbiamo un brano di qualità più che discreta, che scorre spesso in maniera piacevole, seppur non spicchi troppo in Effect Lucifero. Anche la successiva Raped esordisce al tempo stesso potente ma preoccupata: una norma non male, seppur in seguito gli Homicide Hagridden cambino verso. Quando il pezzo entra nel vivo, ci ritroviamo con un riffage molto classico, forse anche troppo: sa un po’ di già sentito. Lo stesso vale per la frazione cantata: non solo Moda urla un po’ troppo e non si accoppia bene con la base, ma la melodia sembra simile a quanto già sentito fin’ora. Non aiutano poi gli stacchi più lenti e ritmati che si aprono a tratti: con le melodie e il loro strano piglio, quasi alienante, sono buoni presi a sé stante, ma non c’entrano granché col resto della canzone. Di fatto, gli unici momenti che si salvano sono quelli in cui torna l’inizio e soprattutto  la frazione centrale. È un lunghissimo passaggio che incide molto tra momenti pressanti, in cui si mette in mostra anche il batterista Stefano Moda con dei bei tappeti di doppio pedale, e pause più aperte, che fanno respirare il tutto, fino un finale cupo ma d’impatto, con le sue influenze moderne, persino groove metal a tratti. Sono elementi che bastano per salvare il pezzo dall’insufficienza, ma non possono più di tanto: abbiamo un brano decente ma non di più, forse persino il punto più basso del disco.

Per fortuna, ora i torinesi si ritirano su alla grande con Lie to an Angel, che da subito spiazza col suo riffage tutto storto. Ai primi ascolti può sembrare quasi fuori tempo, ma man mano che lo si assorbe ci si rende conto di quanto sia un effetto voluto: è questo a renderlo di gran impatto e perfino geniale. Ma il resto non è da meno: le strofe con cui questa base si alterna sono rocciosi ma lenti, e hanno un forte senso melodico che colpisce bene, grazie anche alla bella prestazione del frontman. C’è spazio anche per ritornelli strani, quasi dissonanti, ma che in fondo non stonano troppo: il pathos alla fine colpisce, come anche la loro natura poco pesante, mogia, e pur essendo il momento meno bello del pezzo si difendono bene. Buona anche la frazione centrale, anche stavolta molto lunga: lascia la relativa calma del resto per proporsi in stile Slayer e terremotante. È una fuga convulsa che solo dopo qualche minuto e un apice di gran potenza perde in potenza: è la volta di un passaggio lento e ancora di retrogusto doomy, con un assolo lento e lugubre che fa da guida prima che la musica torni all’origine. Si tratta di un altro elemento ottimo per un pezzo particolare ma di grande spessore, il picco assoluto di Effect Lucifero! Con Lethal Agreement, che segue, gli Homicide Hagridden tornano a qualcosa di più tipico nel thrash sin dall’attacco, che prelude a una norma che è un’unica staffilata di potenza. Il riff è fulminante, la velocità è alta, e il Moda cantante urla molto: è uno scenario che poi prosegue anche nei chorus, meno dinamici ma con un riffage nervosissimo e di retrogusto death, che li rende comunque devastanti. Sembra quasi che tutta la canzone debba essere così, quando invece l’urgenza si calma, per una sezione centrale all’inizio ancora pesante, ma che col tempo vede la melodia prendere il sopravvento. È prima quella delle chitarre del cantante e di Fabio Insalaco, che si incrociano su un assolo crepuscolare ma che ricorda per il resto addirittura il power metal. Ancor più eclettica il tutto diventa in seguito, quando spunta una chitarra pulita, che su una base potente ma con un tocco esotico si propone in arabeggi e melodie orientali: uno strano assolo, ma che colpisce alla grande. È il momento migliore di un altro pezzo buonissimo, poco sotto al precedente per qualità!

Con l’ennesimo attacco arrembante, Purify può quasi far pensare a un pezzo scontato e solo macinante. Invece, poi i torinesi stupiscono ancora quando iniziano ad alternare momenti battenti ma incisivi e strofe particolari: sono ancora di stampo thrash, ma lo scream e certe armonizzazioni riportano addirittura al black metal! Queste due frazioni si alternano con chorus che rallentano e cercano la melodia: un tentativo riuscito solo in parte, visto che sono carini ma spezzano troppo il dinamismo generale, e si confermano il punto debole assoluto del quartetto. Di tutt’altro spessore è invece la frazione centrale, anch’essa meno veloce del resto ma quadrata e graffiante, col suo riuscito incastro di riff. È un buon elemento per un’altra traccia non tra il meglio del disco, ma che rimane discreta. The Unsaid comincia quindi col lieve arpeggio di chitarra pulita, calmo e malinconico. È la guida su cui poi si sviluppa il crescendo successivo: rimane in scena anche all’arrivo di una chitarra potente, e poi viene affiancata da un lead distorto quando il pezzo si fa più dinamico, pur rimanendo lento. Si tratta di un affresco non leggero ma espanso e a suo modo ricercato, un’essenza che si spezza solo in un breve stacco centrale, più thrash, e poi definitivamente a metà. È il momento di una cavalcata potente e a tratti caotica, in cui passaggi diretti ma con la tipica preoccupazione già sentita nel disco si alternano con altri anche più convulsi, che perdono un po’ in dinamismo ma sono tempestosi al massimo. C’è spazio anche per una frazione centrale inquietante, con influssi death e black che creano un panorama lugubre, grazie anche dalle urla a cui fa da sfondo. Il tutto a tratti sembra troppo esasperato, come se gli Homicide Hagridden avessero esagerato, ma nel complesso funziona; pur essendo meno bella della prima parte, chiude bene un brano di qualità discreta. La versione originale di Effect Lucifero si chiudeva qui, ma in quella di Goatmancer è presente anche Black as War, bonus track diversa a livello stilistico da quanto sentito fin’ora – colpa del fatto che forse è più nuova. Sin dall’inizio è veloce e slayeriana, un’influenza che si nota sia nei momenti macinanti che in quelli di assoli al fulmicotone. Tra queste parti spuntano strofe urlatissime, a metà tra thrash e punk: anch’esse hanno il giusto impatto, e non si perdono dietro a troppi fronzoli. Completa il quadro una frazione centrale più melodica ma abbastanza quadrata (la più in linea con quanto sentito in precedenza): fa respirare il tutto, ma senza ammosciarlo, e correda al meglio il pezzo. Il risultato è ben riuscito: se è questa la direzione futura della band va benissimo, per quanto la mia speranza è che non si perda quanto di buono a livello melodico sentito lungo l’album!

Per concludere, alla fine Effect Lucifero si rivela un album più che discreto, che riesce ad andare oltre i tanti difetti e a convincere. È anche vero che col talento che dimostrano qui, gli Homicide Hagridden potrebbero aspirare a qualcosa di molto meglio. Non so dire perché non ci siano riusciti: per una band al primo disco parlerei di acerbità, ma di sicuro non vale per loro, che sono in giro dal ‘94. Quale che sia il motivo, però, di una cosa sono sicuro: dovrebbero imparare a sfruttare meglio il le loro qualità. Non perché lo dico io, che non sono nessuno, bensì perché in un panorama appiattito su certi cliché come il thrash di oggi, i piemontesi sono ossigeno puro: coltivando al meglio le loro capacità, potrebbero andare lontano!

Voto: 74/100

 
Mattia

Tracklist: 
  1. 4 Letters – 03:12
  2. Remembrance of Me – 03:50
  3. Regime – 04:40
  4. Raped – 05:22
  5. Lie to an Angel – 05:59
  6. Lethal Agreement – 03:35
  7. Purify – 04:43
  8. The Unsaid – 06:13
  9. Black as War (bonus track) – 02:47
Durata totale: 40:21
 
Lineup: 
  • Massimo Moda – voce e chitarra
  • Fabio Insalaco – chitarra
  • Valerio Possetto – basso
  • Stefano Moda – batteria
Genere: thrash metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Homicide Hagridden

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2 risposte

  1. Unknown ha detto:

    Grazie Mattia per l'attenta esamina del disco,Max H/H

  2. Mattia Loroni ha detto:

    Non c'è di che! Grazie a te per il commento ^_^ !

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