Felis Catus – Banquet on the Moon (2018)

Per chi ha fretta:
Banquet on the Moon (2018), ultimo EP della one-man band siciliana Felis Catus, conferma quanto di buono già sentito nell’eccezionale Megapophasis (2011). Lo fa in primis per lo stile: per quanto più espanso e rivolto a sonorità ambient/atmosferiche, è sempre lo stesso black metal d’avanguardia. Ma soprattutto, sono rimasti i colpi di genio e il talento del musicista omonimo nel mescolare le tante influenze: è questo l’elemento vincente all’origine di una scaletta di altissimo livello, dove spiccano la title-track e Baron Munchausen. E se qualche sbavatura lo rende inferiore a Megapophasis, non è un problema: anche così Banquet on the Moon si rivela un piccolo gioiellino di EP!

La recensione completa:
Visto anche il loro numero, in continuo aumento, non tutti i gruppi che recensisco per Heavy Metal Heaven mi rimangono impressi: molti anzi finiscono nel dimenticatoio poco dopo aver finito con loro. Ma c’è anche chi riesce a impressionarmi  e a stamparsi nella mia mente: è il caso di Felis Catus, progetto solista dell’omonimo musicista siciliano – al secolo Francesco Cucinotta. Il suo EP Megapophasis un paio di anni fa mi aveva colpito sia per originalità che per qualità: è anche per questo che ho accettato di cuore di recensire il nuovo EP del progetto, Banquet on the Moon, uscito lo scorso 25 settembre tramite Masked Dead Records. E se a volte ritorni del genere sono una delusione, non è il caso di Felis Catus, che mantiene qui ogni caratteristica vincente, a partire dallo stile. È per buona parte lo stesso black metal avanguardistico già ascoltato in Megapophasis, seppur qui abbia un tocco diverso, meno diretto e più atmosferico. Soprattutto, come indica anche il titolo, in Banquet on the Moon Felis Catus punta soprattutto verso un feeling spaziale: lo fa anche grazie a tanti elementi elettronici, industrial, post-rock e ambient, presenti quasi ovunque. Nonostante questa differenza, le trovate stupefacenti restano le stesse, come anche la bravura del musicista siciliano nel mescolare decine di elementi diversi e amalgamarli bene nella sua musica. Sono questi gli elementi di un lavoro che riesce ad andare anche oltre qualche sbavatura: roba da poco, comunque, per un disco in cui il talento di Felis Catus si conferma con forza!

Un intro inquietante, con uno scream nel vuoto, si trasforma presto in qualcosa di più etereo, ma non meglio definito. È un passaggio pieno di echi, tra il post-rock e l’industrial, che formano un mare caotico; solo dopo poco un minuto e un ulteriore preludio elettronico Banquet on the Moon trova un ordine. Ci ritroviamo allora in un mid tempo dal riffage arcigno, di influenza quasi doom, su cui si stagliano organo e tastiere: ma sono suoni obliqui, che danno al tutto un tono più spaziale. Sono elementi che dominano anche quando il pezzo svolta verso lidi black, arcigni e acidi con il suo riffage di base, ma non troppo aggressivi: la musica rimane ancora di gran atmosfera, anche quando arriva in scena lo scream di Felis Catus. È una progressione che si ripete un paio di volte lungo il pezzo, inframmezzata da un paio di stacchi che lasciano il metal per abbracciare il più puro space rock, pieno di synth che, nel finale, sono i protagonisti anche di un bell’assolo, molto sognante. È la ciliegina sulla torta di un pezzo tutto ben riuscito, dall’intro alla coda che torna all’espansione iniziale: si tratta del migliore nell’album a cui dà il nome! A questo punto, Cydonia stupisce col suo attacco, con una chitarra pulita dal sapore rockeggiante, ma anche con un gusto esotico. È la stessa melodia ripresa poi dal riff, più distorto ma sempre arabeggiante, che sostiene bene sia le tastiere che spuntano a tratti, sia lo scream graffiante dell’ospite Gray Ravenmoon (proprietario di Masked Dead e musicista a sua volta). Questa norma torna a tratti, ma più spesso la musica devia verso una base più lieve, che mescola influssi post-rock, industrial e ambient in qualcosa di ovattato ma avvolgente. Ottime anche le variazioni che costellano la struttura: che siano raccordi tra le due parti, movimentati ma cosmici nelle melodie, oppure aggiunte come l’assolo ancora di gusto rock sulla trequarti, funzionano bene. Sono questi ingredienti a creare un episodio espanso e con pochi passaggi davvero metal; non è però un problema, visto che il livello è alto, a poca distanza dal meglio del disco!

Baron Munchausen comincia con un campionamento parlato molto distorto, forse preso dall’omonimo film di Karel Zeman – da cui è tratto anche l’artwork dell’EP. Da qui comincia una progressione molto morbida, che incolonna un delicato momento a tinte post-rock e un passaggio ancora di retrogusto esotico, seppur la melodia sia scandita da una tastiera. È una suggestione che ancora rimane quando la musica svolta su lidi black: è un’evoluzione né veloce né pesante, che crea un affresco atmosferico molto avvolgente. A tratti è quasi sereno, mentre altrove, come al centro, diventa spaziale e malinconico, grazie anche ai bellissimi giri di tastiere, per poi farsi convulso sulla trequarti, unico vero momento in cui si pesta sull’acceleratore. In ogni caso, il tutto è scritto in maniera magnifica, e anche i vari stacchi ambient sono piazzati nei momenti giusti: il risultato sono quattro minuti strumentali di pura bellezza, il picco assoluto di Banquet on the Moon con la title-track! L’EP è ormai agli sgoccioli: c’è rimasto spazio solo per Eternity (The Nothingness), che da subito ci mostra un lato più tradizionale di Felis Catus. Lasciate da parte  influenze ambient ed eclettismo, per qualche secondo ci ritroviamo in un pezzo black metal lento ma abbastanza macinante. Poi però i synth tornano e rendono il tutto più espanso: è una caratteristica che si conferma sia negli stacchi più lenti, sia quando il pezzo entra davvero nel vivo, black dilatato in cui l’unico elemento aggressivo è la voce rabbiosa dell’ospite Alessandro Riva. È una lenta avanzata, con anche una sua delicatezza particolare, presente soprattutto nei momenti in cui tornano i suoni elettronici. Tuttavia, per lunghi tratti il pezzo è più scarno di quanto sentito fin’ora, ma non è un problema, visto che anche così colpisce bene. Merito soprattutto di un’aurea mogia, funerea:si sviluppa e si accentua lungo tutto il pezzo fino alla frazione finale, che torna alla melodia con una breve coda post-rock. Nel complesso, abbiamo forse il pezzo meno bello dell’intero EP, ma non vuol dire molto: la qualità rimane ottima, e sfigura un po’ solo per l’eccezionalità degli altri tre pezzi!

Volendo proprio vedere il lato più scuro, Banquet on the Moon è mezzo gradino sotto a Megapophasis come livello generale; ciò non toglie però che sia un EP eccezionale, molto superiore alla media. È insomma un’altra dimostrazione di come anche nel metal italiano si possano trovare delle eccellenze, tra cui il progetto Felis Catus è di sicuro da includere. Per questo, se ti piacciono il black e l’avant-garde metal, il consiglio può essere uno solo: corri a scoprire questo lavoro!

Voto: 75/100 (voto massimo per gli EP: 80)

 
Mattia

Tracklist: 
  1. Banquet on the Moon – 05:45
  2. Cydonia – 05:18
  3. Baron Munchausen – 04:33
  4. Eternity (The Nothingness) – 05:03
Durata totale: 20:39
Lineup: 

  • Felis Catus – voce, tutti gli strumenti
Genere: black/avant-garde metal
Sottogenere: atmospheric/ambient black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook di Felis Catus

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento