Labyrinthus Noctis – Opting for the Quasi-Steady State Cosmology (2018)

Dopo due album full-length all’attivo e più di una decade di carriera ormai alle spalle, i Labyrinthus Noctis tornano sulla ribalta con un’opera dal titolo criptico, Opting for the Quasi-Steady State Cosmology, che in qualche modo rispecchia la complessità di ciò che contiene al suo interno.

Reaching the Last Scattering Surface ha il compito di immergerci nell’universo dipinto dal quintetto lombardo e lo fa creando un’atmosfera a metà tra il doom ed il gothic, dentro alla quale ci sono degli spazi riservati per degli sprazzi di prog e space rock che arricchiscono la composizione senza alterarne la natura. Nonostante alla lunga lo stile dei Noctis rischi di risultare un po’ “dispersivo” per via della sua estrema varietà il gruppo riesce sempre a tenere ben salde le redini e porta all’attenzione dell’ascoltatore una serie di brani ben architettati, che spaziano da atmosfere più drammatiche a sezioni in cui l’intenzione è nettamente più melodica. Ogni brano presenta delle peculiarità che lo rendono unico e distante dal precedente, ma quando tutti gli strumenti si ritrovano a suonare insieme uniti alla voce di Ivy l’impressione è che la proposta stilistica della formazione milanese sia omogenea pur nella sua libertà d’azione; le composizioni del gruppo sembrano infatti muoversi su molte strade contemporaneamente, e se una di quelle è sempre una buonissima interpretazione del mix doom/gothic citato in precedenza, le altre sono imprevedibili e ci mostrano molteplici facce. Ogni minuto che passa ci si trova ad ascoltare qualcosa di completamente differente rispetto a quello che lo ha appena preceduto, ed ogni brano contenuto nella tracklist è un universo a sé. Questa esplosiva creatività che la band nostrana porta sulla scena è sicuramente lodevole e degna di riconoscimento, dal momento che anche volendo impegnarsi nel compito di distinguersi nei generi più disparati e/o complicati molti gruppi fanno l’errore di affidarsi troppo ai più banali canoni del genere scelto e rischiano seriamente di non aggiungere nulla di nuovo. Fortunatamente il caso preso in esame oggi viaggia su un binario completamente diverso ed anzi, se possibile, c’è anche troppo da esaminare per la sua ora abbondante di durata. I Labyrinthus Noctis svolgono egregiamente il loro lavoro e centrano l’obiettivo della loro ardua ma coraggiosa missione, ovvero basare la loro opera artistica su un genere centrale che faccia da “nucleo” e poi ricamarci attorno trame enormemente variegate che spiazzano e sorprendono chi ascolta, lasciando sicuramente un ottimo ricordo e la curiosità di sapere come il gruppo intende procedere nel suo percorso.

Voto: 90/100


Francesco

Tracklist: 

  1. Reaching the Last Scattering Surface – 06:48
  2. Cygnus X-1
  3. M E L A N C H O L I A – 07:42
  4. Negentropy – 08:30
  5. Lament of Melusine – 04:21
  6. Linear A – 06:41
  7. Kosmonaut Vladimir Komarov – 07:34
  8. Amborella Trichopoda – 05:50
  9. Noctis Labyrinthus – 07:04
  10. Hydrocarbon Lakes – 02:07
  11. Kiss the Scorpion, or the Ballad of Lilith and Mars – 05:25
  12. Wings of Honneamise – 08:37
  13. Padre Davvero – 06:23

Durata totale: 01:22:18

Lineup: 

  • Ivy – voce
  • Moreno – chitarra
  • Ark – tastiere e theremin
  • Sin – basso
  • Aeb – batteria

Genere: doom/gothic/progressive metal/space rock

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