Necandi Homines – Black Hole (2018)

Per chi ha fretta
Rispetto al loro demo d’esordio omonimo (2012), i Necandi Homines sono cresciuti: lo dimostra l’EP Black Hole (2018). Rispetto al suono immaturo del passato, ora la band di Jesi (provincia di Ancona) affronta un black/doom metal più personale, con la presenza di molte venature da un post-rock oscuro e qualche bello spunto di qualità. È un suono che il gruppo impiega allo scopo di evocare un’oscurità opprimente e nichilista: di solito gli riesce bene, per quanto ogni tanto il disco risulti un po’ troppo ridondante a livello di strutture e melodie. Succede per esempio nella seconda canzone, la black-oriented .., anche se dall’altra parte la doomy . e l’inquietante post-rock senza tracce di metal di …, gli altri due pezzi dell’EP, non ne soffrono troppo e risultano di buona qualità. Anche per questo, pur non facendo gridare al miracolo Black Hole si rivela un EP interessante, in attesa di sentire qualcosa di più sostanzioso dai Necandi Homines!

La recensione completa:
Nella storia di Heavy Metal Heaven, ho già avuto a che fare con i Necandi Homines, seppur sia passato tanto tempo da allora. A inizio 2013 mi era capitato di recensire il loro demo d’esordio omonimo (l’unica recensione esistente online di quel disco, ho scoperto) e poi di vederli anche live, approfittando della mia vicinanza geografica con la loro natia Jesi, in provincia di Ancona. Da allora però ho perso i contatti con loro: per esempio, non ho avuto la possibilità di ascoltare il loro album d’esordio Da’at, uscito nel 2017 dopo tanti cambi di lineup. Ora però la formazione dei Necandi Homines è di nuovo solida: questo ha consentito al gruppo, ad appena un anno di distanza, di tornare con un nuovo EP, l’EP Black Hole. Uscito lo scorso 30 settembre grazie a Third-I-Rex e Toten Schwann Records, mi ha fatto scoprire una band molto diversa da quella che avevo lasciato nel 2013. Il che, direi, è positivo: rispetto al demo, in cui suonavano un black/doom metal carino ma un po’ derivativo e ingenuo, ora i Necandi Homines hanno le idee molto più chiare. Lo stile che anima Black Hole si rifà sempre agli stessi generi, ma in maniera più matura: in particolare, la sua scaletta è divisa in tre parti distinte, rappresentate ognuna da una sola canzone. Quando la prima è più orientata al doom, la seconda è più black, e la terza si concentra su un occulto post-rock di influsso noise e ambient; questo è anche la maggiore novità del suono degli jesini, e contagia molto anche gli altri due brani. Il tutto viene frullato insieme dai Necandi Homines a un unico scopo: evocare un’aura cupa, tenebrosa, che colpisce col suo nichilismo sonoro. È un intento che del resto riesce loro bene: merito soprattutto di un buon songwriting, non originalissimo ma nemmeno banale, e di alcuni spunti di alto livello. In virtù di tutto ciò, Black Hole poteva essere un ottimo EP, o addirittura un gioiellino: peccato però per alcuni difetti, tra cui spicca una certa tendenza alla ripetitività, che a tratti pesa parecchio. E, in generale, il tutto dà l’idea di essere un esperimento estemporaneo, in attesa del prossimo full-length. Un esperimento riuscito bene, senza dubbio, ma che forse i Necandi Homines potevano realizzare meglio, con le capacità che emergono tra le righe in certi frangenti qui.

La opener, intitolata soltanto “.” (come le altre: cambia solo il numero di punti) comincia con gran calma: all’inizio siamo in un ambiente di semplice rock depressivo, con una chitarra che scandisce una melodia lenta, mogia. È la stessa che viene poi arricchita, col tempo, da vari effetti, dalla sezione ritmica e dalla voce di Discissus, qui melodica e malinconica. È una frazione che cresce, ma in maniera molto lenta: va avanti per lunghi minuti solo addensandosi di poco, con più effetti e il cantante che passa allo scream, ma senza mai svoltare davvero su qualcosa di più metal. Questo la rende un po’ prolissa a tratti, ma più spesso si crea una bella aura, angosciosa ma al tempo stesso calda, che colpisce in maniera discreta finché, dopo oltre cinque minuti, il pezzo la spazza via. Ci ritroviamo allora in un ambiente più potente e cupo, doom metal freddo come il ghiaccio: nonostante la lentezza, colpisce bene, anche grazie a qualche dissonanza black che gli dà un tono ancor più gelido. È una norma che procede mastodontica e rallentata fino alla fine, quando spuntano dei repentini stacchi più veloci, sempre di retrogusto black: all’inizio sono rari e il resto rimane lento, ma poi si prendono il sopravvento. Abbiamo perciò un finale vorticoso, caotico e di gran ferocia, che si rivela del tutto adatto a concludere un pezzo particolare, ma di buonissima qualità! Anche .. comincia in maniera espansa, anche più della precedente, con un drone in sottofondo su cui si staglia una chitarra minacciosa. Scandisce una melodia sinistra che poi anche il brano vero e proprio riprende quando, dopo circa due minuti, entra stavolta nel vivo senza troppi complimenti. Ci ritroviamo allora in una norma convulsa, black metal rabbioso e frenetico, col blast beat di Hagen a reggere e la voce echeggiata, lontana di Discissus a urlare con foga. È una norma che va avanti così per lunghi minuti, senza grandi variazioni: solo ogni tanto il ritmo rallenta o accelera, ma per il resto il riff è sempre lo stesso. E visto anche che è troppo diretto per riuscire in un qualche intento atmosferico, la cosa finisce per annoiare un po’: molto meglio va, sotto lo stesso punto di vista, quando invece la musica si fa più espansa. La coda, caotica ma molto atmosferica, con gli stessi echi funziona meglio, e avvolge in maniera discreta: è il passaggio migliore di un pezzo per il resto non del tutto da buttare, ma che in Black Hole è senza dubbio il punto più basso.

Per fortuna, a ritirare su le sorti del disco arriva ora , che riprende il drumming  con cui si concludeva la precedente e lo rende più marziale. È una base ridondante per un pezzo che lo è altrettanto: del resto, è la caratteristica dei Necandi Homines nell’EP, ma se nei pezzi precedenti era anche un difetto, qui no. Stavolta, gli jesini sviluppano un pezzo sì ripetitivo ma che riesce a essere sin da subito ipnotico, a portarti all’interno di un incantesimo oscuro che solo col tempo si mostra in tutto il suo splendore. La crescita è di lentezza quasi asfissiante, e avanza per lunghi minuti attraverso le uniche costanti, la già citata batteria e gli echi di urla e sussurri che presto cominciano a mostrarsi sullo sfondo. Il resto invece tende a cambiare: la chitarra di Apsychos a tratti è subissata, si sente appena in sottofondo, mentre altrove riesce a venire più fuori, con la sua melodia semplice ma di impatto, spesso effettata per essere resa più rumorosa. Spesso inoltre a dar manforte a questa norma arrivano in scena un gran numero di influenze: che siano vachi echi ambient, influssi noise o persino beat industrial (parlo proprio della musica industriale, non del rock e tantomeno del metal), si integrano bene. Contribuiscono, soprattutto, alla creazione di un’atmosfera di oscurità davvero opprimente, ansiogena, ma al tempo stesso con una sua solennità, quasi come stessimo assistendo a uno strano rituale. È la stessa che rimane in scena sia nella prima metà, più angosciante, che nella seconda, più diretta a livello ritmico e con una melodia con anche un filo di pathos, ma per il resto sempre soffocante e riempita da growl e scream effettati. Essi si fanno sempre più potenti, sempre più urlati, un vortice sempre più spaventoso e annichilente che solo dopo aver toccato un apice comincia a spegnersi. È allora la volta di una coda in cui la voce scompare, e poi anche la musica: un altro passaggio industrial, in un finale che è soltanto rumore, anche un po’ stridente. È però adatta come finale per una traccia che non ha nulla di metal nei suoi quasi tredici minuti, ma non è assolutamente un problema: con la sua oscurità incide alla grande, e si rivela l’episodio migliore in assoluto del terzetto che chiude!

Per concludere, Black Hole non fa gridare al miracolo; a parte questo però è di buona qualità, anche nei suoi difetti. Certo, è anche probabile che i Necandi Homines possano fare di più: la loro maturità e la loro crescita rispetto al passato sono senza dubbio notevoli.  È per questo che spero di poter ascoltare qualcosa di nuovo, che magari non sia un semplice EP ma un disco più completo. E, soprattutto, spero di non dover aspettare di nuovo tanti anni per farlo!

Voto: 68/100 (Voto massimo per gli EP: 80)

 
Mattia

Tracklist: 

  1. . – 09:01
  2. .. – 06:20
  3. … – 12:56
Durata totale: 28:17
 
Lineup: 
  • Discissus – voce
  • Apsychos – chitarra
  • Oxide – basso
  • Hagen – batteria
Genere: black/doom metal/post-rock

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