Gory Blister – 1991.Bloodstained (2018)

Per chi ha fretta:
1991.Bloodstained (2018), sesto album dei milanesi Gory Blister, è un lavoro all’altezza della loro carriera. I suoi punti di interesse partono dallo stile, che anche qui è sempre lo stesso mix di death metal tecnico e melodico che la band affronta da tempo con personalità. La caratteristica più rilevante è però la sua variabilità interna: il disco non è mai omogeneo, come non lo sono le sue canzoni, che non suonano mai monotone. Dall’altro lato, è vero che ogni tanto il disco suona un po’ di maniera; in più, nella scaletta solo 1991 Blood Stained, No Shadow e The Last Call riescono a spiccare, per quanto la media sia buona. Ma sono due difetti che non incidono troppo: anche così, 1991.Bloodstained è un buonissimo album, che conferma i Gory Blister tra le realtà più interessanti nella scena death metal italiana.

La recensione completa:

Chi frequenta almeno da un po’ la scena death metal nostrana, conoscerà di sicuro milanesi Gory Blister. Nati nel 1991, hanno esordito vent’anni esatti fa con l’acclamato Art Bleeds, punto di partenza per una carriera non densissima ma di alto livello, che ha valso loro uno status di assoluto culto. Eppure, nonostante la fama, personalmente non mi era mai capitato di ascoltare la loro musica, almeno fino a qualche mese fa, quando sono venuto a contatto col loro sesto album, intitolato 1991.Bloodstained proprio in onore del loro anno di nascita. Una grave mancanza in effetti: questo nuovo lavoro, uscito lo scorso 28 settembre grazie all’etichetta danese Mighty Music, conferma i Gory Blister su alti livelli. Lo fa a partire dallo stile: è sempre il sound che i milanesi hanno sviluppato nel corso degli anni, un death metal di indirizzo tecnico ma lontano dalla solita incarnazione del genere. La band si avvicina piuttosto a quella minoranza di gruppi che non spingono più di tanto sulla complessità, e anzi preferiscono fare le cose semplici. Del resto, questo ai Gory Blister riesce molto bene: merito in primis di una buona variabilità interna. 1991.Bloodstained non spinge sull’acceleratore in ogni momento, né tenta sempre di aggredire, o di suonare contorto: spesso invece spuntano anche belle melodie e passaggi di spessore emotivo. Del resto, il vero segreto del disco è proprio questo lato più morbido, che tra l’altro avvicina molto i Gory Blister al death metal melodico – ma non quello classico di Gothenburg: è un suono molto più personale. Sono tutti bei pregi, ma dall’altra parte 1991.Bloodstained non è immune da alcuni difetti: a tratti suona un po’ di maniera, e nella sua scaletta ci sono pochi pezzi che spiccano davvero. Tuttavia, la media è molto buona, e in generale abbiamo un album di alto livello, più che degno di una discografia prestigiosa come quella dei Gory Blister. 

Senza perdersi in introduzioni o convenevoli di sorta, l’iniziale Trails of Lies comincia rapida e agitata, con una base in continuo movimento di forte influsso thrash. È un’impostazione ritmica che permane a lungo, seppur spesso il riffage cambi: a tratti resta basilare e senza troppi fronzoli, altrove invece si sposta più sul death, diviso a metà tra pulsioni melodiche e altre più cupe e classiche. Inoltre, a tratti la linea musicale si fa più contorta, coi Gory Blister che mostrano il loro lato più tecnico: succede di solito intorno ai ritornelli, che invece sono più rilassati e lineari, seppur gli echi di chitarra e la voce di Paolo “John St. John” Quaglia li rendano inquieti. Se a livello di dettagli, gli arrangiamenti cambiano spesso, a livello macroscopico la struttura rimane su questo scambio: fa eccezione solo il passaggio centrale, meno frenetico del resto ma di buon impatto. Lo è sia la prima metà, con l’assolo di Raff Sangiorgio, sia la seconda, più martellante: entrambe funzionano a dovere all’interno di un pezzo breve ma molto buono, che apre il disco nella giusta maniera! La successiva 1991 Blood Stained si avvia martellante, col blast beat di Joe Laviola di gran potenza; ma anche quando prosegue, non è da meno. Le strofe sono dirette “in your face” anche a dispetto di qualche controtempo, e presentano persino rinforzi groove metal che le rendono ancor più potenti. Poi però la linea musicale svolta, e dopo bridge divisi tra altri passaggi macinanti, melodie oblique e un finale lento, persino doom, sfociano nei ritornelli. Essi al contrario sono molto distesi e pieni di melodie, tra cui spiccano quelle della chitarra e quella vocale, persino catchy, tanto da stamparsi subito in mente: il tutto incide alla grandissima, con la sua oscura e obliqua malinconia. È la stessa che evoca l’assolo centrale, caldo e avvolgente: è la ciliegina sulla torta di un pezzo breve (tanto che ne vorresti di più) ma esaltante, uno dei picchi dell’album a cui dà (più o meno) il nome! È quindi il turno di Mutable Past, che comincia lenta e nostalgica: dà quasi l’idea di voler rimanere sempre così, ma poi comincia a crescere in aggressività, fino a che non ti ritrovi in una norma tempestosa. Essa va avanti a lungo, tra fughe convulse, momenti davvero terremotanti e altri che lo sono un po’ di meno, ma restano agitati al punto giusto. È un vortice con cui i Gory Blister ci conducono fino ai refrain: all’inizio serrati anch’essi, pian piani recuperano una dimensione più melodica, ma rimangono piuttosto graffianti. È una progressione che si ripete un paio di volte, con in mezzo anche un assolo breve ma buono: non c’è altro in un brano che si nasconde un po’ e non spicca in 1991.Bloodstained, ma ha il merito di essere almeno buono. 

Un breve intro del basso di Fabiano Andreacchio, poi ci ritroviamo subito a correre con Anthropocene, traccia tutta giocata in velocità. Lo sono soprattutto le strofe, frenetiche sia nei passaggi più diretti ma con un tocco di calore in più, sia in quelli che lo sono un po’ meno ma brillano per i loro riff rocciosi. È una breve evoluzione molto variegata che poi ci conduce dritta ai ritornelli: provano di nuovo a essere catchy, ma stavolta non ci riescono molto. Nonostante ciò, non sono poi malaccio, ma il resto è meglio: risaltano in particolare quelle frazioni in cui i milanesi perdono un po’ della loro carica per abbracciare sonorità più pulite, di chiaro indirizzo progressive. Hanno posto soprattutto al centro e sulla trequarti, due belle frazioni vorticose e ipertecniche ma al tempo stesso con una loro musicalità: sono insomma un valore aggiunto per una traccia non eccezionale ma di buonissima qualità! La seguente No Shadow comincia davvero serrata, un blast-beat selvaggio e terremotante su cui si staglia un riffage che definire monolitico è poco. Poi però la musica comincia a progredire, all’inizio sempre con un gran impatto: momenti dinamici e di gran energia si alternano con altri pesanti come macigni, in una progressione di impatto grandioso. Poi però i Gory Blister cambiano direzione, verso frazioni più placide: alcune hanno melodie cupe, ma a loro modo malinconiche e spezzano le strofe (o, al centro, introducono un bello stacco, quasi rockeggiante), altre invece sono più dissonanti. Quest’ultima è una tendenza che culmina poi nei chorus: più lenti ma quasi stridenti (in senso buono, ovvio), colpiscono alla grande e non fanno fatica a stamparsi in mente, nonostante la base tortuosa. Sono il momento migliore di un brano però tutto di alto livello: parliamo addirittura di uno dei migliori di 1991.Bloodstained! The Frailty of Life esordisce quindi ancora convulsa: sa un po’ di già sentito, ma a parte questo non è male, col suo riffage potente ma al tempo stesso musicale. Solo che stavolta la situazione non dura: presto arrivano lunghe frazioni molto intricate, piene di cambi di tempo repentini, che puntano sull’intreccio di melodie, seppur la potenza non manchi. Essa viene meno solo negli armoniosi ritornelli: compensano la perdita con un gran bel pathos, che colpisce bene. Lo stesso vale per alcuni stacchi sparsi qua e là: come i ritorni di fiamma dell’inizio e le frazioni più complesse, sono un arricchimento per un altro pezzo breve ma di ottimo livello! Con Mother, che segue, la band lascia da parte potenza e frenesia per un breve interludio calmo, con una lieve base elettronica su cui presto si staglia la chitarra di Sangiorgio. Il suo assolo è lento e malinconico, e col tempo diventa anche più intimista – a eccezione del centro, in cui svolta su toni più estroversi, ma sempre tristi e caldi. È una bella divagazione, che in 1991.Bloodstained non dà fastidio: dopo tanto macinare, aiuta anzi a riposare le orecchie per un paio di minuti.

In principio, My Insanity continua sulla calma della precedente: il suo preludio a tinte prog è quasi dolce, e solo poi diventa oscuro, quando i Gory Blister tornano finalmente al metal. Ma all’inizio i giochi sono ancora melodici: solo poi il pezzo entra davvero nel vivo, schierando una norma potente e arcigna con un compatto riffage di marca thrash, che a tratti accelera su qualcosa di convulso. Ma a tratti l’apertura iniziale torna per supportare i ritornelli, che pure non sono melodici: hanno un che di progressive, ma il ritmo veloce e l’agitazione generale li rende belli angosciosi. Inoltre, qui i lombardi tendono a variare di più, come se l’anima prog iniziale li avessi contagiati: a tratti la leggerezza ritorna, mentre altrove spuntano frazioni convulse, da puro techno death, e altrove ancora hanno spazio passaggi che puntano sulla melodia. È quest’ultima a prendere poi il sopravvento nella lunga frazione centrale, lenta e calorosa, che va avanti a lungo – anche troppo, visto che nel suo minuto e mezzo risulta un po’ ripetitiva. Contando anche il fatto che anche il resto spesso non impressiona, abbiamo il pezzo meno bello dell’intera scaletta: poco male, del resto, visto che il livello rimane almeno discreto. Tuttavia, è una storia diversa con The Last Call: si avvia ancora piano, con un arpeggio pulito e melodico ripreso, dopo poco, anche dalla chitarra distorta, per una frazione mogia, depressa. È un’anima che torna spesso lungo il pezzo, sia in questa maniera che lungo le strofe, potenti ma a tratti punteggiate da un lead che dà loro un tocco melodico. È lo stesso che si accentua nei bridge, con addirittura un vago retrogusto gothic metal: contrastano parecchio coi refrain. Semplici ma d’impatto, coronano un’evoluzione semplice, come del resto è la struttura: neanche si ripete, ma torna soltanto all’origine, per una lunga coda melodica. Del resto, non è un problema: non solo è adatto come singolo ideale (non è un caso se è stata scelta per il video di lancio), ma è a poca distanza dai picchi di 1991.Bloodstained! Quest’ultimo è alle sue ultime battute, e per l’occasione i Gory Blister hanno scelto un classico del thrash metal: parliamo di Damage Inc., che in origine chiudeva nientemeno che Master of Puppets. Il tutto parte da un intro in cui i membri dei Metallica parlano, probabilmente ripresi in qualche documentario d’annata, poi la cover entra nel vivo. Sin dall’inizio, i milanesi seguono in maniera pedissequa l’originale: le uniche differenze sono le chitarre più moderne, lo scream del frontman e, qua e là, un paio di frazioni dissonanti di vago retrogusto techno death. Il resto è piuttosto vicino all’originale, il che non rende la cover così interessante come poteva essere una rilettura che la portasse davvero nello stile del gruppo. Poco male, comunque, visto che come conclusione è lo stesso divertente e adatta!

Per concludere, 1991.Bloodstained è un album solido e di buonissima qualità, che conferma i Gory Blister tra le realtà più interessanti del panorama death metal italiano – se poi ce n’era ulteriore bisogno. C’è da dire, d’altra parte, che se per te il techno death metal è solo freddezza, riff sparati a mille all’ora e dieci cambi di ritmo al minuto, forse non è proprio l’album che farà per te. Ma se invece ami il genere a trecentosessanta gradi, e ancor di più se le belle melodie non ti disturbano, allora è un lavoro da recuperare!

Voto: 80/100

 
Mattia

Tracklist:
  1. Trails of Lies – 02:47
  2. 1991 Blood Stained – 03:16
  3. Mutable Past – 03:35
  4. Anthropocene – 02:40
  5. No Shadow – 03:32
  6. The Frailty of Life – 03:33
  7. Mother – 02:10
  8. My Insanity – 05:24
  9. The Last Call – 03:37
  10. Damage Inc. – 04:52
Durata totale: 35:26
 
Lineup:
  • Paolo “John St. John” Quaglia – voce
  • Raff Sangiorgio – chitarra
  • Fabiano Andreacchio – basso
  • Joe Laviola – batteria
Genere: death metal
Sottogenere: melodic/technical death metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Gory Blister

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento