Domande e Risposte – Dyrnwyn

Quasi un capolavoro. Questo è stato il mio giudizio su Sic Transit Gloria Mundi, primo full-length dei romani Dyrnwyn, recensito su queste pagine poche settimane fa. Si tratta di un gran bel lavoro a tinte folk/pagan/black metal ma che nonostante questo riesce a suonare personale e molto ben fatto, soprattutto per quanto riguarda melodie e atmosfere. È stato anche per questo che è stato naturale per me sottoporre alla band le nostre classiche dieci “Domande e Risposte”: i Dyrnwyn mi hanno risposto attraverso il chitarrista Alessandro Mancini e il bassista Ivan Cenerini.

Come prima cosa, vi va di raccontare la vostra storia ai lettori di Heavy Metal Heaven?
Dyrnwyn: La nostra storia è simile a quelle di altre centinaia di band a dire il vero. Un paio di amici, Ivan Cenerini e Ivan Coppola, basso e batteria, con la passione per la musica, per il metal e più particolare per il folk e il pagan hanno pubblicato un annuncio su una bacheca online di musicisti che penso tutti conoscano, ovvero “Villaggio Musicale” e qualcuno ha risposto. Era il primo chitarrista della band Mauro e insieme a lui la nostra prima flautista. A seguire ho risposto io che ti scrivo, Alessandro, Michelangelo alle tastiere e Fabio Marzioli alla voce. Sette membri in totale che dopo svariate peripezie riescono a pubblicare un demo, in cui ormai non sembriamo neanche noi, ahah, e dopo ancora l’EP “Ad Memoriam” in cui invece si comincia a sviluppare un sound di band vero e proprio.
Subito dopo l’EP abbiamo subito vari cambi di line up che ci hanno portato ad oggi con Alberto Marinucci alla chitarra ritmica, Thierry Vaccher alla voce e al momento il computer al flauto che purtroppo va a sostituire una bravissima Jennifer Clementi che ci ha accompagnato fino a dopo l’uscita del nuovo album.
Contemporaneamente alla ricerca di nuovi membri abbiamo composto il nostro ultimo lavoro “Sic Transit Gloria Mundi” di cui possiamo dire senza timore di andare fieri più di ogni altra cosa.

“Sic Transit Gloria Mundi” è uscito ormai da alcuni mesi. Vi va di tracciare un bilancio su come è stato accolto, a livello di pubblico e a livello di critica?
Dyrnwyn: Piccola premessa. Noi abbiamo messo tutti noi stessi in ogni canzone, togliendo, cestinando, a volte litigando su cosa lasciare e cosa mettere. Questo per dire che è la nostra musica, la sentiamo nostra nel profondo e amiamo ogni pezzo. Il che però può portare a non essere oggettivi sul proprio lavoro. Quindi al momento dell’uscita non eravamo sicuri se i pezzi erano belli solo per noi o erano belli sul serio ed eravamo un po’ timorosi. Fortunatamente oltre ogni nostra più rosea aspettativa l’album è stato ricevuto con molto entusiasmo e molto positivamente da tutte le webzine che hanno avuto modo di recensirlo, voi primi fra tutti. Allo stesso modo tutti quelli che lo sentono si congratulano e ci fanno gli auguri per il futuro. Quindi non potevamo chiedere di meglio da band underground.

Come scrivevo nella recensione, il maggiore punto di forza del disco è la capacità di emozionare: le sue atmosfere colpiscono e sono molto più calde e malinconiche rispetto a quelle di tanti che suonano folk, black o pagan. È stata una caratteristica che avete scelto di curare con particolare attenzione, oppure vi è venuto naturale in fase di composizione?
Dyrnwyn: Durante la composizione abbiamo lavorato molto tematicamente in base agli argomenti di ogni singolo pezzo. Prima abbiamo cercato di decidere il punto della storia, mitologia, che sarebbe stato il centro del testo, successivamente che tipo di atmosfera fosse la più adatta e infine iniziare a mettere le mani sugli strumenti. Senza contare che le atmosfere malinconiche e titanicamente tristi sono quelle che preferiamo, specialmente in opposizione a quelle più festaiole delle drinking songs.

Volsci, sanniti, etruschi, celti, vichinghi: molte band che suonano generi analoghi al vostro hanno puntato su di loro, mentre voi per il concept di Sic Transit Gloria Mundi avete scelto i romani. Ma non le loro storie più sfruttate: avete lasciato da parte i vari Scipione contro Annibale,  Giulio Cesare, Antonio, Ottaviano e gli altri famosi imperatori per parlare della primissima Roma, quella che era poco più di una città stato tra le tante nella penisola. Com’è nata questa scelta, in fondo abbastanza controcorrente? E in generale, vi andrebbe di approfondire un po’ il concept?
Dyrnwyn: Dopo il primo demo in cui la direzione della band era incerta e la maturità dei componenti acerba
abbiamo trovato la nostra identità che come ogni gruppo folk metal che si rispetti deve affondare nelle proprie radici. Nel nostro caso delle antichissime radici di stampo romano. Tutti hanno in mente le battaglie della Roma Imperiale o Tardo Repubblicana su cui molti gruppi prima di noi hanno già scritto pezzi su pezzi ma la Roma più vera, la Roma più bella per noi è quella antica. Un branco di uomini avvolti nel mito, gentaglia, gente comune, criminali che dal nulla hanno gettato le fondamenta per uno dei più grandi imperi che la storia ha mai conosciuto. Senza una terra, senza un esercito, accerchiati da nemici su ogni lato sono riusciti a capovolgere l’Italia intera e a sottometterla alla forza di Roma. Volsci, Sanniti, Etruschi, Sabini, Veienti nulla hanno potuto di fronte ai figli della Lupa.

Anche la scelta dell’italiano come lingua con cui cantare non è proprio usuale, e per molti potrebbe essere una scommessa – anche se nel vostro caso, direi che è vinta in pieno. Come siete arrivati alla decisione di usare proprio la nostra lingua?

Dyrnwyn: Come detto sopra le nostre radici sono Italiane, Romane e la nostra lingua è l’Italiano e il Latino.
Noi stessi ascoltiamo molte band che cantano nella loro lingua natale e non abbiamo nulla in contrario anzi aggiunge alla magia e alla bellezza di tali band (Moonsorrow per esempio) quindi non vedo perché noi dovremmo fare diversamente.

Domanda più che tradizionale: quali sono i gruppi che hanno influenzato maggiormente il vostro suono?
Dyrnwyn: Senza dubbio gli amici e italianissimi DRAUGR, seguiti dai Moonsorrow, Cruachan, Kawir, Falkenbach, Romuvos, Skyforger, Istapp, Manegarm. Per dirne alcuni ecco, eheh.

Altra domanda che faccio sempre: ci sono band lontane dal mondo del folk/black/pagan metal che però amate, o addirittura che riescono ad avere un’influenza sulla vostra musica?
Dyrnwyn: Molti dei componenti del gruppo ascoltano molti altri generi musicali sia sempre facenti parte dell’ambito metal sia fuori. A livello di influenze estranee metal no, non c’è molto se non forse dell’heavy classico in qualche riff, forse di più a livello orchestrale ci sono influenze provenienti da alcune colonne sonore e durante la composizione l’armonia classica e jazz comunque hanno avuto parte attiva nella creazione dei pezzi.

Come ho scritto anche nella recensione, siete una tra le tante band di alto livello che animano la scena folk metal italiana. Tuttavia, è una scena che spesso non viene molto valorizzata, né dagli addetti ai lavori, né tra gli amanti del metal – o almeno, questa è da sempre la mia impressione. Anche voi la pensate così? E in generale, secondo voi che stato di salute vive il folk metal italiano?
Dyrnwyn: Qui si potrebbe intavolare una conversazione di ore, eheh.
Il genere di per se è già abbastanza di nicchia e i nomi che emergono alla fine sono sempre i soliti (Koorpiklaani, Eluveitie, Ensiferum, Alestorm etc..) e sempre con delle caratteristiche ben definite. In più in un paese come l’Italia in cui di metal già si parla poco il folk e il pagan sembra quasi inesistente.
Cosa che è un peccato perché abbiamo delle band validissime e un retaggio culturale che non ha nulla da invidiare al resto del mondo. A livello di festival e di comunità qualche anno addietro sembra si stesse creando un giro di festival, primo tra tutti il Fosch Fest ma non si è confermato come realtà duratura e quello che ci rimane fondamentalmente è il Malpaga e a Roma il Mr. Folk Fest.

Quali sono i progetti futuri dei Dyrnwyn?
Dyrnwyn: Ci piacerebbe poter fare live in tutta Italia, ogni mese in un posto diverso, e durante l’estate ci aspettano due festival, uno in Romania (il Celtic Transilvania Metal Fest) e uno in Germania (il Barther Metal Open Air).
E ovviamente il secondo full-length ahah!

L’ultima risposta è sempre a piacere. Siete liberi di concludere come volete questa intervista…
Dyrnwyn: Vogliamo ringraziare Heavy Metal Heaven ancora una volta per la bellissima recensione, per questa intervista e per l’interesse dimostrato nei nostri confronti. Allo stesso modo ringraziamo i lettori e speriamo con la nostra musica di potervi trasmettere le speranze, le sofferenze e i valori dei nostri avi.
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Ad Maiora!

Intervista a cura di Mattia

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