Irreverence – Still Burns (2018)

La recensione completa:
Still Burns (2018), quinto album dei milanesi Irreverence, è un lavoro non del tutto riuscito. Lo è a partire dallo stile, un thrash/death metal con meno influssi melodeath rispetto al passato, il che lo rende non solo meno originale. Soprattutto, l’intento di suonare rabbiosi a tutti i costi a volte è controproducente, perché fa perdere al gruppo la visione d’insieme dei brani: questo rende il disco un po’ monotematico nella sua aggressione. È un dettaglio che riverbera all’interno della scaletta: il livello medio non è basso, ma solo Hate Still Burns e 6.01 colpiscono davvero, mentre il resto è un po’ ondivago. È per questo che Still Burns non è l’album migliore degli Irreverence, seppur alla fine si riveli discreto e piacevole.

Per chi ha fretta:
Non tutte le ciambelle riescono col buco. Volendo sintetizzare all’estremo, è questo il proverbio più adatto a descrivere Still Burns, quinto album degli Irreverence. Avevo già avuto a che fare con questa band milanese nata nel 1995 e che col tempo è riuscita a ritagliarsi una certa fama nell’underground: nel 2014 avevo trovato ottimo il loro quarto Shreds of Humanity. Di sicuro, è di qualche gradino superiore al nuovo uscito, pubblicato da STF Records lo scorso 19 ottobre: un album non del tutto soddisfacente, ma in cui gli Irreverence non suonano poi così appannati. Il problema principale di Still Burns sta nello stile: rimane su coordinate thrash/death metal, ma rispetto al precedente è più rabbioso, il che gli fa perdere gran parte degli influssi melodeath – presenti solo in rari frangenti. Questo non solo rende il suono dei meneghini meno originale, ma anche meno interessante: se di norma la loro aggressione è buona, a tratti diventa un po’ monotematica. In generale, gli Irreverence in certi frangenti esagerano nel voler suonare rabbiosi a tutti i costi, il che spesso è controproducente a livello di visione d’insieme di alcuni pezzi. Colpa forse anche del concept di Still Burns, ispirato al film L’Odio (La Haine in originale) del regista francese Mathieu Kassovitz: dopotutto, capita spesso che i concept album privilegino il lato lirico su quello musicale. Quale che sia il motivo , il disco alla fine risulta abbastanza ondivago e può contare su poche hit, per quanto il livello medio non sia malaccio, anzi. Chiude il quadro una registrazione un po’ più grezza di quanto mi piace di solito, ma in fondo non è un difetto: dà un tono grezzo all’album, e ci sta in relazione del genere degli Irreverence. E in generale, Still Burns è un lavoro godibile, potente e diretto: non sarà tra le migliori uscite dello scorso anno, né tra i più riusciti dei milanesi, ma con la sua cattiveria riesce a intrattenere al punto giusto.

Pochi secondi con suoni di rivolta e di elicotteri, poi ci ritroviamo subito in So Far, So Good: non entra nel vivo troppo veloce ma comunque è arcigna e riottosa. Per quasi tutta la sua durata, la norma è più o meno simile, col suo riff strascicato e potente, di chiara origine thrash. Colpisce in maniera discreta, seppur non impressioni troppo: colpa anche di un’impostazione quasi goffa, che smorza un po’ il suo impatto. Fa eccezione la parte centrale, più lenta ma con una bella carica rocciosa: è il passaggio migliore di un pezzo per il resto non disprezzabile, ma che a parte questo non va molto lontano, e risulta tra i meno belli del disco. Di sicuro, è un’altra storia con Hate Still Burns, con cui gli Irreverence premono sull’acceleratore. Abbiamo sin da subito un pezzo staffilante, veloce, molto incalzante col suo riffage thrash che però non lesina in influenze di cupezza death, ben sottolineata anche dal growl alto e strozzato di Riccardo Paioro. All’inizio è una base anche semplice, almeno in relazione al genere, ma poi la band di Milano devia, verso frazioni più strane, oblique ma con una loro musicalità. Sono l’introduzione ai ritornelli, che staccano: rallentano parecchio, ma nonostante questo si integrano bene col resto e colpiscono bene con la loro truce ferocia. Buone  anche la frazione di centro, più lenta ma anche stavolta d’impatto, con le sue ritmiche granitiche e il mood plumbeo che si crea, e poi il finale, nervoso e macinante. Sono due arricchimenti per un pezzo breve e semplice ma di buonissima qualità, tra i migliori del disco a cui più o meno dà il nome!

Blind Times se la prende con molta calma: parte mogia, triste, con un lento arpeggio prima echeggiato, sopra a un nuovo campionamento, anche un po’ rumoroso. Poi però si fa più nitida e persino più delicata, quando si ritrova in solitaria insieme alla voce del cantante, qui dolce in maniera inaspettata. Tuttavia, è la calma prima di una tempesta che, dopo un minuto e mezzo esplode: anche qui però i toni dell’intro non sono spariti. Se Paioro urla molto e il batterista Davide Firinu imposta un ritmo serrato, il riffage stavolta è intenso, drammatico, riprende il death metal melodico più classico, e per giunta esplode molto bene. Ancora meglio fanno i momenti in cui la frenesia viene meno: la loro intensità convince sempre, che sia con lo stesso riff della base oppure quando gli Irreverence virano su qualcosa di ancor più melodioso, come accade nella prima espansa parte della sezione centrale. Non male neppure la seconda, che recupera una dimensione più thrash e d’impatto: non stona però in un altro pezzo molto buono, non tra i picchi di Still Burns ma nemmeno troppo lontano! La successiva Stylized Social Realism comincia lenta e arcigna, con un riffage grasso, quasi di retrogusto groove metal. È una base che torna ogni tanto, seppur spesso il pezzo sia più movimentato: lo sono sia le strofe, martellanti e piuttosto classiche, sia i refrain, che invece cambiano direzione. Ancora una volta, in esse è possibile sentire il lato melodeath dei lombardi, che si esplica in un bel giro di chitarra, preoccupato e musicale; non manca però l’aggressività, che lo rende al tempo stesso rabbioso e disperato. Se entrambe le parti svolgono il loro compito a dovere, lo stesso non si può dire della frazione centrale: anche più tortuosa del resto di una canzone che già di per sé lineare non è, tende a svariare troppo a tratti. Ma è un difetto da poco per un pezzo che anche così è più che discreto!

Dal suo attacco, Know Who I Am dà l’impressione di essere ancora preoccupata e melodica, ma poi cambia strada. Ci ritroviamo così in strofe ossessive e cupe, che nonostante la velocità media non elevatissima riescono a essere aggressive e oscure al punto giusto. Più dinamici sono invece gli stacchi che compaiono qua e là, con una frenesia ansiosa ben palpabile: neanche essi sono malaccio, ma nell’unione con l’altra frazione perdono un pochino. Va invece meglio coi veri ritornelli, che assumono un po’ di melodia, ma in questo caso rimangono sinistri e malati: sono uno dei momenti più in vista del pezzo insieme alla frazione centrale, esplosiva e d’impatto al punto giusto, e all’ossessivo finale ritmico. Sono tutti elementi che valorizzano un episodio che non spicca troppo all’interno di Still Burns, ma sa il fatto suo! Con Groomed Wall Skip, che segue, gli Irreverence lasciano da parte le strutture delle ultime tracce per puntare tutto sull’aggressività. Per buona parte del tempo, Firinu tiene lo stesso ritmo veloce e diretto, su cui si snoda  un riffage nervoso e dissonante, con influssi persino punk, tanto che il tutto ricorda da vicino i Sodom – grazie anche a Paioro, qui vicino allo scream di Tom Angelripper. La musica non cambia molto nemmeno nei ritornelli, anche più esasperati e arrabbiati; per il resto però l’impostazione rimane la stessa. SI rallenta un po’ solo al centro, una bella frazione più lenta e tortuosa, piena di bei giri di chitarra labirintici, che creano belle geometrie, molto labirintiche. È il momento che rimane più in mente di un pezzo per il resto piuttosto nascosto; non aiutano poi la durata inferiore ai tre minuti, che contribuisce a farlo scorrere in maniera anonima.

Scumbags comincia in una maniera crepuscolare ma calma, con un lungo intro torvo dominato dalle chitarra di Paioro e Eros Melis, che disegnano cupe melodie. Poi però la band accelera, su una norma frenetica, rabbiosa, thrash potente e diretto ma anche con una certa preoccupazione. Più maschi e senza fronzoli sono invece i ritornelli, che prendono più dalla tradizione del genere e cercano solo l’impatto – trovandolo anche senza problemi. Buona anche la frazione centrale, sia nella prima rocciosa metà, sia nella seconda, in cui melodia e spessore emotivo tornano fuori, seppur mescolati con una certa oscurità. Non c’è praticamente altro in un pezzo semplice e breve, ma col giusto impatto: forse non sarà tra i più riusciti di Still Burns, ma ha il merito almeno di essere buono! Sin  da subito, la successiva The Choice presenta un grande nervosismo, quasi ansioso: lo si sente bene nel riffage di base, a tratti macinante al massimo, mentre altrove si apre, ma rimane granitico e possente. È quasi un caos, un vortice che va avanti a lungo prima di fermarsi nella frazione centrale, in cui gli Irreverence recuperano la loro dimensione melodica. È una parte che spicca molto con la sua malinconia: lo fa sia nel disco che nella canzone stessa, che per il resto ha ancora il difetto di trascorrere senza lasciare troppo il segno. Lo fa  un pochino la possente frazione di tre-quarti, introdotta dal basso di Stefano Trulla; a parte questo però abbiamo un pezzo discreto, piacevole ma senza molto in più da dare.

Skyscrapers comincia subito riottosa e aggressiva, e col passare del tempo la linea non cambia. Così sono le strofe, lente e più vuote ma molto graffianti, che vanno avanti a lungo, prima di confluire in ritornelli più pestati. Sono abbastanza classici (il riffage ricorda Damage Inc. dei Metallica a tratti), il che forse gli toglie un po’, ma a parte questo hanno una bella tensione, e colpiscono al punto giusto. Buono anche l’assolo centrale, in cui torna un po’ di melodia, ma senza spezzare l’angoscia del resto: è un buon contraltare per un pezzo che di buona qualità, che non impressiona ma nemmeno sfigura in Still Burns. Quest’ultimo è ormai alla fine: per l’occasione, gli Irreverence scelgono 6.01, pezzo più lungo della media e anche più complesso, anche a livello di sensazioni. Dopo un avvio potente ma a modo suo espanso, la linea musicale si concentra di più: è l’inizio di quella che sembra una progressione thrash lineare e diretta. Poi però i milanesi virano verso refrain più melodici: se Paioro continua a urlare e Firinu a pestare, le melodie sono dolci, tristi, a tratti quasi lancinanti. Il cambiamento maggiore è tuttavia al centro, che all’improvviso si spegne, in una frazione melodica, con solo la chitarra pulita, su cui arriva una profonda voce in italiano. È l’inizio di un’escalation che poi torna con forza al metal e si fa sempre più convulsa e rabbiosa, finché non sfocia in una frazione dissonante, obliqua, e quindi in un bel passaggio di gran potenza, thrash metal selvaggio e potente – ma valorizzato da un ottimo assolo. È l’inizio della fine per un pezzo che poi sembra tornare alla norma principale, ma poi mostra un ultima sorpresa, un passaggio cadenzato e ancora di gran foga. È il giusto finale per un pezzo di ottima qualità, il secondo e ultimo picco del disco che chiude!

 Per concludere, come già detto Still Burns non è certo al livello di Shreds of Humanity. A parte questo però è un album onesto, discreto e che il suo compito – intrattenere con quaranta minuti scarsi di cattiveria a base di thrash/death metal – lo svolge a dovere.  Di sicuro, non è una delusione: per questo, se ti piace il genere – e ancor di più se gli Irreverence sono un gruppo che già conosci – il consiglio è di dargli almeno una possibilità.

Voto: 71/100


Mattia

 
Tracklist:
  1. So Far, So Good – 02:52
  2. Hate Still Burns – 04:08
  3. Blind Times – 05:01
  4. Stylized Social Realism – 04:18
  5. Know Who I Am – 04:27
  6. Groomed Wall Skip – 02:39
  7. Scumbags – 03:51
  8. The Choice – 03:20
  9. 6.01 – 05:09
Durata totale: 39:41
 
Lineup: 
  • Riccardo Paioro – voce e chitarra
  • Eros Melis – chitarra
  • Stefano Trulla – basso
  • Davide Firinu – batteria
Genere: thrash/death metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Irreverence

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