Spleen Flipper – Myndbreyting (2018)

Per chi ha fretta:
Nati come band hardcore punk, i cremaschi Spleen Flipper oggi si sono spostati più verso il metal, come dimostra l’ultimo EP Myndbreyting (2018). Se alcune influenze dal passato sono rimaste, il gruppo le correda ora con atmosfere e dissonanze black e con un impatto death, seppur peschi anche influssi dalla versione melodica di quest’ultimo. In generale, la band non ha paura a osare, il che gli riesce bene: merito anche della capacità di variare dei lombardi, che se in alcuni frangenti è esagerata e costituisce un difetto, di solito è un punto di forza. Sono questi gli elementi all’origine di una scaletta solida e di qualità, in cui spiccano ottime canzoni come la furiosa No Escape o la più melodica I Have a Dream. Ma anche il resto è tutt’altro che scadente: Myndbreyting alla fine si rivela un lavoro breve ma buono e incoraggiante.

La recensione completa:
“In continuo movimento”: così si possono descrivere in maniera efficace gli Spleen Flipper. Lo sono per esempio nella loro carriera: nati a Crema (Cremona) nel lontano 2000, nelle loro prime mosse discografiche si muovevano su un classico hardcore punk, ma col tempo hanno cominciato a virare verso il metal. Lo si può ben sentire nel loro recente EP Myndbreyting (titolo che in islandese significa “metamorfosi”), uscito lo scorso 31 ottobre: anch’esso è un lavoro sempre in moto. Il genere che gli Spleen Flipper affrontano al suo interno mescola forti residui hardcore (che vira verso il metalcore o il post-hardcore solo in rari frangenti) con atmosfere e dissonanze black metal e con un impatto molto death. Tuttavia, nel caso di quest’ultimo i lombardi a tratti tendono a pescare anche dal mondo del melodeath, oltre che dall’incarnazione classica: in generale, gli Spleen Flipper non hanno paura di osare. Sarà forse perché vengono da un mondo esterno al metal; quale che sia il motivo, comunque, il risultato è che Myndbreyting risulta fresco e originale, oltre che mai derivativo o scontato. Merito anche di una buona capacità di variare da parte dei cremaschi: parliamo di un EP pieno di sorprese e senza nemmeno un momento morto nel suo quarto d’ora scarso. Certo, è vero che a tratti gli Spleen Flipper tendono a esagerare in questa tendenza, il che rende Myndbreyting un po’ discontinuo; in generale, la band dà l’impressione di non aver ancora trovato la sua dimensione definitiva. Ma per quanto mi riguarda, sono sul sentiero giusto: anche così, parliamo di un EP di livello piuttosto alto!

The Mirror Room comincia con fuzz e un eco di distorsione di chitarra: all’inizio è lieve ma lugubre, e mentre cresce lo diventa anche di più, finché non ci troviamo in una frazione black lenta ma molto cupa. Tuttavia, siamo ancora nell’introduzione: dopo circa un minuto e mezzo, l’influenza death già sentita si prende di colpo il sopravvento, mentre il drummer Charlie scatta e conduce la musica in fuga. Ci ritroviamo così in un vortice di gran potenza, quasi caotico, seppur non sia troppo freddo: se la rabbia evocata dalle venature black e dallo scream è forte, c’è anche un certo senso melodico e un certo pathos. Lo si sente bene quando il pezzo, di tanto in tanto, rallenta: spuntano allora melodie melodeath e lo scream di Topper suona più sofferto che rabbioso. È una bella falsariga, che però non dura molto: presto il pezzo torna all’origine, ancora più monolitico e freddo. Stavolta però progredisce: se la norma rimane vorticosa ma lenta e oscura, c’è spazio sia per alcune venature melodiche sia, sulla trequarti, per uno sfogo davvero feroce. Entrambe sono  funzionali alla buona riuscita di un pezzo buono, seppur forse tra le quattro di Myndbreyting risulti addirittura la meno bella. Va molto meglio con No Escape: comincia subito con un riff a metà tra dissonanze post-hardcore e potenza death, quasi da brutal per profondità. È una base che si incide a fuoco nella mente dell’ascoltatore e devasta tutto sul suo cammino, ma anche il resto non è da meno: i suoi scatti si alternano con momenti più lineari e aperti, ma che con le loro influenze punk si rivelano un pugno in faccia. C’è spazio tuttavia anche per brevi frazioni più melodiche, quasi malinconiche con le loro armonie lontane: nonostante la differenza, in mezzo al resto non stonano, anzi potenziano il tutto per contrasto. Completa il quadro una frazione di trequarti potente, quadrata, a tinte da puro death metal: è quanto basta a un pezzo breve e semplice ma da urlo per essere il picco assoluto dell’EP!

All’inizio, I Have a Dream guarda al lato meno aggressivo della band, col riffage melodeath scandito dai quasi omonimini chitarristi Catta e Katta che però evoca più che altro una certa preoccupazione. È un’essenza che si perpetra lungo tutto l’episodio: al netto di qualche frazione più dinamica e potente, o addirittura in blast (ma la melodia rimane sempre al centro), il resto è più accogliente. Questo tuttavia non significa che manchi l’impatto: la tensione è sempre alta, e colpisce molto bene, in un equilibrio tra sentimento e cattiveria davvero notevole. Ottime anche le tante variazioni del pezzo, che segue una linea musicale tortuosa ma efficace: tra di esse, spiccano quei frangenti quasi da thrash/death ‘n’ roll e il finale, più minaccioso e in cui torna l’anima black degli Spleen Flipper. Entrambi funzionano in un altro pezzo che passa in un lampo, ma si lascia ben ricordare: non è al livello del precedente, ma giusto per poco. A questo punto, Mynbreyting è agli sgoccioli: c’è rimasto spazio solo per Falling, che mostra la sua anima riottosa sin dall’attacco thrashy, a cui segue un potente sfogo estremo. All’inizio il pezzo si muove proprio così: da un lato ci sono frazioni più lineari ma dirette e rabbiose, a tinte hardcore di influsso thrash, intervallate da questi sfoghi estremi. Presto però le coordinate cambiano: abbandonata la frenesia, il tutto comincia a calmarsi, seppur non manchi una certa oscurità. È però un falso addolcimento, perché toccato un apice di calma il pezzo torna a crescere, prima con un breve sfogo; poi però il tutto si fa sempre più vorticoso e arcigno, grazie alle onnipresenti melodie black. Il meglio è però la seconda parte, che mescola addirittura riff di vago retrogusto groove, di gran potenza, a un’anima tagliente come un rasoio, per poi esplodere alla grande in uno scoppio di ottima rabbia. È l’inizio della fine, prima che il pezzo cominci a spegnersi nel nulla: così si conclude un EP, con un pezzo non eccezionale ma molto buono e coinvolgente.

Per concludere, Myndbreyting è un lavoro di buonissimo livello, con un paio di canzoni che valgono già da sole l’ascolto. Certo, forse è un po’ breve: per valutare in maniera più puntuale e completa gli Spleen Flipper e la loro nuova direzione musicale, ci sarà da aspettare qualcosa di più sostanzioso. Per ora però l’impressione che mi hanno fatto è più che incoraggiante: non mi resta, perciò, che rimanere in attesa con curiosità!

Voto: 69/100 (Voto massimo per i dischi sotto al quarto d’ora: 75)

 
Mattia

Tracklist:
  1. The Mirror Room – 04:49
  2. No Escape – 02:33
  3. I Have a Dream – 02:37
  4. Falling – 03:17
Durata totale: 13:16
Lineup: 

  • Topper – voce
  • Catta – chitarra
  • Katta – chitarra
  • Nico – basso
  • Charlie – batteria
Genere: black/death metal/hardcore punk

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