Libro: Nel segno del marchio nero di Flavio Adducci

Se di norma i contatti che Heavy Metal Heaven riceve riguardano album musicali, ci sono casi in cui ci arrivano richieste un po’ più strane. Di solito sono irricevibili: gente che ci chiede solo di ascoltare un qualche pezzo (ok, ascolto… e poi?) o peggio di fare pubblicità gratuita al proprio disco. Se ci conosci già da un po’, sai bene che qui richieste simili non troveranno mai spazio.

Tuttavia, ci sono (rare) richieste di questo genere a cui possiamo venire incontro: è il caso di Nel segno del marchio nero, che mi è stato proposto un paio di settimane fa. Scritto da Flavio Adducci (autore per heavymetalwebzine.it e proprietario della webzine “Timpani allo Spiedo“), si tratta di un saggio a proposito della “storia del proto-black metal internazionale 1981-1991“, come indica il sottotitolo.

Non riceviamo molti libri da recensire, e quei pochi che sono capitati in passato erano di qualità così scadente da farmi rinunciare: sforzarmi a leggerli sarebbe stata solo una perdita di tempo. Ma scorrendo le prime pagine di Nel segno del marchio nero, ho avuto l’impressione che non fosse questo il caso. E, col senno di poi, posso dire di non essermi sbagliato, nonostante qualche pecca sia comunque presente.

La principale è senza dubbio lo stile: quello di Adducci è davvero intricato, con frasi molto contorte, spigolose che rendono il tutto meno scorrevole di quanto di solito mi piaccia in un libro. C’è da dire che anche così non è troppo così difficile da leggere: se non altro, ci ho messo appena una settimana a finirlo, anche aiutato da una lunghezza non eccessiva, limitata a meno di quattrocento pagine. Tuttavia, sono convinto che un bell’editing professionale sarebbe stato necessario, e avrebbe reso la lettura meno faticosa e più piacevole.

Anche così, tuttavia, Nel segno del marchio nero ha un suo perché: se la forma è claudicante, ho trovato la sostanza di buon livello. Il racconto che Adducci fa, dividendo il black nelle varie scene nazionali – alcune delle quali inaspettate – è avvincente. Lo è già per i gruppi più famosi: le loro storie sono abbastanza note ma godibili da ripassare, e in alcuni frangenti qualche curiosità poco nota è riuscita a stupirmi.

Ma ancora più interessanti sono le parti dedicate ai gruppi più di nicchia, provenienti da luoghi come l’Est Europa, il Perù o il Messico. Tutta una serie di nomi poco noti che mi erano in buona parte sconosciuti: devo ammettere che alcuni di essi mi sono sembrati così interessanti dalla descrizione nel libro che la curiosità mi ha spinto ad approfondire e a ricercare la loro musica.

Un’altro punto di forza del libro è la presenza di alcune interviste, con cui Adducci lascia la parola ai veri protagonisti del suo libro, da Peso dei Necrodeath fino ad alcuni membri dei brasiliani Holocausto.  È vero che sono poche, e concentrate solo in un paio di capitoli (appunto, quelle delle scene italiana e brasiliana): avrei preferito leggerne in numero maggiore. Ma in fondo non è un gran difetto.

Insomma, a prescindere dai suoi difetti, Nel segno del marchio nero è una lettura piacevole e istruttiva. Poteva essere migliore, questo sì, ma se non sei un purista dello stile e della scorrevolezza lo troverai meglio di quanto è sembrato a me. E, in ogni caso, se ami il black metal e in particolare la sua versione primigenia, è un saggio in cui troverai un bel po’ di informazioni che sapranno catturare il tuo interesse.

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