F.K.Ü. – Metal Moshing Mad (1999)

Per chi ha fretta:
Metal Moshing Mad (1999), esordio degli svedesi F.K.Ü. (acronimo che sta per “Freddy Krueger’s Ünderwear”), è un album dannatamente divertente. Lo è di sicuro il genere, un crossover thrash metal demenziale che si rifà ai S.O.D. ma in senso più moderno, grazie anche a un bello spettro di influenze e a testi sui film horror inediti per il genere. La band svedese si mostra molto abile a divertire con questo genere, pur cadendo in alcune pecche: la principale è la tendenza a suonare un po’ dispersivi, viste le ventidue tracce del disco. Questo a sua volta fa sì che nonostante una buona media, solo pezzi come la title-track, You Stink, Beware! (of the Evil Ünderwear), He Saw Her Today e Mosh Under Pressure riescono a spiccare. È per questo che Metal Moshing Mad alla fine non raggiunge il livello di capolavoro: anche così però è un album che riesce a divertire al massimo, ed è questo che conta!

La recensione completa:

Nella vita non sempre si può essere seri – come del resto ci ricorda, ogni anno, il primo aprile. Allo stesso modo, anche il metal non deve per forza esserlo: almeno per quanto mi riguarda, di tanto in tanto, mi piace godermi qualche bel gruppo demenziale, come per esempio gli F.K.Ü.. Già l’acronimo è divertente in sé, ma contando che sta per “Freddy Krueger’s Ünderwear”, fa capire perché questo quartetto svedese sia perfetto per la giornata di oggi! Nati in Svezia nel 1987 per un breve periodo e poi riformatisi in via definitiva dieci anni dopo, nel corso degli anni hanno pubblicato cinque album, tra cui l’esordio Metal Moshing Mad risale addirittura a vent’anni fa. Al suo interno, gli F.K.Ü. affrontano un thrash metal della branca crossover, che si rifà molto ai S.O.D. sia a livello musicale che come serietà (non a caso, anche il nome li richiama). Il loro suono ha però più influenze rispetto al side project di Scott Ian, dato che peraltro eravamo ancora nell’epoca dei Pantera, seppur calante: non solo la registrazione è più moderna, ma sono presenti anche diverse influssi groove metal. Non sono i soli, però: Metal Moshing Mad a tratti vira verso il punk o verso il death metal; inoltre, ci sono svariati dettagli musicali volte a rendere il tutto più divertente. Ed è un intento che agli F.K.Ü. riesce molto bene: parliamo di un lavoro davvero spassoso, anche grazie alle tematiche da film horror (intuibile sempre dal monicker), particolari rispetto al genere demenziale. Vista le capacità degli svedesi in questo ambito, poteva essere addirittura un capolavoro: purtroppo però Metal Moshing Mad soffre di un paio di pecche che abbassano il suo livello. Quella principale è la tendenza degli F.K.Ü. a essere dispersivi: con ventidue tracce, alcune delle quali di pochissimi secondi, non sempre riescono a catturare l’attenzione. Questo a sua volta crea una relativa mancanza di hit in relazione col numero di pezzi, per quanto la media sia di buon livello. Ma sono due difetti non troppo incisivi su un disco che anche così riesce a coinvolgere e a divertire nella giusta maniera!

Into the Pits of F.K.Ü. prende vita come il classico preludio a tinte atmosferiche, in questo caso molto fosche, con un ambito industrial su cui a tratti si sentono accenni di campionamenti da alcuni film horror famosi. Ciò dura meno di un minuto, prima che il pezzo svolti su una norma thrash, truce ma non troppo rapida, che comincia a macinare riff in una progressione ben studiata per colpire. Anch’essa contribuisce a rendere l’intro efficace, prima che gli F.K.Ü. accelerino con Metal Moshing Mad. Un breve preludio, molto classico per il genere, poi ci ritroviamo in una veloce cavalcata, che con urgenza alterna strofe dal suono moderno ma sempre thrash al massimo, bridge anche più scatenati e i ritornelli. Questi ultimi rallentano, ma non perdono nulla dell’impatto: merito non solo del duetto tra Larry Lethal e i cori, subito catturanti, ma anche della cattiveria che gli svedesi ci mettono. È la stessa che contraddistingue anche la frazione centrale, breve ma tortuosa e di gran impatto: è un altro punto di forza per una splendida traccia, che apre benissimo l’album omonimo, ponendosi poco lontano dal suo meglio! La successiva Maniac parte arrembante, con un riffage incisivo anche di per sé, lasciando perdere gli intenti demenziali del gruppo. È quello che fa da base a buona parte del brano, sia da solo che sotto alle strofe, graffianti e molto incalzanti. Si stacca solo per i ritornelli, che tra l’altro incidono meno: sono un po’ obliqui e meno musicali di quanto mi piace, ma a parte questo impattano bene con una foga di origine punk. Buona anche la sezione centrale, riottosa al punto giusto: è un valore aggiunto per un pezzo breve ma ottimo, che colpisce bene nonostante il difetto! A questo punto, per la prima volta (come capiterà spesso in Metal Moshing Mad) gli F.K.Ü. staccano dal thrash per un pezzo brevissimo, intitolato Deutschland. All’inizio è un semi-jazz quasi sensuale, con in sottofondo una voce che parla in tedesco, prima che una breve coda metal dia un finale metal strano – ma godibile – a questi trenta secondi di divertimento delirante! È quindi il turno di Stomp and Shake (Crystal Lake), che parte dal basso di Pat Splat per poi crescere pian piano: all’inizio sembra voler rimanere lenta, ma poi la band fugge. Ci ritroviamo allora in una classica progressione thrash metal, almeno per quanto riguarda le strofe, dirette, veloci e senza fronzoli; meno tradizionali sono invece i refrain, molto rallentati e quasi orrorifici in maniera seria. A parte un paio di variazioni su questi temi, non c’è altro in un pezzo molto semplice, ma che intrattiene il giusto, e si lascia dietro una bellissima impressione.

You Stink prende vita dal semplice ritmo del batterista Theo, che poi la reggerà per tutta la sua (breve) durata. Presto gli si uniscono il basso punk di Pat Splat e la chitarra di Pete Stooaahl, che stavolta però si allontana dalla norma thrash per abbracciarne una vicina al groove metal. Negli scambi con la voce di Larry Lethal, si vede però quanto questo esperimento sia poco serio: una tendenza che poi sfocia in ritornelli a metà tra metal e punk, aggressivi ma cazzoni al massimo. C’è anche spazio per un breve finale rabbioso, death metal anch’esso delirante: è la fine di un brano brevissimo ma di gran divertimento, persino tra i più in vista del disco! Dug-Out Sucks riprende poi le sonorità appena sentite nella precedente, per due brevi fughe a metà tra death metal e thrash slayeriano, intervallate da due momenti corali. Che altro dire? Sono solo sedici secondi, anche se l’intento demenziale funziona bene! È ora la volta di Beware! (Of the Evil Ünderwear): parte subito dal suo tema principale, scandito da un cupo giro di basso. E quando il tutto entra nel vivo, non cambia molto: la norma di base scambia momenti in cui lo stesso riff viene scandito in maniera potente, da thrash moderno con le sue sonorità ribassate, e altri più classici, ma funzionali come raccordo. Si cambia direzione solo per i chorus, che lasciano da parte l’oscurità per qualcosa di più allegrotto e cazzone – fatto del resto confermato dal testo, che parla appunto delle mutande di Freddy Krueger che danno il nome al gruppo! In ogni caso, entrambe le componenti sono incisive al massimo, e il contrasto riesce a valorizzare bene entrambe: il risultato è un altro pezzo godibile al massimo livello, nonché tra i picchi assoluti di Metal Moshing Mad! F.K.Ü. (Coming for You), che segue cambia ancora direzione: anche stavolta, ci ritroviamo in un ambiente denso, con un riffage lento e fangoso, a tinte groove metal: introdotto dal basso, viene poi sviluppato da Pete Stooaahl in maniera strisciante. Ma ovviamente questa situazione non dura: presto gli svedesi strappano verso ritornelli invece movimentati al massimo, a metà tra thrash e punk. In pratica nel pezzo non c’è altro, a eccezione di un finale bizzarro che aiuta il divertimento generale: è proprio questo il punto di forza di un episodio che non spicca, anzi forse è addirittura il meno bello del disco, ma riesce comunque a intrattenere a dovere. È però un’altra storia con Bus Bitch Die, che comincia subito arrabbiata e col tempo lo diventa anche di più: quando entra nel vivo, è un pezzo graffiante a tinte thrash/groove metal. La sua avanzata, lenta ma dritta al punto, ci accompagna per qualche tempo fino all’esplodere dei refrain: più lenti, coi loro cori sono però potenti il giusto. Di nuovo, a parte un finale frenetico e anche più incazzato del resto abbiamo un brano molto lineare che passa in breve, ma si lascia un’ottima sensazione alle sue spalle.

Con Tear Your Soul Apart II, la band svedese ci stupisce: lascia da parte il dinamismo e i toni scatenati che sono il suo marchio di fabbrica per qualcosa che sembra addirittura serio. Il ritmo è lento, e il riffage al di sopra addirittura di stampo doom metal – seppur qualche influenza thrash e groove sia presente. È una base che va avanti lineare per le strofe per poi farsi più dissonante e sinistra nei ritornelli, lugubri al massimo e più graffianti del resto. Colpiscono bene, ma anche il resto non è da meno: abbiamo un pezzo forse un po’ lontano da quanto sentito fin’ora in Metal Moshing Mad, ma buonissimo se preso a sé stante, anche a dispetto della brevità, stavolta un po’ castrante. Dopo Bus Bitch Die pt. 2, che riprende il finale della traccia omonima con furia grindcore per appena sei secondi, con He Saw Her Today gli F.K.Ü. tornano sulle loro coordinate più tipiche. Un intro lento che dà quasi l’illusione che così non sia, poi ci si ritrova subito in una falsariga scatenata, frenetica al massimo, che tuttavia si esaurisce in breve. Presto infatti il pezzo rallenta, per degli spassosi bridge che giocano sull’ambiguità del verbo inglese “to saw” (che significa sia “vedere” che “segare”), e ritornelli che lo fanno in maniera più obliqua. Il pezzo in pratica è tutto qua, non ci sono variazioni a parte qualche arrangiamento qua e là: non un problema, visto che anche così la traccia riesce a divertire a dovere e non si pone nemmeno così lontano rispetto ai migliori del disco! Dopo Unstoppable Force (extended version), cover/presa in giro agli Agent Steel che mescola un paio di passaggi dal pezzo originale per undici secondi di puro nonsense, arriva il turno di Mackrory Mosh, traccia più solida e potente. Guidato da un riff costante e battente di Pete Stooaahl, scambia passaggi in cui esso si esplica in versione thrash e diretto e altri in cui rallenta e viene riletto in chiave groove metal. Il tutto viene fatto al solo scopo di scatenare il pogo (del resto Mackrory è il vero cognome di Larry Lethal, il che spiega il titolo). Per lo stesso motivo, al centro trova spazio un passaggio più veloce, semplice thrash metal classico con la giusta cattiveria. È un altro bel momento per un pezzo che non impressiona ma ancora una volta risulta piacevole e incisivo! Dopo Beware! Pt 2, altro pezzo breve e concentrato in pochi secondi che dà un finale all’omonimo pezzo, Michael Myers Costume Party parte possente e cupa, thrash metal ancora venato di groove, ma che punta tutto sul dinamismo. È così sia per le strofe, rocciose e potenti, sia i ritornelli, anche più convulsi e truci, col loro riffage graffiante e rabbioso. Chiude il quadro un breve assolo al centro e un finale anche più malvagio del resto – che però poi confluisce in qualcosa del tutto demenziale: sono due bei contraltari per un altro pezzo valido e divertente al punto giusto, che in Metal Moshing Mad non stona!

Cut Your Hair comincia dal suono delle forbici che scattano e poi esplode in un pezzo a metà tra thrash, grind e punk, veloce e furibondo, che come indica il nome è incentrato tutto sugli F.K.Ü. che non vogliono tagliarsi i capelli. Il tutto si sfoga in pochi secondi, tra momenti un po’ più thrash e altri scatenati al massimo: niente di che, forse, ma l’effetto è comunque comico e riuscito! Horror Metal Man parte quindi da un lungo intro, di basso voltaggio e persino atmosferico: sembra quasi l’inizio di un nuovo esperimento, ma poi a un certo punto esplode un brano molto più diretto. Sin dall’avvio, comincia a scambiare frazioni più crossover e altri più grassi e moderni, ma sempre con un dinamismo thrash Se alla seconda norma appartengono le strofe, i refrain sono della prima: esplodono col giusto energia e colpiscono in maniera discreta. C’è da dire tuttavia che stavolta nessuna delle due anime si lascia ricordare così bene; lo stesso vale per la frazione di centro, molto tradizionale ma senza avere molto altro da dare. Abbiamo perciò il pezzo meno valido di tutto il disco insieme a F.K.Ü. (Coming for You), per quanto alla fine non sia poi così male. Sin dall’inizio, Die Some More mostra la sua velocità convulsa e la sua notevole rabbia – intensa, per quanto con ironia – ben evocata sia dal riffage speed thrash che dalla voce urlata di Larry Lethal, che arriva poi. È una tendenza che si accentua anche attraverso i bridge e poi i ritornelli, che cercano davvero di essere aggressivi: suonano divertenti, è vero, ma la ferocia non manca. Bello anche lo stacco a metà, che poi arriva fino alla fine, un breakdown di quelli tipici per causare il mosh più sfrenato. anch’esso è funzionale al resto della canzone: la rende più variegata e di buonissima qualità! Siamo quasi alla fine, ma prima c’è spazio ancora per Metooaahl©, ennesimo interludio nonsense, in cui una voce dice di voler suonare il metal con le tastiere – e un’altra glielo nega; è il preludio a un’esplosione che parodizza il metal classico. Metal Moshing Mad si conclude quindi con Mosh Under Pressure: comincia subito col suo riff di base, semplice ma bello potente. È quello che poi reggerà i ritornelli: pieni di cori, risultano anthemici e catchy al punto giusto, ma al tempo stesso di gran potenza. Anche il resto non è da meno, tuttavia: le strofe nella loro semplicità costituiscono una bella impalcatura per il pezzo, come anche i punkeggianti bridge. Anche la struttura non è male: stavolta gli svedesi variano e piazzano una bella frazione rapida e orientata allo speed al centro, e un finale ossessivo, che sfocia in una coda di applausi prima (quasi che la traccia sia presa dal vivo), e in un campionamento sinistro alla fine. Entrambi arricchiscono un pezzo grandioso già di suo: parliamo di uno dei migliori del disco che chiude!

Per via dei suoi difetti, Metal Moshing Mad non è un capolavoro, né un disco di altissimo livello, come forse poteva essere nelle corde degli F.K.Ü.. In fondo però lo scopo degli svedesi era in primis quello di intrattenere, e questo riesce loro alla grande: parliamo di un disco divertente ai massimi termini. Certo, se per te il thrash metal deve essere aggressione e persino impegno in tema politico, è un disco che ti è sconsigliato. Ma se invece accetti anche che il genere possa divertirti, facci anche più di un semplice pensiero!

Voto: 82/100


Mattia

Tracklist:

  1. Into the Pits of F.K.Ü. – 02:17
  2. Metal Moshing Mad – 03:12
  3. Maniac – 02:43
  4. Deutschland – 00:32
  5. Stomp and Shake (Crystal Lake) – 02:43
  6. You Stink – 01:19
  7. Dug-Out Sucks – 00:16
  8. Beware! (Of the Evil Ünderwear) – 02:39
  9. F.K.Ü. (Coming for You) – 01:45
  10. Bus Bitch Die – 01:42
  11. Tear Your Soul Apart II – 02:24
  12. Bus Bitch Die, Pt.2 – 00:06
  13. He Saw Her Today – 02:23
  14. Unstopable Force (extended version) – 00:11
  15. Mackrory Mosh – 02:30
  16. Beware! Pt.2 – 00:07
  17. Michael Myers Costume Party – 02:00
  18. Cut Your Hair – 00:56
  19. Horror Metal Man 02:31
  20. Die Some More – 03:17
  21. Metooaahl© – 00:49
  22. Mosh Under Pressure – 03:57

Durata totale: 40:19

Lineup:

  • Larry Lethal – voce
  • Pete Stooaahl – chitarra
  • Pat Splat – basso
  • Theo – batteria

Genere: thrash metal
Sottogenere: crossover thrash/metal demenziale
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli F.K.Ü

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento