Keor – Petrichor (2018)

Keor è un progetto solista del musicista Victor Miranda Martin e con Petrichor arriva alla sua seconda pubblicazione in studio, in cui trovano ulteriore sviluppo le idee già promettenti della sua opera prima Hive Mind.

Lo stile che il progetto si propone di perseguire ha le sue fondamenta ben salde nel prog ma trova nella sperimentazione il suo punto focale sul quale costruire questo nuovo lavoro. La minuziosa ricerca che precede la stesura di ogni singolo brano si può indubbiamente evincere ad un ascolto attento, e scavando tra le strutture non lineari ma pur sempre omogenee del disco si possono scoprire i mille dettagli dei quali Martin ha voluto fregiare le sue creazioni artistiche. Per certi versi il progetto del compositore d’oltralpe mi ha ricordato quello del serbo David Maxim Micic, che è simile nelle intenzioni ma differisce leggermente nello stile: in entrambi i casi si tratta di una “one man band” che cura le proprie opere in tutti gli aspetti e di tanto in tanto si avvale della partecipazione di musicisti esterni per arricchire ulteriormente la proposta. Sia Martin che Micic rientrano in quel filone per così dire “neo-prog” che ormai ha preso piede un po’ in tutto il mondo (arrivando anche in Australia con Plini), il quale vede diversi musicisti cimentarsi in queste avventure solitarie con l’aiuto di qualche collega o semplicemente con l’ausilio delle nuove tecnologie che permettono di programmare gli strumenti che mancano in modo da avere delle composizioni che risultino più complete. E proprio come nei lavori degli artisti sopracitati Petrichor spazia da atmosfere sognanti a sezioni più cupe ed aggressive che a tratti sfociano anche nel più classico death metal o nel gothic. Insomma, sfrutta a pieno la malleabilità di un genere estremamente reinterpretabile come il progressive che non definisce mai dei confini precisi ma viene abbracciato da tutti coloro che volessero esprimere il proprio estro artistico sperimentando su sentieri ancora non battuti. Il disco attraversa una varietà di suoni ed atmosfere innumerevoli, ed assorbe l’ascoltatore in una dimensione parallela per tutti i suoi quasi cinquanta minuti di durata: è come se l’autore avesse voluto farci esplorare le emozioni provate in fase di scrittura per trasmetterle nel modo più genuino possibile, senza per questo ridurre i brani a palcoscenico spoglio del proprio Io Anzi, il disco cerca di incastrare tra di loro pezzi che in un primo momento potrebbero apparire come contrastanti ma, se analizzati a fondo, risultano tessere di un mosaico saggiamente studiato per raccontare un modo di fare musica che potrebbe avere un futuro molto più roseo del previsto. Il progetto Keor va quindi ad aggregarsi ad una realtà artistica in ascesa che musicalmente ha un potenziale pionieristico non da poco, dal momento che il suo mantra risiede nella continua esplorazione e ricerca di suoni nuovi e mix fino a poco tempo fa ritenuti impossibili.

Voto: 88/100

Francesco

Tracklist: 

  1. Petrichor – 11:28
  2. The Nest of Evil – 08:43
  3. Snivel by the Pond – 07:36
  4. Terence – 08:01
  5. Abyssal Bloom – 14:01

Durata totale: 49:44

Lineup: 

  • Victor Miranda Martin – voce, tutti gli strumenti
  • Anaïde Apelian – clarinetto (guest)
  • Lucas de la Rosa – pianoforte (guest)

Genere: progressive metal/rock
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook di Keor

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