Lacuna Coil – Unleashed Memories (2001)

Per chi ha fretta:
Seppur buona parte della loro carriera sia stata denotata da sonorità alternative, i primi album dei Lacuna Coil si muovevano su coordinate più metalliche, come dimostra il secondo Unleashed Memories (2001). Al suo interno, la celebre band milanese proponeva un gothic metal/rock con influssi alternativi da una parte e doom dall’altra, con in più una tendenza a rendere la propria musica atmosferica, rarefatta. È la mossa vincente dei lombardi, che riescono a evocare una bella aura, sempre molto avvolgente: merito anche della loro abilità nel creare melodie vincenti. Sono questi i segreti di brani come l’ombrosa Heir of a Dying Day, la gotica To Live Is to Hide, la drammatica Senzafine, l’agitata 1.19 e la sperimentale Cold Heritage: tutti picchi di una scaletta con pochissimi momenti morti. E così, nonostante qualche sbavatura, Unleashed Memories si rivela lo stesso un piccolo capolavoro nel suo genere, da ascoltare senza i pregiudizi che molti hanno sui Lacuna Coil!

La recensione completa:
Probabilmente, già so cosa stai pensando, dopo aver letto il titolo della recensione: non sono ormai passate tre settimane dal primo aprile? E allora cosa ci fanno i Lacuna Coil su Heavy Metal Heaven? È noto infatti che la band milanese, nonostante sia da alcuni accostata al gothic metal, per buona parte della propria carriera abbia suonato un alternative rock/metal che di gotico non ha nulla. Meno noto è però che all’inizio la band suonava davvero questo genere: prima di cominciare a sterzare dal terzo album Comalies del 2002, i Lacuna Coil si muovevano su sonorità più metalliche, come dimostra il secondo Unleashed Memories di appena un anno prima. Al suo interno, la band nostrana affronta un suono dalle molte sfaccettature: mescola gothic rock e metal con alcuni influssi alternativi che già prefigurano le coordinate future, ma a tratti mostrano anche venature doom. Soprattutto, è un suono molto espanso, tanto che quasi si potrebbe parlare di “gothic metal atmosferico”: la poca potenza di molte soluzioni è compensata da una grande aura, ombrosa, crepuscolare, piena di sprazzi di luce e di ombre che la rendono fascinosa. È un intento che peraltro ai Lacuna Coil riesce benissimo: l’abilità dei milanesi è non solo nell’impostare quest’aura con grande cura. Unleashed Memories brilla in special modo per le sue melodie catturanti ma mai troppo zuccherose, il che gli consente di evocare un’oscurità vera, palpabile, lontana da quella finta, artefatta con cui alcuni affrontano il gothic metal. Parliamo insomma di un disco davvero di alto livello e con poche sbavature: l’unica un minimo importante può essere la registrazione, a tratti un po’ troppo leggerina per i miei gusti, togliendo qualcosa alla potenza dei Lacuna Coil. Ma di norma anch’essa è adeguata, e si sposa alla grande con la natura espansa di Unleashed Memories, specie nelle canzoni più spinte in tal senso. Insomma, parliamo di un difetto da poco per quello che si rivela davvero un piccolo gioiello nel suo genere, tanto brillante quanto sottovalutato!

Si comincia da un lungo preludio calmo, con lievi echi e chitarre che si intrecciano, per un effetto da subito mogio. È quello che, dopo il lungo crescendo, si accentua anche quando Heir of a Dying Day entra nel vivo come un angoscioso pezzo gothic metal, melodico e quasi lancinante già solo dal riff di Marco Biazzi e Cristiano Migliore. Lo diventa ancora di più, poi, quando fa da sfondo ai ritornelli: con quasi una certa rabbia da parte di Cristina Scabbia, ma anche una bella impostazione espansa, danno i brividi per intensità. Molto compassate sono invece le strofe, con le voci della cantante e di Andrea Ferro spesso accoppiate, calme su uno sfondo etereo. Lo stesso vale, ancor di più, per il dolce avvio della frazione centrale, che poi però comincia una bella escalation: lo fa tornare verso la norma prima di un finale anche più duro e angosciato, grazie alle tante melodie di chitarra. È un altro elemento di assoluto livello per una traccia splendida, uno dei picchi assoluti di Unleashed Memories, che così si apre alla grandissima! To Live Is to Hide parte quindi da una strana introduzione addirittura sinfonica, ma resa crepuscolare dalla melodia dissonante ed effettata della cantante. È il punto di avvio per un pezzo che poi vira su qualcosa di più classico: lo si sente bene nelle strofe, gothic metal/rock tradizionale, ma non per questo privo di emozione. La sua aura malinconica anzi colpisce bene, e dopo brevi bridge che riprendono in parte l’inizio deflagra alla grande nei ritornelli: catchy all’estremo, ma anche delicati e di spessore emotivo assoluto, da brividi, colpiscono con forza assoluta. Ottima anche la frazione centrale, breve ma intensa con la doppia cassa di Cristiano Mozzati su cui si posano le disperate orchestrazioni di Marco Coti Zelati: anch’essa arricchisce un pezzo semplice ma davvero stupendo, un altro tra i migliori della scaletta!

Purify può essere quasi considerata una ballad: esordisce di nuovo con le chitarre pulite e la voce placida della Scabbia, a cui presto si unisce anche una lieve sezione ritmica. Ma stavolta il il tutto non accenna a crescere: va avanti per lunghi minuti con un’aura di tristezza solo vaga, rilassata, grazie alla solita cantante, autrice di splendide melodie vocali. È la stessa che poi esplode quando la band aumenta di poco la tensione coi refrain: più potenti a livello ritmico, sono comunque dilatati, pacifici, quasi solari nella  vaga malinconia di sottofondo. Pian piano inoltre il brano tende a farsi più denso, con l’ingresso di alcuni lead nelle strofe, ma senza che il tutto si potenzi a livelli elevati: a tratti anzi la musica si fa più dolce e avvolgente, come nella trequarti. Ne risulta una gran bella ballata: di sicuro non sfigura, seppur sia tra due dei pezzi più belli di Unleashed Memories! Subito dopo infatti è il turno di Senzafine: uno dei pochi pezzi dei Lacuna Coil in cui si sente l’italiano, comincia con effetti gothic/post-rock, su cui subito arriva la voce della Scabbia, qui quasi bambinesca. È una strofa tranquilla, ma poi la potenza cresce in passaggi più intensi: di norma nel pezzo introducono ritornelli non troppo potenti ma davvero drammatici, di gran forza col loro scambio di voci. Stavolta inoltre c’è spazio per più variazioni: che sia un tratto parlato più che cantato da Ferro oppure l’ombrosa sezione centrale, tutto funziona bene. Abbiamo un episodio davvero splendido: non spicca solo per la sua particolarità lirica, ma anche per la sua eccezionalità musicale, e si pone tra i più riusciti del disco! La successiva When a Dead Man Walks comincia subito lenta, espansa, con un riffage molto vicino al gothic/doom più classico. A livello ritmico, è una scelta che pervade a lungo il pezzo: rimane anche sotto alle strofe, che alternano la norma iniziale e momenti anche più calmi con la voce della cantante suadente sopra all’arpeggio di chitarra pulita. Lenti sono anche i chorus, seppur in essi la tensione sia più forte: colpa della Scabbia, che alza di più la voce e insieme al florilegio di chitarre e tastiere crea un panorama espressivo il giusto. Si accelera un po’ solo nei bridge, che invece sono rocciosi, con la voce graffiante di Ferro e ritmiche però con una certa melodia, tipica da gothic metal. Ottima anche la sezione strumentale, con stavolta  un assolo di Biazzi: non è però quello più classico, visto che è molto lento, emotivo, e anche il clima è di bassa tensione. Anche questo, tuttavia, contribuisce al suo fascino: è un altro dettaglio ben riuscito di un pezzo di grande spessore, non tra i migliori di Unleashed Memories ma nemmeno troppo lontano!

1.19 è agitata già dall’intro, sottotraccia e melodica ma ansiosa. Il fraseggio che la contraddistingue fa poi da base ad altri momenti lungo il pezzo, che siano strumentali oppure le strofe: queste ultime però sono più cangianti rispetto a quanto i Lacuna Coil ci abbiano fatto sentire fin’ora. A tratti infatti la tensione si abbassa, per momenti ancora tranquilli, con la chitarra pulita; altrove invece sono addirittura rabbiosi, con Ferro che growla e ritmiche doom graffianti, grazie anche a una nota alternativa che comunque si fa apprezzare. Il tutto conduce poi a ritornelli ancora di ottima potenza, ma in cui esplode anche il pathos: merito della solita melodia azzeccata che cattura sin dai primi ascolti, con la sua carica di tristezza ben palpabile. Lo stesso sentimento viene evocato anche da belle variazioni come l’assolo centrale, stavolta classico, almeno all’inizio, seppur col passare del tempo diventa più intimista e calmo. È il cambiamento più rilevante di una traccia che per il resto non varia molto, ma non importa: anche così, è appena alle spalle dei migliori del disco! Va però ancora meglio con Cold Heritage, con cui la band milanese lascia il metal per sperimentare sonorità nuove. Sin dall’inizio, la scena è dominata da un beat elettronico, quasi industrial: dominerà in tutta la canzone, in accoppiata con elementi più rock come le chitarre pulite che si intrecciano al di sopra, e agli scoppi di quella distorta. Succede in particolare nei ritornelli, però più alternativi che metallici, con le loro ritmiche dissonanti e la batteria ancora più spinta in senso industriale: questo però non gli fa perdere, anzi li rende più avvolgente nella malinconia del resto. Non che il resto del pezzo ne sia immune: seppur in maniera più sottotraccia, è l’aura che si respira in ogni frazione dei cinque minuti abbondanti di durata. È anche per questo che, nonostante la bizzarria (se poi di questo si tratta: può essere considerato anche un antipasto di quanto i Lacuna Coil faranno in futuro), il risultato finale è riuscito a meraviglia, e all’interno di Unleashed Memories non stona, anzi rappresenta addirittura una delle punte di diamante!

Distant Sun parte da un lungo intro malinconico, con la tastiera di Coti Zelati che è quasi un carillon: cresce in volume per alcuni secondi, per poi dare il là a un pezzo ancora lento, in cui i milanesi mostrano ancora le loro radici gothic/doom. È un’anima che torna, sia in certi momenti del pezzo che nei ritornelli: lancinanti, depressi, sono arricchiti da orchestrazioni che ci stanno benissimo, e accentuano il pathos del tutto. Il resto però è più in linea con l’eclettismo di questo disco: lo sono per esempio le strofe, sottotraccia e divise tra frazioni lievi, mogie, e altre un po’ più movimentate, ma sempre molto melodiche. Particolare è anche la frazione centrale, che accentua la componente orchestrale dei refrain, per qualcosa di classico ma non spiacevole. Nonostante ciò, stavolta poco nel pezzo spicca come facevano i precedenti: è anche per questo che un po’ si perde all’interno della scaletta, e finisce per diventare il meno bello del disco… e questo nonostante sia di buona qualità! Con la seguente A Current Obsession, la band torna su livelli abituali: si parte molto piano, con un esordio malinconico ma delicato, disteso, molto placido. Pian piano però la sezione ritmica comincia a dare più ritmo, finché la potenza non esplode: ci ritroviamo allora in una norma angosciosa, in cui la Scabbia e Ferro a turno cantano in maniera dolorosa, disperata, che colpisce al cuore. Il pezzo è tutto compreso in questi saliscendi, ma senza annoiare, grazie a qualche bella variazione nelle melodie o nella struttura, piccoli arrangiamenti che però funzionano bene. Il risultato è un pezzo che forse perde ancora un po’ rispetto al resto di Unleashed Memories, ma a parte questo è ottimo e nel disco fa la sua bella figura. Siamo ormai alla fine: per l’occasione i Lacuna Coil scelgono Wave of Anguish, che come dice il nome stesso comincia subito disperata, triste, sensazione evocata da un bel fraseggio di chitarra, semplice ma efficace. È quello che rimane in scena anche quando il pezzo entra nel vivo, più veloce ma non appesantito: stavolta la band punta più sull’atmosfera. Lo si sente bene sia negli stacchi in cui in pratica le chitarre sono assenti e i due cantanti dominano sopra alla sezione ritmica, sia soprattutto nei ritornelli: espansi, sognanti ma in senso oscuro, sono al tempo stesso suadenti e dimessi. Solo ogni tanto invece la tensione aumenta, con qualche passaggio di ritmiche più pesanti: non sono solo rari durante la traccia ma anche brevi . Ma la mancanza di potenza non è certo un problema: si crea lo stesso un’atmosfera molto avvolgente, fascinosa nonostante la sua carica ombrosa. È questo il punto di forza di un grande brano, non tra i picchi del disco che chiude ma nemmeno lontanissimo: come finale è insomma più che azzeccato!

Per concludere, anche al di là di qualche sbavatura Unleashed Memories si rivela un piccolo capolavoro di gothic metal, personale e malinconico al punto giusto. Purtroppo, so bene che i milanesi sono tra le band che i metallari amano di più odiare, specie se italiani. Ed è anche per questo che ti consiglierei di lasciar perdere tutto, e di ascoltare questo disco in maniera obiettiva: di sicuro, se riuscirai a liberarti di esterofilia e pregiudizi saprai godertelo anche tu!

Voto: 93/100


Mattia


Tracklist: 

  1. Heir of a Dying Day – 04:59
  2. To Live Is to Hide – 04:35
  3. Purify – 04:37
  4. Senzafine – 03:53
  5. When a Dead Man Walks – 05:54
  6. 1.19 – 04:58
  7. Cold Heritage – 05:24
  8. Distant Sun – 05:29
  9. A Current Obsession – 05:20
  10. Wave of Anguish – 04:41

Durata totale: 49:50

Lineup: 

  • Andrea Ferro – voce
  • Cristina Scabbia – voce
  • Marco Biazzi – chitarra solista
  • Cristiano Migliore – chitarra ritmica
  • Marco Coti Zelati – tastiera e basso
  • Cristiano Mozzati – batteria

Genere: gothic metal/rock
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Lacuna Coil

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