Inferno [ES] – Basado en Hechos Reales (2019)

Per chi ha fretta:
Uno tra i tanti ad avere lo stesso monicker nel mondo del metal, gli spagnoli Inferno non sono però un gruppo anonimo, come dimostra il secondo album Basado on Hechos Reales (2019). Quello affrontato al suo interno è un thrash metal che prende dall’incarnazione classica, e in particolare dallo speed thrash, come da quella estrema, in una maniera non originalissima ma efficace. Merito non solo del cantato in spagnolo, ma soprattutto di una buona cura per la musicalità delle composizioni, il che li rende superiori ai tanti gruppi sterili e derivativi del revival thrash metal odierno. Sono questi pregi, insieme a una registrazione adeguata, a rendere grandi brani come Ruega por Nosotros, Como a Marionetas, Sin Domesticar e Noches sin Tregua, picchi di una scaletta non eccezionale ma di gran intrattenimento. È per questo che alla fine Basado en Hechos Reales si rivela un disco buono e godibile all’estremo, adatto per tutti i fan del thrash metal alla ricerca di qualcosa di buono!

La recensione completa:
Senza dubbio, “Inferno” è uno dei monicker più diffusi, all’interno del mondo del metal (peraltro,capire perché non è difficile). Secondo Metal Archives, esistono o sono esistite almeno sedici band con questo nome – diciassette contando anche gli Infernö, superband costituita da musicisti attivi nel black metal norvegese. Anche a me è capitato di venire in contatto con alcune di esse: per esempio, un paio di anni fa ho visto dal vivo la band black metal proveniente dalla Repubblica Ceca con questo nome, che apriva il concerto dei Mayhem a Milano. Gli Inferno di cui invece parlo oggi sono su altre coordinate: provengono da Ceuta, territorio spagnolo sulla costa marocchina, e sono votati al più puro thrash metal, come dimostra Basado en Hechos Reales, uscito lo scorso 23 gennaio via Necromance Records. Secondo album di una carriera lunga un decennio ma non troppo prolifica, è un lavoro che prende senza farsi problemi dall’incarnazione classica del genere, con molti influssi speed nel riffage e a tratti persino heavy, ma anche dall’estremo, con frequenti passaggi in blast beat. Il tutto è corredato dal cantato in spagnolo che gli danno una marcia in più: merito non solo della voce imperiosa di Juan Manuel León, ma anche di testi critici, sociali – almeno per quel che capisco dello spagnolo. Il punto di forza maggiore di Basado en Hechos Reales è però l’abilità degli Inferno nel curare il proprio lato musicale quanto quello relativo alla pura potenza. Quest’ultima è ben presente, ma spesso il gruppo crea anche melodie che incidono, a volte persino catchy, il che consente al tutto di stamparsi meglio in mente. Il risultato è un disco vario, che solo di rado soffre dell’omogeneità, della ridondanza, della mancanza di idee e dell’essenza derivativa di gran parte del thrash revival. Completa il quadro una registrazione adatta al contesto: è nitida e potente al punto giusto ma mai perfetta come tanti altri oggi, il che però le dà uno spirito genuino, mai “plasticoso”. E se ogni tanto gli Inferno cadono in qualche cliché di troppo, non è un gran problema, come non lo è il fatto che a Basado on Hechos Reales manchi quel quid che possa fare di un disco un capolavoro. Anche così, abbiamo un lavoro di buonissima qualità, come puoi leggere lungo la recensione.

Un intro con cori da chiesa, che fa da prodromo anche alle tematiche anticlericali affrontate dagli Inferno nel testo, poi Ruega por Nosotros comincia preoccupata, con melodie heavy  e un mood crepuscolare. Ma siamo ancora nel preludio, perché poi la band spagnola accelera addirittura in blast beat: è solo uno sfogo, che poi torna giusto di tanto in tanto nel pezzo, ma il resto di sicuro non ha meno carica. La norma è graffiante, energica, con un bel riffage dissonante, acido come da norma del thrash e il batterista Miguel Osuna che spinge il tutto su un gran dinamismo. Ci si calma un po’ soltanto in occasione dei ritornelli, rocciosi e possenti,e poi della frazione centrale, speed thrash scanzonato quasi a là Anthrax ma di buon impatto. È quanto basta a un pezzo per essere subito di gran livello, appena alle spalle dei picchi nel disco che apre! La successiva Tu Sucio Dinero si apre riottosa, con il bel riffage di influsso punk di Ángel “Koto” Bermúdez e Antonio González che dà il via a una norma movimentata. Si può pensare a un altro brano tutto tirato, ma stavolta il gruppo cambia presto direzione: frazioni più pestate si alternano con altre più semplici, quasi ombrose, semplici, da heavy metal. Quest’ultima tendenza poi si accentua anche nella progressione, che col tempo diventa sempre più preoccupata, fino a esplodere nei chorus. Melodici, espressivi, quasi lacrimevoli, rappresentano un diversivo particolare ma piacevole, e colpiscono bene all’interno della canzone. Qualche variazione ben riuscita, come l’assolo vorticoso al centro o quello placido e quasi rockeggiante del bassista Carlos Bermejo poco prima di metà completano un episodio anche piuttosto breve ma riuscito e di ottima qualità! Va tuttavia ancora meglio con Como a Marionetas, con cui gli Inferno tornano a graffiare con forza. L’inizio è da subito graffiante, e col tempo la norma lo diventa ancora di più. Le strofe, pur mantenendo la loro base speed thrash, con anche un piccolo tocco melodico, sono potenti vortici retti dal blast beat. Ci si calma un po’ invece coi refrain, che però rimangono aggressivi: non serve capire lo spagnolo per comprendere che quelli scanditi dalla voce roca di Léon sono insulti! Qualche raccordo più lento ma sempre energico per far respirare il complesso è tutto ciò che c’è in una traccia semplice ma fulminante, che incide alla grande e si pone tra i migliori di tutto Basado en Hechos Reales!

Vuestra Ceguera esordisce stavolta cadenzata, e anche nel suo sviluppo non accelera più di tanto. La base è un tempo medio-alto, che punta più sul puro impatto che sul dinamismo; lo stesso vale per i ritornelli, ritmati e semplici, basati più che altro sulla melodia, – cosa che riesce loro in maniera discreta. C’è spazio pure per frazioni più veloci, in blast beat, oltre che per un assolo centrale molto classico: tutto ciò si integra bene in un brano brevissimo e che rispetto alle altre si perde un po’, ma a parte questo più che discreto! Apriétate el Bozal si avvia quindi con un attacco molto da metal classico, un ritmo potente ma semplice su cui si stagliano intrecci di chitarra che ricordano addirittura gli Iron Maiden. Poi gli spagnoli entrano con un riff intricate e roccioso, tipico del thrash, ma l’anima heavy del pezzo non si è persa: torna a tratti, con frazioni a metà tra i due mondi, potenti ma non troppo cupe, vitali. È un dualismo che si conferma anche nei bridge: seppur ci sia il blast beat, non evoca una grande aggressività né oscurità, grazie anche alle melodie vorticose al di sopra. Più pesanti invece i chorus: sono paradossalmente il passaggio più ombroso e arcigno qui, nonostante la lentezza. È proprio questa strana impostazione a far spiccare il pezzo: forse non sarà tra i picchi del disco, ma si rivela di buonissima qualità! Anche Espiral de Mentiras esordisce melodica, con i lead di chitarra in bella vista su una base stavolta macinante. E col tempo, lo diviene di più: le strofe sono un treno in corsa rapidissimo, frenetico, che porta dritti dritti ai refrain. Essi rallentano di nuovo e diventano persino tenebrosi, grazie all’ottima prestazione di Léon, che dà loro un tono preoccupato, drammatico. Stavolta inoltre gli Inferno se la prendono un pelo più comoda, rispetto a quanto sentito fin’ora in Basado en Hechos Reales: la struttura è più ampia e di maggior respiro, e c’è spazio anche per un buon assolo al fulmicotone e un finale crepuscolare con la chitarra pulita. Sono entrambi arricchimenti per un pezzo che nonostante qualche momento morto si rivela ottimo, sopra alla media della scaletta! Condenado a Vivir parte quindi con un riff thrash dei più classici, semplice e dritto al punto: è quello che fa da colonna spinale sia a molti momenti strumentali che alle strofe, seppur in una versione più dura, rocciosa. C’è però spazio anche per frazioni più vorticose, con di nuovo il blast beat di Osuna: tra di esse spiccano i chorus, davvero arrabbiati, esasperanti (in senso buono) col loro battere ossessivo. Qualche bella venatura solistica al centro e nel finale fa il resto, per l’ennesimo brano del lotto che non fa gridare al miracolo ma coinvolge il giusto!

Sin Domesticar comincia da uno strano intro, con lente ritmiche thrash su cui si accavallano campionamenti presi forse da telegiornali o comizi politici. Dura poco, prima che la musica acceleri, e Léon cominci a ripetere la parola “antisocial”, su un riff quasi più speed che thrash, ma che nonostante ciò è comunque bello aggressivo. È uno spirito che rimane a lungo nella norma, che alterna momenti tempestosi ad altri che lo sono meno, ma risultano ancora riottosi. Tutto questo ci conduce a ritornelli che, dopo brevi frazioni di raccordo, si pongono cupi, potenti, ancor più feroci: l’animo del pezzo al loro interno esplode insomma alla grande. Completano il quadro un paio di momenti solistici, tra cui brilla quello di trequarti, veloce e turbinoso: anch’esso si integra bene in un pezzo semplice ma di altissima caratura, il picco assoluto del disco con Como a Marionetas! All’inizio, la seguente Exterminio perde il dinamismo sentito fin’ora per abbracciare una norma ancora thrash ma quadrata e di tempo medio. È un’anima che torna spesso lungo il pezzo, in alternanza però con momenti vorticosi e in blast beat, come gli spagnoli ci hanno abituato fin’ora. È una norma che funziona bene, ma purtroppo non si può dire lo stesso dei ritornelli: un po’ scontati, stavolta non riescono a esplodere bene. Non è un gran difetto per un pezzo che anche così ha i suoi momenti: su tutti, l’assolo centrale e il finale, cadenzato ma diretto e potente. Tuttavia, all’interno di Basado on Hechos Reales tende un po’ a sparire, e in generale l’idea è che, per quanto piacevole, sia il suo punto più basso! Per fortuna, nel finale gli Inferno si ritirano su con Noches sin Tregua, che dopo un intro breve e dissonante mostra subito una nuova anima. Lasciato da parte lo spirito più serioso sentito fin’ora, abbiamo un pezzo di speed thrash caciarone e quasi scanzonato per lunghi tratti. Lo sono di sicuro i ritornelli, quasi anthemici nonostante la semplicità come anche buona parte delle strofe, semplici e dirette; al loro interno c’è spazio anche per qualcosa di un po’ più arcigno, che però non guasta il divertimento. Quest’ultima sensazione si accentua anzi in frazioni come quella centrale, con il fraseggio di Bermejo seguito da un assolo veloce al fulmicotone, oppure il finale, orientato ancor di più del resto verso il thrash crossover. Sono entrambi grandi passaggi per un pezzo di qualità ottima, poco distante dal meglio del disco che chiude per qualità!

Tirando le somme, Basado en Hechos Reales è un disco godibilissimo. Non sarà il massimo dell’originalità, ma riesce lo stesso a coinvolgere al punto giusto e non suonare stantio: quanto basta per essere valido e diversi gradini sopra alla media di chi si limita a copiare il thrash anni ottanta senza aggiungere nulla di personale. Per questo, se il genere ti piace, gli Inferno sono un gruppo da scoprire!

Voto: 81/100


Mattia

Tracklist:

  1. Ruega por Nosotros – 04:02
  2. Tu Sucio Dinero – 03:00
  3. Como a Marionetas – 03:10
  4. Vuestra Ceguera – 02:56
  5. Apriétate el Bozal – 03:41
  6. Espiral de Mentiras – 04:00
  7. Condenado a Vivir – 03:21
  8. Sin Domesticar – 03:20
  9. Exterminio – 03:05
  10. Noches sin Tregua – 03:22
Durata totale: 33:57
 
Lineup: 
  • Juan Manuel León – voce
  • Ángel “Koto” Bermúdez – chitarra
  • Antonio González – chitarra
  • Carlos Bermejo – basso
  • Miguel Osuna – batteria
Genere: thrash metal
Sottogenere: speed thrash metal
Per scoprire il gruppo: Il sito ufficiale degli Inferno

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