While Heaven Wept – Fear of Infinity (2011)

Per chi ha fretta:
Fear of Infinity (2011), quarto album degli While Heaven Wept, è un lavoro che fa ben capire perché questa band americana abbia raggiunto una certa fama. In primis c’è il genere molto originale, che prende principalmente da epic doom metal, progressive e power metal, con in più tante influenze tutte ben incastrate tra loro. Gli statunitensi ci mettono però anche un grande songwriting, per un album complesso soprattutto a livello emotivo ma curato in ogni singolo dettaglio al meglio. Sono questi i punti di forza di pezzi come Destroyer of Solace, Obsessions Now Effigies, Saturn and Sacrifice e Finality, tutte punte di diamante di una scaletta senza nemmeno il più piccolo momento davvero morto. E se forse l’album è un po’ breve nei suoi trentasette minuti, e ne vorresti di più, è proprio per la sua eccezionalità: anche così Fear of Infinity è un disco strepitoso, che ogni ascoltatore con la mente aperta alle novità può apprezzare!

La recensione completa:
Mescolare tante cose diverse nella propria musica non sempre è un bene. Se è vero che l’originalità è sempre un valore aggiunto, per riuscire ad avere anche qualità è necessario studiare le proprie canzoni meglio di quanto non faccia chi invece decide di giocare sul semplice. È un obiettivo non alla portata di tutti: per fortuna però c’è anche chi affronta un genere pieno di sfaccettature e di influenze con competenza assoluta, come nel caso dei While Heaven Wept. Nati alla fine degli anni ‘80 in Virginia, si sono però fatti conoscere solo nell’ultimo decennio, conseguendo anche una certa fama. Fama che è più che meritata, come dimostra Fear of Infinity: quarto album di una carriera non prolificissima, uscito nel 2011 grazie a Nuclear Blast, è un lavoro che dimostra appieno la personalità e la bravura dei While Heaven Wept. Lo fa a partire dal genere, molto originale: i momenti più veloci si rifanno al power metal, mentre quelli più lenti all’epic doom. Le due parti sono unite da un collante progressive, in cui tra l’altro trovano tante altre influenze, da un tocco sinfonico a qualche venatura più estrema. Il risultato è un affresco sempre in movimento, pieno di mille sfaccettature tutte da scoprire: il merito di ciò è soprattutto degli stessi While Heaven Wept. Fear of Infinity infatti è tutt’altro che un’accozzaglia di elementi eterogenei: il songwriting degli americani è attentissimo a ogni dettaglio, il che gli consente di essere di altissimo livello. Si tratta di una scrittura non troppo tortuosa, forse anche meno della media del progressive metal: in compenso però gli americani schierano una complessità espressivi davvero grande. È proprio il punto di forza di Fear of Infinity: qui gli While Heaven Wept riescono a emozionare al massimo, senza mai suonare finti in nessuna delle sette tracce – o meglio, l’unica traccia divisa in sette parti che compone il disco, senza quasi pause tra l’una e l’altra. Quest’ultimo peraltro è anche il suo unico difetto: in fondo sette pezzi non sono tanti, come non lo sono soprattutto trentasette minuti. Vista la bravura dei While Heaven Wept, vorresti molto di più; ciò non toglie che, anche così, Fear of Infinity sia un lavoro davvero incredibile.

Già l’attacco di Hour of Reprisal è parecchio spiazzante: un breve intro vorticoso di carattere sinfonico nel giro di pochi secondi lo diventa ancor di più, quando Trevor Schrotz sfodera addirittura una sorta di blast beat (!). È una norma particolare, melodica ma al tempo stesso battente, che torna spesso: regge tutti i ritornelli, resi ancor più intensi dalla voce di Rain Irving ma al tempo stesso di ottimo impatto. Lo stesso vale per la frazione centrale, sempre frenetica: si arricchisce anche di oscurità, grazie sia ai fraseggi iniziali che alle ritmiche successive, che rimangono in scena per breve tempo ma sono incisive. Le strofe sono invece più espanse: non velocissime né molto potenti, compensano però con un bel florilegio di armonie che le rende sognanti, malinconiche. Anch’esse sono ben messe in un pezzo che apre subito alla grande Fear of Infinity. Tuttavia, va ancora meglio con Destroyer of Solace, che segue a ruota e mostra l’anima più epic doom del pezzo: è già presente nel riff iniziale, frenetico e in cui brilla l’incrocio chitarre-basso. Vanno in questa direzione in maniera ancora più convinte le strofe, sempre con una vena power ma anche un incedere evocativo e sonorità ribassate che guardano al genere. Si tratta di una frazione molto incalzante, che in breve ci porta a bridge crepuscolari ma più aperti, rilassati: sono ottimi preludi ai ritornelli, che esplodono in tutta la loro carica gloriosa, liberatoria, ma non senza un certo pathos di sottofondo. A parte questo, non c’è altro a parte una breve frazione centrale movimentata e convulsa, di stampo puramente prog e un finale un po’ più espanso, ancora sognante. Anch’essi sono  ben integrata in una canzone cortissima ma di impatto assoluto, tra i picchi indubbi di Fear of Infinity. Dopo tanta frenesia, i While Heaven Wept cominciano a calmarsi con Obsessions Now Effigies, che dopo un avvio lento, maestoso, si stabilizza su una norma doom stavolta più classica. Non che sia banale, però, anzi: le ritmiche sono complesse, e si intrecciano spesso coi lead della chitarra, nella creazione di paesaggi espansi, aiutati anche dalle tastiere di Tom Phillips, Jason Lingle e Michelle Schrotz. Soprattutto, è un mood nostalgico, di tristezza calda, a sprigionarsi: la si sente bene nelle strofe, lente e tristi, cantate da Irving in una maniera davvero da brividi. Ma il resto non è da meno: risultano molto efficaci sia i momenti pieni di melodie che le intervallano, sia soprattutto la frazione finale, che recupera un po’ la dimensione power degli americani. Lo fa però in maniera così dimessa, grazie anche ai synth, che un ascoltatore quasi non si accorge della sua potenza: si tratta insomma di un finale intenso per un brano che lo è altrettanto, il che la rende un altro delle gemme della scaletta.

In questa sorta di discesa verso la calma che il disco ha intrapreso fin’ora, Unplenitude è il punto più basso: spariti tutti gli elementi metal, ci troviamo davanti a una ballad tranquilla, di malinconia crepuscolare. Per tutta la sua (breve) durata, la sua norma è composta dalle chitarre pulite che si intrecciano tra loro e col pianoforte: è la base sia delle strofe, un po’ più sottotraccia, sia dei refrain, di poco più densi e col cantante che alza un po’ la voce – senza strafare, ovvio. Non serve comunque altro per creare un bel senso di tristezza soffice, accogliente, che ci accompagna per i tre minuti del pezzo. È anche vero che all’interno di Fear of Infinity, parliamo del pezzo che spicca di meno, forse anche per il suo profilo basso: ciò non toglie che si tratti di un lento godibile e di ottima qualità! To Grieve Forever torna quindi al doom sin dal suo attacco tenebroso… solo che è un falso preludio! Pochi secondi, infatti, poi gli While Heaven Wept tornano a toni da ballata, stavolta però meno ricchi e ricercati e più spogli, con solo una chitarra pulita a stagliarsi nel vuoto. È un impostazione che in parte riprendono anche le strofe: in esse torna la sezione ritmica, ma la base è ancora povera, con solo una chitarra mogia e lievi orchestrazioni sotto alla voce di Irving. Solo i ritornelli tornano ad addensarsi davvero: riprendono una dimensione doom, seppur sia un doom molto melodico, in linea con l’infelicità generale. Proprio questo è la linea che tiene insieme la canzone: come sempre, la band del Virginia è bravissima a evocare una sensazione palpabile, e così anche stavolta il pezzo riesce ad avvolgere alla grande, a colpire al cuore. Contribuiscono all’effetto poche ma importanti variazioni, tra cui spicca il finale, sempre nostalgico ma con melodie maestose, regali, semplici ma di gran impatto. Sono un altro dettaglio riuscito di un pezzo non al livello del meglio del disco, ma nemmeno lontanissimo, un piccolo gioiellino che brilla di luce propria, e di sicuro lo farebbe ancor di più in un qualsiasi album meno bello di così!

Con Saturn and Sacrifice, la pesantezza del metal torna davvero: spazza via tutte le melodie precedenti con il suo possente avvio, caratterizzato da un riffage epic doom possente e di gran impatto. Ma gli americani non hanno lasciato da parte la loro ricercatezza: la si può sentire quasi da subito, quando alle ritmiche si accoppiano mogi fraseggi, che le danno un tono intimista. È la stessa sensazione che si accentua nei refrain: riprendono la stessa impostazione ma in maniera più dolce, con la voce di Irving che dà loro un tocco in più in fatto di tristezza, accogliente ma al tempo stesso forte. Più spoglie e dure sono invece le strofe, con il loro ritmo semplice e lento, ma molto incalzante: nonostante la differenza col resto, non stonano, anzi creano un bel contrasto, che potenzia l’efficacia di entrambe le anime. Tutto ciò va avanti fino a circa metà, quando la musica cambia: è il turno di una frazione che fugge, power metal con frequenti ghirigori progressivi, non velocissima ma di buon impatto. Ciò che segue in breve tempo è però ancora migliore: il lungo finale riprende la dimensione più espansa del resto, e unisce le due anime iniziali in qualcosa con una certa potenza e ritmo, ma anche molto ricercato. È un finale crepuscolare ma di espressività assoluta, avvolgente al massimo: la ciliegina sulla torta, insomma, di un pezzo splendido, insieme al trio iniziale uno dei picchi di Fear of Infinity! Quest’ultimo è già alla fine: per l’occasione i While Heaven Wept schierano Finality, che perde di nuovo il dinamismo per cominciare in maniera melodica, calda. Col tempo lo diventa anche di più: le strofe sono calme e vuote all’estremo, con la voce del frontman desolata sopra ai semplici arpeggi di chitarre acustiche. Un po’ più di tensione c’è nei ritornelli, che tornano su lidi metal: anch’essi però sono lenti, placidi, di gran pathos, ben evocato dal cantante e dalle melodie alle sue spalle. È un’alternanza che si perpetua placida per diversi minuti, ma poi la musica comincia ad addensarsi: all’inizio lo fa lenta, con le chitarre di Phillips e Scott Loose che intrecciano assoli lenti e ritmiche doomy. È una frazione che si evolve per lunghi minuti, passando da momenti disperati ad altri nemmeno troppo cupi, quasi solenni, finché all’improvviso il ritmo non cambia. È l’inizio di una nuova falsariga, che riprende le influenze power del gruppo e le sviluppa, in qualcosa di inizialmente spoglio, ma che poi pende sulla ricercatezza. È un finale che cresce non solo in intensità emotiva ma anche in maestosità, fino a toccare toni trionfali, sempre più su, un’evoluzione davvero travolgente che alla fine dispiace quasi che debba finire. È il momento migliore di un episodio però tutto di altissimo livello: non raggiunge il meglio dell’album che conclude solo per un soffio, e in generale come finale è più che adatto alla situazione!

Per concludere, Fear of Infinity è un album senza nemmeno un vero momento morto, con tanta sostanza e quasi nessun difetto. D’altra parte, c’è anche da dire che non è un prodotto per tutti i palati, vista la sua particolarità stilistica e soprattutto l’alto livello di complessità emotiva. Se sei un ascoltatore per cui l’epic doom deve per forza essere lento e potente, il power veloce e sparato a mille con cento melodie neoclassiche o il progressive un continuo sfoggio di tecnicismi, sarà difficile che ti piaccia. Ma se al contrario sai apprezzare le novità e non ti spaventa di dover ascoltare un album tante volte per penetrare nella sua anima più intima, il consiglio è uno solo: corri a recuperarlo e a scoprire gli While Heaven Wept!

Voto: 95/100

Mattia

Tracklist: 

  1. Hour of Reprisal – 03:47
  2. Destroyer of Solace – 02:40
  3. Obsessions Now Effigies – 04:37
  4. Unplenitude – 03:21
  5. To Grieve Forever – 06:13
  6. Saturn and Sacrifice – 05:25
  7. Finality – 11:08

Durata totale: 37:11

Lineup: 

  • Rain Irving – voce
  • Scott Loose – chitarra
  • Tom Phillips – chitarra e tastiere
  • Jason Lingle – tastiere
  • MIchelle Schrotz – tastiere
  • Jim Hunter – basso
  • Trevor Schrotz – batteria

Genere: doom/progressive/power metal
Sottogenere: melodic/epic doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli While Heaven Wept

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