Compilation: A Tribute to Death (2019)

Dopo essere tornata dopo anni di assenza qualche settimana fa, la rubrica “recensioni speciali” di Heavy Metal Heaven si amplia. Non solo libri e DVD musicali: ora al suo interno troveranno spazio anche compilation e singoli selezionati. Di tanto in tanto, senza una cadenza fissa come le recensioni regolari, e in maniera informale come tutte le recensioni speciali.

Personalmente, non sono un grande fan delle compilation, soprattutto se si parla di quelle di una sola band: visto che sono il meglio della carriera di un gruppo secondo qualcun altro, è probabile che ti facciano perdere qualcosa di buono dalla carriera del suddetto gruppo. Ma anche quelle con tante band diverse spesso lasciano il tempo che trovano, essendo un’accozzaglia di cose diverse senza capo né coda. Per fortuna, non sempre è così: c’è anche qualche compilation degna di interesse: è il caso di A Tribute to Death.

Pubblicata dal giornale internazionale Antichrist Magazine in collaborazione con Grand Sounds Promotion (PR con cui collaboriamo ormai da molti anni) come dice il titolo è un tributo alla storica band di Chuck Schuldiner. Un tributo di respiro molto ampio, peraltro: dura addirittura un’ora e mezza, nella quale riesce a esplorare molti lati della musica del grande gruppo americano. A Tribute to Death lo fa peraltro in ordine cronologico: inizia dagli esordi della grande band americana e poi ne segue l’evoluzione. Nel corso dell’album, ci si ritrova così non solo a scoprire band interessanti provenienti da ogni parte del mondo, ma anche ad apprezzare la deriva del disco dai lidi più violenti e sguaiati a quelli più tecnici e ricercati che hanno contraddistinto la seconda parte della carriera dei Death. Il che è il miglior punto di forza della compilation.

In più, A Tribute to Death può contare su alcuni pezzi davvero interessanti: lo sono in particolare quelli che riescono ad allontanarsi dal death metal originale. Per esempio, brillano riletture thrash come quella veloce di 1000 Eyes dei tedeschi Torment Tool o quella potente di Within the Mind degli spagnoli Injector (una vecchia conoscenza di Heavy Metal Heaven). Altrettanto possenti sono gli americani Rat King: unendo il suono originale di Born Dead al loro sludge rabbioso ed estremo, ne esce qualcosa che ricorda addirittura il death svedese, e colpisce per impatto. I pezzi migliori sono però ancora più lontani dall’origine: quella che mi ha colpito di più è Empty Words, portata dai serbi A Father of Serpent (altro gruppo già recensito qui su queste pagine) nel loro più lento e melodico death/doom a là My Dying Bride. Ma poco sotto si colloca anche la versione di Story to Tell che chiude il disco: realizzata dagli americani Unto the Wolves, mescola il loro alternative metal col death tecnico originale, un ibrido davvero strano ma che a me è piaciuto molto.

È anche vero che non tutto è eccezionale – forse è anche ovvio che sia così, ci sta che diciannove tracce realizzate da diciannove gruppi diversi possano essere ondivaghe. Paradossalmente, le cover meno interessanti sono quelle di band che si muovono già di loro su coordinate death metal. In questo caso, i problemi sono o la registrazione scarsa, da demo (Abruptus, Savagez) che dà fastidio specie nella prima parte del disco, oppure l’aderenza così stretta ai pezzi originali da non aggiungere nulla a quanto già detto dal gruppo originale. Non sempre però è così: ci sono cover anche aderenti che funzionano per potenza, come quelle potenti dei Body Harvest e dei Basement Torture Killings. O ancora, l’emozionante rilettura di Lack of Comprehension degli spagnoli Nethertale e quella con influssi che vanno dal black al deathcore di Suicide Machine dei belgi Reject the Sickness.

Anche gli altri gruppi thrash di norma tendono a seguire il canovaccio originale e quindi a estremizzare il loro suono: lo fanno per esempio gli ucraini Січгарт (o Sichgart, volendo translitterare) con l’iniziale Legion of Doom, oppure i tedeschi Hateful Agony con Infernal Death. Più interessanti sono invece i gruppi di origine black: mischiando il loro genere con quello dei Death, ne esce uno strano ma efficace ibrido thrash/black/death. È anche vero che a tratti il loro genere suona un po’ troppo bizzarro, ma non un problema così grande, specie nel caso degli atmosferici americani Aetranok, che affascinano con le loro tastiere, o dei neozelandesi Beltane, ferocissimi nella loro interpretazione di Left to Die.

Insomma, tutto sommato A Tribute to Death è una album più che discreto. Non si rivela eccezionale, ma temo che difficilmente compilation del genere riescano ad esserlo. E poi non credo che il suo intento sia quello di essere un capolavoro, o un disco memorabile. Dopotutto, lo dice già il titolo: è un tributo a una band che ha fatto la storia ed è scomparsa troppo presto. Anche per questo, se sei fan dei Death, in questo album troverai qualcosa – o più probabilmente molto – di interessante!

Tracklist: 

  1. Січгарт – Legion of Doom – 03:15
  2. Basement Torture Killings – Mutilation – 03:24
  3. Abruptus – Land of No Return – 03:14
  4. Aetranok – Leprosy – 07:06
  5. Hateful Agony – Infernal Death – 02:57
  6. Rat King – Born Dead – 03:30
  7. Beltane (NZ) – Left to Die – 04:49
  8. Wolftribe (PL) – Pull the Plug – 04:14
  9. Body Harvest – Spiritual Healing – 08:01
  10. Injector – Within the Mind – 05:35
  11. Offal – Defensive Personalities – 04:43
  12. Nethertale – Lack of Comprehension – 03:52
  13. Reject the Sickness – Suicide Machine – 04:25
  14. Savagez – the Philosopher – 04:07
  15. Torment Tool – 1000 Eyes – 04:28
  16. The Father of Serpents – Empty Words – 07:52
  17. Frosthelm – Spirit Crusher – 06:42
  18. Searching for Reason – Voice of the Souls
  19. Unto the Wolves – Story to Tell – 06:36

Durata totale: 01:32:40

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