Insonus – The Will to Nothingness (2018)

Per chi ha fretta:
The Will of Nothingness (2018), primo full-length degli abruzzesi Insonus, è un grande passo in avanti rispetto all’EP d’esordio Nemo Optavit Vivere (2016). Lo è in primis per lo stile, che si rifà sempre al black metal depressivo ma in una maniera più variegata e personale, con tante sfumature a livello musicale e di atmosfere. Si sente che la band non ha paura di cambiare le carte in tavola, né di unire aggressione e melodia, come dimostrano le tante influenze diverse messe in campo. Sono questi fattori a creare un lungo vortice di oscurità che prosegue lungo tutta la durata dell’album, tra cui spiccano The Will of Nothingness II, III, IV e VI, picchi di una scaletta senza titoli ma in cui ogni pezzo è ben distinguibile dall’altro. E se qualche momento morto toglie agli Insonus la possibilità di raggiungere il capolavoro, non conta più di tanto: anche così The Will to Nothingness si rivela un album ottimo, che può piacere a ogni fan del black metal (non solo depressive!)

La recensione completa:

Spesso le mie recensione di gruppi giovani e appena formati terminano con un’esortazione o un augurio che in futuro la band in questione possa migliorare e maturare come si deve. Si tratta di una faccenda di cuore, che mi viene spontanea in special modo nel caso delle band che reputo promettenti. Tuttavia, so bene che non sempre esse riescono a sviluppare il proprio pieno potenziale: del resto, non è una cosa per nulla facile, il mondo della musica è duro da questo punto di vista. Per fortuna però c’è anche chi raggiunge il traguardo: è il caso degli abruzzesi Insonus. Nella recensione del loro esordio Nemo Optavit Vivere (allora l’avevo ritenuto un full-length, vista la mezz’ora abbondante di durata, ma forse è più un EP come lo considera la band), li avevo definiti acerbi, seppur interessanti in prospettiva futura. Perciò, sono molto felice che il primo vero album completo, The Will to Nothingness, dimostri che non mi ero sbagliato! Uscito lo scorso 28 dicembre grazie alla messicana Throat Production, mette in mostra i passi da gigante fatti dagli Insonus nei due anni passati dall’EP, a partire dallo stile. Parliamo sempre di depressive black metal, ma lontano da quello ordinario di Nemo Optavit Vivere: merito delle innumerevoli sfaccettature presenti. The Will of Nothingness è un lavoro a trecentosessanta gradi: qui gli Insonus non hanno timore di trovare calore e melodie, ma non hanno nemmeno paura di aggredire e suonare gelidi, con influenze che vanno dal post-black all’incarnazione più classica del genere. Ricorda un po’ il suono moderno e fresco di gruppi come i Mgła (richiamati anche dalla scaletta, con brani senza titolo che prendono quello del disco), ma senza copiarli: si sente che il duo abruzzese qui ha trovato una sua dimensione e una bella personalità. I suoi punti di forza maggiori sono però un’ottima varietà interna, con canzoni non lontanissime a livello stilistico ma ben riconoscibili le une dalle altre, e soprattutto le atmosfere che gli Insonus hanno impostato. The Will to Nothingness è disperato in maniera palpabile e potente: anche stavolta un ruolo importante ce l’ha la varietà, con sempre lo stesso colore scuro però riletto in molte sfumature. E se è vero che ogni tanto c’è qualche momento morto (a volte anche nei pezzi migliori), e che all’interno dell’album a tratti ci si perde per mancanza di strutture a cui far riferimento, non sono dei grandi difetti. Impediscono al duo abruzzese di raggiungere il capolavoro, ma solo per pochissimo: parliamo lo stesso di un lavoro di altissimo livello!

Un intro oscuro di giusto una manciata di secondi ci fionda direttamente dentro The Will to Nothingness I, che mostra subito le caratteristiche tipiche degli Insonus qui. È presente un ritmo veloce, un blast non frenetico ma pestato, come è presente l’aggressività, ma c’è anche un florilegio di chitarre che evocano da subito un’aura di tristezza lancinante. È il filo conduttore che collega tutto il pezzo: è presente sia questa norma di base, veloce e potente, sia quando il pezzo diventa  più lente e ripiene di fraseggi a loro modo anche orecchiabili. Cantate da A. (ossia Acheron, musicista ben noto nel panorama metal abruzzese) col suo scream alto, lacerante, sono quasi intimiste, pur nella loro disperazione, e avvolgono bene. A tratti però la musica si fa più cupa e fredda: succede al centro, quando la band comincia ad alternare frazioni più spoglie e altre in cui tornano le melodie, su una base però molto più tenebrosa. Ma l’anima più melodica del gruppo non è sparita: torna sulla trequarti con una breve frazione accogliente di armonizzazioni e poi, dopo un passaggio anche più pessimista e desolato del resto, nel finale che riprende la norma iniziale. È la chiusura di un cerchio già da subito valido: non è tra i brani che spiccano di più nel disco, ma gli dà una buonissima apertura! Tuttavia, va ancora meglio con The Will to Nothingness II, che senza pause comincia anche più melodiosa, un avvio frenetico in cui dominano soprattutto i lead delle chitarre di R.. Dopo poco però la musica cambia, diventa più tempestosa, per quanto all’inizio le melodie oscillanti e di gran effetto rimangano ancora su questa base. L’evoluzione deriva però verso coordinate black metal più classiche: le ritmiche si fanno più dissonanti e oscure, e anche la voce del frontman dà al tutto una bella ferocia, che pian piano ci porta a una discesa dentro un cupo abisso. È una sensazione plumbea, che mantiene la depressione del resto ma in una chiave più fredda: solo di tanto in tanto spunta qualche stacco più accogliente, che però a sua volta tende a tornare verso sensazioni più sinistre. La tendenza raggiunge il picco al centro, quando A. si produce in un urlo davvero lacerante, tanto da distorcersi e sfrigolare nella registrazione grezza (ma non troppo): un effetto però voluto e davvero grandioso. È uno dei passaggi che spicca di più in un pezzo tutto di alto livello, con pochi momenti morti: per il resto è un lungo viaggio oscuro che colpisce in ognuno dei suoi passaggi, il che gli consente di essere a pochissima distanza dai picchi di The Will to Nothingness!

Stavolta The Will to Nothingness III non scatta subito: l’inizio è lento, quasi esitante – ma nel senso buono del termine! Il riffage arcigno è costruito dagli Insonus in modo da sposarsi bene col campionamento dal Settimo Sigillo di Ingmar Bergman che appare dopo poco: la voce del doppiaggio italiano di Antonius Block si sposa con la musica quasi fosse un cantato! Dura pochi secondi, prima di essere sostituita dal frontman degli abruzzesi: è il prodromo all’entrata in scena del pezzo vero e proprio, che poi si mostra semplice. Per tutta l’evoluzione, a fare da guida è la melodia della chitarra: a tratti in maniera più intensa, con persino un vago retrogusto gothic, altrove più distesa, evoca sempre una gran infelicità. Solo ogni tanto abbandona la scena, per sezioni dimesse, senza grande potenza, in linea con l’atmosfera generale: anche il resto però non brilla per dinamismo, almeno all’inizio. Solo dopo diversi minuti le ritmiche si fanno più incombenti e pestate: è l’inizio di un altro crescendo drammatico, che torna a immergersi in un labirinto sempre più possente, quasi epico a tratti nella sua disperazione cosmica. Ma non mancano ritorni di fiamma melodici: arricchiscono la progressione di un tocco che evidenzia sia se stessi sia le frazioni più aggressive. Il tutto è scritto in maniera eccellente: nonostante la durata sia di quasi dieci minuti, molto di rado si trova qualcosa meno che buono. È un saliscendi che oscilla più volte tra rabbia e depressione alienante, con quest’ultima che trova il suo pieno compimento nel finale. Esso torna ancora a qualcosa di più musicale, ma è straziante, colpisce dritto al cuore con le sue melodie, sempre più vorticose fino a spegnersi in un evocativo dialogo  sempre dal film di Bergman. È un grandissimo finale per un brano splendido, uno dei migliori di tutto il disco! The Will to Nothingness IV arriva poi a ruota e a sorpresa si apre con l’arpeggio della chitarra acustica, dal sapore quasi folk – non per nulla suonata dall’ospite Sethlans Fulguriator dei Selvans. È una base che rimane a lungo e si accoppia a quella distorta in qualcosa di espanso, desolato, avvolgente: ricorda il black americano, seppur riletto nella logica depressiva degli abruzzesi. Lo stesso connubio ha luogo poi quando il tutto entra nel vivo con uno scatto: la musica è potente, profonda, abissale, ma ha anche un’atmosfera espansa, crepuscolare, e un pathos dal tocco cascadiano. Almeno, è quanto si può sentire nei passaggi più atmosferici: la tendenza raggiunge l’apice al centro, con melodie che ricordano addirittura i primi Agalloch. A tratti però gli Insonus calcano anche sulla potenza, con frazioni sanguigne che a tratti presentano persino un vago retrogusto death. Ottima anche la frazione di trequarti, che unisce le due anime in qualcosa di vorticoso, al tempo stesso potente, drammatico e melodico, con quest’ultima anima che prende il sopravvento nella coda. È un altro passaggio ben riuscito per una traccia di altissimo livello, con poco da invidiare al meglio del disco!

Un breve effetto rumore, poi ci ritroviamo subito nella corsa di The Will to Nothingness V, che come gli abruzzesi ci hanno già proposto mescola impatto e melodia, su una base di gran velocità. È un’impostazione che rimane a lungo in scena, in alternanza con altre più semplici e melodiose, con persino qualche influsso rockeggiante a tratti, ma senza spezzare l’aura di disperazione che si respira anche nel resto. Stavolta inoltre la struttura è abbastanza lineare, senza grossi scossoni: non si stacca molto da questo dualismo. È anche questo a fare sì che, rispetto agli altri, il pezzo non spicchi più di tanto, ma non è un problema: il livello è buono, e nella scaletta tende a scomparire solo per l’eccezionalità del resto! Siamo ormai alle battute finali, e per l’occasione gli Insonus schierano una lunga traccia finale: The Will to Nothingness VI se la prende con calma all’inizio, lento e con influssi quasi doom. È un avvio con persino una sua solennità, per quanto sia sinistra, strisciante, e avvolge per poco più di un minuto, prima di spegnersi in qualcosa di ancor più espanso, desolante. C’è spazio allora per un ulteriore preludio, con il suono della pioggia e lievi chitarre, di gran malinconia ma senza lasciar da parte un senso crepuscolare. Anch’essa va avanti a lungo: solo dopo quasi tre minuti e mezzo il pezzo entra nel vivo – confermando però che l’attesa valeva la pena! Abbiamo sin da subito una fuga serratissima, con una disperazione ancora maggiore che in precedenza, evocata stavolta in maniera melodica ma non troppo, con il riffage ben in vista. È una falsariga che torna spesso lungo il pezzo, seppur in diverse anime: l’aura però rimane la stessa sia nei momenti più vorticosi e armonici, sia in quelli più duri e ferali. Si alterna inoltre con frazioni più lenta e cadenzata, ma non per questo meno laceranti: al contrario, anche qui l’aura è di gran forza espressiva. Solo ogni tanto, in qualche stacco più strano o bizzarro, la coltre nera si apre un po’: tuttavia, sono frazioni che non stonano col resto, anzi lo fanno respirare a dovere. E così, per lunghi minuti ci ritroviamo in una corsa a perdifiato di gran efficacia, che ancora una volta riesce a colpire al cuore, a scavarti dentro con forza, un vortice vertiginoso da cui si può uscire solo quando l’episodio si spegne. Si tratta insomma dell’ennesimo pezzo splendido, il migliore del disco che chiude insieme alla traccia numero tre!

Come già detto all’inizio, The Will to Nothingness è un album che sfiora il capolavoro, un gioiellino di concretezza e oscurità. Il bello è però che dà l’idea di essere ancora un filo immaturo, e che limando giusto qualche spigolo gli Insonus potrebbero fare ancora di meglio in futuro. Se così sarà, solo il tempo potrà dirlo: nel frattempo, se ti piace il black metal moderno, non necessariamente della sua componente depressive, il consiglio può essere solo di correre ad ascoltare gli abruzzesi!

Voto: 89/100


Mattia


Tracklist: 

  1. The Will to Nothingness I – 06:31
  2. The Will to Nothingness II – 07:56
  3. The Will to Nothingness III – 09:51
  4. The Will to Nothingness IV – 07:46
  5. The Will to Nothingness V – 07:36
  6. The Will to Nothingness VI – 11:00

Durata totale: 50:38

Lineup: 

  • A. – voce, chitarra, basso, drum programming
  • R. – chitarra

Genere: black metal
Sottogenere: depressive black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Insonus

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento