A Novelist – Folie (2019)

Gli A Novelist sono un gruppo americano, abbastanza giovane: il primo full-length risale al 2015.
Folie è il loro secondo album, scritto dagli unici due componenti del gruppo: uno è il batterista Alex Babineaux, mentre Ben Nugent ha registrato il resto.

L’album si apre con Folie Noire, con un arpeggio lento e malinconico che si unisce subito ad una melodia vocale trista. Nella seconda metà si presenta tutto uguale ma in maniera più violenta con leggeri growl e grattati mantenendo parallelamente la voce pulita. Il tutto si collega senza problemi a Exteriors che dopo un intro di legato veramente virtuoso, ci porta alla strofa che è un delirio di blastbeat fino ad un ritornello, che grazie a delle brevi frasi di chitarra è estremamente melodico insieme alle tastiere in sottofondo.
 Ogni brano di quest’album durante la sua durata è piuttosto coerente con sé stesso e tutte le canzoni hanno una struttura più che solida e “scontata” ma non per questo brutta: scatta la curiosità di sapere come verrà scritta la parte che sai che sta per arrivare e il tutto non è per nulla prevedibile.
Tombeau parte senza indugiare come un cannone, ma senza miccia. Non mi ha colpito tanto, specialmente per i fraseggi che per me sono del tutto insensati all’interno di strofa e ritornello perché vanno in conflitto con la voce, in poche parole non sono complementari. Anche se il finale è molto suggestivo, non è da ignorare totalmente in fin dei conti.
Apparitions è un brano che ci mette un po’ a partire, ma l’accostamento vocale tra growl e pulito e una chiave ancora vincente, nel sound generale del gruppo ci sta molto bene. Il lick principale di chitarra è molto carino e orecchiabile, specialmente quando entra anche la tromba.  Il ritornello mantiene una semplicità vocale ma il livello che c’è sotto è di una complessità pazzesca, molti incastri tra i vari strumenti, qua c’è veramente un ottimo lavoro.
His Kingdom Is Vast cala molto di carica rispetto alla precedente. L’assolo di chitarra è molto bello anche se verso la fine ci sono troppi spazi vuoti. Per il resto è una canzone che non si fa tanto notare a differenza delle altre.
Strangers In The House of Auto-Da-Fe, anche qui si parte sparati; unica nota veramente positiva sono gli unisoni di chitarra a metà canzone. In questa canzone, l’accoppiata pulito/growl non funziona molto bene purtroppo. È senza dubbio la traccia che mi ha colpito meno.
In Acacia Crown, insieme ad un normalissimo intro, c’è anche un organo che rende il tutto più sporco. Qui se non ci fosse la melodia di chitarra in sottofondo, non funzionerebbe per niente. Ma per fortuna c’è ed è il quid che serviva per rendere questa canzone ciò che è, poiché va in totale contrapposizione al resto degli altri strumenti. Lo special sincopato non è granché ma lo si lascia passare.
Caveat Lector è il brano più lungo dell’album ed è veramente scritto bene, con un intro che è ben pensato. Nel metal 7 minuti sono una lunghezza adatta perché secondo me si riesce a dare il giusto tempo ad ogni parte della canzone. La melodia del lick principale è semplicemente fantastica specialmente nell’ultima parte discendente. I tappeti di batteria danno il giusto groove. Torna l’accoppiata vincente di pulito/growl perché è presente solo nei punti giusti. Abbiamo stranamente un cambio di tonalità per aumentare la dinamica. Insomma, ci sono veramente tante accortezze in più; tutto ciò comunica molto la capacità di questi due ragazzi.
Infatti, Stockholm Blues conferma tutto ciò nonostante sia leggermente più breve: un ottimo intro, ottime melodie e tutto ciò che finora ha caratterizzato questo gruppo positivamente. Crestfallen è una canzone breve ma energica che si consuma veramente subito, dopo che sono tre volte quest’ultima sembra veramente che duri un secondo, si ha la sensazione di quando assaggi una cosa e non hai capito se ti piace o meno e necessiti di riassaggiarla. Per quanto riguarda Learning Paralysis c’è ben poco da dire, in quanto torna un po’ sulle orme delle canzoni della prima metà.
Come finale ci propongono Interiors, conferendo una semi struttura circolare ai nomi delle canzoni. Qui i tempi rallentano e nonostante ci siano dei blast beat, non si avverte la velocità. Si percepisce una sorta di malinconia e frustrazione nel cantato pulito. Come già detto il lungo minutaggio consente al gruppo di presentarci bene tutto e ogni parte come si deve.

In conclusione, l’album è molto bello, ma si nota assolutamente un netto distacco tra le canzoni della seconda metà, esclusa una, in quanto queste sono decisamente molto più belle (non che le prime siano brutte); Sicuramente dopo molti ascolti si potrebbe protendere nel preferire una delle due parti in quanto la differenza si nota e il gusto personale farà la sua parte. Nonostante questo, il lavoro in sé è veramente di buona fattura e riesce a colpire bene l’orecchio dell’ascoltatore in pochi punti ma buoni.

Voto: 78/100

Giacomo DG

Tracklist: 

  1. Folie Noire -02:35
  2. Exteriors – 03:20
  3. Tombeau – 04:09
  4. Apparitions – 04:21
  5. His Kingdom Is Vast – 05:29
  6. Strangers in the House of Auto-da-Fe – 04:43
  7. Acacia Crown – 05:11
  8. Caveat Lector – 07:36
  9. Stockholm Blues – 06:15
  10. Crestfallen – 02:17
  11. Learning Paralysis – 03:40
  12. Interiors – 07:24

Durata totale: 57:00

Lineup:

  • Ben Nugent – voce, tutti gli strumenti
  • Alex Babineaux – batteria

Genere: death/progressive metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli A Novelist

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