False Gods – The Serpent and the Ladder (2019)

Per chi ha fretta:
The Serpent and the Ladder (2019), terzo EP nella carriera degli americani False Gods, è un EP sospeso tra passato e presente. Il suo è uno sludge metal atmosferico della scuola moderna, ma non fa un passo ulteriore verso il post-metal: al contrario, in molti riff mostra addirittura un anima da doom classico. Il suo vero punto di forza sono però atmosfere e melodie: le prime sono negative ma hanno diverse sfumature, a cui le seconde danno anche più colore. Contando anche su una registrazione adatto allo stile degli statunitensi, ne risulta un buonissimo EP, in cui entrambe le canzoni – e in particolare The Ladder – fanno bella mostra di sé. E se qualche ingenuità ogni tanto lo affligge, non è un gran problema: anche così The Serpent and the Ladder è un buon album – per quanto un po’ breve per valutare a pieno i False Gods.

La recensione completa:

Sospeso tra passato e presente. Così si può definire il suono dei False Gods, quintetto statunitense nato nel 2015 e con all’attivo tre EP – tra cui l’ultimo, The Serpent and the Ladder, è uscito lo scorso 19 aprile. Al suo interno, gli americani suonano uno sludge metal molto atmosferico, dilatato, ma senza fare un passo ulteriore e derivare verso il post-metal, com’è di moda oggi. Al contrario, spesso i False Gods tornano indietro: sono molte le influenze dal doom più classico, in special modo nel riffage. Ma il vero punto di forza di The Serpent and the Ladder sono atmosfere e melodie: le prime sono sempre negative ma con diverse sfumature, e valorizzano bene un comparto musicale per il resto anche piuttosto semplice. Ancor di meglio sotto questo punto di vista fanno le seconde, usate dai False Gods in maniera inusuale: sono molto presenti, ma non ammosciano la musica di The Serpent and the Ladder, né le danno un tono orecchiabile. Il loro scopo è invece di dare ancor più colore al suono degli americani: un obiettivo peraltro centrato in pieno. In più, l’EP può contare su una registrazione davvero azzeccata: non molto diretta né pulita, è però rarefatta ed espansa all’estremo, il che si sposa benissimo con lo stile dei False Gods. È anche vero che, dall’altro lato, The Serpent and the Ladder ogni tanto si perde dietro a qualche ingenuità; soprattutto, con le sue sole due tracce per poco più di dodici minuti, è un po’ inconsistente. Ma non sono grandi difetti per un disco che anche così si rivela ben riuscito.

The Serpent mette subito in mostra l’anima atmosferica e dilatata dei False Gods: parte dal ritmo lento di Paulie Stack, poi seguito da dissonanze di chitarra, che da subito creano un panorama alienato, sinistro. È una norma che ogni tanto torna: si alterna con tratti sempre lentissimi in cui però le melodie e la voce di Mike Stack, urlata ma meno rispetto allo scream che usa altrove sono all’origine di un certo pathos, per quanto anch’esso oscuro. Non è male come alternanza: tuttavia, il meglio gli statunitensi lo riservano per la seconda parte, che comincia poco dopo metà accentuando la propria potenza. È un passaggio ancora lento ma incisivo, grazie anche alle sue melodie, divise tra fraseggi dissonanti e altri invece addirittura di retrogusto maideniano (!). Tutto ciò non dura molto, prima di una frazione ancor più pesante, ma non aggressiva: il suo tono è anzi dimesso, mogio. È un senso che poi diviene più forte, lancinante, nel finale: diviso a metà tra le urla drammatiche del frontman e i lead della chitarra di Nick Luisi rarefatti ma quasi sabbathiani, di malinconia fortissima che poi in coda prende il sopravvento, colpisce a dovere. È la componente migliore di un pezzo con qualche ingenuità ma tutto sommato buono; tuttavia, va ancora meglio con The Ladder, che segue e sin dall’inizio perde un po’ in fatto di spessore sentimentale. Già i feedback iniziali sono lugubri, e quando entra in scena il riff di Luisi e Greg March è possente, doomy, anche triste a modo suo ma di una tristezza ombrosa, opprimente, senza speranza. È ciò che si conferma poi nelle strofe: espanse, con la voce del frontman quasi parlata, sono alienati in maniera quasi intimista, ma senza perdere l’inflessione apocalittica del resto del pezzo. Essa anzi si accentua nella frazione centrale, con lo Stack cantante che urla di più e dissonanze che creano un mood nervoso, preoccupato, poco confortevole, che ricorda persino gli Yob, seppur in versione più allucinata e rarefatta. Solo dopo qualche minuto tutto scema: la musica si spegne allora in una pausa retta da un arpeggio dimesso di chitarra pulita, che crea un atmosfera desolata. Dura poco, prima di dare il là a una ripartenza, in cui però i False Gods abbandonano la freddezza per qualcosa di nuovo drammatico, di infelicità cosmica e penetrante.  E così, tra le urla del frontman e un florilegio di chitarra di retrogusto addirittura anni settanta – che però si sposa a meraviglia con la base vorticosa alle sue spalle – si conclude una canzone ottima, la migliore del duo che compone l’EP!

Come già accennato all’inizio, il principale difetto di The Serpent and the Ladder è l’inconsistenza: due sole canzoni sono troppo poco per valutare a pieno i False Gods. Tuttavia, per quanto mi riguarda, parliamo di un disco molto incoraggiante: credo che se gli americani sapranno riproporre gli stessi elementi in qualcosa di più lungo, sprigionando al massimo le potenzialità di atmosfere e melodie, sapranno incidere bene. Ma come sempre, solo chi vivrà vedrà!

Voto: 68/100 (Voto massimo per i dischi sotto al quarto d’ora: 75)

Mattia


Tracklist:

  1. The Serpent – 06:11
  2. The Ladder – 06:04

Durata totale: 12:15

Lineup: 

  • Mick Stack – voce
  • Nick Luisi – chitarra solista
  • Greg March – chitarra
  • Johnny Geirak – basso
  • Paulie Stack – batteria

Genere: doom metal
Sottogenere: atmospheric sludge metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei False Gods

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento