Feed Them Death – No Solution/Dissolution (2018)

Per chi ha fretta:
La definizione migliore per descrivere la musica di Feed Them Death, progetto solistico anglo-italiano del polistrumentista Void, è “schizofrenia”: lo dimostra bene il primo full-length No Solution/Dissolution (2018). Lo stile al suo interno è un death metal con inserti grind che brillano soprattutto per i repentini e frequenti cambi di ritmo e di norma, che rendono il disco un oceano di riff in cui ci si perde. Ma è un perdersi positivo: nonostante sia omogeneo, il tutto funziona bene nei suoi venticinque fulminanti minuti. È anche vero che ogni tanto il senso di già sentito aleggia, e che la scaletta ha relativamente poche hit – solo le due Cadavoracity, Bloodshed Theatre, Doctrine of Approximation e Penance In the Wrong Direction riescono a stamparsi con forza in mente. Ma sono tutti difetti da poco: No Solution/Dissolution non cambierà le sorti del deathgrind, ma è un album sostanzioso e coinvolgente, che può far felici gli amanti del genere.

La recensione completa:

Pura schizofrenia. È questa la definizione migliore per la musica di Feed Them Death: one man band di Void, musicista genovese già attivo negli Antropofagus, che al momento vive nel Regno Unito, ha avuto origine nel 2017. Da allora, il mastermind non ha perso tempo: dopo un demo quello stesso anno, risale appena al successivo l’esordio sulla lunga distanza, No Solution/Dissolution, uscito lo scorso otto novembre tramite Exalted Woe Records e GrimmDistribution. Spesso esordi così rapidi mi danno l’idea di essere affrettati, che la band non abbia avuto il tempo per fare la giusta esperienza; non è però il caso di Feed Them Death, che qui dimostra subito idee molto chiare, a partire dallo stile. Come già detto all’inizio, il suo è un suono schizofrenico: di base è un death metal affilatissimo e con influssi grind, più nella durata ridotta dei brani e nella frenesia che a livello musicale, dove è presente ma in maniera minore. Il tutto è ovviamente sparato alla massima velocità, senza quasi momenti per fiatare: oltre a questo, sono presenti tantissimi cambi di ritmo repentini, che avvicinano la schizofrenia di Feed Them Death a gruppi come gli Infernal Poetry. Di conseguenza, No Solution/Dissolution è un oceano di riff in cui si perde, anche per colpa di una forte omogeneità di soluzioni: se di solito questo si rivela un difetto per un album, non lo è nel caso del progetto di Void. Al contrario, abbiamo venticinque minuti tiratissimi che avvolgono alla grande, un panorama che ti disorienta ma al tempo stesso ti coinvolge, ti stordisce di potenza nella giusta maniera. Inoltre, No Solution/Dissolution può contare su un ottimo suono, nitido e mai troppo grezzo: valorizza molto bene la potenza di Feed Them Death, e gli consente di rendere ancor più tagliente il suo assalto. E se una mancanza relativa di hit si fa sentire, e che in certi momenti l’omogeneità pesa, non sono pecche troppo castranti: anche così parliamo di un buonissimo disco, che svolge il suo lavoro in maniera più che egregia!

Il mio solito track by track dettagliato in questo caso è inadatto all’impostazione del disco. Descrivere ogni pezzo in maniera minuziosa è impossibile, o meglio: si potrebbe anche, ma verrebbe un papiro lunghissimo, illeggibile. Anche i pezzi più brevi sono strapieni di virate repentine: lo dimostra già Cadavoracity I, in cui Feed Them Death mette in mostra da subito le caratteristiche del disco. Non solo potenza, dunque, ma un assalto pressoché costante, fatta di blast beat, momenti zigzaganti più grind e altri in cui Void urla “No Solution/Dissolution” a introdurre l’album. Inoltre, incide molto bene: ogni riff ha la giusta potenza, il che la rende uno dei picchi del disco, per quanto forse sia più un intro che altro. Ma anche Exposed Parading Dissent non è da meno: i suoi tre minuti scarsi corrono veloci, tra lunghe fughe in cui a tratti il mastermind mostra anche una grande padronanza del basso – specie al centro, l’unico momento un pelo meno esasperato. Il risultato non brilla in maniera grandiosa, ma il suo lavoro lo svolge bene. Ma ancor di più lo fa Bloodshed Theatre: sin dall’inizio ha un tono più arcigno nei riff, che vorticano e sono anche più oscuri del solito. In questo li aiuta anche il growl di Void, qui cavernoso in maniera accentuata, e una seconda parte di potenza clamorosa:  si crea così un’aura lugubre e di grandissimo impatto, che la rende uno dei picchi assoluti del disco! È quindi il turno di The Horrific Balance, breve raccordo convulso e a tratti spinto sul lato tecnico della musica di Feed Them Death: è carino ma non lascia molta traccia, vista la durata ridotta e l’assenza di spunti rilevanti. Un’altra novità arriva poi con Terrific Gods Caravan: sin dall’inizio, abbandona la frenesia sentito fin’ora in No Solution/Dissolution per un approccio cupo e rallentato. Non che manchi di dinamismo: lungo la sua durata, sono molte le fughe convulse a tinte death, ma stavolta la struttura è meno schizofrenica rispetto al solito. E se anche qualche melodia sa un po’ di già sentito, non è un problema: l’impatto è sempre quello giusto! Anche First Time Dead si apre in maniera un po’ strana, persino alternativa con la batteria e le dissonanze: niente paura, comunque, visto che presto ci ritroviamo nel vortice serrato e senza respiro a cui il polistrumentista nostrano ci ha abituato. È una corsa stavolta meno estrema in media rispetto alle altre, ma in compenso più nervosa, ansiogena: una sensazione che si accentua sempre più lungo i due minuti, per poi sfociare nel finale convulso all’estremo. È anche questo a renderlo ottimo, non lontanissimo dai pezzi topici della scaletta.

Prosperity/Captivity si distacca dall’agitazione generale in misura ancora maggiore rispetto a Terrific God Caravan, almeno all’inizio: è un avvio strano, obliquo, dissonante, e devo dire nemmeno del tutto riuscito stavolta. Ma forse è il destino dell’intero pezzo: anche quando, poco prima di metà, la musica riparte con foga, stavolta l’impatto non si sprigiona a dovere, a causa un po’ di senso già sentito. Per fortuna, a salvare l’intera baracca c’è una seconda parte angosciante al massimo, tra frazioni urlatissime più rallentate e fughe death/grind potenti: è ciò che rende il pezzo discreto, non eccezionale ma coi giusti spunti per incidere. Essi sono presenti anche nella successiva Doctrine of Approximation: si fa riconoscere soprattutto per il suo riff di base, goffo ma in una maniera ben studiata per risultare pesante come un macigno. Qualche stacco davvero battente e alcune fughe con la giusta potenza chiudono il suo quadro al meglio: non è tra i migliori di No Solution/Dissolution, ma per poco! La successiva Penance in the Wrong Direction presenta un’altra piccola novità: la voce dell’ospite Christian Montagna, urlata e punk, su uno sfondo simile a quelli precedenti, macinante a dir poco. E col tempo la traccia lo diventa di più: stavolta gli stacchi ci sono ma si notano meno, per il resto è una fuga dritta al punto, rabbiosa e graffiante: coinvolge molto bene, anche grazie a qualche piccola variazione rispetto al solito, e risulta tra i migliori del disco! È quindi il turno di Inception in Rot, ennesimo brano spaccasassi e rapidissimo del lotto. Un lotto in cui a dire il vero non spicca più di tanto: la potenza è buona, ma gli stilemi sono ormai un po’ triti, e il musicista nostrano non riesce a dargli una marcia in più e a fargli superare questo problema, come accade altrove. Il risultato è forse il momento meno bello di No Solution/Dissolution: per fortuna è breve, e comunque non dà troppo fastidio.   Più o meno lo stesso discorso si può fare per Divide + Conquer, che però è migliore per molti versi. A tratti nel suo macinare ci si perde, ma la potenza stavolta è di livello almeno discreto; in ogni caso, ci sono alcuni momenti convulsi che colpiscono bene, come anche certi stacchi dissonanti o più marziali che appaiono qua e là. Ne risulta un pezzo non eccezionale, ma che non stona troppo in coda a un album del genere: sì, perché i suoi venticinque minuti sono già passati. C’è rimasto spazio solo per Cadavoracity II: ricalca in pratica l’intro, il che lo rende di nuovo un bel sentire. Insomma, l’album non poteva terminare in una maniera migliore che col suo minuto e quindici secondi di durata!

Per concludere, No Solution/Dissolution non sarà l’album che cambierà la storia del suo genere, e neppure un disco che brilla per originalità. A parte questo però è un lavoro di sostanza, concreto e mai noioso – e non è poco, considerando quanto è facile essere ripetitivi e banali suonando deathgrind. Se quest’ultimo ti piace, perciò, il consiglio è di non sottovalutare il progetto Feed Them Death, e magari di dargli una bella possibilità!

Voto: 80/100


Mattia


Tracklist: 

  1. Cavoracity I – 01:35
  2. Exposed Parading Dissent – 02:53
  3. Bloodshed Theatre – 02:13
  4. The Horrific Balance – 01:36
  5. Terrific Gods Caravan – 02:49
  6. First Time Dead – 02:02
  7. Prosperity/Captivity – 02:28
  8. Doctrine of Approximation – 02:17
  9. Penance in the Wrong Direction – 02:01
  10. Inception in Rot – 01:51
  11. Divide + Conquer – 02:19
  12. Cadavoracity II – 01:15
Durata totale: 25:19
Lineup: 
  • Void – voce, tutti gli strumenti
Genere: death metal
Sottogenere: deathgrind
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook di Feed Them Death

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