Childrain – The Silver Ghost (2019)

I Childrain sono una band spagnola nata nel 2008. In dieci anni di carriera sono arrivati a produrre ben quattro album. Quest’oggi parliamo dell’ultimo arrivato: The Silver Ghost, uscito lo scorso 29 marzo. Nove tracce che svariano un po’ tra diversi generi.

Il disco si apre con Wake The Ghost, che con un lieve arpeggio di chitarra fa iniziare il percorso di ascolto; la dinamica sale sempre più tramite la batteria fino ad un growl in sottofondo che si aggiunge. Questo crescendo esplode nel riff principale ricco di groove. La strofa è il classico ritornellone metalcore, ma che non guasta affatto la solidità del brano e del disco intero, poiché sarà una scelta adottata abbastanza spesso dalla band. L’assolo non è sicuramente lasciato al caso, per quanto sia estremamente shred, mantiene comunque una certa scelta melodica e non esagera mescolandosi bene con tutto il brano. Quest’ultimo si conclude con tre power chords decisi, molto stile punk. Successivamente troviamo Saviors of the Earth, che si apre con degli armonici che si fondono col riff principale, che di base è molto semplice. Troviamo sicuramente meno elementi di growl pesante rispetto alla opening track, per quanto comunque la voce rimanga distorta. Il breakdown c’è ma non è estremamente intenso, per fortuna l’assolo di chitarra riesce ad essere convincente. The Valley of Hope, si apre con un accordo pieno, in seguito comincia un incastro destra-sinistra tra accordi di ottave, per poi esplodere in un riff energico. La seconda strofa a differenza della prima si appoggia su un riff differente da quello principale, con una cadenza più lenta e funziona molto meglio soprattutto insieme al growl del cantante. Il ritornello ricorda vagamente The Apple dei Next to None. Mentre il finale molto in stile The Feast and the Famine dei Foo Fighters.
Saturnia inizia senza indugio, l’intro davvero vicino al doom metal. Il basso ha una potenza molto maggiore in questo riff. Decisamente interessante e inaspettato l’intermezzo calmo a metà canzone, veramente molto piacevole e melodico, comunica molta rilassatezza. Tutto quel pathos finisce tra le corde del chitarrista nell’assolo, di forte espressività. Finale che lascia un vuoto in quanto a differenza delle canzoni precedenti non è deciso. Successivamente troviamo The Silver Walker, ha un attacco deciso che si mescola bene col riff melodico della strofa; per niente banali gli accenti del riff principale. Per quanto riguarda tutto il resto non spicca molto, un finale in fading insomma abbastanza calante come traccia.
Con Interstellar torniamo ad avere un riff pieno, semplice sicuramente, ma è molto funzionale; inoltre nel ritornello i lick di chitarra arricchiscono in maniera egregia. Molto interessante anche la parte di armonizzazione, scelta non molto presente nel disco; mi sarebbe sicuramente piaciuto trovarla più spesso. Eon ha un intro estremamente semplice, in quanto la batteria si comporta nel modo più lineare possibile, cassa su 1 e 3 rullante su 2 e 4, ma in accoppiata col riff è veramente da headbanging. Nella parte finale spiccano molto gli sweep, che rendono tutto più melodico. Ten Thousand Moons, parte con un blast beat insieme al riff di chitarra, con un tono saturato, sembra stia per esplodere una bomba atomica, ma quando il riff parte, la batteria va solo di doppia cassa e perde un po’ l’entusiasmo che si stava costruendo. Sarà per la forte delusione al primo ascolto, rimane comunque il brano che mi è piaciuto di meno all’interno del disco, nonostante il riff di chitarra sia molto bello.
Omega, come da nome, segna la fine dell’album. La canzone è costruita molto bene, molto discreta ma c’è un aspetto che mi piace moltissimo: il ritornello, è molto melodico e al tempo stesso orecchiabile, mette felicità. Nel finale il cambio di tonalità è azzeccatissimo per poi tornare a chiudere con gli accordi puliti dell’intro; un ciclo che al suo interno racchiude molti aspetti interessanti ma uno su tutti spicca in alto.

Complessivamente il disco ha dimostrato di valere, sicuramente i tre dischi alle spalle hanno dato una buona esperienza alla band. Gli alti e bassi si trovano in tutti gli album sicuramente, anche in quelli migliori; ciò che rimane all’ascoltatore sono sicuramente le cose belle poiché il brutto tende a dimenticarlo. Qui si può dire che i punti bassi si possono perdonare in quanto ci sono aspetti molto piacevoli nel disco.

Voto: 75/100

Giacomo DG


Tracklist: 

  1. Wake the Ghost – 03:58
  2. Saviors of the Earth – 04:15
  3. The Valley of Hope – 04:12
  4. Saturnia – 04:47
  5. The Silver Walker – 05:13
  6. Interstellar – 04:09
  7. Eon – 03:53
  8. Ten Thousand Moons – 05:49
  9. Omega – 04:40

Durata totale: 40:56

Lineup: 

  • Iñi Childrain – voce
  • Iker Bengoa – chitarra
  • Álvaro Foronda – chitarra
  • Julen Rodríguez – basso
  • Mikel Gómez – batteria

Genere: death/groove metal/metalcore
Sottogenere: melodic death metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Childrain

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