Leather Glove – Perpetual Animation (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEPerpetual Animation (2019) è il full-length d’esordio di Leather Glove, one man band di Greg Wilkinson
GENEREMescola sludge metal, crust punk e deathgrind in qualcosa di sporco.
PUNTI DI FORZAUn suono interessante e nichilista al punto giusto, buoni spunti per quanto riguarda dissonanze e riff. 
PUNTI DEBOLIUna forte mancanza di idee memorabili, una scaletta prolissa anche nella mezz’ora scarsa di durata, poco che spicca in generale.
CANZONI MIGLIORIA Cursed Role (ascolta), Last Moment of Fortification (ascolta)
CONCLUSIONIPerpetual Animation è un album decente, ma nulla più: può essere un ascolto carino per un fan dei suoi generi, ma per il resto è del tutto nella media.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
61
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Non tutte le ciambelle riescono col buco. Specie se, portando il discorso in ambito musicale, parliamo di opere prime: negli ultimi tempi capita sempre più spesso che un gruppo esordisca senza riuscire a esprimere a pieno il proprio potenziale. È il caso della one man band Leather Glove: uno dei tanti progetti di Greg Wilkinson, più famoso come ingegnere del suono (ha lavorato con gruppi del calibro di High on Fire e Om tra i tanti), da un lato mostra uno stile anche interessante. Mescola una base sludge metal molto venata di crust punk con forti influssi grindcore e death metal, che le danno un tono ancor più rabbioso e grezzo. Il tutto è all’insegna del maggior nichilismo possibile, intento che a Leather Glove riesce bene: merito di un equilibrio discreto tra la potenza di soluzioni, specie nei frangenti più doom, e le frequenti dissonanze di chitarra. Dall’altro lato però Wilkinson non riesce a far fruttare a dovere questo suono in Perpetual Animation, primo full-length di Leather Glove dopo la nascita nel 2016 e il demo Skin on Glass quello stesso anno. Si tratta di un lavoro con anche dei punti di forza: il migliore è senza dubbio l’alternanza tra pezzi più punk e veloci e altri più lenti e fangosi, il che evita la noia di tanti dischi analoghi. Nonostante questo, purtroppo il musicista americano non riesce a evitare una forte omogeneità: tanto nei pezzi della prima impostazione quanto in quelli della seconda, molti elementi finiscono per ripetersi. Oltre a causare di conseguenza la prevedibile mancanza di hit, questo fatto è abbastanza assurdo, contando che Perpetual Animation non raggiunge la mezz’ora: eppure, riesce lo stesso a suonare prolisso e ripetitivo. Ma il problema principale di Leather Glove non è la mancanza di idee, quanto l’incapacità di renderle incisive: se riff e dissonanze colpiscono in maniera decente, quasi mai riescono a essere memorabili. Ed è anche questo a far sì che Perpetual Animation sia un album anche piacevole ma nulla più. Ha qualche spunto di personalità e anche una registrazione valida, grezzissima ma adatta al suo suono; per il resto tuttavia Leather Glove non riesce a distinguersi da tanti altri che propongono sonorità più o meno simili.

Senza preamboli di sorta, The Sand Slips comincia subito animata e potente, il più classico dei pezzi grind, ma con una bella chitarra dissonante in sottofondo. La si risente spesso lungo il pezzo, specie nei momenti più rallentati che però rimangono macinanti; le strofe sono invece più spoglie, vorticose come da norma death. In pratica il pezzo è tutto qui, alterna rapida queste norme e le varia poco: giusto al centro c’è spazio per un assolo lontano ed echeggiato, ben in linea con l’anima lugubre del resto del pezzo. Ma non serve altro: seppur ogni tanto suoni un filo scontato, abbiamo un pezzo di discreta qualità, che apre in maniera appropriata il disco. Tuttavia, va ancora meglio con A Cursed Role, con cui il progetto americano mostra il suo lato più doom: dalle stridenti chitarre iniziali, emerge un riff lento e plumbeo, che si rifà proprio a questo genere. E quando entra nel vivo, le coordinate non cambiano: le minacciosissime ritmiche di base sono divise tra momenti arcigni, di influsso death con anche il growl cavernoso di Wilkinson, e altri più espansi, angoscianti come da norma sludge. Per la prima parte è questa impostazione a fluire ininterrotta, ma poi lo scenario diventa più espanso: è altrettanto oscuro ma più espanso e allucinato, grazie anche alle dissonanze della chitarra. Prima lievi, poi sempre più dense, formano un muro che però non dà melodia al pezzo, anzi gli conferisce un tono ancor più angoscioso. È insomma un bel finale per una traccia che non è da meno: non farà gridare al miracolo ma è buonissima nella sua semplicità, uno dei picchi assoluti qui! È quindi il turno di Perpetual Animation: introdotta dalla coda di disarmonie della precedente, si apre obliqua e stridente al massimo. È un inizio strano, anche troppo per i miei gusti, ma poi Leather Glove lo migliora partendo per un mid tempo più quadrato e potente: regge prima un oscuro assolo, piuttosto efficace, e poi il growl del mastermind. Ciò dura poco, prima di lasciar posto a una fuga convulsa, prima di carattere death con tanto di blast beat, quindi di nuovo dissonante, quasi post-hardcore, prima che anch’essa lasci spazio a un breve ritorno di fiamma della prima parte. È un’escalation valida per un brano che non impressiona più di tanto, ma incide comunque in maniera discreta.

Se fin’ora il disco bene o male è stato decente, con Embrace These Grim Decisions cominciano i problemi. Già il suo attacco, a tinte punk piuttosto banali, non impressiona granché: rispetto a quanto sentito fin’ora è troppo leggero, poco incisivo, e nonostante Wilkinson ce la metta tutta a dargli un tono cupo e malato non ci riesce granché. Peraltro, va avanti a lungo nel pezzo, finendo per suonare noioso in brevissimo tempo; meglio va invece quando, di tanto in tanto, Chad Gailey (insieme a Dustin Ferris dietro alle pelli come ospite lungo tutto il lavoro) rallenta i ritmi. Anch’esse non hanno grande oscurità, nonostante un riffage graffiante, ma almeno possono contare su un po’ di impatto; purtroppo, vanifica tutto la frazione centrale, strisciante ma per il resto troppo simile a quanto già sentito lungo il disco. Sono questi i difetti di un pezzo con poco o nulla da dare: all’interno di Perpetual Animation è in assoluto il punto più basso! Per fortuna, va un po’ meglio con A Visceral Notion of Death: ha un riffage carino, ma che purtroppo sa già parecchio di già sentito. Almeno però ha il merito di suonare efficace in maniera discreta, specie nelle variazioni a cui Leather Glove lo sottopone: funziona bene per esempio il riff sludge ossessivo che compare qua e là all’interno della canzone, sia in solitaria che con l’aiuto del growl e delle dissonanze. È una base ipnotica al punto giusto, che riesce a coinvolgere nei lunghi minuti in cui va avanti; non male nemmeno il passaggio più dinamico e punkeggiante che compare sulla trequarti, un po’ banale ma con una sua efficacia. Nel complesso, ne risulta un episodio tutt’altro che eccezionale ma molto piacevole, di certo più della media del disco.

Last Moments of Fortification comincia quasi caotica, coi riff e le dissonanze che si incastrano l’uno con l’altro in qualcosa di convulso e obliquo. Ma è solo un intro, perché poi il pezzo trova una via più lineare, stavolta orientata verso il deathgrind: è un mid tempo arcigno e diretto, rabbioso anche senza dinamismo, che è presente solo in alcuni stacchi più rapidi qua e là. Poi però il tutto cambia ancora direzione: ci ritroviamo allora in una lunga seconda parte quasi funeral, non fosse che sopra a una base espansa e lugubre, quasi intensa a tratti, si stagliano le solite dissonanze. Contribuiscono a rendere il paesaggio sinistro al massimo, ma al tempo stesso espanso, quasi celestiale: è insomma una grande parte, un buon arricchimento per un pezzo che anche per questo rappresenta il migliore del disco con A Cursed Role. Purtroppo, subito dopo è il turno di The Resurrectionist, che sin dall’inizio suona poco ispirata. La sua norma di base è a metà tra crust, grind e influssi death, con un riff circolare però davvero poco incisivo; ripeterlo inoltre non è un bene, anzi lo fa venire a noia quasi subito. Per fortuna, il pezzo non lo fa troppo, prima di aprirsi in una falsariga ben più interessante: di nuovo dilatata, grazie alle tipiche dissonanze di Leather Glove, si divide tra frazioni in cui esse dominano e altre invece di poco più arcigne. È un finale non eccelso ma valido per una traccia riuscita a metà: è carina, ma non spicca troppo in Perpetual Animation. Per fortuna, la fine è già alle porte con Reflections of Despair: ha un attacco che sarebbe anche efficace, col suo riffage strisciante e pieno di cambi di tempo, se non fossero tutti elementi già sentiti e risentiti nel corso del disco. Questo ne smorza l’impatto, ma per fortuna non troppo: pur non brillando, come norma si salva, seppur colpisca meno della successiva. Essa lascia da parte la potenza ritmica per qualcosa di ancor più espanso e allucinato rispetto a quanto sentito fin’ora, con le chitarre in primo piano a scandire melodie alienanti, fuori dal mondo, orrorifiche. È una parte che va avanti a lungo, prima di terminare la propria vita in una frazione di chitarre stridenti e quasi noise: degno finale, insomma, di un pezzo godibile ma tutt’altro che eccezionale, un buon rappresentante del disco che chiude!

Per concludere, Perpetual Animation è un disco dignitoso, persino piacevole se usato come sottofondo, ma non va oltre questo livello. Parliamo di un lavoro molto nella media, che scompare nel grande mare dei tantissimi che fanno sludge, deathgrind o altri stili analoghi per nichilismo e marciume musicale. C’è da dire però che se queste sonorità sono il tuo pane quotidiano, magari il progetto Leather Glove potrà anche darti qualcosa. Per quanto riguarda me, però, io spero solo che Greg Wilkinson possa presentarsi con più idee e più chiare, la prossima volta, e sfrutti meglio le sue potenzialità: per ora è promosso, ma con riserva.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1The Sand Slips02:46
2A Cursed Role04:35
3Perpetual Animation02:13
4Embrace These Grim Decisions05:37
5A Visceral Notion of Death03:59
6Last Moments of Fortification03:51
7The Resurrectionist02:36
8Reflections of Despair03:48
Durata totale: 29:25 
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Greg Wilkinsonvoce, chitarra, basso
OSPITI
Danny Coralleschitarra (traccia 4)
Eric Cutlerchitarra solista (traccia 3)
Shelby Lermochitarra solista (traccia 1)
Sean McGrathchitarra solista (traccia 1)
Dustin Ferrisbatteria (tracce 1, 3, dalla 6 alla 8)
Chad Gaileybatteria (tracce 2, 4, 5)
ETICHETTA/E:Sentient Ruin Laboratories
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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