Hellripper – Black Arts & Alchemy (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEBlack Arts & Alchemy (2019) è il recente EP del progetto Hellripper, one man band del musicista scozzese James McBain.
GENEREIl medesimo speed metal motörheadiano con forti influssi dal primissimo black sentito nell’esordio Coagulating Darkness (2017).
PUNTI DI FORZACome il genere, anche la capacità di intrattenere è rimasta la stessa rispetto al passato, come anche l’ispirazione.
PUNTI DEBOLIUna registrazione un filo troppo grezza, specie a livello vocale, una durata un po’ ridotta. 
CANZONI MIGLIORIDecrepit Christ (ascolta), Black Arts & Alchemy (ascolta)
CONCLUSIONIBlack Arts & Alchemy conferma quanto di buono Hellripper aveva mostrato nel suo full-length d’esordio. Si rivela un grande EP, da scoprire per i fan del black metal primigenio!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
76
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Quando uno scrive recensioni da anni come ho fatto io, comincia a vivere il mondo della musica in maniera diversa rispetto a un semplice appassionato. Giusto per fare un esempio, sono affezionato a molte delle band che al momento sto ascoltando per preparare le mie recensioni; so però che è solo un istante di vita, e che in futuro nel mio affetto i loro dischi saranno sostituiti da altri. Solo pochi riescono ad andare oltre, a rimanere più che un semplice ricordo anche dopo tanti mesi/anni e a entrarmi nel cuore: di sicuro, il progetto Hellripper è tra essi. One man band del musicista scozzese James McBain nata nel 2014, avevo già avuto modo di apprezzarne il grande talento l’anno scorso, quando mi è capitato di recensire il suo esordio sulla lunga distanza Coagulating Darkness. Si tratta di un vero gioiello, così fresco e divertente che non ho potuto farmi sfuggire Black Arts & Alchemy, nuovo EP di Hellripper: un lavoro in cui il progetto conferma tutto il suo potenziale e i suoi piatti forti. Il primo e più evidente è a livello stilistico: quello suonato da McBain è sempre lo stesso speed metal ispirato soprattutto ai Motörhead, con in più elementi black mutuati dai primissimi Bathory. Ogni tanto c’è qualche incursione più moderna, ma tutto sommato non ci sono molti cambiamenti da Coagulating Darkness, non solo per quanto riguarda la musica ma anche la qualità. Black Arts & Alchemy mette infatti in mostra ancora la grande carica di Hellripper, spontanea e mai finta, e la stessa bravura nel suonare sempre di intrattenimento e mai stantio. E se una registrazione un pelo grezza specie a livello vocale è un difetto (l’unico, peraltro), è una questione da poco: anche così parliamo di un lavoro breve ma divertente al massimo e del tutto degno di nota!

All Hail the Goats comincia subito veloce e potente, col classico speed metal venato di punk del progetto scozzese e qualche influenza black sia nel riffage che soprattutto nello scream di McBain. Esso domina nelle strofe, dirette e sempre in movimento col loro riffage circolare, per poi lasciare spazio a un cantato meno graffiante ma sempre rabbioso nei blasfemi bridge, molto alla Motörhead in fatto di riffage. Sono il perfetto preludio a ritornelli di nuovo speed/heavy metal, anche nella loro esplosività: nonostante il mastermind torni allo scream, sono divertenti, quasi allegri, seppur in maniera arcigna e volgare. Ottima anche la frazione centrale, un convulso momento ritmico che sfocia poi nel più classico degli assoli. È quanto basta al pezzo per essere splendido, una grande apertura; a parte questo è però forse il meno bello dei quattro, il che la dice lunga sul disco! Va infatti meglio con Decrepit Christ, che sin dall’inizio si mostra meno brillante e più nervosa, oltre che oscura: lo mostra bene il riff principale, ombroso con la sua chiara influenza punk. È un’aura che torna spesso, sia nei ritorni di fiamma dell’inizio sia nei ritornelli: anch’essi piuttosto feroci, hanno un influsso black e anche in parte thrash più spinto del resto, il che dà loro un gran impatto. Meno buie sono invece le strofe, rapide e senza fronzoli, con ancora un piglio punk che le rende animate, disimpegnate; presto però confluiscono in bridge rabbiosi e cupi, oltre che anche più frenetici del resto. Un breve assolo al centro è quanto basta a un pezzo breve ma fulminante per chiudersi nel migliori dei modi: abbiamo senza dubbio uno dei picchi assoluti dell’EP!

Quando sembra quasi che il disco si sia stabilito su una certa norma, con Black Arts & Alchemy Hellripper stupisce: il suo giro iniziale è strano, obliquo ma in qualche modo quasi neoclassico (!). Non che McBain sia interessato a tecnicismi: sin da subito questo giro regge una norma veloce e convulsa, più d’impatto che altro. Torna ogni tanto, in alternanza con frazioni heavy metal che ne riprendono la cadenza in qualcosa di più classico e sempre molto crepuscolare; c’è spazio però anche per frazioni graffianti, in cui spuntano influssi da black metal di stampo norvegese. Il tutto mescolato in una lunga fuga più tortuosa di quanto il musicista scozzese ci abbia proposto in precedenza, ma che funziona: merito non solo del dinamismo, ma anche della bella atmosfera preoccupata e lugubre che aleggia sempre. È il segreto di un brano particolare ma riuscitissimo, il migliore dell’EP a cui dà il nome col precedente. Quest’ultimo è ormai agli sgoccioli: c’è rimasto spazio solo per Headless Angels, che torna su lidi più esplosivi e in linea col genere tipico di Hellripper ma senza lasciare da parte un’atmosfera sinistra. Essa è anzi sempre presente nelle veloci strofe, potenti grazie anche a elementi black moderno che McBain integra benissimo nel suo speed metal. Il tutto si apre un po’ soltanto coi ritornelli, che tra fraseggi che quasi ricordano addirittura Ace of Spades sono più aperti, seppur non manchino d’impatto. Buona anche la frazione centrale, l’unica davvero thrash del disco, con potenti ritmiche a sostituire l’assolo: vanno avanti in breve prima di dare spazio a un nuovo stacco più aperto. Tra l’ospite Marianne Mathieu che urla quasi a imitare gli acuti di Tom Araya e un altro breve sfogo speed, si conclude così un altro pezzo splendido, poco sotto al meglio dell’album che chiude!

In fondo, forse il principale difetto di Black Arts & Alchemy non è il suono, come dicevo all’inizio, ma la brevità: vorresti molto di più dei soli dodici minuti in cui si esaurisce! Anche questo però la dice lunga sul suo valore: abbiamo un album fulminante e di gran divertimento in ogni suo minuto; forse è meno una sorpresa per me rispetto a Coagulating Darkness ma lo trovo quasi altrettanto valido. Ecco perché, se le commistioni tra black e speed metal ti piacciono, è un altro disco da correre a scoprire: ma lo stesso vale in generale per l’intera opera del progetto Hellripper!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1All Hail the Goat03:12
2Decrepit Christ02:54
3Black Arts & Alchemy03:19
4Headless Angels02:58
Durata totale: 
FORMAZIONE DEL GRUPPO
James McBainvoce, tutti gli strumenti
OSPITI
Marianne Mathieuvoce addizionale (traccia 4)
ETICHETTA/E:Reaper Metal Productions
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa, Redefining Darkness Records

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