Antipathic – Humanimals (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONENonostante sia uscito solo due anni dopo la formazione, Humanimals (2019), full-length d’esordio del duo internazionale Antipathic, è un album maturo e convincente.
GENEREUn brutal death metal schizofrenico e pieno di cambi di tempo: non è però ipertecnico, bensì più puntato sull’impatto.
PUNTI DI FORZAUna grande pesantezza, atmosfere ben curate e fredde al punto giusto per sostenere un concept sul dualismo uomo-macchina, una media molto buona.
PUNTI DEBOLIUna scaletta con poche hit.
CANZONI MIGLIORIDigital Damnation (ascolta), Neurotoxic Paralysis (ascolta), Inorganic Repopulation (ascolta)
CONCLUSIONIPur non essendo un capolavoro, Humanimals si rivela valido e molto adatto a tutti i fan del brutal death metal più vertiginoso!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
84
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Schizofrenia pura: così si può definire in maniera molto efficace la musica degli Antipathic. Duo internazionale formato dallo statunitense Chris Kuhn e dal calabrese Giuseppe “Tat0” Tatangelo, ha in breve bruciato le tappe. L’EP d’esordio Autonomous Mechanical Extermination è arrivato poco dopo la formazione nel 2017; risale invece allo scorso 31 gennaio l’esordio sulla lunga distanza Humanimals. In molti casi del genere, il risultato di una tale fretta è un lavoro acerbo, ma non stavolta: i due membri degli Antipathic sono musicisti di grande esperienza e si sente, per esempio in uno stile come già detto schizzato e complesso. Di base è un brutal death metal della corrente “slam”, strapieno di cambi di tempo repentini ma di rado puntato sul lato più tecnico del genere, mettendosi di rado in mostra con ghirigori e giravolte. Al contrario, Humanimals punta quasi tutto su un impatto furibondo: un’impresa che agli Antipathic riesce bene, grazie a una buona capacità di scrivere riff incisivi e cambi di tempo che colpiscono. Merito anche di diversi elementi che il duo assorbe nella propria musica: provengono dal grind (da cui mutuano la breve durata dei brani, ma che in fondo non influenza la loro musica in maniera determinante) ma a volte anche da altre fonti. La più inaspettata è quella che si ritrova in certi intermezzi e preludi, di matrice sintetica e industriale: non solo si sposano bene col concept di Humanimals, che parla di apocalissi tecnologiche e predominio della macchina sull’uomo. Soprattutto, si integrano bene in atmosfere che gli Antipathic rendono spesso fredde e feroci al massimo, con una cura non sempre presente, almeno in un genere come il brutal che di solito è aggressione di pancia e basta. Insomma, parliamo di un disco con tutte le carte in regola per essere un capolavoro: purtroppo il duo non riesce a raggiungere quel livello – pur non girando nemmeno troppo alla larga. Il difetto principale di Humanimals è banalmente la più tipica delle mancanze di hit: la sua scaletta per quanto buona ha poco che riesca a spiccare davvero. Ma è un difetto che rispetto alla media risulta meno spinto nella musica degli Antipathic: in generale, parliamo di un gran bel disco, non solo ben registrato e suonato in maniera eccelsa ma degno d’attenzione anche per quanto riguarda la sostanza.

Si parte da Binary Extraction, un intro già da subito molto lugubre, col suo ambient lievissimo ma cupo, su cui poi arrivano voci sintetizzate – la prima di tante volte in cui le sentiremo nel disco. Partono da dire semplicemente “one” e “zero”, ma poi finiscono in un caos in cui si sovrappongono le parole “conquer” e “kill”: è il segno che è arrivato il momento di Digital Damnation. Un altro breve intro di rumori, poi ci troviamo subito nella sua tempesta, col possente riffage death ben retto dal blast beat serratissimo di Chris che mostra subito la sua rapidità. È una frazione che si ripete un paio di volte, in alternanza con frazioni più variegate e truci, in cui Tat0 si fa sentire con lo scream: al loro interno ci sono diversi passaggi, ma tutti molto riusciti, anche quelli più audaci nello scambiare momenti lenti e veloci. Proprio da qui il pezzo a un certo punto si apre: c’è spazio allora per un passaggio lento e truce, quasi di influsso doom. Ma non dura molto prima che gli Antipathic tornino a correre, mantenendone però l’aura sinistra e la pesantezza: è il finale breve ma ottimo di un brano che lo è altrettanto, poco distante dai picchi assoluti di Humanimals! Un breve grunt del frontman, poi Integers inizia subito vorticosa al massimo, quasi caotica. Per quasi tutto il tempo è un blast beat a dominarla, a volte a velocità spaziali, altrove invece più martellante, grazie anche a un riff di ottima potenza, che zigzaga attraverso i tanti cambi di tempo a cui il duo la sottopone. La struttura è anche più schizofrenica del solito, non tanto a livello di ritmo quanto di cambiamenti, che giungono improvvisi e travolgenti. L’unico momento di pace (se così si può dire) si trova al centro, un breakdown cupo e spezzettato; a parte questo, abbiamo una fuga di meno di due minuti che coinvolge e dà la giusta ansia in quasi ogni attimo, in ultima analisi un altro gran pezzo! Un breve preludio strano, quasi industrial, poi anche Industrial Exorcism entra nel vivo martellando forte, una partenza vorticosa ai limiti col death tecnico. Ma stavolta questa situazione non è destinata a durare: presto è il turno di un altro intermezzo di distorsioni elettriche: dà il là a una norma meno frenetica. È un mid tempo che però non manca né di potenza, ben rappresentata da ritmiche semplici ma grasse e distruttive, né soprattutto di un’aura truce, oscura al massimo. Essa non sparisce neanche quando la musica devia verso una frazione più convulsa e possente al centro, né nel finale, quando c’è spazio per un rallentamento slam abissale e di gran brutalità, che colpisce alla grande. Tutti questi elementi sono all’origine di un altro pezzo di gran livello, non tra i migliori di Humanimals ma neppure troppo lontano

Dopo tanta distruzione, gli Antipathic piazzano Singularity, interludio che un po’ ricorda Binary Extraction. La base è composta da suoni lievi ma sinistri, e tornano le due voci robotiche a incrociarsi in un discorso inquietante. È insomma un buon frammento, della giusta atmosfera, oltre che un preludio azzeccato per Failure Nodes, che dopo giusto qualche secondo parte tempestosa al massimo. All’inizio, solo di tanto in tanto la sua frenesia viene interrotta da ottime frazioni vorticose e striscianti che danno al tutto un tocco di oscurità. Sono il passaggio più in vista del pezzo, ma il resto non è da meno: per esempio, di valore si rivela la frazione centrale, con le sue fughe dal riffage strano, di retrogusto thrash, alternate con breakdown truci a dir poco. Inoltre, a parte un breve ritorno di fiamma iniziale, non c’è altro in un episodio in fondo molto semplice, ma buono: non spiccherà all’interno della scaletta, ma sa bene il fatto suo. La successiva Abdication dà quasi l’idea che qui la band voglia rallentare un po’ e far riposare le orecchie dell’ascoltatore. Per lunghi secondi, il ritmo è lento, quasi funereo e le ritmiche nemmeno troppo grasse, con anzi dissonanze a metà strada tra il metal più tecnico, deathcore e addirittura black, il tutto corredato dal grunt basso di Tat0. Ma poi gli Antipathic si scatenano, in un breve finale caotico e con l’impatto devastante di una bomba: ciò lo rende un esperimento strano ma molto ben riuscito, un altro valore aggiunto per Humanimals. È quindi il turno di Iscariot, che parte sparata a mille, in una maniera peraltro molto incisiva, ma dopo poco perde il suo dinamismo a favore di qualcosa di truce e ossessivo nella sua lentezza. È una norma che cerca di essere oscura, ma stavolta non ci riesce del tutto; molto meglio va invece quando il duo cerca di cambiare direzione, sia nei piccoli stacchi convulsi qua e là che nell’evoluzione del pezzo. Per esempio, ottima la parte centrale, ritmata e quasi con un piglio groove/thrash metal moderno; dura poco, tuttavia, prima di dar spazio a un passaggio che alterna momenti catacombali e sfoghi esasperati al massimo. Non male anche il finale, che dopo un ritorno del vortice iniziale si fa grassa e goffa, in una maniera però eccezionale: un’ottima conclusione, dunque, per una traccia che pur essendo un pelo sottotono riesce a difendersi a dovere. Purtroppo, non si può dire lo stesso di Synesthesia: sembra quasi la coda della precedente, e dopo un vocalizzo harsh parte con violenza. Il suo riffage non è nemmeno male, colpisce bene, solo che va avanti solo per ventitré secondi: non ha molto senso come esperimento grind, e sembra parecchio incompleto, il che lo rende senza dubbio il punto più basso di Humanimals.

Per fortuna, a questo punto gli Antipathic ritirano su il disco alla grande con Neurotoxic Paralysis, traccia quasi del tutto strumentale. Prende vita da un intro meccanico, freddo come il ghiaccio coi suoi suoni industriali, per poi partire senza strappare: nonostante qualche sfogo in blast, il gruppo punta più su una bella aura sinistra. Viene meno poco dopo, quando un breve growl di Tat0 lancia una fuga vorticosa, neanche troppo cupa all’inizio; poi però nella sua evoluzione torna ad assumere sonorità più lugubri, e anche a rallentare. Giunge così in scena una norma lenta ma vorticante, poco accogliente col suo riff semplice ma rancoroso e di gran impatto; anch’esso però dura poco, prima di spegnersi nel nulla. Ma non è ancora finita: un breve interludio con dissonanze industriali e una voce agghiacciante, che si ripresenterà anche ribassata alla fine, poi è la volta di uno sfogo che rilegge l’avvio in maniera più veloce e vorticante. È una parte rabbiosa ma anche, a modo suo, disperata: anche questa presenza di pathos rende la traccia splendida, il picco assoluto del disco! Ma la qualità non scende di un pelo con Inorganic Repopulation, che per una volta se la prende con calma a entrare nel vivo: il suo intro, più lungo della media, è lento e fatto di dissonanze di chitarra, su cui entra poi il growl di Tat0. Solo in seguito ci ritroviamo nel vortice a cui gli Antipathic ci hanno abituato fin’ora in Humanimals: ma è un vortice meno serrato rispetto al solito, evoca piuttosto un feroce nervosismo, più oscuro del solito. È un’aura che si perpetra anche nel prosieguo, come sempre molto vario, ma che in generale alterna brevi fughe e tratti più cadenzati in cui il duo mostra tutta la sua rabbia, di gran forza nonostante la mancanza di dinamismo. Tra queste ultime, spicca il finale, efferato al massimo coi suoi stop ‘n’ go cadenzati, semplici a livello musicale ma di impatto assurdo. Ma anche le prime non sono da buttar via: per esempio, brilla la sezione di tre quarti, quasi con un filo di tristezza, data dal riffage di influsso black che crea una bella atmosfera. Il risultato è l’ennesimo grande brano il migliore del disco col precedente. A questo punto, c’è rimasto spazio solo per Cognitive Dissonance, che nonostante la lunghezza, la più importante del disco per distacco coi suoi quasi otto minuti, è più un outro che altro. Su una base lieve di musica calma ma fredda, si staglia una voce che parla del tema del concept e di guerra tra uomini e macchine. Va avanti circa un minuto e mezzo, prima di lasciar spazio a una lunga sezione di suono bianco: dura quattro minuti, tutti uguali, prima di riprende i temi sentiti vagamente all’inizio e svilupparli. Ci ritroviamo allora in un breve interludio strano, col basso di Tat0 in evidenza che crea una base vorticosa, su cui pian piano penetra la chitarra distorta, uno scoppio di energia potente e dissonante che però dura poco. Si conclude così un pezzo strano ma a suo modo non malriuscito: come finale per un disco così non sarà il massimo, ma sa essere suggestivo il giusto.

Per concludere Humanimals è un buonissimo disco, con qualche zampata memorabile, un livello medio elevato e pochissimi passaggi a vuoto. Per questo, se ti piace il death metal più brutale e schizzato, non ti far scoraggiare dalla durata esigua, o dalle sue lievi pecche, e nemmeno dalla fretta con cui gli Antipathic lo hanno pubblicato. Troverai un album maturo e in cui i pregi superano di gran lunga i difetti, oltre che una mezz’ora di pura distruzione e freddezza: insomma, niente più di tutto ciò che di buono puoi desiderare dal genere!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1 Binary Extraction 00:55
2 Digital Damnation 02:13
3 Integers 01:54
4 Industrial Exorcism 01:53
5 Singularity 01:17
6 Failure Nodes 02:27
7 Abdication Through Transcendence 01:43
8 Iscariot 02:46
9 Synesthesia 00:27
10 Neurotoxic Paralysis 03:01
11 Inorganic Repopulation 04:06
12 Cognitive Dissonance 07:56
Durata totale: 30:38
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Tat0 voce e basso
Chris chitarra e batteria
ETICHETTA/E: Despise the Sun Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE: la band stessa

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