Dezaztre Natural – Asfixia (2018)

Per chi ha fretta:
Asfixia (2018), terzo full-length dei cileni Dezaztre Natural, è un lavoro con dei punti di interesse. Di sicuro lo è lo stile, un crossover thrash metal con tante incursioni punk e altre influenze che suona riottoso e agitato al punto giusto, oltre che potente. Anche le capacità di songwriting del gruppo non sono male: purtroppo però il disco soffre un po’ di omogeneità. Qualche pezzo riesce anche a sfuggirne, come la battagliera opener Pesadilla Senil, la fulminante Patriofobia, l’acida Medicina del Estado e la rabbiosa closer-track Nuevo Orden Mundial: sono i picchi di una scaletta che però a tratti si perde, specie nella seconda metà. È anche per questo che, nonostante i suoi pregi, Asfixia non riesce ad andare oltre un livello discreto; tuttavia,  può lo stesso fare la felicità degli amanti del genere.

La recensione completa:
Se consideri il metal come fenomeno geografico, il tuo pensiero correrà soprattutto agli Stati Uniti, all’Inghiliterra, ai paesi Scandinavi, al massimo al Brasile; difficilmente invece ti verrebbe in mente il Cile. Eppure, negli ultimi anni la scena del paese sudamericano sta ribollendo, con tante band in alcuni casi anche molto valide, o comunque interessanti. È in questa seconda categoria che collocherei i Dezaztre Natural: nati nella capitale Santiago nel 2009, nel corso del tempo hanno prodotto tre full-length, tra cui l’ultimo Asfixia risale allo scorso 18 novembre. Come detto, si tratta di un lavoro con dei punti di interesse, soprattutto per quanto riguarda lo stile: è un thrash metal della branca crossover, con frequenti incursioni punk che contribuiscono a renderlo più riottoso e movimentato. Proprio questa essenza è il vero punto di forza dei Dezaztre Natural, molto bravi a evocare agitazione e uno spirito ribelle, ben testimoniato anche da testi politicizzati e fortemente critici. Purtroppo però Asfixia non è immune dal difetto più tipico del metal moderno, ossia l’omogeneità: strutture, riff e impostazioni tendono a ripetersi, e se alcuni pezzi ne risentono meno e incidono, altri tendono a perdersi. È un difetto limitante ma non troppo: anche così, i Dezaztre Natural riescono lo stesso a far valere la propria potenza, grazie anche a un songwriting non originalissimo ma abile e più che discreto. Anche per questo, pur non facendo gridare al capolavoro, Asfixia rimane un lavoro che riesce a dire la sua per buona parte della sua durata.

A sorpresa, l’album non entra subito nel vivo: comincia invece da un lungo introabissale, con suoni di acqua bassi, profondi, inquietanti, a cui poi si aggiungono echi lontani altrettanto sinistri. Dura poco più di un minuto ma crea il giusto tono oscuro, prima che Pesadilla Senil entri nel vivo con un riffage macinante: all’inizio è quasi preoccupato, ma presto diventa rapido e nervoso. È una delle basi delle strofe, che la alternano con momenti anche più frenetici e del tutto strumentali, in cui il batterista Pablo Santidrián usa il ride per dare quasi un tono da battaglia, e brevi tratti più urlati. Ancora di più lo sono i ritornelli, rallentati ma riottosi al massimo, con quello che è quasi un coro da protesta popolare come base – il che le consente di incidere alla grande. Sono il momento più in vista del pezzo, ma anche il resto incide bene: lo fanno sia la norma che l’assolo centrale, breve e vorticoso, unica variazione importante di una opener semplice ma ottimo, non distantissima dal meglio del disco. Un avvio convulso, contorto, di pura potenza ritmica, poi però N.M.P. vira su qualcosa di più lineare e dinamico. Il ritmo è sempre abbastanza serrato, come anche il riff, vorticoso e diretto come da norma thrash: è la base di strofe in cui i due cantanti Italiano e Karloncho Gonzalez si alternano, uno con la voce roca mentre l’altro con una più pulita, ma sempre arrabbiata. Solo ogni tanto il pezzo rallenta: di solito sono brevi stacchi, che lanciano un altra fuga, mentre solo nei ritornelli vanno avanti più a lungo. Con un’impostazione stop ‘n’ go, sono strani, ma la loro aura preoccupata e ombrosa li rende lo stesso efficaci. Degno di nota anche l’assolo centrale, strano e obliquo, retto com’è solo dal basso di Rene Dizaster: è un altro elemento per un pezzo un po’ strano ma non spiacevole, che non spicca in Asfixia ma nemmeno stona. Tuttavia, va molto meglio con Patriofobia, che attacca subito con cori anthemici su un riff macinante, con un gran impatto ma anche la capacità di entrare in mente con facilità. Ma anche ciò con cui quest’anima si scambia non è da meno: la progressione alterna brevi passaggi di influsso addirittura death, vortici rabbiosi in blast beat, e altri invece molto dinamici, in cui si sente tutta la rabbia dei Dezaztre Natural. Essa è evidente anche nella parte centrale, speed thrash davvero serrato, anche più del resto: è meno opprimente a livello di atmosfera, ma si integra lo stesso bene nel resto. Lo stesso vale per le maggiori venature death presenti nel finale: anch’esse si trovano a loro agio in una scheggia breve ma fulminante, uno dei pezzi topici del disco!

Medicina del Estado parte da un intro parlato, in cui anche chi non parla spagnolo capisce il riferimento alla malasanità, tema del pezzo che poi, dopo poco più di mezzo minuto, esplode. Ci ritroviamo allora in un’altra progressione convulsa, in cui ogni passaggio si immette nel seguente con urgenza assoluta. Le strofe sono variegate, ma tutte le loro parti sono legate dal riffage vertiginoso di Nacho Tupper e dal ritmo velocissimo tenuto da Santidrián; ci si ferma  soltanto davanti ai ritornelli. Ancora una volta corali e anthemici, perdono un po’ di dinamismo ma la potenza rimane la stessa, grazie a ritmiche arcigne che danno loro un tono minaccioso. C’è spazio anche per un altro assolo nello stile dei cileni, in cui la chitarra ben si mescola col basso al di sotto, stavolta in maniera anche più riuscita; lascia poi il posto a l’unico vero rallentamento del pezzo, anch’esso però potente il giusto. Lo stesso vale per l’episodio: incide a meraviglia e se non raggiunge il meglio del disco, lo fa giusto per pochissimo! La successiva Niño Pestilencia comincia subito col suo giro di base: dominato da un fraseggio chitarra, anche stavolta con venature di carattere speed, all’inizio è persino lenta, tranquilla. Ma presto la musica accelera, pur non perdendo la sua particolare melodia, che anzi sostiene bene la frenesia generale. Va avanti a lungo, prima che brevi bridge vorticosi e con persino un accenno black metal alla fine (!) diano spazio a qualcosa di più quadrato e legato al crossover thrash metal. Come altre volte in Asfixia, anche qui l’urgenza viene meno solo nel passaggio centrale, con un paio di passaggi però obliqui e dissonanti che funzionano bene, e si integrano bene tra le fughe tra cui i Dezaztre Natural le racchiudono. È un altro elemento riuscito per un pezzo non eccezionale, ma che svolge il suo compito col giusto mestiere.

Se fin’ora è andato più o meno bene, da Valle Putrefacto iniziano i problemi: l’avvio è sempre energico, non troppo veloce ma con un riffage granitico che i cileni cominciano subito a evolvere in maniera azzeccata. Purtroppo è però solo l’intro, perché poi la musica scatta: il dinamismo è sempre ammirevole, ma stavolta non incide più di tanto. Il motivo è che sia le strofe, rabbiose e dritte al punto, sia i chorus, di nuovo di carattere speed e che cercano di essere esplosivi, sanno di già sentito, e non riescono a incidere – in special modo le prime, i secondi riescono a combinare qualcosa. Molto meglio la frazione centrale, che ricomincia a progredire sulla falsariga iniziale, arricchita poi da qualche bella melodia qua e là. Peccato solo che duri poco: se il gruppo lo avesse sviluppato di più, forse il brano sarebbe stato meglio di quello riuscito solo a metà che abbiamo qui. Per fortuna va un po’ meglio con Decadencia, che prende vita da un riff piuttosto scontato ma poi corregge il tiro. Se non altro, le strofe coinvolgono col loro senso riottoso, ben aiutato dalle ritmiche di chiaro influsso punk, dal ritmo incalzante della sezione ritmica, dalla voce dei due cantanti e più in là anche da qualche assolo che ricorda i primi Metallica. Meno buoni sono invece i ritornelli, che cercano l’aggressività ma a tratti sembrano un po’ troppo esagerati nel farlo, per quanto non siano poi così malaccio. Buona è invece la sezione centrale, semplice ma ottima col suo riffage thrash acido il giusto che graffia bene. È anche per questo che alla fine il risultato è buono, anche a dispetto di un certo senso di già sentito che aleggia un po’ ovunque. Lo stesso purtroppo non si può dire di Autómatas: parte con un ritmo che ricorda molto, troppo, Niño Pestilencia. E quando entra nel vivo, la storia non cambia: il ritmo veloce e il riffage ricordano quanto già sentito più e più volte in Asfixia, e risultano del tutto anonimi. Non servono a molto le piccole variazione a cui i Dezaztre Natural le sottopongono stavolta: di fatto solo quando variano i cileni riescono a dire qualcosa. Lo fanno gli stacchi che compaiono qua e là, brevi e melodici; soprattutto, lo fa la sezione centrale, col suo lavoro di chitarra nervoso che crea una bella aura, molto preoccupata. Anche il finale non è malaccio, coi suoi toni maggiormente punk: anche così però il tutto risulta decente e nulla più.

Anche Mensaje Suicida prende il via direttamente dalla  sua impostazione di base, quasi canzonatoria pur nella sua cupezza. Non è malaccio, anzi all’inizio e quando torna colpisce bene; il suo valore però un po’ si abbassa quando i cantanti provano a seguirla, il che stona un po’. In ogni caso, più che discrete sono le strofe: semplici e dirette, hanno il giusto impatto; lo stesso vale per i momenti di poco più aperti ma sempre possenti che spuntano qua e là. Tuttavia, l’unico passaggio che davvero spicca è al centro, quando la musica rallenta e si fa più oscura, apocalittica, senza perdere un pelo in fatto di energia distruttiva. Dura poco, prima che il tutto torni a crescere in frenesia e torni alla progressione iniziale. Anche per questo, ne risulta un pezzo non del tutto soddisfacente: passa in fretta, in maniera anche piacevole, ma non lascia molto dietro, e in generale si rivela molto anonimo. Per fortuna, Asfixia si ritira su alla grande nel finale con Nuevo Orden Mundial, arrembante sin dall’inizio col vortice di influsso quasi black e death evocato dalla chitarra di Nacho Tupper. L’impostazione tempestosa rimane anche quando i Dezaztre Natural tornano al loro tipico thrash, che nonostante sia ancora un pelo trito stavolta incide bene. Lo fa sia nei momenti più esplosivi delle strofe posti qua e là, sia in quelli più cadenzati ma sempre rabbiosi al massimo, sia nei ritornelli. Essi presentano più o meno un contrasto simile, seppur molto più accentuato: si dividono tra momenti striscianti, riottosi nonostante il ritmo lento e il riff di base quasi doom, e altri invece serrati, quasi caotici. In ogni caso, il dualismo funziona benissimo, grazie anche alla melodia cantata da Italiano e Karloncho Gonzalez, di facilissima presa: si stampa all’istante in mente. Bella anche la frazione centrale, che ricorda quasi gli Slayer nella sua oscurità: insieme al breve outro, con il suono di un’esplosione, è quanto basta come variazione per un pezzo semplice ma splendido, l’ultimo dei picchi del disco che chiude!

Per concludere, Asfixia non è probabilmente il disco che farà la storia, o modificherà il destino del thrash metal mondiale. Tuttavia, nella sua mezz’ora abbondante riesce a intrattenere piuttosto bene, il che gli consente di essere sopra alla media odierna del genere anche a dispetto della sua tendenza a ripetersi. Di conseguenza, se il genere ti piace, specie nelle sue branche più rabbiose e contaminate di punk, si tratta di un disco a cui dare una possibilità: non sarà un capolavoro, ma sono sicuro che te lo godrai lo stesso!

Voto: 74/100


Mattia

Tracklist: 

  1. Pesadilla Senil – 04:22  
  2. N.M.P – 03:31  
  3. Patriofobia – 02:44  
  4. Medicina del Estado – 04:20  
  5. Niño Pestilencia – 03:33  
  6. Valle Putrefacto – 03:55  
  7. Decadencia – 03:48  
  8. Autómatas – 03:26  
  9. Mensaje Suicida – 03:09  
  10. Nuevo Orden Mundial – 03:25

Durata totale: 36:13

Lineup: 

  • Italiano – voce
  • Karloncho Gonzalez – voce
  • Nacho Tupper – chitarra
  • Rene Dizaster – basso
  • Pablo Santidrián – batteria

Genere: thrash metal
Sottogenere: speed/crossover thrash metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Dezaztre Natural

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