Vexatio – To the Abyss and Back (2019)

Per chi ha fretta:
To the Abyss and Back (2019), secondo demo dei savonesi Vexatio, rivela alcuni passi in avanti rispetto all’esordio Unseen, Unknown and Treacherous (2016). Si tratta di un lavoro che da un lato conferma alcuni punti del predecessore, sia nello stile – un melodic death metal ricercato, complesso e solo un pelo più scarno che in passato, con tante sfumature e tante influenze  – sia in certi difetti – la registrazione, sempre molto grezza. Dall’altro però la band ligure è maturata: lo si sente non solo nel numero maggiore di elementi nel loro suono ma soprattutto nel songwriting, che li gestisce meglio. Sono questi i fattori all’origine di un demo interessante, con tre canzoni di qualità almeno discreta e anche più, come nel caso dell’ottima Azotherian. Anche per questo motivo, nonostante la brevità To the Abyss and Back si rivela non solo un miglioramento rispetto al passato per i Vexatio, ma anche un lavoro incoraggiante per il futuro.

La recensione completa:
Interessante, ma acerbo: volendo sintetizzare all’osso, era questo il senso della mia recensione di Unseen, Unknown and Treacherous, primo demo dei Vexatio. Me ne sono occupato quasi tre anni fa, ed è ovvio che nel frattempo questi savonesi non siano rimasti con le mani in mano: nei trentasei mesi passati, molta acqua è passata sotto i ponti per loro. In primis, c’è stata una piccola rivoluzione nella lineup, con l’addio del tastierista Manik Pramana e l’avvicendamento dietro al microfono tra Mirko Bergamo e Marco Bruno. È con una formazione a soli quattro elementi che la band ha inciso il suo nuovo demo, To the Abyss and Back: uscito lo scorso 23 febbraio, è un lavoro in cui i Vexatio mostrano dei passi in avanti. Dal punto di vista stilistico, è cambiato poco rispetto a Unseen, Unknown and Treacherous: seppur sia un po’ più scarno per la mancanza di tastiere, parliamo sempre di un death metal melodico ricercato e con ancor più influenze rispetto al passato. Vanno dal black al groove metal passando per il progressive, ma senza snobbare elementi più esotici, provenienti da metalcore o addirittura alternative metal e presenti soprattutto in certe impostazioni ritmiche. Inoltre, To the Abyss and Back a tratti suona più atmosferico del suo predecessore; nonostante questo però ai Vexatio non manca l’impatto, ben udibile in altri frangenti. Insomma, se la base è la stessa, i liguri hanno fatto qualche passo in avanti in fatto di complessità e maturità; lo stesso vale per quanto riguarda i difetti. Da un lato, è vero che rimane la grossa pecca della registrazione: anche questo demo suona secco, rimbombante, e grezzissimo, forse persino più che in passato. Ed è un problema: si capisce bene che con un suono anche di poco più pulito To the Abyss and Back potesse rendere meglio. Dall’altro lato però i Vexatio sono meno acerbi per quanto riguarda il songwriting: anche più complesso che in Unseen, Unknown and Treacherous, tende però a perdersi di meno e a essere più coerente. Il che è determinante per rendere questo loro nuovo parto discografico più interessante e maturo del precedente.

Behold the Fall parte da un riffage di chiaro indirizzo groove metal: ha un che di esotico, ma il suo scopo principale è la creazione di un vortice di gran impatto e oscurità, cosa che gli riesce bene. È l’inizio di una traccia che rimane spesso su coordinate simili, con ritmiche che continuano a macinare ininterrotte. Anche l’atmosfera è la stessa, oscura e malefica: lo si sente bene sia nelle dinamiche strofe, graffianti il giusto, sia nei refrain, più rallentati e con una cadenza quasi nu metal nel growl di Bruno – qualcosa che si sente anche altrove nel disco, ma che non stona. Lo stesso si può dire per elementi come quelli death classico presenti a sprazzi nel riffage, che ben si uniscono nel tessuto generale grazie alla discreta abilità dei Vexatio; ottimo anche il finale, doomy e strisciante. Certo, ogni tanto il pezzo tende un po’ a perdersi, e a suonare ripetitivo; il suo maggior difetto è però il suono, che affligge più la sua potenza che le suggestioni melodiche degli altri. Anche per questo, parliamo dell’episodio meno bello del trio di To the Abyss and Back, seppur in generale si difenda e risulti almeno discreto. La successiva Tears of Izanagi parte da un intro mogio, espansissimo, una base quasi drone a sostenere il cantante, prima in pulito e poi in scream. È un avvio carino, ma ciò che segue è pure meglio: dopo circa un minuto, deflagra una bella evoluzione melodeath, ombrosa eppure con un bel tocco di pathos. Spesso si trova tra le righe, ma a tratti viene fuori, specie nei passaggi più lenti che tornano alle armonizzazioni iniziali oppure si basano su avviliti giri della chitarra di Dario Passerini. In più, stavolta i savonesi tendono a variare di più la formula: lo si sente al centro, una strana frazione a tinte black a cui ne segue una strana, emotiva ma obliqua, quasi di stampo tecnico. Ottimo anche il tumultuoso finale, pieno di riff energici: è un altro arricchimento per un brano che non fa gridare al capolavoro, ma si rivela buono e godibile. Tuttavia, è un’altra storia con Azotherian, con cui il demo si chiude: comincia da un lead di chitarra quasi power, azzeccato per un pezzo che fa del dinamismo la sua bandiera. Sul ritmo incalzante di Leonardo Bacchiocchi, che sfodera spesso la doppia cassa e non scende mai troppo, ci ritroviamo in un bel vortice: alterna repentino sezioni più dirette, da semplice melodeath, e altre invece convulse. Il tutto è potente, ma non lascia da parte mai l’armonia, anzi al centro della maggior parte dei momenti, e a tratti diventa di primo piano, come negli originalissimi ritornelli. Parecchio leggeri, senza nemmeno un riff vero e proprio – è il bassista Davide Pesce a reggerli a livello ritmico – hanno però una grande efficacia, con l’aura malinconica ma al tempo stesso quasi serena che evocano. Degne di nota anche le tante variazioni a cui la band sottopone il complesso: che sia una frazione più macinante e meno armoniosa oppure il passaggio di trequarti, leggero e con crepuscolari fraseggi di chitarra pulita, tutto funziona. Lo stesso vale per l’ottimo assolo di Passerini poco prima del finale, un altro bel contraltare per una traccia di alto livello, variegata ma senza momenti morti, la migliore in assoluto del terzetto che chiude!

Come già detto all’inizio, To the Abyss rappresenta insomma un miglioramento rispetto a  Unseen, Unknown and Treacherous, anche a dispetto della sua brevità che può, almeno in parte, trarre in inganno. Certo, i Vexatio mi danno ancora l’idea di essere un po’ alla ricerca della quadratura del cerchio, ma con questo album dimostrano un bel passo in avanti sul giusto sentiero. Un sentiero che i savonesi stanno percorrendo con lentezza (almeno relativamente alla frenesia del mondo musicale di oggi) ma va bene anche così: anche dovessi aspettare altri tre anni, sono curioso di ascoltare cosa sapranno proporre in futuro!

Voto: 66/100 (voto massimo per gli album sotto al quarto d’ora: 75)

Mattia

Tracklist: 

  1. Behold the Fall – 04:32
  2. Tears of Izanagi – 04:04
  3. Azotherian – 04:49
Durata totale: 13:25
 
Lineup: 
  • Marco Bruno – voce
  • Dario Passerini – chitarra
  • Davide Pesce – basso
  • Leonardo Bacchiocchi – batteria
Genere: death metal
Sottogenere: melodic death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Vexatio

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