Necrofili – Immaculate Preconception (2019)

Per chi ha fretta:
Immaculate Preconception (2019), ultimo EP dei reatini Necrofili, è un lavoro interessante anche a dispetto di qualche pecca importante. Da un lato brilla il suo stile, che unisce una base thrash metal con elementi black e rallentamenti doom, oltre che con tanti altri elementi, in un connubio molto personale. Dall’altro lato però queste varie anime non sono ben amalgamate tra loro: il risultato è un EP discontinuo, per quanto il suo livello non sia male. Lo si sente in pezzi come Infaithcted e Campo de’ Fiori, diverse tra loro quanto le altre due tracce effettive ma tutto sommato ben composte e registrate. È anche per questo che, nonostante i suoi difetti, Immaculate Preconception è un EP discreto e gradevole, che genera curiosità sulle prossime mosse discografiche dei Necrofili.

La recensione completa:
Si possono dire tante cose dei Necrofili, tranne che la loro musica sia banale, o che manchi di personalità. Nati a Rieti nell’ormai lontano 2005, all’inizio suonavano death metal, ma col tempo il loro stile si è fatto più eclettico: lo si può sentire bene in Immaculate Preconception, ultimo EP della band uscito autoprodotto lo scorso 12 aprile. Si tratta di un lavoro che da un lato affascina col suo genere: la sua base è ancorata al thrash metal, a cui però la band del Lazio unisce elementi black (presente in alcune melodie, ma soprattutto nello scream di Carlo Pelliccia) e tanti rallentamenti e riff di carattere doom. In più, i Necrofili danno alla loro musica altre sfumature, provenienti a volte dal death ma in certi altri frangenti anche dal metal classico: è un genere personale e poco sfruttato, anche grazie ad alcuni spunti di originalità. Ma se è la sua delizia, lo stile è anche la croce di Immaculate Preconception: colpa soprattutto di una certa discontinuità. Ogni brano al suo interno tende a pendere di più verso una sola delle componenti del suono dei reatini, senza che tra di essi si trovi una grande amalgama. Questo le rende un po’ disomogenee tra loro, senza quasi filo conduttore, seppur nella quasi totalità dei casi il livello sia buono: una maggior coesione sarebbe stata migliore per i destini dell’EP. Per fortuna, non è un difetto così castrante: come accennato, anche così i Necrofili mostrano buone capacità compositive, riuscendo a colpire con energia ma anche a evocare un bel pathos quando vogliono. In più, Immaculate Preconception non suona male: la registrazione è parecchio grezza, però è efficace nel supportare la potenza del gruppo e non disturba nemmeno le puntate in ambito atmosferico. Insomma, parliamo di un lavoro interessante: la mia idea è però che con un po’ di attenzione in più, i reatini potessero tirare fuori qualcosa di molto più valido.

Le danze prendono vita da A Lullaby, classico intro che punta su un’atmosfera mogia, desolata, ben evocata dalle chitarre pulite, autrici di intrecci delicati, raggiunte presto dalla sezione ritmica. È la base su cui si staglia un campionamento preso forse da qualche film, con una citazione di Giordano Bruno: va avanti per poco più di un minuto e mezzo, prima che la musica esploda. È il segnale per l’entrata in scena della opener vera e propria, Infaithcted, che da subito mostra un’anima thrash, vorticosa e velocissima. È quella che domina per tutto il pezzo, seppur con qualche variazione: lo dimostrano subito le strofe, che rallentano il ritmo ma rimangono vorticose e potenti grazie al bel riffage di Pelliccia e Alessandro Fusacchia, graffiante senza rinunciare a venature di oscurità black. Ancor diverso è il lungo stacco centrale, tutto dominato da ritmiche più distese, a tratti persino di influsso thrash ‘n’ roll: nonostante questo, a dominare è un bel senso di oppressione, di oscurità non troppo soffocante ma presente, a tratti persino allucinata. Un assolo a dare un tocco di preoccupazione a questa parte è il resto di un pezzo in fondo semplice e breve, ma molto buono: è quello che spicca di più in Immaculate Preconception, sia per musicalità che per qualità. La successiva Campo de’ Fiori parte da un altro intro, stavolta crepuscolare, oscuro nella sua morbidezza. Qualche secondo, poi la chitarra distorta affianca quella pulita fino a sostituirla: ci ritroviamo allora in un ambiente malsano, cupo, espanso, con un riffage a metà tra thrash e doom, quest’ultimo richiamato spesso dalle  tetre melodie di chitarra. È una base che ritorna poi al centro, corredata da ottimi assoli e dallo scream di Pelliccia, anche più rabbioso del solito nello scandire il testo, per l’occasione in italiano. Tuttavia, la norma precedente è persino più oscura, con influssi persino groove metal nel grasso e strisciante riff di base, cadenzato grazie al batterista Marco Dalmasso che lo guida in un’impostazione “stop and go”. A vincere la palma di passaggio più plumbeo del pezzo è però il finale: col ritmo lentissimo e tombale, quasi funeral doom non fosse per la maggiore densità delle chitarre, è sinistro al punto giusto, il che gli consente di colpire benissimo. Per quanto lungo, si tratta del momento migliore di una traccia comunque di alto livello, non troppo distante dalla precedente per qualità!

The Shapeless Thing ha ancora un attacco lugubre e doomy, e per lunghi secondi rimane lento e inquietante. Ma dopo circa un minuto, la band di Rieti accelera di colpo: ci ritroviamo allora in una vera tempesta, con Dalmasso che sfodera un blast beat e le chitarre di Pelliccia e Fusacchia al di sopra a scandire un riffage black feroce, specie in accoppiata con lo scream strozzato del frontman. A tratti la base è intervallata da stacchi che tornano verso lidi thrash, per quanto anch’essi siano nervosi e cupi. Sono due anime che poi iniziano a mescolarsi: nel centro, più disteso e con persino qualche nuovo accenno doom, le ritmiche sono macinanti e thrashy, ma l’inquietudine e anche certe melodie si rifanno più al black. È un bell’ibrido, ed elementi come il solito assolo di qualità e anche qualche venatura del basso di Pierpaolo Rossi arricchiscono molto questa parte, prima che torni lentamente a confluire verso l’anima più movimentata precedente. Ma lo fa per giusto qualche secondo, prima di riaprirsi in una coda anche più rilassata – forse anche troppo, visto che stavolta il tutto si rivela senza mordente. Si tratta tuttavia di una sbavatura breve e poco influente su un pezzo che anche così risulta più che discreto, pur non impressionando più di tanto. Immaculate Preconception si conclude quindi con Army of the Reaper, che di nuovo si apre su coordinate lente e doomy, per quanto più disteso e calmo della norma dei Necrofili, anche a livello di atmosfera. Le melodie delle chitarre ricordano persino gli Iron Maiden, e vanno avanti per diverso tempo prima che i giochi si facciano più vorticosi e orientati verso il thrash. Ma è qui che la band reatina piazza una sorpresa: le strofe infatti si distaccano da tutto questo per presentarsi melodiche, mogie, con un arpeggio pulito su cui Pelliccia sfodera un cantato pulito sorprendente. È lo stesso che, dopo bridge che riprendono la norma in maniera aggressiva, torna nei refrain: aperti e di carattere doom, evocano però una bella preoccupazione, avvolgente al punto giusto. Da questo punto di vista però fa ancora meglio la sezione centrale, più dilatata e persino psichedelica nel primo tratto, per poi accentuarsi di nuovo in seguito, tornando verso lidi da metal classico (scream del frontman a parte). È un arricchimento riuscito per una traccia che però sembra fuori posto all’interno della scaletta: senza elementi estremi, è più diversa dalle altre tre tracce di quanto esse lo siano tra loro. Il che la fa un po’ stonare qui, nonostante il valore non sia affatto basso.

Per concludere, nonostante i suoi difetti, Immaculate Preconception è un EP gradevole e interessante nel suo, come lo è la musica dei Necrofili. Per quanto mi riguarda, sono abbastanza curioso di ascoltare il nuovo full-lenght che i reatini stanno già preparando in questo momento, e che dovrebbe muoversi su coordinate più melodiche rispetto a questo EP. Se riusciranno anche ad amalgamare meglio le loro varie anime, potrebbe uscirne qualcosa di molto interessante: ma come sempre, chi vivrà vedrà!

Voto: 66/100 (Voto massimo per gli EP: 80)


Mattia


Tracklist: 

  1. A Lullaby for Reason – 01:46
  2. Infaithcted – 04:30
  3. Campo de’ Fiori – 07:00
  4. The Shapeless Thing – 05:30
  5. Army of the Reaper – 05:21

Durata totale: 24:07

Lineup:

  • Carlo Pelliccia – voce e chitarra
  • Alessandro Fusacchia – chitarra
  • Pierpaolo Rossi – basso
  • Marco Dalmasso – batteria

Genere: thrash/doom/black metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Necrofili

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento