Beseech – Black Emotions (2000)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEBlack Emotions (2000) è il secondo album degli svedesi Beseech.
GENEREUn gothic metal con voce principalmente maschile (anche se non manca una cantante donna), ma corredato con influenze elettroniche, post-rock e altri influssi.
PUNTI DI FORZAUno stile eclettico e meno scontato di tante band nel genere, una grande competenza dalla parte del gruppo, ottime doti compositive che consentono di curare bene potenza, melodia e soprattutto atmosfera, una scaletta solida e di alto livello.
PUNTI DEBOLILa mancanza di quel paio di hit da urlo che avrebbero fatto la differenza.
CANZONI MIGLIORIManmade Dreams, Firewalk, Little Demonchild, Black Emotions
CONCLUSIONIBlack Emotions si rivela un buonissimo album, da scoprire per chi ama il gothic metal con voce maschile.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
81
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Senza dubbio, il gothic metal è uno dei generi più fraintesi all’interno del metal, se non il più frainteso in assoluto. Giusto per fare un esempio: quello scandinavo con voce maschile viene spesso considerato “roba da ragazzine”, che lo amano solo per i cantanti belli e tenebrosi, mentre il valore musicale sarebbe prossimo allo zero. È un pensiero che in certi casi è anche valido, per band che hanno quest’attitudine e null’altro da dare; in generale però è un pregiudizio, perché nel gothic di questo tipo si trovano anche band valide, come per esempio i Beseech. Nati addirittura nel 1992 in Svezia, nel corso del tempo hanno portato avanti una carriera un po’ oscura, senza ricevere troppa fama, ma di sostanza: lo dimostrano album come Black Emotions. Secondo lavoro in studio risalente al 2000, è un album che contiene molto di ciò che era il gothic metal all’epoca, ma in parte se ne distacca. Quello degli svedesi è infatti uno stile più espanso rispetto alla media, grazie anche a elementi variegati, presi dall’elettronica ma anche dal post-rock, che rendono il loro suono più vario e gli danno più personalità. In più, Black Emotions può contare su tante altre componenti: componenti che però i Beseech sono abili nel gestire e nel dosare. Sul lato compositivo, sono molto abili, curando sia le melodie che la potenza, ma soprattutto un bel lato atmosferico, quasi sempre fascinoso nella sua grande malinconia. Certo, c’è da dire che non tutto è perfetto: il difetto principale di Black Emotions è che, nonostante i tanti bei pezzi, non riescono a trovare quei due o tre davvero da urlo che poteva portarlo al capolavoro. Ed è un po’ un peccato: per il resto parliamo di un lavoro solido e ben fatto, che anche così meritava più della scarsa fama di cui godono i Beseech.

Si parte da un preludio tranquillo ma già nostalgico: introduce perciò bene Manmade Dreams, che poi entra nel vivo a breve. Introdotta dai colpi profondi della batteria di Jonas Strömberg, la norma diventa presto movimentata, quasi ballabile, pur mantenendo il suo impianto gothic metal, depresso e intenso sin dall’inizio. È una falsariga che va avanti parecchio, accompagnata anche dalla voce graffiante e cupa di Jörgen Sjöberg, per un effetto oscuro ma intenso. Lo stesso connubio si ritrova nei ritornelli, persino più lancinanti: riprendono la chitarra pulita dell’inizio e la accoppiano a una base più movimentata, il tutto corredato dalla prestazione dolorosa del frontman per un risultato di grande effetto. La loro melodia colpisce benissimo, come anche le parole evocative del testo: si tratta del passaggio migliore del pezzo, ma il resto della struttura, peraltro molto semplice, non è da meno. C’è spazio solo qua e là per qualche stacco più d’atmosfera, dominato da sonorità quasi post-rock, che arricchiscono l’ansia avvolgente del tutto: un ottimo elemento, insomma, per un gran bel brano, già tra i picchi del disco che apre! Una breve pausa con l’accordo finale della precedente, poi ci ritroviamo in Firewalk, che però se la prende con calma a entrare nel vivo. C’è sempre il ritmo della batteria a condurre l’intro, prima molto espanso con un effetto elettronico, per poi virare su qualcosa di dolce, delicato, di tristezza calma. È un’impostazione che rimane anche quando la falsariga entra nel vivo con la sua norma di base, che vive tutta del connubio tra il riffage potente di base e la tastiera, che disegna una melodia sopra, eterea e lontana ma anche espressivo. Questa base dura per tutte le strofe, prima di addolcirsi anche nei refrain, sognanti e lontani con gli arpeggi leggeri in sottofondo e Sjöberg che duetta con Lotta Höglin in qualcosa di romantico. Di nuovo inoltre la struttura è lineare: oltre a questa alternanza non c’è altro a parte una sezione centrale che si abbassa su toni lievi, quasi industrial, per poi assumere un mogio pianoforte. È quanto basta al pezzo per essere molto buono, quasi alla pari col precedente per qualità! Tuttavia, il livello addirittura si alza con Little Demonchild: come le altre fin’ora in Black Emotions, è il ritmo battente di Strömberg che la apre su una base preoccupata: sembra già il crescendo di un pezzo che debba esplodere presto, ma stavolta i Beseech non strappano. Al contrario, virano su una norma depressa ma tranquilla, con le chitarre pulite come base e la voce della Höglin stavolta a dominare, con una melodia di gran malinconia che colpisce alla grande. È la base di buona parte del pezzo, che pure tende a divagare: di solito sono stacchi sinfonici che poi si acquietano, lasciando il posto al frontman degli svedesi in una versione calma fin’ora inedita su un tappeto ancora più morbido. Solo sulla trequarti c’è spazio per un breve stacco elettronico, molto lieve: è l’unica variazione di un episodio breve ed elementare ma splendido, il picco assoluto del disco con la opener!

Se fin’ora il disco è stato eccezionale, ora il livello si abbassa (per fortuna, non troppo) con Ghoststory: si apre con la tastiera di Mikael Andersson che imita quasi un theremin, forse in onore al titolo del pezzo. Ma di sicuro non è lugubre, piuttosto malinconico: lo si sente anche nei ritornelli, in cui lo stesso suono torna in accoppiata a una base dilatata, per un effetto molto espanso. Diverse sono invece le strofe, con cui la band svedese si sposta su un gothic metal più tradizionale: l’accoppiata con l’altra anima è un po’ strana, ma di sicuro non spiacevole, anzi. Come sempre, inoltre, la struttura è semplice: l’unica variazione è al centro, in questo caso con un ricercato pattern di pianoforte raggiunto poi anche da lievi archi in sottofondo. È funzionale a un episodio che non esalta, ma ha il merito di essere almeno piacevole. Va però meglio con Neon Ocean, che lascia di nuovo il metal per qualcosa di molto più espanso e placido. All’inizio, un lento giro di pianoforte, caldo nella sua tristezza fa da guida: può far pensare a una ballad classica, ma poi la linea musicale cambia con forza nelle strofe. Oltre a una placida e oscillante sezione ritmica, a reggere la voce di Sjöberg è una tastiera espansa, che dà al tutto un tono onirico, dilatato: qui i Beseech ricordano insomma i migliori tra gli analoghi esperimenti dei conterranei Tiamat Solo passata la metà c’è spazio per il ritorno di qualche elemento più distorto, ma così effettato da essere più sul post-rock che sul metal: fa sì che la musica si addensi, ma senza spezzare l’elegante pathos che domina dall’inizio. Un breve ritorno del pianoforte sulla trequarti è tutto il resto di una canzone tranquilla ma efficace il giusto con la sua atmosfera: non sarà eccelsa ma rimane di buonissima qualità, e certo fa la sua bella figura in Black Emotions! La successiva Lunar Eclipse parte di nuovo con la cassa di Strömberg, che dà ritmo a una base espansa, ancora dominata dall’elettronica di Andersson. Le strofe mantengono più o meno questa base, arricchita giusto ogni tanto da qualche elemento più denso, ma i ritornelli sono molto più potenti. Il riffage è di gran energia, e anche la voce del cantante tende a graffiare più di quanto abbia mai fatto fin’ora, per un effetto preoccupato e quasi aggressivo – seppur non troppo efficace in questo caso. Non aiuta poi il fatto che non si uniscano del tutto a dovere con l’altra anima; di fatto, smorzano il lavoro svolto dalle strofe, invece di ottimo livello – come anche le frazioni metalliche ma più melodiose in cui il frontman duetta con la Höglin. Ne deriva una traccia solo discreta, non spiacevole ma che nell’album rappresenta in assoluto il punto più basso.

Con Velvet Erotica, gli svedesi fanno un’altra capatina nel gothic metal più classico, seppur senza abbandonare il loro stile principale. Lo si sente sin dall’inizio, quando entra subito in scena il riffage di Klas Bohlin e Robert Spånglund, tipico del genere; lo stesso si può dire per quello energico ma non troppo pesante che regge strofe molto tradizionale e catchy, quasi radiofoniche. Anche i ritornelli sono quelli canonici, con Sjöberg che si improvvisa più ombroso del solito come il tipico frontman “bello e tenebroso” del genere. Eppure, il complesso non suona affatto scontato, anzi gli svedesi riescono a piazzarci delle belle melodie e a renderlo catchy al punto giusto. E non solo: a tratti Andersson disegna delle melodie, che svariano dalle orchestrazioni a qualcosa quasi post-rock, dando al tutto un tocco di stranezza e di personalità ben riuscito. Buono anche il fatto che il tutto duri poco e non abbia tempo di ripetersi, senza neppure risultare incompleto: nel complesso non sarà il miglior pezzo del disco, ma sa benissimo il fatto suo! La seguente Universe non è che un breve interludio gestito tutto dal pianoforte e dal lieve tappeto di tastiere sottostante: all’inizio è sognante, sereno nella sua malinconia, ma col tempo assume un tono più crepuscolare e oscuro. È così che si conclude dopo un minuto e mezzo: forse non sarà molto significativo dal punto di vista musicale, ma è un bel passaggio per riposare le orecchie, prima che Wounded torni al metal. Ma è un metal molto tranquillo, quasi mogio nel riff ossessivo che lo contraddistingue da subito: è quello che fa da base anche a strofe dirette, grazie anche a Sjöberg che graffia, seppur un senso di intensità emotiva, di tristezza, non manchi. Esso anzi si accentua ancora nelle strofe: più espanse, dominate da tastiere quasi psichedeliche, vede un dolce duetto tra i due cantanti dei Beseech, per un effetto etereo ma molto avvolgente. C’è spazio anche per un paio di sezioni più aperte, in cui la potenza sparisce a favore di qualcosa di più espanso: anch’esse sono funzionali all’ennesimo pezzo breve, semplice ma di qualità più che buona. Va però persino meglio con Black Emotions, con cui l’album omonimo si conclude: lascia in via definitiva il metal per qualcosa di espanso, su tonalità ambient. Dopo un avvio dilatato e quasi spaziale, comincia a sviluppare la sua struttura, fatta di giri mogi, di tristezza quasi drammatica, da parte di tastiera e piano in una gran sinergia tra loro, e frazioni sempre infelici ma più intimiste nel loro dolore. C’è anche spazio per passaggi più dilatati in cui essi spariscono e gli svedesi tornano verso l’inizio: succede al centro, un tratto che ricorda il migliore space ambient, molto avvolgente. Il tutto è un affresco di pura atmosfere, efficace al massimo, che stupisce da parte di un gruppo metal: di quest’ultimo genere non avrà nulla, ma è lo stesso valido, e addirittura guarda da vicino il meglio del disco che chiude!

Per concludere, Black Emotions è un lavoro di buona qualità, che forse non esalta come i capolavori del genere ma rimane un gran bell’ascolto nel suo. Ecco perché dovresti dargli una possibilità, come del resto ai Beseech: forse non hai nemmeno mai sentito parlare di loro, o forse li conosci come band di culto. Ebbene, è un culto giusto nel loro caso: se ti piace il gothic metal, facci un pensierino!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Manmade Dreams04:51
2Firewalk05:12
3Little Demonchild03:46
4Ghoststory04:04
5Neon Ocean04:18
6Lunar Eclipse04:36
7Velvet Erotica03:15
8Universe01:30
9Wounded03:33
10Black Emotions05:30
Durata totale: 40:35
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Jörgen Sjöbergvoce
Lotta Höglinvoce
Robert Spånglund chitarra solista
Klas Bohlinchitarra
Mikael Anderssontastiera
Daniel Elofssonbasso
Jonas Strömbergbatteria
OSPITI
Jörgen Cremonesesconosciuto
Christian Silversconosciuto
ETICHETTA/E:Irond Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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