Ihlo – Union (2019)

Gli Ihlo sono una band anglosassone, nata nel 2016, che quest’anno ha pubblicato l’album di debutto, Union: un’opera molto interessante già dai primi ascolti, si nota subito una maturità eccelsa sia dal lato compositivo sia dal lato di mixing. La particolarità infatti del gruppo, composto da tre membri, è che Andy Robison performa da cantante e allo stesso tempo da supervisore del sound e il chitarrista, Phil Monro, è al contempo il produttore. Quindi il disco è totalmente auto prodotto e con una qualità altissima, sorprendendo ogni aspettativa se si considera che chi opta per questa scelta difficilmente riesce ad ottenere un risultato del genere.

La prima traccia è Union, che ci introduce con un ambient per poi esplodere nel riff djent principale. Inavvertitamente però parte una strofa estremamente melodica senza ritmiche troppo complesse, a differenza del riff. L’assolo presenta pochi aspetti di shredding e propone delle scelte melodiche veramente interessanti.  Con la ripresa del riff principale il brano si conclude con un finale deciso. Sicuramente tra tutte le canzoni è la più adatta come prima traccia.
Reanimate ha una ritmica decisamente più serrata che ci accompagnerà per la maggior parte del brano che nel ritornello acquisisce un groove spettacolare insieme al legame stretto con la voce, uno dei ritornelli migliori di questo lavoro. Nonostante sia, insieme alla successiva, una delle mie canzoni preferite dell’album, non ci sono molte cose da dire, sicuramente ascoltandola si riuscirà a capire perché funziona così tanto.
Starseeker come brano ricorda molto Puzzle Box degli Haken, ma comunque ha una propria personalità e stile diverso; è caratterizzato però da un tema che crea un’atmosfera musicale totalmente contrapposta, grazie anche all’intermezzo ambient che la band usa molto spesso all’interno dei brani. A calmare le acque c’è Hollow, brano che ha una spazialità sonora molto bella, suscita una quiete veramente piacevole, anche se nel finale esplode in maniera netta ma comunque ci si arriva progressivamente ed è lì che subito la band appaga quella necessità di energia. Successivamente c’è Triumph che è una via di mezzo tra l’ultima ascoltata e il resto dell’album, è la più breve delle tracce e si nota, specialmente per come è stata strutturata. Infatti, c’è un intro molto lungo che si ruba un buon minuto mentre nel centro c’è l’essenza della traccia che è comunque ben concentrata (in botte piccola c’è vino buono) e poi c’è la terza sezione, che si ruba un altro minuto; la sensazione principale è stata comunque di una traccia molto scarna. Parhelion torna sulle dinamiche delle prime canzoni, qui sono presenti poliritmi molto evidenti specialmente nel drumming di Clark McMenemy. La struttura risulta molto particolare grazie all’inserimento di un finto finale, quest’ultimo fa sì che la canzone venga percepita meno lunga e quindi risulta leggera nell’ascolto.
Come brano conclusivo troviamo Coalescence, dalla durata di 15 minuti è il più lungo nel disco, ma sicuramente il più solido. L’intro mischia elementi ambient ad un riff di chitarra tetro e malinconico che ritroviamo nella prima strofa a confermare la sensazione malinconica. Successivamente troviamo il pre-ritornello che riprende ritmiche djent ma che comunque rimangono da sottofondo e non prendersi la scena che è comandata comunque dall’aspetto melodico. Il ritornello invece ricorda vagamente Devin Townsend, per l’atteggiamento vocale di Robison. A metà brano si susseguono un’estrema sezione strumentale molto carica e subito dopo ritorna l’ambient presente nell’intro insieme al riff di chitarra, una contrapposizione che rende bene. L’ultimo terzo di canzone è la costruzione dinamica del finale, che soggettivamente è troppo lungo e poco appetitoso rispetto al resto diminuendo l’interesse del singolo ascolto della traccia, che ha senso solo all’interno dell’album.

In conclusione, il disco è estremamente bello e si fa ascoltare tutto. Soggettivamente le prime tre tracce sono di livello superiore al resto, ma comunque le altre non sono da sottovalutare in quanto, avendo strutture diverse, possono appagare un pubblico diverso. In generale l’album presenta elementi di vario genere: ciò consente che un ascoltatore generico possa trovare quasi sicuramente una canzone che concilia i propri interessi.

Voto: 85/100

 
Giacomo DG
 
Tracklist:
  1. Union – 06:08
  2. Reanimate – 05:31
  3. Starseeker – 07:33
  4. Hollow – 06:59
  5. Triumph – 04:54
  6. Parhelion – 07:26
  7. Coalescence – 15:15
Durata totale: 53:46
 
Lineup: 

  • Andy Robison -voce e tastiera
  • Phil Monro – chitarra
  • Clark McMenemy – batteria
Genere: progressive metal
Sottogenere: djent
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Ihlo

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