Fulci – Tropical Sun (2019)

Per chi ha fretta:
Tropical Sun (2019), secondo album dei casertani Fulci, è un lavoro più interessante della media del brutal death metal. La loro non è un’aggressione macinante e sterile come succede in molti casi nel genere: al contrario il loro stile punta più a un’atmosfera macabra e oscura. Lo fa sia coi tanti campionamenti presi dal film Zombi 2  (l’album peraltro è un concept proprio su questa pellicola) sia con una buona cura per il loro lato metal, non troppo veloce ma d’impatto, aiutato nella cupezza da cospicui rinforzi doom. Sono questi i punti di forza di una scaletta con qualche caduta di livello ma tutto sommato di qualità elevata, con tanti bei pezzi tra cui spiccano la titletrack, Splatter Fatality e Blue Inferno. E se a tratti il disco soffre di una certa omogeneità, è un problema non troppo incisivo: anche così, Tropical Sun si rivela un album molto valido, specie se l’intento è passare una mezz’ora abbondante in un ambiente malsano e oscuro!

La recensione completa:

Il brutal death è di sicuro uno delle branche più difficili nel metal. Difficile da ascoltare, senza dubbio, specie per chi non è avvezzo al genere; per quanto mi riguarda, però, è anche uno dei più ardui da interpretare. Non è solo per le oggettive difficoltà tecniche: direi anzi che la questione maggiore è rendere il genere interessante. Non è un’impresa da tutti: molti gruppi brutal là fuori suonano sterili, aggressivi ma vuoti, almeno alle mie orecchie. Per fortuna però non tutti sono così: c’è anche chi riesce a interpretarlo in maniera efficace, come per esempio i Fulci. Trio nato a Caserta nel 2013, hanno da allora inciso due full-length: l’ultimo, Tropical Sun, è stato pubblicato dalla nostrana Time to Kill Records lo scorso 31 maggio. Concept album che ruota intorno a Zombi 2, pellicola di culto del 1979 di quel Lucio Fulci da cui la band prende il nome, è un lavoro che ne rievoca in maniera efficace le atmosfere. Merito non solo dei tanti campionamenti presi dal film e usati come interludi, peraltro senza che ciò dia fastidio – anzi, le melodie elettroniche della colonna sonora originale e le varie urla danno i brividi e aiutano l’atmosfera generale. Soprattutto, è lo stile dei Fulci ad avere un tocco lugubre: di base è brutal death, ma non schizofrenico o sparato a mille all’ora come uno si aspetterebbe. Al contrario, Tropical Sun si concentra su tempi medi, mentre le accelerazioni frenetiche sono pochissime; più spesso invece la band punta su rallentamenti di origine doom, che danno al tutto un tocco ancor più oscuro. Ed è un’oscurità che i Fulci curano molto bene: ne risulta una cappa sempre al centro dell’attenzione, seppur a Tropical Sun non manchino anche impatto e ferocia al punto giusto, specie nel continuo macinare del solido muro ritmico. E se ogni tanto la band campana pecca un po’ in omogeneità e a volte si perda, non è niente di drammatico: ho sentito molto peggio negli anni da questo punto di vista. Anche per questo, parliamo di un lavoro di alto livello, ben al di sopra della media del death metal oggi.

L’abisso si spalanca con Voodoo Gore Ritual: intro di rito, è il primo frammento del film di Lucio Fulci, con un giro di tastiera da horror vecchio stile sotto a cui si sente un campionamento. Nel suo minuto scarso, contribuisce già a creare un bel senso di cupezza, prima che Tropical Sun entri nel vivo come il più classico dei pezzi death metal. La base è vorticosa e potente, con anche una venatura thrash mai nascosta, e procede per qualche istante con potenza prima di lasciare spazio all’anima più profonda del pezzo. Questa è invece lenta ma rabbiosa e oscura in maniera eccezionale, il tipico breakdown brutal, seppur a tratti siano presenti anche un vago retrogusto deathcore. Procede a lungo, intervallata solo di tanto in tanto da frazioni più martellanti ma anch’esse non troppo estreme: un esempio eccellente è il passaggio di trequarti, reso battente dalla doppia cassa ma con melodie che puntano più su una atmosfera lugubre, molto ben evocata. È la ciliegina sulla torta di un pezzo ottimo, a giusto un pelo dal meglio del disco a cui dà il nome! Le urla che concludevano la precedente non si sono quasi ancora spente che Apocalypse Zombie entra subito nel vivo col suo riff plumbeo, strisciante. È un’essenza che la canzone mantiene poi anche quando entra nel vivo: lo è di sicuro la norma di base, macinante e di gran potenza, ma con dei lead della chitarra di Dome a dir poco ansiogeni. Lo sono ancor di più i passaggi che seguono: meno movimentati a livello ritmico, se non nella coda, con la loro cadenza a metà tra thrash e metalcore colpiscono bene. Buona anche la parte centrale, l’unica ad muoversi sul blast beat: l’impatto è però secondario, visto che al centro ci sono sempre i giri allucinati e cupi di chitarra. È tutta qui un episodio semplice ma efficace: non spicca troppo nel disco, ma è di livello più che discreto.

Splatter Fatality appare dimessa all’inizio, truce e con un dinamismo quasi stanco; col tempo però lo diventa ancora di più. Ci ritroviamo in una struttura lenta, abissale, subdola, in cui un breakdown ancora di influsso deathcore, feroce e malato, si spegne in un passaggio anche più espanso, in cui torna l’anima più doom dei Fulci. Solo dopo metà il dinamismo iniziale torna, ma la questione non è finita: presto il brano cambia ancora, e in maniera sorprendente. Entra in scena infatti una chitarra pulita, lenta e lugubre: è l’introduzione di un momento potente ma in cui a tratti la suddetta melodia torna, per un connubio strano ma sinistro al massimo. È il passaggio più originale e ben riuscito di un pezzo che rimane tutto di alto livello, uno dei picchi assoluti di Tropical Sun! La successiva Matul Tribal Cult parte da un altro campionamento del film prima di scatenarsi con un attacco lento ma potente, che sembra voler avviare un pezzo di gran tensione. Invece dopo un attimo la musica svolta su qualcosa di più espanso, doom/death metal a tutti gli effetti. È un riff espanso e minaccioso che va avanti per poco, ma crea lo stesso una bella atmosfera: per questo, pur essendo più un interludio che un brano vero e proprio, è comunque un bel sentire. Legion of the Resurrected prende vita quindi da un ritmo tribale, ennesimo frammento di Zombi 2, prima che la band di Caserta torni a martellare con un potenza, rabbia e stavolta anche dinamismo. Il protagonista di questa parte è un riff vorticoso e granitico, quasi dalle suggestioni classiche ma di impatto grandioso, col tono plumbeo che riesce a evocare. È inoltre una base soggetta a diversi cambiamenti: poco dopo l’inizio per esempio lascia spazio a un momento di nuovo di influsso doomy, lento ed espanso, seppur a tratti intervallato da potenti sfoghi. Al centro invece si fa ancor più agitata e angosciosa, con ritmiche da tipico brutal che rendono il tutto osceno e malatissimo. Ma l’evoluzione non si ferma qui: non dura molto, prima di spegnersi in una lunga coda che riprendere con più convinzione il lato doom del gruppo. È una lunga coda che tra melodie funeste tipiche del genere ed elementi che a tratti riprendono l’anima più death con forza, ci conduce con oscurità fino alla fine di un altro pezzo di buonissima fattura!

Un breve frammento con urla strozzate miste a una chitarra caraibica invece allegra, in un bel contrasto, poi l’attacco di Palms by the Cemetery spazza via tutto. Ci ritroviamo in un ambiente molto più martellante e veloce rispetto alla media di Tropical Sun, con sugli scudi un ritmo ossessivo, battente specie nei tratti più rapidi e monolitici. Ma quando rallentano i Fulci non sono da meno, con vortici ritmici di gran potenza, malefici e orribili (in senso buono, ovvio), da puro death metal. Solo ogni tanto questa cappa asfissiante si apre un po’ di più: lo fa nelle parti di influsso thrash che appaiono di tanto in tanto, e soprattutto al centro, una sezione espansa con vocalizzi persino puliti. Degno di nota anche il finale, che dopo uno sfogo di aggressivo death metal si spegne in qualcosa di lento, macabro: anch’essa è una bel elemento per un pezzo ancora di alto livello. Dopo Witch Doctor, ennesimo dialogo inquietante da Zombi 2 con un ritmo ossessivo e venature elettroniche al di sopra, è il momento di Genetic Zombification, brano che sembra avviato sulla pista del dinamismo. L’avvio però presto lascia spazio a qualcosa di più espanso, doom/death metal lento e allucinato che punta più su un’atmosfera orrorifica, evocata a meraviglia dalle melodie dissonanti di Dome. Quest’anima va avanti per un po’, ma poi tornerà solo nel finale: poco prima di metà i Fulci la abbandonano per tornare all’origine, e poi svoltano su coordinate anche più nervose. È un tratto macinante al punto giusto, di inquietudine quasi spaventata spesso: un buon contraltare, insomma, per un pezzo a tinte puramente horror che fa la sua porca figura anche per questo, oltre che per il suo valore! Un breve interludio spaventoso, con suoni ambient oscuri e urla, poi ci ritroviamo in Eye Full of Maggots, che sin dall’inizio suona un po’ “già sentita”. Nonostante ciò, ha ancora un ottimo impatto, specie quando dalla base la band si diparte per contorti breakdown, asfissianti con la loro tagliente scansione ritmica, ben seguita dal pig squeal di Fiore. Ma anche il resto non è da meno, visto che i campani sullo stesso macinare costruiscono tanti passaggi e tutti ben riusciti per pesantezza. Buona anche la parte di centro, più lenta ma con un gran bel mordente, che le dà un tocco in più: merito di un bel riffage, acido al punto giusto. Anch’esso aiuta un pezzo non eccezionale, ma che tutto sommato non sfigura all’interno di Tropical Sun.

All’inizio, Church of the Undead sembra tornare verso il lato più doom dei Fulci, coi suoi toni lenti ed espansi, ma poi accelera. Il che non è troppo positivo: il riffage cerca di essere abissale ma ci riesce solo in parte, quando le ritmiche si fanno graffianti; per il resto è piacevole, ma non incide come altre volte. Lo stesso vale per la frazione centrale, convulsa e rabbiosa: non è niente male, ma col resto c’entra poco. Contando anche un forte senso di già sentito, abbiamo l’episodio meno riuscito di tutto il disco, per quanto sia comunque gradevole e non dia troppo fastidio. Ma è una storia del tutto diversa con Blue Inferno, che segue a ruota senza quasi pause, e riesce a fare tutto ciò che il pezzo precedente avrebbe voluto. L’inizio doom stavolta è più incisivo, quasi angosciante, e dà presto il là a una norma lenta ma macinante, di vera angoscia oscura e feroce. È una norma incalzante al massimo, che però viene sostituita dopo poco da un piccolo stacco più veloce, che stavolta non dà fastidio. Introduce un nuovo macinare lugubre, che con la sua aura nera come la notte e i suoi controtempi ritmici grassi e di impatto assoluto alla fine porta al termine la canzone. È un po’ strano, visto che la struttura è simile a quella della precedente; tuttavia, quanto l’altra era anonima, tanto questa è di alto livello, addirittura uno dei pezzi topici di Tropical Sun! A questo punto siamo agli sgoccioli, e per l’occasione i Fulci schierano un doppio finale: il primo è Immortality Virus, meno di un minuto che riprende ancora una volta la musica del film. E lo stesso vale per March of the Living Death, stavolta però riletta a livello musicale dal gruppo campano: ne risulta un lungo strumentale a tinte doom, molto espanso e catacombale all’inizio. Col tempo invece assume tonalità più melodiche, quasi con un vago pathos, seppur a dominare sia una fortissima, densa oscurità, presente anche nei momenti più lacrimevoli nel finale, prima del breve campionamento in coda. Il tutto sembra quasi lo scenario di un funerale: una chiusura più che azzeccata, insomma, per un disco del genere!

Per concludere, al netto di qualche piccola sbavatura Tropical Sun è un buonissimo album, con cui i Fulci si rivelano un nome molto interessante della scena death metal nostrana. Potrà non essere un capolavoro, ma è un album adattissimo se si vuole passare una mezz’ora abbondante immersi in scenari macabri e spaventosi. Per questo, se ti piace il brutal death metal, o anche soltanto le commistioni più marce tra death e doom, è un lavoro da scoprire!

Voto: 82/100

 
Mattia
 
Tracklist: 
  1. Voodoo Gore Ritual – 00:55
  2. Tropical Sun – 02:42
  3. Apocalypse Zombie – 02:11
  4. Splatter Fatality – 02:48
  5. Matul Tribal Cult – 01:46
  6. Legion of the Resurrected -03:26
  7. Palms by the Cemetery – 03:23
  8. Witch Doctor – 00:59
  9. Genetic Zombification – 03:30
  10. Eye Full of Maggots – 02:17
  11. Church of the Undead – 02:19
  12. Blue Inferno – 02:33
  13. Immortality Virus – 00:53
  14. March of the Living Dead – 03:46
Durata totale: 33:28
Lineup:
  • Fiore – voce
  • Dome – chitarra
  • Klem – basso
Genere: death/doom metal
Sottogenere: brutal death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Fulci

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento