Coil Commemorate Enslave – The Unavoidable (2019)

Per chi ha fretta:
The Unavoidable (2019), secondo album dei lucani Coil Commemorate Enslave, presenta delle novità rispetto al precedente EP Maxima Moralia Sovrumanità (2015). La base di partenza è sempre lo stesso black metal melodico, ma il gruppo lo arricchisce di influssi post-black e soprattutto di un’anima che si rifà al gothic estremo dei Novembre. Ne esce un ibrido piuttosto personale, per quanto la band a tratti non sembri del tutto a suo agio nel gestirlo; non aiutano poi un po’ di omogeneità e una registrazione non perfetta. Sono fattori che limitano l’album, ma non troppo: anche così, il disco sa il fatto suo, e pezzi come la malinconica Anti Prophet, la lacerante Nothing Else but Black e l’elegante e malinconica Nemesis brillano al suo interno. Anche per questo, The Unavoidable è un album non eccezionale ma più che discreto: peccato solo che sia l’ultimo dei Coil Commemorate Enslave, che nel frattempo si sono sciolti!

La recensione completa:
Ho già avuto, in passato, l’occasione di avere a che fare con i Coil Commemorate Enslave. Era l’inizio del 2016 quando mi sono occupato di Maxima Moralia Sovrumanità, lungo EP uscito pochi mesi prima. Oltre tre anni e mezzo sono trascorsi, prima che questa band della provincia di Matera riuscisse a tornare con della nuova musica: risale allo scorso primo maggio The Unavoidable, secondo full-length della loro carriera. Si tratta di un disco in cui i Coil Commemorate Enslave provano a sperimentare in direzioni fin’ora inedite: se la base prende le mosse dallo stesso black metal melodico già sentito in Maxima Moralia Sovrumanità, il gruppo lo arricchisce con molte altre influenze. A tratti, perciò, spuntano notevoli fraseggi di chitarre tra il pulito e il distorto, di chiaro indirizzo post-black metal; altrove invece i lucani si ammorbidiscono anche di più, con melodie che ricordano persino il gothic in stile Novembre. È un genere che pur non rappresentando nulla di radicalmente nuovo si rivela almeno personale; in più, i Coil Commemorate Enslave sanno come maneggiarlo, almeno di norma. Sì, perché a tratti The Unavoidable a volte sembra un po’ timido: è come se la band non sia ancora del tutto a suo agio nel muoversi su questo nuovo sentiero, e ciò a tratti la fa smarrire. Colpa anche di un filo di omogeneità tra le varie tracce e di una registrazione non ottimale: è un po’ troppo leggera per i miei gusti, e condiziona la musica dei Coil Commemorate Enslave specie nei frangenti più energici. Sono difetti che tutti insieme limitano un po’ The Unavoidable, che anche per questo dà l’idea di un esperimento non del tutto riuscito; nonostante questo, però, ha anche abbastanza spunti da rimanere interessante, per fortuna.

Come dice il nome, Intro è un preludio classico, con una lieve base di chitarra e tastiere sotto all’ospite Valter Zanardi, che legge “la voce” di Giovanni Pascoli – la cui opera influenza il disco e anche la splendida copertina a opera di Vincenzo Parisi. Dura poco più di mezzo minuto, prima di dare il là a Anti Prophet, che poi entra in scena animata, ma senza strappare. Per lunghi tratti anzi la base è molto melodica, black metal ma non troppo aggressivo, su cui fanno bella mostra di sé melodie di origine black e a tratti anche gothic. È una norma intervallata a tratti da qualche passaggio più veloce e rabbioso, con lo scream doloroso di Daniele Rini, ma anche in questi frangenti la band rimane su lidi caldi e avvolgenti. Non parliamo poi delle aperture in cui il frontman è accompagnato da contro-canti su una base rallentata e accogliente, calma, mogia. Col tempo però il tutto diventa più preoccupato, anche grazie al florilegio di melodie che si sprigiona sempre più nervoso mentre i minuti passano, pur senza allontanarsi troppo dalla base di partenza. Ciò succede invece solo dopo metà, quando la musica sembra spegnersi, ma il pezzo non è finito: un riff ultramelodico in sottofondo conduce il pezzo prima che il tutto si apra ancora di più in qualcosa di placido, lezioso. È un passaggio espanso che va avanti a lungo e incide bene con la sua delicatezza, ma poi i Coil Commemorate Enslave strappano. Il finale torna a correre, e non solo: per quanto alcune melodie rimangano, la potenza domina, e la ferocia è palpabile. È una grande chiusura per un bel brano, intimista e misterioso, piacevole all’estremo: con la sua bontà, si rivela sin da subito uno dei picchi di The Unavoidable. La successiva Dirt parte lenta e depressa, con chitarre melodiche e la voce di Rini pulita, un effetto che ricorda molto i Novembre più melodici. Dopo poco, a questa base cominciano ad alternarsi frazioni più veloci e vorticose, aggressive pur mantenendo un lato melodico: il connubio però stavolta non funziona, visto che la seconda anima risulta né carne né pesce. Per fortuna, quella più melodica ha uno spazio maggiore nel minutaggio, seppur a tratti anch’essa pecchi di anonimato. Paradossalmente, le frazioni più morbide hanno un lato emotivo più intenso, come quelle più metalliche di carattere crepuscolare, malinconico; quelle che però cercano la serenità finiscono solo per risultare noiose. Non aiuta poi il fatto che il brano vada avanti molto a lungo e con poche variazioni, se non in piccoli dettagli, quasi impercettibili a un ascolto distratto. Non è un caso se qui la band fa meglio proprio quando cambia strada, come nel passaggio armonioso e malinconico di trequarti, che poi devia pian piano verso un post-rock altrettanto delicato. Per il resto però abbiamo un brano che non si lascia grande traccia di sé dopo l’ascolto: è ascoltabile ma nulla più, e nel disco rappresenta in assoluto il punto più basso.

Per fortuna, a questo punto il disco si ritira su con Nothing Else but Black, che da subito mostra una grande agitazione, con fraseggi gothic e un riffage black graffiante che dopo pochissimo prende il sopravento. Ma il lato melodico non è sparito: è presente anche nei momenti più aggressivi, col leader Consalvo che usa il blast beat, e torna a dominare negli stacchi più aperti e nostalgici che si aprono di frequente. Stavolta inoltre le varie anime del pezzo si uniscono bene: il lato post-rock e quello più pesante dei riff molto che si rafforzano a vicenda, in una fuga tortuosa ma sempre coi giusti incastri nella sua incalzante frenesia. E se ogni tanto la registrazione castra un po’ la resa dei riff, in fondo non è un gran problema: anche così il pezzo è un bel vortice, potente e armonioso, almeno fino a metà, quando la musica si acquieta. Un interludio piuttosto lungo di ambient black, con solo la chitarra a creare un ambiente espanso, di attesa, poi la musica riparte, ma senza più l’urgenza di prima. Il tempo stavolta è medio, le melodie al centro dell’attenzione, e se la batteria tiene molto la doppia cassa, è comunque un vortice caldo, accogliente. Solo col tempo spunta un tono più ombroso, che però non inficia il pathos: esso anzi aumenta fino a esplodere nel bellissimo assolo finale dell’ospite Francesco Faniello, di spessore emotivo eccezionale. È un’altra componente di livello assoluto per un bellissimo pezzo, il picco di The Unavoidable con Anti Prophet. Ma con Nemesis, i Coil Commemorate Enslave non scendono di molto in qualità: un paio di colpi di rullante, poi ci troviamo subito all’interno di un altro turbine di melodie ed espressività. È un lato che non viene meno col tempo, anzi si accentua quando si rallenta: cominciano allora a scambiarsi frazioni non troppo veloci ma dinamiche a tinte post-black metal, al tempo stesso arrabbiate e disperate, con altre ancora più espanse. Placide, depresse, insieme all’altra falsariga formano una bella impostazione stop ‘n’ go, che ci conduce a passaggi, considerabili quasi dei ritornelli, in cui le due norme si uniscono in un risultato animato ma ricercato. Del resto, una certa eleganza è proprio il filo conduttore della band qui, mai perso di vista né nei momenti più eterei né in quelli più espansi e delicati. Ne è un gran esempio il lungo finale:arriva dopo una bella progressione strumentale, altrettanto estesa e ben fatta, e dalla struttura complessa sentita fin’ora devia su una più semplice, persino ossessiva. Sotto il comando della voce di Rini, che ripete spesso “Ma che bisogno c’è mai che il mondo esista?”, si sviluppa bella progressione, che parte soffice per poi esplodere veloce, estrema ma al tempo stesso lancinante, grazie alle belle melodie black e post-black. È uno sfogo potente ma emozionante, e avvolge a meraviglia per lunghi minuti: si tratta della ciliegina sulla torta di un altro brano di alto livello, sotto ai pezzi migliori del disco ma solo per un pelo!

E.F.S.D. sta per Every Fucking Single Day: una frase che il cantante con la voce pulita attacca a ripetere dall’inizio, su una base ancor più spinta della media di quanto sentito fin’ora verso il gothic. È una norma che si ripete varie volte, in alternanza con frazioni di armonizzazioni black però soltanto ombrose, senza alcuna ferocia e anzi molto espanse. C’è però spazio anche per altro all’interno del pezzo, come gli sfoghi più estremi e arrabbiati presenti a tratti, seppur le melodie post-rock delicate non vengano meno nemmeno qui. La variazione maggiore è però passata la metà, in cui di nuovo la band lucana torna su lidi lenti e teneri, qui lontani e molto mogi. Tra passaggi ancora di influsso Novembre e altri che si rifanno al migliore black atmosferico/melodico, è una frazione che avvolge molto bene pur senza troppe. Insomma, conclude al meglio un episodio di buona fattura, che non fa gridare al miracolo ma sa bene il fatto suo! La seguente The Snake and the Rope comincia subito nervosa, con un’urgenza e una foga maggiore della media di The Unavoidable. Anche stavolta, è un’impostazione che i Coil Commemorate Enslave mantengono a lungo: la norma va avanti alternando questa norma a una ancora più serrata, in cui Rini fa sentire tutta la sua aggressività con lo scream. C’è però spazio anche per tratti più distesi ma se possibile persino più angosciosi: merito della voce pulita che fa da contro-coro a quella harsh, e ai fraseggi disagevoli sopra cui si trovano. È insomma una falsariga ansiosa, ma il pezzo non la mantiene costante per tutto il tempo: c’è anche spazio per notevoli aperture, che lo portano su una norma sempre ombrosa, crepuscolare e a tratti persino inquietante, ma in generale più calma. Quest’ultima anima poi prende il sopravvento: dopo una frazione ancora più lacerante e disperata, vira su una norma desolata, dimessa al massimo. Col frontman che torna a cantare in italiano, i suoi vocalizzi lontani e una base di depressione, calda quasi fosse una coperta sotto cui nascondersi, è una parte lunga ma piena di buone melodie post-black metal, seppur a tratti sia un pelo ridondante. La canzone così si conclude come era iniziata, piacevole ma senza colpire troppo: l’impressione però è discreta, di sicuro non è da buttar via! A questo punto, c’è rimasto spazio solo per La Voce, che riprende l’impostazione di Intro per poi svilupparla in maniera più ricercata. Sotto alla stessa voce che legge l’omonima poesia di Pascoli, c’è stavolta anche il suono del pianoforte di Mattia Fagnano (che aveva curato anche il preludio), e quello di un ruscello che dà al tutto un tocco di placidità in più. È una scelta un po’ particolare, ma tutto sommato va bene: come conclusione per il disco è piacevole, di certo non stona!

Purtroppo, The Unavoidable rimarrà un’opera abbastanza unica nel suo genere, visto lo scioglimento dei Coil Commemorate Enslave poco dopo la sua uscita: un vero peccato, per quanto mi riguarda. Questa svolta stilistica è stata molto interessante, e mi sarebbe piaciuto sentire qualcosa in cui la band lucana potesse affrontarla con più consapevolezza ed esperienza. Ma forse è inutile chiedersi cosa avrebbe potuto essere: meglio concentrarsi su un disco che anche coi suoi limiti si rivela più che discreto. Se ti piace il black metal più caldo e non ti danno fastidio contaminazioni più melodiche, di sicuro potrai trovarlo interessante: il consiglio in tal caso è di farci almeno un pensiero.

Voto: 74/100

 
Mattia
Tracklist:
  1. Intro – 00:40
  2. Anti Prophet -08:10
  3. Dirt – 08:29
  4. Nothing Else but Black – 06:48
  5. Nemesis – 07:46
  6. E.F.S.D. – 04:27
  7. The Snake and the Rope – 08:29
  8. La Voce – 03:28
Durata totale: 48:17
 
Lineup:
  • Daniele Rini – voce
  • Consalvo – tutti gli strumenti
Genere: black/gothic metal
Sottogenere: melodic/post-black metal

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