Domande e Risposte – Starbynary

INTRODUZIONE

Due dischi estremamente interessanti e un terzo ancora da sfornare: così i nostrani Starbynary presentano al pubblico il loro progetto incentrato sulla Divina Commedia rivisitata in chiave metal. Una trasposizione dell’opera più importante della letteratura italiana completamente immersa in un un’atmosfera prog che si racconta in mille modi diversi. La band, nella persona del tastierista Luigi Accardo, risponde oggi alle nostre domande sui propri trascorsi e su ciò che questo progetto rappresenta

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FRANCESCO PITÒ:Per cominciare, vi andrebbe di raccontare la storia degli Starbynary?
LUIGI ACCARDO:Ciao, sono Luigi, tastierista e songwriter degli Starbynary. Grazie per l’ospitalità!
La band è nata nel 2012, da un’idea di Joe Caggianelli (voce, ex Derdian) e Leo Giraldi (chitarra). I due cominciarono a lavorare a brani inediti e contemporaneamente a cercare di completare la band con i restanti membri del gruppo. Io sono stato contattato da Joe nel 2013 e, da quel momento, sono entrato a far parte del progetto. Nel nostro primo disco, Dark Passenger (un concept basato sulla celebre serie TV “Dexter”), il basso è suonato da Mike LePond (Symphony X): è stato per noi un grande onore averlo a bordo. Negli anni la formazione è cambiata: Sebastiano Zanotto è diventato il bassista della band fin dall’inizio del lavoro sulla trilogia. Andrea Janko (Angelcorpse) ha registrato le batterie per “Inferno” e successivamente ,da due anni e mezzo, gli è subentrato Alfonso Mocerino (Temperance) che ha registrato invece “Purgatorio”. La formazione si è così stabilizzata una volta per tutte!
FRANCESCO PITÒ:Purgatorio è il secondo capitolo della vostra trilogia incentrata sulla Divina Commedia: dovendo trarre un bilancio, come pensate siano stati recepiti il disco e l’idea di fondo in generale da pubblico e critica?
LUIGI ACCARDO:In generale posso affermare che abbiamo letto tantissime recensioni positive e siamo felici di questo. Ovviamente anche qualcuna negativa, fa parte del gioco. Abbiamo una piccola fan base, convinta e fedele, che ha accolto entusiasticamente “Purgatorio”. Ci rendiamo conto che tantissimi – più o meno piccoli -dettagli al primo ascolto vengono persi, inoltre il concept la fa da padrone anche a livello di strutture musicali. All’interno di uno stesso canto, nella Commedia, si alternano le emozioni più disparate. Per questo motivo anche all’interno di un singolo pezzo è possibile trovare “affetti” (per usare un termine musicale del passato) estremamente differenti: penso che questo sia dovuto al grande rispetto che abbiamo per questo capolavoro della letteratura. Ti invito a pensare specialmente a “Purgatorio”, che è interamente costruito su questa alternanza di stati d’animo. Il pubblico medio attuale, e non parlo solo di metal, è rappresentato da ascoltatori “distratti” sia dalle troppe proposte che dalla facilità di passare da un disco all’altro con un click: ciò sicuramente, per band come la nostra, è un grande svantaggio perché ritengo che la proposta musicale necessiti di almeno un paio di ascolti per essere interpretata. Questo comunque non ci ha mai scoraggiato, e anzi ha reso doppiamente belli e gratificanti gli apprezzamenti di chi è andato fino in fondo. A tal proposito e per citarne uno in particolare, mi sono rimasti parecchio impressi i complimenti – con analisi dettagliata – di Marcelo Barbosa (chitarrista degli Angra) in occasione delle 4 date del tour dei brasiliani che abbiamo avuto la possibilità di aprire, lo scorso anno.
FRANCESCO PITÒ:Parlateci un po’ della scelta che ha originato questo ambizioso progetto: da dove arriva l’idea per un’opera metal sulle orme della Commedia?
LUIGI ACCARDO:La proposta di lavorare sulla Divina Commedia è frutto della voglia di Joe (Caggianelli, voce) di musicare in chiave metal questo capolavoro della letteratura, al quale lui era particolarmente legato per vari motivi. Sono onesto: al momento della proposta fui parecchio scettico, specialmente perché immaginavo le numerose difficoltà che avremmo incontrato nel provare a legare un genere così marcatamente definito a dei concetti invece estremamente variegati. Molte band hanno lavorato sull’ “Inferno” dantesco, nelle maniere più disparate, con risultati fighissimi, e per ovvi motivi di comodità di contenuti. Ma come comportarsi una volta arrivati giunti alle soglie del Purgatorio, e con il Paradiso? Quando però abbiamo iniziato a scrivere, l’entusiasmo ci ha travolto e le difficoltà sono state piuttosto degli stimoli a trovare le soluzioni musicali secondo noi più giuste, tenendo sempre in mente – come ti ho detto prima – il grande rispetto che portiamo per la Commedia, nonché per il movimento metal del quale ci sentiamo sicuramente parte.
FRANCESCO PITÒ:Nelle due recensioni che ho avuto il piacere di scrivere su queste pagine, ho menzionato la vostra capacità di trasmettere le stesse emozioni contenute nell’opera letteraria attraverso delle sagge scelte sul piano musicale: qual è a vostro avviso la chiave di volta per riuscire a trasporre un lavoro del genere in un’ora scarsa di musica?
LUIGI ACCARDO:Ottima domanda, non è facile rispondere ma ci provo: penso che la chiave sia la volontà di rimanere quanto più possibile aderenti al testo, per quello che concerne le atmosfere. Ovviamente il tutto è modellato in chiave metal, questo farà si che siano netti i contrasti tra momenti di rabbia, invettive, considerazioni severe in contrasto con paura, malinconia, fascino. Non facile neanche la scelta delle tematiche canzone per canzone. Il concept è strutturato così: l’Inferno è dedicato ai personaggi in cui Dante si imbatte nel suo percorso, abbiamo scelto quelli per noi più accattivanti e suggestivi; il Purgatorio invece è costruito sulla descrizione delle pene delle anime, diverse – come è noto – di cornice in cornice. Il “Paradiso” avrà invece una chiave di lettura ancora differente, come vedrete spero presto: non anticipo nulla, con un filo di scaramanzia!
FRANCESCO PITÒ:Nei due dischi della trilogia pubblicati finora tendete ad osare molto sullo stile proposto, che non sempre è omogeneo ma anzi si serve di diverse interpretazioni per raccontarsi: voglia di sperimentare o risultato di qualcosa che avevate pianificato all’inizio di questa avventura?
LUIGI ACCARDO:A seconda del contesto, abbiamo tirato fuori elementi differenti, puoi trovare un’invettiva musicata in chiave estrema quasi black metal (seppur per pochi secondi) oppure un rimprovero espresso in un tempo lento, cadenzato e molto marcato negli accenti principali; solo pianoforte con un pad strascicato per il momento in cui Virgilio dice a Dante che il suo viaggio da guida è arrivato alla conclusione, lui non può salire in Paradiso, com’è noto. Il tema musicale riprende una canzone (In Limbo) dal disco precedente, Inferno, in un momento di malinconia in cui proprio Virgilio si disperava per essere nato prima di Cristo, dove abbiamo voluto sottolineare la sua triste consapevolezza di poter guardare il Paradiso solo da lontano. A tal proposito, per chi fosse curioso, invito i lettori ad andare sul nostro sito web, dove – canzone per canzone – una breve descrizione a fianco del testo spiega tutti i vari momenti all’interno della singola canzone.
FRANCESCO PITÒ:Quali pensate siano gli artisti che vi hanno maggiormente ispirato nel corso degli anni?
LUIGI ACCARDO:Veniamo da influenze diverse, Joe è particolarmente “power metal oriented”, posso comunque dirti che i suoi cantanti preferiti sono Russel Allen, Freddie Mercury, Rob Rock e Micheal Sweet. Io verto per il progressive, Leo è a metà strada tra i due, i suoi guitar hero sono Yngwie Malmsteen, Kai Hansen e Eddie Van Halen. Ti posso dire che abbiamo dei gusti in comune molto importanti: Symphony X su tutti certamente.
FRANCESCO PITÒ:Ci sono invece gruppi o addirittura interi generi completamente estranei al power e al progressive che vi piacciono particolarmente o hanno avuto una qualche influenza sulla musica degli Starbynary?
LUIGI ACCARDO:Io sono principalmente attivo nel campo della musica classica, in particolare di quella antica e barocca, sono infatti clavicembalista. Quindi dentro di me c’è tutto quel mondo musicale; comunque non lo sentirai in maniera di “contaminazione” perché non mi piace operare in quel modo, mi piace però prendere qualche elemento da quella grammatica e applicarlo a questo contesto totalmente diverso. Quando infatti qualcuno (molto spesso semplicemente associando la tipologia di formazione) ci paragona ai Dream Theater (attenzione, band che adoriamo tutti ) mi piace sottolineare che la principale differenza è proprio nelle formule di scrittura, in “Inferno” e “Purgatorio” non c’è mezza scala pentatonica, che invece è la chiave di tutto il loro linguaggio.
FRANCESCO PITÒ:Che idea vi siete fatti riguardo al modo con il quale gli ascoltatori del metal si approcciano a lavori con dei contenuti che richiedono anche uno sforzo da chi li riceve per essere compresi a pieno? Nel mondo del power odierno, specialmente quello nostrano, lavori come il vostro arrivano solo ad una piccola fetta di appassionati oppure riescono a comunicare anche con chi normalmente non avrebbe avuto interesse nella letteratura classica?
LUIGI ACCARDO:Penso che i concetti della tua domanda, cioè pubblico attuale e la formula “sforzo nell’ascolto” siano quanto di più lontano possibile ci possa essere. Lo si vede anche da quei pochi generi metal che ancora un po’ reggono il botto della crisi discografica, il linguaggio è molto semplificato e spesso – ma questa è solo una mia opinione, magari c’è chi pensa l’esatto opposto – non vedo differenze tra alcune correnti del pop e quel metal proposto, se non nell’uso più massiccio di distorsione nelle chitarre. Riguardo la questione del concept, anche tra gli stessi addetti ai lavori ho notato grande differenza di attenzione. Le tue recensioni sono state molto mirate e centrate, avendo messo al centro proprio la letteratura. Alcuni non si sono praticamente accorti di ciò, altri (piccolo sfogo, ironico eh) addirittura invece hanno provato a fare un ragionamento, ovviamente in chiave molto critica (e questo per carità è lecito e anzi ogni critica per noi è stimolo a ulteriore riflessione), partendo da quella che era la loro grande conoscenza con il mondo Dantesco: aver giocato al celebre videogioco Dante’s Inferno! E giuro che non sto scherzando, trattasi di un simpatico tedesco, che ha usato tale argomento per dire insomma che il carattere della musica non era azzeccato. Sono gusti!
FRANCESCO PITÒ:Quali sono i piani che avete per il vostro futuro una volta portato a compimento il progetto sulla Divina Commedia?
LUIGI ACCARDO:Adesso siamo a lavoro, con buon ritmo, su Paradiso. Una volta chiusa questa lunga fase (ci stiamo lavorando dal 2015, se pur con interruzioni dovute a cause di forza maggiore) ragioneremo sul futuro. Al momento siamo concentrati solo sul terzo disco della trilogia.
FRANCESCO PITÒ:Come di consueto, nell’ultimo tratto dell’intervista vi lasciamo carta bianca per concludere questa breve conversazione con un messaggio spontaneo.
LUIGI ACCARDO:Ti ringrazio tantissimo per lo spazio concessoci, mando un saluto a te e a tutti i lettori di Heavy metal Heaven! Spero di avervi incuriosito con questa intervista, vi aspettiamo sul nostro sito, su Spotify, su Facebook, su Instagram , su iTunes e chi più ne ha più ne metta! Se ancora siete della vecchia scuola, come noi, vi consiglio anche il disco fisico, il libretto all’interno è bellissimo, è stato curato da Felipe Machado, un boss assoluto nel mondo dei booklet!
LA COPERTINA DI DIVINA COMMEDIA - PURGATORIO
LA LINEUP DEGLI STARBYNARY

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