Morbus Grave – Abomination (2019)

Per chi ha fretta:
Con il demo Abomination (2019), i milanesi Morbus Grave confermano quanto di buono già sentito nello split Omega Doom (2017). Il loro genere è sempre lo stesso death metal marcio, seppur con un piglio leggermente più classico; soprattutto però anche la maturità e la qualità sono le stesse, con un songwriting semplice ma di impatto eccelso. È questo a rendere ottimi pezzi come la feroce title-track o l’ombrosa The Horrible, picchi di una scaletta brevissima (il principale difetto del demo, pur non incidendo troppo) ma di alto livello complessivo. È anche per questo che alla fine Abominations si rivela un demo riuscito, che crea ancora più curiosità attorno ai Morbus Grave!

La recensione completa:
Mi era già capitato, in passato, di venire a contatto coi milanesi Morbus Grave. All’interno dello split Omega Doom, recensito più o meno in questo periodo nel 2017, mi erano sembrati maturi e interessanti, tanto da risultare migliori dei pur buoni romani Lurking Terror, loro compagni in quel frangente. Sono pregi che la band in questi due anni ha avuto cura di mantenere: entrambi si possono sentire bene in Abomination, demo uscito grazie all’americana Redefining Darkness Records lo scorso 26 luglio. Al suo interno, i Morbus Grave portano avanti lo stesso genere di Omega Doom, ma con qualche piccola novità: di base è sempre un death metal marcio e oscuro, ma in questo caso dalle sonorità un po’ più classiche e con un piglio più selvaggio e seminale. Merito anche della registrazione molto più grezza dello split: tuttavia, è un fattore che non limita molto la resa di Abomination, anzi gli conferisce un bel fascino. Ma il meglio i Morbus Grave lo fanno a livello di songwriting: per quanto tradizionale, funziona bene grazie a tracce dalla struttura molto semplice (come del resto già lo erano in passato) ma di impatto grandioso. I brani del demo ne hanno talmente tanto che vorresti sentirne molti di più: in effetti, il difetto maggiore di Abomination è proprio la presenza di tre soli pezzi piuttosto corti, con un intro e un outro ad allungare un brodo altrimenti anche più breve dei dodici minuti complessivi. Ma il livello dei tre è così alto che in fondo conta poco: anche nella loro fugacità, i milanesi riescono a catturare l’attenzione molto di più di tanti altri, anche di più famoso!

L’oscurità si sprigiona già da un preludio inquietante, in cui suoni d’ambiente (acqua che sgocciola, un telefono che suona) fanno da sfondo a urla lugubri. Poco più di mezzo minuto così, poi i Morbus Grave attaccano con Abomination, che va subito al punto con un riffage diretto, graffiante, di vago retrogusto punk. È subito la base del growl alto e arcigno di Erman, e va avanti pochi secondi prima di lasciare spazio a stacchi anche più macinanti, con le tipiche ritmiche a motosega rette dal blast beat di Danny. Ma anche la velocità del resto non scende se non al centro, passaggio più lento ma sempre cupo e rabbioso, e che col tempo lo diventa ancor di più, con uno sfogo riottoso, sinistro al massimo. È la ciliegina sulla torta di un episodio breve ma di gran impatto, la migliore in assoluto del demo omonimo. Ma non va tanto peggio con Violently Deceased, traccia che comincia subito nervosa e col tempo lo diventa ancor di più: la struttura è frenetica, piena di cambi repentini, tutti all’insegna di un grande tensione. Si passa così da momenti più vorticosi ad altri che lo sono meno, ma il riffage ancora di vago influsso punk scandito da Eddy e Johan è dissonante al punto giusto, e insieme a Erman crea una bella aggressività. Il momento migliore del pezzo è però dopo metà, quando dopo uno stacco col basso di Maso Alastor la musica diventa ancora più martellante. È il gran finale per una scheggia brevissima ma d’impatto: forse tra le tre del demo è la meno valida, ma il livello rimane altissimo. A questo punto, siamo già alla fine di Abomination: c’è rimasto spazio solo per The Horrible, che all’inizio lascia da parte il dinamismo mostrato fin’ora dai Morbus Grave. Ci ritroviamo così in un ambiente lento, di chiaro orientamento doom, espanso, tenebroso, funereo; tuttavia, la furia dei milanesi non è sparita. Si ripresenta in degli stacchi a tratti ombrosi e non troppo veloci, ma nella maggior parte dei casi di forte impatto, sia musicale che per quanto riguarda l’atmosfera, oscura al massimo. È una norma che col tempo prende il sopravvento, fino al veloce e ansiogeno finale, con riff in continuo movimento e anche un breve assolo. E così, dopo circa tre minuti e mezzo, il pezzo muore in grande stile in un outro di musica da film horror, con un organo in evidenza. Una chiusura strana e che va avanti un pelo troppo a lungo (quasi tre minuti), ma non rovina un gran episodio, appena alle spalle della title-track per qualità!

Come già detto all’inizio, Abomination può contare su poca sostanza, almeno se si considera la quantità; la qualità però è di buonissimo livello. Se non altro, ci consegna un gruppo molto interessante, che continua a proporre della musica matura e di livello molto più alto della media dell’underground attuale. Ecco perché, se sei fan del death metal più marcio, dovresti segnarti da qualche parte il nome dei Morbus Grave: se riusciranno a esordire sulla lunga distanza – fatto purtroppo ancora non avvenuto – e poi a portare avanti il loro discorso con costanza potrebbero andare lontano. Per quanto mi riguarda, se potrò continuerò a seguirli con molta attenzione!

Voto: 71/100 (voto massimo per gli album sotto al quarto d’ora: 75)


Mattia


Tracklist: 

  1. Abomination – 03:36
  2. Violently Deceased – 02:11
  3. The Horrible – 06:26

Durata totale: 12:13

Lineup:

  • Erman – voce
  • Eddy – chitarra
  • Johan – chitarra
  • Maso Alastor – basso
  • Danny – batteria

Genere: death metal
Sottogenere: death metal classico

Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Morbus Grave

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento