Novembre – Classica (1999)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEClassica (1999) è il terzo album dei celebri Novembre.
GENERENiente più del marchio di fabbrica dei romani: un progressive metal estremo che ha come base un gothic metal espanso, sognante. In più, ci sono moltissime influenze, come black, death, doom e tanto altro. 
PUNTI DI FORZAUno stile fascinoso con la sua essenza sottile, onirica, alienata. Una grande complessità di atmosfera, difficile da penetrare; se ci si riesce, però, si scopre un lungo affresco variopinto ed emozionante. Merito anche di un grande songwriting, competente e maturo all’estremo.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORITales from a Winter to Come (ascolta), My Starving Bambina (ascolta), Onirica East (ascolta), Winter 1941 (ascolta)
CONCLUSIONIClassica si rivela un vero capolavoro, uno dei più belli che i Novembre abbiano prodotto. Forse si rivela poco adatto a chi preferisce musica di più facile accesso, ma è stra-consigliato per chi non si fa spaventare dalla complessità!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
97
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Nel metal, ci sono due categorie di gruppi: quelli che mettono d’accordo tutti (in positivo, ma a volte anche in negativo) e quelli che invece dividono il pubblico tra fan e detrattori. I Novembre appartengono proprio a questa seconda categoria: nonostante siano una delle band italiane più celebri, il consenso non è unanime intorno alla loro musica. Per quanto mi riguarda, comunque, la loro fama è meritata: pur capendo perché molti non li amino, visto quanto la loro musica sia inaccessibile, col tempo sono arrivato ad apprezzare a pieno grandi dischi come Classica. Terzo album dei romani uscito ormai vent’anni fa, è un lavoro di incredibile maturità e spessore a partire dalla personalità che la band ha sviluppato nel tempo, qui in grande evidenza. Seppur spesso paragonati agli Opeth, i Novembre sono un po’ diversi: hanno sempre suonato un genere più espanso e atmosferico, come Classica evidenzia molto bene. Si tratta sempre di progressive metal estremo, ma il loro è meno potente e oscuro, più sognante: la base non è il death come gli svedesi, ma il gothic metal, seppur lontano dall’incarnazione classica. È uno stile meno diretto e più sottile, onirico, alienato; in più, i Novembre riescono a inserire un mucchio di sfumature, date dalle tante melodie e anche da influssi death, doom, black e chi più ne ha più ne metta. Anche per questo, Classica è un disco molto complicato dal punto di vista emotivo, persino più che da quello musicale (comparto in cui certo non è semplice): come già detto all’inizio, questo lo rende per nulla immediato, con poco che rimanga in mente anche dopo diverse volte. Così è stato anche per me: mi ci sono voluti anni per capirlo, e centinaia di ascolti. Ma dopo questa “fatica”, dopo aver compreso per quale senso prenderlo, Classica si è rivelato un vero gioiello, pieno di canzoni memorabili e di emozioni forti. Merito anche di un songwriting un po’ nascosto ma consapevole al massimo da parte dei Novembre: con tanta sostanza e pochissime sbavature, ci regala un capolavoro assoluto della scena metal nostrana!

Un brevissimo intro semi-sinfonico, poi Cold Blue Steel comincia subito a fluire, seppur all’inizio sia lenta ed espansa, con tinte gothic/doom molto convincenti. Ma siamo ancora nel preludio: il ritmo del resto è più rapido, seppur non lo sia al massimo: piuttosto, già da subito i romani puntano su una forte malinconia. Già la evocano bene i rari momenti più spogli e ritmici che costellano la traccia, ma la norma di base fa ancora meglio con le sue melodie gotiche toccanti, specie in accoppiata con lo scream doloroso di Carmelo Orlando. È la falsariga su cui il pezzo si muove, seppur con diverse variazioni del tema: alcune si rivelano più malinconiche e alienate, come all’inizio e anche nel finale. Altre invece sono più ansiose ma al tempo stesso estroverse: succede per esempio sulla trequarti, grintosa grazie ai suoi fraseggi di vago retrogusto persino maideniano. Ottima anche la sezione centrale, in cui la marcia del pezzo lascia di spazio di nuovo alla lentezza, con il ritorno di influssi doom e i florilegi di chitarre a dominare. È un altro bel elemento per un pezzo eccellente, che apre in grande stile il disco pur non essendo tra i suoi episodi migliori – il che è tutto dire! Va però meglio con Tales from a Winter to Come, che giunge quindi in punta di piedi: il suo avvio è molto tranquillo, con solo una chitarra pulita e il basso di Alessandro Niola a intrecciarsi in un panorama delicato. Un panorama che lascia il posto a un breve innalzamento di tensione dopo poco, ondeggiante e onirico, ma che poi torna alla carica: è più denso ma sempre espanso, con la voce quasi sussurrata del frontman. All’inizio il tutto è piuttosto morbido, ma col passare dei minuti cresce: tuttavia, anche quando torniamo su lidi metal, rimane sempre etereo, dilatatissimo, sognante in un senso nostalgico e depresso. A tratti è persino lancinante: lo sottolinea l’Orlando cantante col suo scream, sotto a dissonanze in certi frangenti alienanti: hanno luogo specie nell’ultima parte del pezzo, guidato sempre da Niola con una base non veloce ma ritmata, incalzante. È su questo sfondo che si stagliano fraseggi sognanti, quasi da dream pop, che poi scortano anche un bell’assolo, molto sentito. È il sigillo finale su un grandissimo pezzo, a giusto un pelo dai picchi assoluti di Classica!

Nostalgiaplatz vira sul lato più melodico dei Novembre sin dall’inizio, lieve ma lacrimevole, di nuovo crepuscolare e fantastico in quella maniera tutta particolare dei romani. E col tempo, questo fatto non cambia: a dominare sono sempre le armonizzazioni delle chitarre di Orlando e Massimiliano Pagliuso, intrecciate spesso con un lento, emotivo assolo, o con la voce pulita e dolce del frontman. Il tutto in una lenta progressione che rimane sempre espressiva al massimo, oltre che avvolgente mentre da lidi più calmi ed espansi si addensa, ma solo di poco. Di sicuro non diventa mai aggressivo, anzi: col tempo spunta una melodia persino catturante e di facile presa, almeno per gli standard dei capitolini. In pratica non c’è altro in quella che più che una canzone è un’esperienza onirica, peraltro molto coinvolgente nella sua aura: non sarà tra il meglio del disco, ma non gira neppure troppo lontana da quel livello! Va ancora meglio però con My Starving Bambina, che comincia di nuovo lenta, malinconica, stavolta persino più eterea rispetto al solito grazie a influssi post-rock e a quelli vaghi dal black metal che spuntano pian piano. Sembra quasi voglia andare avanti così tutto il tempo quando i capitolini svoltano in una direzione più aggressiva, non troppo veloce ma graffiante, a causa degli scream e delle ritmiche di gran pesantezza. A esse però si accoppia presto una melodia ossessiva, che ne sottolinea anche la tristezza e la profondità sentimentale: un fattore che poi si accentua anche al centro. Senza più frenesia, è un passaggio di puro gothic metal, lacerante, con una tristezza così intensa da colpire al cuore, grazie a melodie riuscitissime ad accompagnare la voce pulita di Orlando e degli assoli lenti ed espressivi. È una lunga frazione che poi lascia di nuovo spazio alla ripresa della norma più potente, ma non per moltissimo tempo, prima che anche quella si spenga in una coda mogia, ricercata. È il gran finale di un pezzo veramente meraviglioso, emozionante al massimo: anche questo lo rende un altro dei picchi assoluti di Classica!

Nonostante il titolo possa far pensare a una ballad, con Love Story i Novembre spingono sull’aggressività. Sin dall’inizio, il ritmo di Giuseppe Orlando è battente, e regge una progressione energica e potente, di influsso melodeath e persino black. Le melodie gothic sono invece poche, e vengono fuori solo a tratti: di norma sono un po’ in secondo piano sotto al riffage e alle urla del cantante. E col tempo, l’anima più tempestosa e feroce dei romani si accentua ancora: succede al centro, un passaggio che non perde la sua melodia ma punta su ritmiche graffianti, che con la voce formano un duo drammatico, di gran impatto negativo. Solo nel finale invece la musica torna a rilassarsi, con un’evoluzione che pian piano si fa sempre meno rabbiosa e sempre più nostalgica, pur mantenendo una bella carica tempestosa, almeno fino all’outro. Sono le note di un pianoforte echeggiato, decadente, che portano alla fine una traccia che non brilla tantissimo, anzi forse è la meno bella della scaletta; ciò però vuol dire poco, visto che il livello rimane alto, e in quasi ogni altro album avrebbe spiccato molto di più! Sin dall’inizio, con L’Èpoque Noire (March the 7th 12973 A.D.) tornano i potenti influssi doom del gruppo, per un avvio lento e quasi solenne, pur con la malinconia che proviene dalla solita chitarra lead in bella mostra. È una norma che va avanti a lungo, seppur intervallata da una breve apertura di basso profilo, influenza addirittura dall’industrial; poi però la musica cambia binario e aumenta il proprio dinamismo. All’inizio non è molto spinta, con tante melodie e un ritmo che rimane martellante ma non troppo veloce; poi però i capitolini spingono sul pedale dell’acceleratore e rendono la progressione sempre più convulsa e vorticosa. L’apice lo si tocca nell’ultima parte, dissonante e feroce fino a sfociare in uno sfogo pesante come un macigno, death metal melodico del tipo più diretto e rabbioso, retto alla fine persino dal blast beat dell’Orlando dietro le pelli. È un finale ombroso per un grandissimo crescendo: quello dell’ennesimo pezzo splendido dei Novembre, che non sarà tra i migliori di Classica ma li guarda da non troppo lontano!

Come indica il nome stesso, Onirica East è dilatata e rivolta all’atmosfera fin dall’inizio, delicatissimo con lievi chitarre pulite ed echeggiate sotto ai sussurri di Carmelo Orlando. E anche quando, dopo poco, la traccia svolta su sonorità più pesanti, una certa espansione rimane sempre: la si sente già nell’ondeggiante riff di base, ma quando spuntano lontani cori o melodie quasi esotiche l’effetto si accentua ancor di più. Tuttavia, non mancano momenti più incisivi: succede per esempio al centro, quando dopo una fuga sempre espansa ma dissonante, labirintica, a tinte quasi post-black metal con tanto di blast, le ritmiche si rafforzano in un vortice possente. Va avanti a vorticare per qualche minuto, tra momenti più statici, quasi asfissianti (in senso positivo) e qualche stacco più dinamico che ricorda il melodeath; poi però anche questo sfogo si spegne. Sembra quasi finita, ma invece il pezzo riparte su coordinate mogie, ombrose, ma al tempo stesso delicate e molto espanse, con chitarre echeggiate di influsso post-rock e il cantante che passa non solo al pulito, ma anche all’italiano. È un passaggio suggestivo, prima che l’anima vorticosa e black riprenda: un breve sfogo che dopo quasi sei minuti e mezzo porta alla fine un piccolo gioiello di alienazione, a giusto un pelo di distanza dal meglio che il disco abbia da offrire! È quindi il turno di Foto Blu Infinito, brano tutto strumentale che parte da un riffage che ricorda di nuovo il death melodico, in particolare quello svedese, seppur riletto in un senso più lento e calmo. E col tempo, l’evoluzione si fa anche più morbida: spuntano chitarre melodiose che poi lasciano spazio a un passaggio centrale anche più soffice, con al centro fraseggi di chitarra acustica di retrogusto folk. È una lunga parte sognante e malinconica, che ricorda certe cose degli Opeth ma in un senso più intimista e caloroso. Merito soprattutto della bella progressione e dei tanti arrangiamenti diversi che contiene: danno pennellate di colore a un pezzo che già di suo ne ha tanto. Anche questo consente a questa parte di avvolgere bene, prima che la norma metal torni con più potenza, mutuata dal lato doom dei Novembre. È un finale breve, ma che contribuisce a una bella strumentale, forse non eccezionale come altri episodi di Classica ma che senza per nulla stonare in un lavoro del genere!

Winter 1941 parte ancora calma, quasi fantasy per atmosfera, seppur con un tocco crepuscolare: è il senso che poi esplode quando la musica entra nel vivo, più energica ma sempre melodica. Eppure, stavolta non è accogliente quanto, anzi un riffage di influsso black la rende inquieta oltre che oscura, e lo scream feroce di Orlando le dà un tocco in più in fatto di rabbia. È un connubio insieme carico a livello emotivo e aggressivo, che colpisce alla grande: presto però il primo lato prende il sopravvento, e il tutto senza perdere di dinamismo si fa più infelice che feroce. È un cambio di rotta che culmina poi in una parte centrale di basso voltaggio, prog rock soffice e placido, per quanto anche stavolta il tutto sia in qualche modo infelice, depresso in maniera calda. Va avanti sognante a lungo, ma poi la batteria dell’altro Orlando segna un nuovo crescendo che riporta in scena la norma principale, seppur in chiave più espansa e malinconica. È un tratto che riassume insomma in sé tutte le anime di un brano fin’ora davvero toccante: anche questo lo rende l’ultimo picco di una lunga serie di grandi canzoni! Il disco a questo punto è finito: c’è rimasto spazio solo per Spirit of the Forest, outro che riprende alcune melodie e suggestioni da Tales from a Winter to Come e le sviluppa in senso dilatato, quasi psichedelico in questo caso. Tra voci echeggiate ed effetti di chitarra post-rock espansi al massimo, sono tre minuti meditativi e celestiali, nel senso più oscuro del termine: un’ottima chiusura per il disco, insomma! A questo punto, Classica sarebbe finito, ma nella versione della Peaceville Records, del 2008 c’è spazio per ben tre tracce bonus. Due di esse sono versioni demo di Tales from a Winter to Come e Winter 1941: sono interessanti per il confronto, visto che sono molto diverse dalle versioni finali. Quando la prima perde la sua chiusura, l’altra in pratica è solo la prima parte più un pezzetto dell’ultima, ed è molto più breve. Tuttavia, a livello musicale non aggiungono molto il disco: lo fa soltanto Colour of an Eye, brano un po’ diverso da quanto sentito fin’ora. Al suo interno, i Novembre virano con decisione su un gothic metal più classico, per quanto non manchi la loro espansione: entrambi i particolari si sentono dall’inizio, subito con una melodia di chitarra che poi fa da guida all’intero pezzo. La sua evoluzione stavolta è lineare, ha poco di progressivo: scambia momenti più di basso profilo e nostalgici in maniera sottile con altri più intensi a livello emotivo, in un flusso musicale continuo fino al finale. Anch’esso però è molto semplice: mantiene l’atmosfera del resto in una chiave all’inizio più soffice, ma poi più potente per un breve sfogo; anche le melodie sono simili, ma riescono ad avvolgere bene. Si conclude così un pezzo ottimo, forse non al livello di quelli dell’album vero e proprio ma buono: giusto che sia una bonus track, per quanto in un disco così non avrebbe stonato poi troppo.

Forse arrivati a questo punto non serve nemmeno sottolineare come Classica sia un lavoro grandioso, pienissimo di canzoni eccellenti e senza quasi sbavature. Certo, c’è da dire che, come l’intera produzione dei Novembre, forse non è un disco per tutti: chi preferisce la musica diretta e subito accessibile, non potrà fare a meno che trovarlo indigesto. Se però sei tra quelli che non si arrendono anche davanti a un disco così difficile e sono disposti ad ascoltarlo decine di volte, allora i romani sono i tuoi uomini: se non l’hai mai fatto prima, devi dar loro una possibilità a tutti i costi!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Cold Blue Steel05:23
2Tales from a Winter to Come05:37
3Nostalgiaplatz04:29
4My Starving Bambina04:48
5Love Story04:29
6L’Èpoque Noire (March the 7th 12973 A.D.)04:42
7Onirica East06:27
8Foto Blu Infinito04:16
9Winter 194106:35
10Outro/Spirit of the Forest (Tales… Reprise) 02:57
11Colour of an Eye (bonus track)05:24
12Tales from a Winter to Come (demo version – bonus track)04:47
13Winter 1941 (demo version – bonus track)02:41
Durata totale: 01:02:35
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Carmelo Orlandovoce, chitarra e tastiera
Massimiliano Pagliusochitarra
Alessandro Niolabasso
Giuseppe Orlandobatteria
OSPITI
Fabio Sangestastiera (tracce 8 e 9)
Gianluca D’Alessiochitarra acustica (traccia 8)
ETICHETTA/E:Peaceville Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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