Unknown Decoy – Seeking the Sun (2019)

Per chi ha fretta:
Seeking the Sun (2019), primo EP dei finlandesi Unknown Decoy, è un lavoro che mette in mostra diversi spunti interessanti a partire dallo stile. Mescola hard rock, heavy e doom metal in qualcosa di ispirato ai Black Sabbath, ma senza essere derivativo: al contrario, i finlandesi suonano personali e persino eclettici, grazie alle loro tante influenze. Lo si può ben sentire in pezzi come la catchy Davaj!, la potente Test Animal, la scanzonata Praise the Sun, picchi di una scaletta forse a tratti con poca amalgama tra i vari elementi, ma di livello piuttosto alto. È per questo che alla fine Seeking the Sun non perde troppo da questo difetto di immaturità: è un buonissimo EP d’esordio con cui gli Unknown Decoy si dimostrano promettenti!

La recensione completa:

Heavy metal, doom metal, hard rock: ultimamente, sono molte le band che hanno cominciato a unire questi tre generi in qualcosa che guarda ai Black Sabbath e agli anni settanta. A volte si tratta di gruppi derivativi, che ripropongono gli stilemi del passato in maniera sterile e non riescono ad andare oltre: almeno per la mia esperienza, però, spesso le band del genere sono più eclettiche e hanno diverse cose da dire. L’ultimo caso del genere che mi sia capitato è quello degli Unknown Decoy: provenienti dal grande calderone metal della Finlandia, hanno esordito lo scorso 28 giugno con il loro EP di debutto, Seeking the Sun, uscito grazie alla conterranea Inverse Records. Si tratta di un lavoro interessante a partire dallo stile, piuttosto personale: di base mescola heavy e doom, ma in maniera istrionica e con molte influenze. A tratti il gruppo guarda verso l’hard rock classico di stampo proto-doom, coi già citati Sabbath che sono un faro per la loro musica; altrove però ci sono influssi più moderni, provenienti a tratti addirittura dal metal estremo. Ma gli Unknown Decoy hanno anche altro oltre all’originalità: Seeking the Sun mette in mostra delle buone capacità compositive che lo rendono interessante, pur nella sua immaturità. Sì, perché pur brillando con le loro trovate, per ora i finlandesi non hanno ancora trovato una direzione principale: la loro musica non è ben amalgamata, ma tende a variare di coordinate da canzone a canzone, a volte persino in maniera radicale. Ciò rende Seeking the Sun un po’ disomogeneo, ma in fondo non è una grande pecca: dopotutto i pregi degli Unknown Decoy già superano di molto i difetti, e gli spunti che propongono lungo l’EP dimostrano un talento ben superiore alla media!

Un intro col suono di un motore che si accende, poi ci ritroviamo subito in Davaj!, che schiera subito la sua melodia di base, semplice ma catturante all’estremo. È quella che regge anche i ritornelli, con cori meravigliosi che ricordano quasi l’hard rock anni ottanta, per un risultato così catchy da stamparsi all’istante in mente. Il meglio però è il contrasto che crea con le strofe, più dure e orientate verso l’heavy/doom: coinvolgono con potenza e creano una tensione che rende i refrain ancor più liberatori. Completa il quadro un assolo centrale molto classico, che poi però si spegne in un tratto lento e morbido, con mogie chitarre pulite. È il prodromo al ritorno del chorus, anche più intenso e coinvolgente: un finale adatto per un gran pezzo, uno dei migliori in assoluto di Seeking the Sun! Ma Test Animal non è molto da meno: parte da un attacco particolare, a metà tra hard rock e pulsioni punk. Quest’ultima componente rimarrà poi anche quando gli Unknown Decoy virano su sonorità più potenti, aggressive, ma sempre dinamiche e dissonanti: si sente in special modo nei momenti più potenti, come per esempio i ritornelli. Si rivelano piuttosto aggressivi, non solo a causa del potente riffage di Vilho Polamo ma anche per Aaro Viitanen, che dal suo solito pulito semplice e basilare passa a un urlato stridulo e rabbioso. Più di basso profilo sono invece le strofe: dirette e semplici, si rivelano comunque coinvolgenti, grazie a ritmiche rockeggianti ed energiche al punto giusto. Ottima anche la frazione centrale, che torna all’inizio del pezzo e poi cresce in frenesia, fino a raggiungere un assolo vorticoso e molto avvolgente. È la chiusura di un cerchio di buonissima fattura, non lontano dal meglio dell’EP! La successiva Praise the Sun si apre lenta, doom classico dei più monolitici, ma dopo poco i finlandesi cambiano direzione. Ci ritroviamo allora in una norma movimentata e incalzante, di chiaro influsso dai Black Sabbath più movimentati e meno cupi, a cui però la band unisce un piglio quasi maideniano. È un fattore che domina in tutte le strofe, poi la musica si apre ancora nei refrain, che perdono quella vaga oscurità precedente per mostrarsi positivi, liberatori, sereni. A tratti in questa struttura spuntano inoltre piccoli arrangiamenti più aggressivi, come il cantante che sfodera di nuovo un piglio aggressivo : tutto ciò culmina nella parte conclusiva, in cui la componente doom torna, e non da sola. Se questa componente domina all’inizio e nel finale, al centro compresa tra due stacchi del basso di Viitanen trova posto un breakdown addirittura groove metal, peraltro ben riuscito e che non stona nel complesso. È un altro dettaglio riuscito per un pezzo ottimo, il picco dell’EP con la opener!

The Men prende vita subito preoccupata, con un avvio nervoso quasi a tinte progressive/funk nella sua frenesia. Poi però i finlandesi partono con una forza mai sentita fin’ora, thrash/groove metal potente, condotto dal batterista Saku Taittonen su alte velocità. Siamo ancora nell’intro, però, visto che la struttura principale subito dopo lo sfogo comincia ad alternare strofe che partono dalla norma iniziale e poi la fanno evolvere in senso più potente e orientata all’heavy metal. È da questi passaggi pesanti che si sprigionano i refrain: più aperti ma sempre piuttosto vorticosi, seppur stavolta manchino un po’ di carica catturante. Buono invece il tratto centrale, che all’inizio torna all’anima più agitata del pezzo ma poi presenta un assolo interessante: un elemento valido per un episodio non esaltante, di sicuro il meno bello di Seeking the Sun, ma a parte ciò si rivela più che discreto! A questo punto, l’EP è agli sgoccioli: per chiuderlo gli Unknown Decoy scelgono Flash, che comincia ancora lenta e possente, puro doom stavolta anche tetro e inquietante. È una norma che torna spesso lungo il pezzo, seppur quasi subito gli Unknown Decoy svoltino su un binario più movimentato. Stavolta però, nonostante le influenze hard ‘n’ heavy, il clima rimane preoccupato e ombroso, grazie a melodie crepuscolari che fanno il paio con la voce di Viitanen, stavolta molto mogia. Il cantante alza la voce solo nei ritornelli, che tornano verso l’attacco e si pongono anche più lugubri grazie alle sue urla rabbiose: il connubio tra le due parti in ogni caso funziona bene, nonostante la diversità. Merito anche di una struttura mai così varia, piena di stacchi eclettici e più morbidi: di norma durano pochi secondi, tranne che nel momento al centro. Introdotto da una fuga arcigna, doom con addirittura un sentore death metal, vira poi all’improvviso su una norma folk con violini e fisarmonica, musica quasi da balera col suo ritmo ballabile in trequarti. È uno stacco bizzarro ma valido per una canzone che nel suo funziona: nonostante la stranezza si rivela molto buona, pur nella sua distanza stilistica con il resto dell’EP che chiude!

Per concludere, al momento gli Unknown Decoy devono ancora crescere, e soprattutto riuscire ad amalgamare meglio le varie anime della loro proposta. Tuttavia, la via che hanno impostato fin’ora è già convincente: Seeking the Sun è un EP molto buono, anche al di là del suo problema di disomogeneità. Per questo, sono convinto che se i finlandesi riusciranno a maturare a dovere, in futuro potranno fare grandi cose. Come sempre chi vivrà vedrà, ma se mi sarà data la possibilità continuerò a seguirli con grande attenzione anche in futuro!

Voto: 71/100 (Voto massimo per gli EP: 80)

Questa è la recensione numero mille di Heavy Metal Heaven. Un traguardo importantissimo, impensabile solo qualche anno fa, quando la nostra webzine era poco più che un piccolo blog: se ci siamo arrivati, è merito in primis dei collaboratori che hanno dato una spinta fondamentale al progetto. Ma anche i lettori in questi anni ci hanno dato un supporto non indifferente: per ringraziarvi possiamo promettervi che questo non è un punto di arrivo, ma solo uno di partenza per fare ancora di meglio in futuro. Grazie a tutti.
Mattia

Tracklist: 

  1. Davaj! – 04:40
  2. Test Animal – 04:16
  3. Praise the Sun – 04:48
  4. The Men – 03:39
  5. Flash – 05:18

Durata totale: 22:41

Lineup: 

  • Aaro Viitanen – voce e basso
  • Vilho Polamo – chitarra
  • Saku Taittonen – batteria

Genere: heavy/doom metal/hard rock
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Unknown Decoy

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento