Manntra – Oyka! (2019)

Per chi ha fretta:
Oyka! (2019), quarto album dei croati Manntra – ma primo a essere cantato in inglese e ad aver varcato i confini della loro nazione – è un lavoro molto originale. Il suo folk metal è lontano dall’incarnazione più classica degli ultimi anni: senza puntate estreme, compensa con elementi rock e persino alternative, e con una forte spinta verso le melodie dell’Est Europa. È un lato che la band croata cura con grande abilità, come anche atmosfere e melodie: sono questi elementi a creare tante belle canzoni, semplici e brevi ma grandiose. Tra di esse, spiccano perle come la title-track, Yelena, Kroatien, Dance e Nevera, picchi di una scaletta con qualche brano meno bello ma senza vere e proprie flessioni. Per questo, anche a dispetto di un pelo di omogenità, alla fine Oyka! si rivela un piccolo capolavoro, personale e mai banale, adatto a ogni fan del folk metal!

La recensione completa:

A uno sguardo distratto, a livello mondiale il folk metal può sembrare in crisi. Con tanti gruppi storici che sono spariti, o hanno cambiato genere, oppure ancora continuano senza più idee, il periodo d’oro di questo stile è ormai molto lontano. Eppure, se si approfondisce si scopre che il folk è vivo e prolifico: basta solo dare un’occhiata alla scena italiana, con tanti bei gruppi a cui ogni anno si aggiunge qualche nuovo nome interessante. E non è un’eccezione solo nostrana: anche nel resto del mondo continuano a uscire band interessanti o persino innovative: è il caso dei Manntra. Provengono dalla Croazia, un paese che a parte gli Ashes You Leave nel tempo non ha mai prodotto gruppi metal famosi. Sarà colpa forse di una certa chiusura, che ha colpito anche questo quintetto: i primi tre album cantati in croato non hanno mai valicato i confini nazionali, nemmeno in un genere come il folk metal in cui lingue diverse dall’inglese come tedesco, svedese e finlandese sono ben accette. Ma che sia responsabilità della band o della scena, in fondo importa poco: questa specie di isolamento è finito lo scorso luglio all’uscita di Oyka!, primo disco “internazionale” e cantato in inglese dei Manntra. E per fortuna, aggiungerei io: si tratta di un gran bel lavoro con poco da invidiare a quelli di molte band più famose, forte in primis di una bella personalità: il folk metal dei croati si rivela piuttosto lontano dalla media. Senza quasi nulla di estremo (non un difetto, per quanto mi riguarda), compensa con forti influenze rock e a tratti persino alternative, seppur non manchino momenti più potenti. Addirittura, a tratti il suono dei Manntra ricorda certe cose dei Rammstein: seppur Oyka! non abbia molti elementi industrial sono presenti venature “tamarre”, oltre alla voce di Marko M. Sekul che ricorda a tratti quella di Till Lindemann. Lo spunto più personale sono però le melodie lontane, da folk dell’est: suonano esotiche alle orecchie di chi è abituato al metal nordico più classico. Ma soprattutto, funzionano benissimo nella mani dei Manntra: sono sempre catchy e a tratti persino zuccherose, tanto da avvicinare Oyka! al metal più pop. Merito di una grandissima cura, che del resto riguarda anche atmosfere e sfumature emotive: il risultato è una serie di brani semplici ma di efficacia assoluta, che riescono a coinvolgere alla grande. E se ogni tanto il disco è un pelo ridondante a livello di strutture e di melodie, è un difettuccio da poco: anche così, abbiamo un vero gioiellino, con cui i Manntra si dimostrano una band molto interessante.

La opener Oyka! comincia lenta e malinconica, con una chitarra folk lieve presto raggiunta da un flauto altrettanto placido. È la base su cui si posa una voce femminile dolce e nostalgica: anticipa la melodia principale del brano, che poi in versione un pelo modificata accompagna la norma più pesante che esplode di lì a un minuto. Insieme, creano ritornelli potenti ma al tempo stesso incisivi dal punto di vista della melodia  e dell’atmosfera, triste e quasi lancinante; più sottotraccia sono invece le strofe, semplici ma incalzanti col ritmo quadrato del batterista Andrea Kert. In alternanza coi refrain formano buona parte della traccia, a eccezione il ritorno dell’inizio al centro, in versione metallizzata prima, ma poi di nuovo soft. Dà il là a un chorus anche più intenso che chiude un episodio semplice ma grandioso, nemmeno tropo lontano dal meglio del disco che apre. La successiva Yelena arriva a ruota e fin dall’inizio si mostra espansa: un’essenza che non perde nemmeno quando i giochi si fanno più duri, coi giri degli strumenti folk ad accompagnare un riffage potente. A tratti anzi la norma si calma ancora: per esempio le strofe sono calme ed espanse, ricordano quasi il pop metal anni ottanta, sensazione acuita da bridge che vanno ancora di più nella loro direzione. Poi però la falsariga di base si ripresenta per supportare refrain potenti e di gran pathos nella loro natura animata e corale, che avvolge a meraviglia. A parte un breve ritorno di fiamma dall’inizio che poi sfocia in un bell’assolo degli strumenti folk tutti uniti a scandire la stessa melodia, non c’è altro in un brano molto breve, ma che non ha bisogno di altro per essere a un pelo dai picchi di Oyka! I Manntra fanno però ancora meglio con Kroatien, che segue e già schiera subito un malinconico incrocio tra una base metal potente e un flauto nostalgico. È un connubio che si ripresenta nei refrain, ancor più profondi a livello emotivo ma in qualche modo evocativi, grazie ai cori che doppiano la voce dell’ospite Michael Rhein. Il cantante degli In Extremo è protagonista anche delle strofe, più rilassate sia a livello musicale sia di aura: poi però pian piano la tensione comincia a salire attraverso bridge con un riffage di vaghissimo sentore addirittura black, fino a esplodere con gran potenza. Bello anche il tratto centrale, in cui lo stesso strano connubio del resto del pezzo si ripresenta per qualcosa di più leggero ma coinvolgente, fino a uno scoppio drammatico finale. È la ciliegina sulla torta di un pezzo davvero intrattenente, uno dei più belli in assoluto dell’album!

L’inizio lento ed evocativo di Dance fa quasi pensare a un pezzo espanso e atmosferico, ma dopo qualche secondo parte invece qualcosa di potente, con ritmiche da metal moderno. È un’impostazione che però torna solo a tratti: le strofe infatti sono puramente folk, con la batteria di Kert e il basso massiccio di Maja Kolarić a sostenere chitarre folk lievi e la voce quasi sussurrata di Sekul. Lungo il pezzo, si alternano con gli scoppi di energia dei ritornelli, che però non sono aggressivi: come da norma dei croati, evocano anzi un gran bel pathos. Anche la struttura è quella solita, semplice e lineare, con giusto uno stacco quasi marziale al centro che poi si trasforma in senso potente e quasi drammatico. Completa il quadro di un episodio non bello come quelli che lo hanno preceduto, ma non troppo lontano: di sicuro il livello rimane molto alto, e non stona nemmeno tra due delle punte di diamante di Oyka!. Sì, perché a questo punto è arrivato il turno di In the Shadows: un attacco di nuovo pacifico, che anticipa la melodia del ritornello, poi i Manntra partono con un riff vorticoso, da heavy moderno o addirittura groove metal. Come da norma dei croati, però, va avanti per poco prima di lasciare spazio alle strofe: ripiene di chitarre pulite, presto riesplodono in bridge ancora tosti e graffianti. È il prodromo a ritornelli di malinconia penetrante al massimo, grazie ai cori e alle melodie folk, avvolgenti all’estremo pur nella loro breve durata; lo stesso vale per la coda, con dei cori molto efficaci. Ottima anche la variazione di trequarti, stavolta non solista ma ritmica con un riffage possente e tempestoso: aggiunge un tocco di oscurità prima che la musica torni al ritornello, anche più liberatorio in questo caso. È un altro momento topico per una traccia meravigliosa, senza alcun dubbio uno dei momenti più in vista della scaletta!

Everlasting può quasi essere considerata la semi-ballad del disco: come si sente già dall’inizio, placido ed elegante, che nei primi tempi cresce solo di poco, mantenendo la sua base oscillante e denotata da chitarre acustiche appena udibili. Ma poi la tensione sale un pochino, quando questa base cresce verso lidi più potenti, senza però strafare: al centro c’è sempre la melodia di base, lenta e intensa, quasi da gothic metal, e la potenza non le sale mai sopra. Da questo momento in poi, i toni si mantengono sulle stesse coordinate, con giusto qualche scambio tra momenti più pesanti e altri in cui le chitarre pulite, sempre presenti, si mettono più in mostra. Buono anche il finale: a metà tra i due mondi, mostra un’anima ancora più gotica, con le sue ritmiche preoccupate e ombrose a cui poi si affianca anche un flauto, semplici ma d’effetto. A eccezione di una breve coda, è l’ottimo finale di un pezzo non eccezionale, anzi forse il meno bello di tutto Oyka: a parte questo però è molto buono, e di sicuro qui non sfigura! Va però meglio con Fire in the Sky, che dopo un breve intro d’atmosfera, lontano e malinconico, torna al metal in maniera piuttosto energica. È la norma che accompagna i chorus: passionali, avvolgenti grazie anche alle loro influenze sinfoniche, colpiscono bene quanto i Manntra ci hanno già abituato. Più tortuose sono invece le strofe, tra scoppi di potenza fragorosa, sezioni lente, d’attesa e apertura invece dominate da un inedito lato elettronico, accompagnato da un altrettanto bizzarro cantato harsh. Ma non stona, anzi, il connubio funziona: lo stesso vale per le poche variazioni, come per esempio il passaggio centrale, con un assolo quasi power metal. Sono tutti elementi riusciti per una traccia che per una volta non fa gridare al miracolo; il livello però rimane buonissimo, e anch’essa nella scaletta svolge bene il suo compito! È però un’altra storia con Nevera, con cui i croati spingono sull’acceleratore sin dal principio, un tempo rapido e animato su cui brillano le melodie circolari della cornamusa di Boris Kolarić. È la stessa norma che si arricchisce di potenti cori nei refrain, che per questo risultano vicini a quelli classici del folk metal, da taverna, ma senza perdere il tipico tocco intenso della band. Il ritmo non scende nemmeno per le strofe: seppur più spoglie, con le chitarre pulite con un retrogusto quasi country (!) riescono a coinvolgere bene, e formano con l’altra anima un gran bel connubio. Un connubio in cui si inserisce bene anche il passaggio centrale, l’unico momento più lento ma che non perde la sua potenza, seppur più malinconica rispetto a prima. Il risultato finale di tutto ciò è un brano splendido, a giusto un pelo dai migliori di Oyka!


Rakhia ha quasi un piglio da heavy metal classico con la sua velocità medio-alta, molto incalzante su cui però di nuovo gli strumenti folk dei Manntra danno un tocco più profondo. È lo stesso che si accentua nei ritornelli: contornati da questa norma più diretta, si pongono invece solenni e ombrosi, coi loro cori ossessivi, ridondanti ma di gran effetto atmosferico. Il tutto è intrecciato bene con strofe invece eclettiche, che col loro ritmo saltellante ricordano i Rammstein ancor di più del solito, oltre ad avere cori anthemici: sono diversissime, ma insieme alle altre non stonano. Lo stesso si può dire per la parte centrale, che dopo un altro ritornello, più allungato, si apre in uno stacco invece espanso, con sonorità pseudo-elettroniche. Anch’essa è ben integrata in un pezzo strano ma di altissimo livello, l’ennesimo ben riuscito della scaletta! Va però ancora meglio con Sanjaj: comincia subito con la sua melodia di base, seppur cantata solo da una voce femminile lieve e lontana, raggiunta soltanto poi dalle chitarre potenti di Boris Kolarić  e Marko “Pure” Purišić. Lungo il pezzo si riproporrà a tratti così, ma a tratti i croati la potenziano: succede nei chorus, potenti e drammatici, con di nuovo un retrogusto gothic e un senso drammatico, di grandissimo impatto. Il resto invece è più calmo, con strofe potenti, dalle sonorità a metà tra metal classico e moderno, non pesantissimo ma incisivo, anche per il crescendo a cui danno il là. Ottima anche la frazione centrale, persino più dolorosa e angosciata del resto: un finale coi fiocchi per un pezzo ottimo, che sarebbe il migliore in tantissimi dischi folk metal di oggi, ma non in Oyka!, seppur da quel livello non sia lontanissima! A questo punto, il disco sarebbe anche finito, ma forse per non evidenziare la sua brevità – che comunque è giusta, l’album non sembra incompleto) i croati schierano anche due tracce considerabili come bonus (ma non sono sicuro lo siano effettivamente). La prima, Murter, è una versione di Kroatien cantata da Sekul nella lingua madre della band: non ci sono altre differenze, ma è interessante ascoltarla in una versione diversa. La versione live di Yelena, che conclude la scaletta, lo è però di più, visto che permette di saggiare anche la resa dal vivo della band. La registrazione non è proprio il massimo, ma tutto sommato si sente che il gruppo ci sa fare: anche il coinvolgimento del pubblico, seppur un po’ nascosto, è avvertibile. Certo, c’è da dire che forse dopo tanta qualità, un uno-due finale di pezzi non inediti sfigura un po’, ma in fondo non importa: non rovina comunque la preziosa opera che la band croata ha messo in mostra fin’ora!

Per concludere, Oyka! è un lavoro pieno di canzoni memorabili e senza neppure un momento morto. Ma il bello è che, dalle sue tracce, i Manntra sembrano non esprimere a pieno il proprio potenziale: forse nelle loro corde c’è qualcosa di addirittura meglio, specie se riusciranno a variare un po’ di più la loro proposta. Tuttavia, se il livello in futuro rimarrà questo non c’è comunque motivo di lamentarsi: pur con le sue piccole sbavature, parliamo di un gioiellino di folk metal, personale e mai banale, che ogni fan del genere dovrebbe scoprire!

Voto: 90/100

Mattia

Tracklist: 

  1. Oyka! – 03:38
  2. Yelena – 03:24
  3. Kroatien – 03:21
  4. Dance – 03:56
  5. In the Shadows – 03:00
  6. Everlasting – 03:14
  7. Fire in the Sky – 03:11
  8. Nevera – 03:03
  9. Rakhia -03:02
  10. Sanjaj – 03:06
  11. Murter – 03:22 (bonus track)
  12. Yelena (live) – 03:20 (bonus track)

Durata totale: 39:36

Lineup: 

  • Marko Matijević Sekul – voce, chitarra, synth
  • Boris Kolarić – chitarra, cornamusa e mandolino
  • Marko “Pure” Purišić – chitarra
  • Maja Kolarić – basso
  • Andrea Kert – batteria

Genere: folk metal/rock
Sottogenere: melodic folk metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Manntra

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