Gjöll – Residual (2019)

Per chi ha fretta:
Residual (2019), recente EP dei Gjöll, mette in mostra molto bene il grande eclettismo di questa band giapponese. Il genere che la band suona è difficilissimo da classificare: la base è un gothic metal con voce femminile, con però tantissimi influssi che vanno da symphonic, folk e power a black e death, sforando così nell’avant-garde. I nipponici inoltre sono abilissimi nel gestire bene tutti i propri vari elementi, inseriti non solo per l’effetto stranezza: al contrario, le loro canzoni hanno sempre un filo conduttore forte e soprattutto un lato emotivo rilevante. Sono questi pregi a rendere l’EP ottimo: lo si può sentire bene nell’obliqua Ragnarøkkr Lovers e nella docile Secret Shame, picchi di una scaletta tutta di alta qualità. È per questo che, nonostante qualche piccola sbavatura, Residual si rivela un lavoro di livello superiore, ed esalta i Gjöll come un gruppo molto interessante nella ristretta cerchia dell’avant-garde metal!

La recensione completa:
Come ho già sottolineato in altre recensioni, buona parte dei gruppi metal non è difficile da inquadrare in questa o quella categoria specifica. Esiste però una minoranza che invece è ardua da classificare: è quella in cui i giapponesi Gjöll rientrano a pieno. Nati a Tokyo nel 2008, col primo album Prologue mettevano in luce un interessante death metal melodico e sinfonico con influssi gothic. Un suono personale, ma classico se confrontato con l’evoluzione avvenuta in seguito: un processo ben udibile all’interno di Residual, EP uscito lo scorso dieci luglio. Il genere che i Gjöll affrontano al suo interno è, come detto all’inizio, molto difficile da descrivere: la base è ora un gothic metal con voce femminile, ma lontanissimo dalla media. L’eclettismo è ovunque al suo interno, grazie alle sue tante sfumature di colore e influenze: dal lato melodico vengono soprattutto dal symphonic e dal folk, oltre che dal power metal, mentre i momenti più rabbiosi sono debitori di black e death. Il tutto è impossibile da definire se non come “avant-garde”: peraltro, quello di Residual è un metal sperimentale di alto livello. Se infatti gli elementi che schierano sono innumerevoli, i Gjöll sono abilissimi nel mescolarli in qualcosa di efficace: anche quando svariano di più, la loro musica ha sempre un filo conduttore, non risulta mai un’accozzaglia di elementi senza capo né coda. Merito di un songwriting molto maturo e competente, che non cerca solo di stupire e di creare atmosfere bizzarre, come altri gruppi avant-garde: la musica dei Gjöll al contrario ha un lato emotivo molto ben curato e incisivo. È il segreto principale di quattro canzoni tutte di alto livello, e senza quasi sbavature: l’unico appunto che si può fare a Residual è la registrazione, un po’ grezza a tratti, specie considerando la ricchezza della musica dei giapponesi. Ma è un difetto da poco per un EP che anche così si rivela molti gradini sopra alla media, un piccolo gioiellino di istrionismo e personalità!

Residual spiazza già da subito col suo attacco, quasi rockeggiante, per poi confluire però in qualcosa di più strano ed espanso, coi giri quasi allegri della tastiera di Ojo e una base piuttosto leggera. È una norma che torna spesso lungo il pezzo, in alternanza con vari passaggi: alcuni sono più spogli, ricordano i Children of Bodom più aggressivi, altri invece sono più movimentati, obliqui, e nonostante lo scream di Tuhka Paskinen non risultano molto aggressivi. Ma più avanti il pezzo si addolcisce ancora: dopo bridge tranquilli, in cui si sente per la prima volta la voce soave di Julia, partono ritornelli che fanno una sintesi. Movimentati per la doppia cassa di Ratchman, sono però melodiosi, coi due cantanti che si intrecciano in qualcosa di preoccupato, malinconico, di ottimo impatto. Valida si rivela inoltre anche la sezione centrale, la più cattiva del pezzo coi suoi toni ombrosi e orientati al death: sono la variazione più evidente di un pezzo che però in fatto di piccoli arrangiamenti cambia molto, spesso in maniera vincente. Anch’essi contribuiscono alla buona riuscita di un gran pezzo, che apre bene il disco a cui dà il nome, pur essendo il meno bello del quartetto – il che è tutto dire! Di sicuro va meglio con Ragnarøkkr Lovers , che al contrario della precedente se la prende con calma: parte da una lieve melodia del violino di Botti che già scandisce quella che è la melodia di base del brano. Questa falsariga cresce pian piano, tanto che sembra voler dare il là a un pezzo armonioso, ma poi le strofe virano con forza: si pongono piuttosto cupe, persino orrorifiche col loro organo, nonostante il ritmo quasi marziale dia loro anche un tocco di bizzarria. Solo a tratti si aprono, per stacchi più espansi ma sempre malinconici, tristi, ombrosi; la ricercatezza torna invece solo coi ritornelli, che riprendono la melodia iniziale in maniera sempre sentita, intensa, ma armoniosa e avvolgente. La stessa essenza filtra poi nello spoglio stacco centrale: diviso tra i giri neoclassici di un violino e un pianoforte dolce, è di gran eleganza, e si integra bene all’interno del pezzo. Ma l’elemento migliore è l’atmosfera delicata che avvolge buona parte del brano, e le sfumature a cui i giapponesi la sottopongono: è questo a renderlo il migliore del disco!

Mentre la precedente dava solo l’illusione di essere una semi-ballata, Secret Shame lo è a tutti gli effetti. Parte molto morbida e dilatata, con la viola di Rei come base per il suono delicato di un’arpa, e col tempo si addensa solo di poco. La norma principale, che entra in scena solo dopo quasi un minuto, non ha un voltaggio tanto più alto: la base è ondeggiante, folk quasi medioevale, e la voce di Julia dà un tocco soave in più. La progressione porta il tutto a crescere, ma le chitarre distorte, come anche lo scream di Tuhka, rimangono in sottofondo, mentre in primo piano c’è una melodia malinconica, persino lancinante nella sua delicatezza. Ottima anche la frazione centrale, stavolta con un buon assolo di chitarra seguito da una parte vuota, con solo i due cantanti: è l’unico arricchimento per un brano breve e semplice ma di grandissima efficacia emotiva, il secondo dei picchi di Residual! A questo punto, per chiudere i giochi i Gjöll scelgono Grudge Stained, traccia che comincia dall’inquietante carillon di Chaos. Da il via a qualcosa di ancora inquieto ma melodico: presto però i giochi si fanno più aggressivi, non tanto nel riff – che pure, insieme alle melodie contribuisce a creare una certa oscurità – quanto per lo scream del cantante dei giapponesi. La salita però è appena cominciata: presto ci ritroviamo in una norma più movimentata, con un ritmo teatrale e urgente su cui si posa un Tuhka ancor più rabbioso: un’altra norma non destinata a durare. L’obliquità sale ancora attraverso bridge strani, tortuosi, quasi progressive a tratti, e di tono drammatico con la loro modalità “beauty and the beast”. Introducono ritornelli invece gestiti tutti dalla cantante, ma vorticosi e oscuri, con Nagamasa e Shindo che creano un riffage feroce, di chiara origine black metal. Di base è questa la progressione del pezzo, ma ovviamente i giapponesi non lesinano in variazioni: che siano una frazione più esotica, un assolo power o un momento più gothic sulla trequarti, tutto funziona bene. Abbiamo un altro bellissimo pezzo, non tra i migliori dell’EP che chiude ma davvero per poco!

C’è da dire, a questo punto, che quella dei Gjöll non è affatto musica per tutti i palati: persino un ascoltatore ormai scafato come me ha trovato Residual particolarmente ostico ai primi ascolti. Se però uno ha la pazienza di entrarci dentro, si ritrova davanti un gioiello: ecco perché, se ti piace la stranezza nel metal, i giapponesi sono un gruppo del tutto degno di supporto e di considerazione. Forse non raggiungeranno mai la fama, visto quanto di nicchia è il loro genere, ma hanno le carte in regola per entrare nel ristrettissimo gotha di band culto dell’avant-garde: per quanto mi riguarda, lo auguro loro con calore!

Voto: 76/100 (Voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Residual – 03:58
  2. Ragnarøkkr Lovers – 04:08
  3. Secret Shame – 03:38
  4. Grudge Stains – 03:52

Durata totale: 15:36

Lineup: 

  • Julia – voce, arpa
  • Tuhka – voce
  • Nagamasa – chitarra
  • Shindo – chitarra
  • Chaos – tastiera e basso
  • Ojo – tastiera
  • Botti – violino
  • Rei – viola
  • Ratchman – batteria

Genere: gothic/folk/avant-garde/symphonic metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Gjöll

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