5Rand – Dark Mother (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEDark Mother (2019) è il secondo album dei romani 5Rand.
GENEREUn death metal melodico con forti influssi groove e aperture più calme. Il suo particolare distintivo è la voce di Julia Elenoir, valida sia in frangenti melodici che più aggressivi.
PUNTI DI FORZAUn suono non originalissimo ma con una sua personalità, un’ottima attenzione sia per l’impatto, sia per le melodie. Una scrittura competente, il supporto di una registrazione professionale e di altissimo livello. 
PUNTI DEBOLIUn pelo di omogeneità nella scaletta, in cui non tutti i pezzi sono memorabili.
CANZONI MIGLIORIEmbrace the Fury (ascolta), The Awakening (ascolta), Old Angel Midnight (ascolta), Before the Flood (ascolta)
CONCLUSIONIDark Mother si rivela un ottimo album: può fare la felicità di chi ama le sonorità dei 5Rand!
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp | Spotify 
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Bandcamp | Bigcartel | Ebay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Sito ufficiale | Facebook | Instagram | Bandcamp | Youtube | Spotify  | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
84
COPERTINA
Clicca per aprire

Death metal melodico con voce femminile: fino a qualche anno fa, chi lo proponeva era una vera e propria mosca bianca in un genere che rimaneva ancora in prevalenza maschile. Negli ultimi tempi invece questo genere non fa più notizia: sono tante le band che hanno cominciato ad affrontarlo, spesso ibridandolo con thrash, groove o metalcore. Ciò però non vuol dire che tutti coloro che l’abbracciano siano banali o stiano soltanto seguendo una moda: lo dimostrano per esempio i nostri 5Rand. Nati nel 2015 a Roma, da allora hanno bruciato le tappe, con ben due full-length pubblicati: l’ultimo, Dark Mother, è stato pubblicato da Time to Kill Records lo scorso sei settembre. Si tratta di un lavoro che non brilla di un’originalità sfavillante; in compenso però il suono dei capitolini mostra una certa personalità. Seppur non sia nulla di nuovo, il death metal melodico del gruppo è riconoscibile, in primis grazie a forti influssi groove e piccole venature metalcore che gli danno molto impatto. È un intento che Dark Mother mantiene sempre al centro, per quanto i 5Rand non siano tra le band più estreme nel genere: al contrario, nella loro musica c’è anche tanta melodia, presente un po’ ovunque ma in particolare nelle tante aperture. Inserite in quasi ogni brano, vedono la cantante Julia Elenoir passare dal suo scream rabbioso a un bel pulito, molto affascinante e profondo, vicino a quello delle migliori cantanti da metal melodico. Tra le varie tracce hanno strutture melodiche simili, ma a quasi tutte i 5Rand riescono a dare un tocco in più: ciò si riflette sulla personalità dei brani, che di loro non ne avrebbero poi molta. Quest’ultimo è tra l’altro uno dei difetti di Dark Mother: il livello medio della scaletta è ottimo, ma i pezzi che brillano sono pochi, mentre tutti gli altri soffrono un po’ per mancanza di memorabilità. Colpa anche di un pelo di omogeneità: anch’essa contribuisce a impedire ai romani di raggiungere il capolavoro, ma a parte questo non è un difetto molto castrante. Anche così, Dark Mother è un disco di alto livello, composto in maniera competente e attento: dalle sue tracce, si sente il grande lavoro impiegato dai 5Rand in fase di scrittura, e anche di produzione. Lo si avverte bene in un suono splendido (a cui, tra gli altri ha lavorato anche il celebre Jens Bogren), studiato alla perfezione per valorizzare la potenza dei capitolini, per un risultato all’altezza delle migliori produzioni internazionali. Insomma, parliamo di un lavoro i cui pregi superano i difetti, e di parecchio!

Le danze partono da Collapsing Theory, breve introduzione parlata con forse un frammento di qualche documentario, distorto e stagliato su effetti ambient del tipo più dissonante. La sua oscurità dura per poco più di mezzo minuto prima di lasciar spazio a Embrace the Fury, che però a sua volta ha un preludio: altrettanto cupo, stavolta è formato da lievi chitarre pulite e nostalgiche. È un effetto che pian piano si rafforza, finché il metal esplode in maniera molto armoniosa, un vortice di melodie sempre intenso a livello emotivo, ma siamo ancora nell’intro: poco dopo il brano cambia volto del tutto. Una lunga rullata di Andrea De Carolis, poi ci ritroviamo in un ambiente convulso, groove metal grasso e potente sparato ad alta velocità, su cui presto si staglia lo scream alto e feroce di Elenoir. È una norma che conosce poche pause nella sua corsa, di solito brevi e sinistre: servono a lanciare la successiva fuga. Fanno però eccezione i ritornelli, che si aprono di molto e svoltano dall’oscurità a una bella sofferenza, lancinante e col giusto impatto, grazie soprattutto al pulito molto efficace della cantante. Più lenta è anche la sezione centrale, però concentrata su un riffage magmatico e di gran potenza groove (una norma che torna nel finale), prima di partire in fuga con assoli quasi slayeriani. È la maggior variazione di un pezzo per il resto lineare, ma non è un problema: il livello è già molto alto, un’apertura coi fiocchi subito tra i picchi di Dark Mother! La successiva Several Injuries sembra quasi volersela prendere comoda all’inizio, ma poi i 5Rand esordiscono con un riffage potente e diretto, con influssi thrash che lo aiutano a colpire bene. È la base su cui è costruito il pezzo, seppur spesso i romani lo evolvano: a tratti lo fanno in senso vorticoso, con momenti death contaminati persino di black, mentre altrove la scena si apre di più. Ci ritroviamo allora in tratti semplici, con ritmiche potenti ma più aperte, per poi dare il la ad altri tortuosi e melodeath; a sua volta, sono l’intro per refrain invece aperti, melodiosi, seppur per una volta non esplodano troppo. Ma non è un problema, anche così sono piacevoli; lo stesso vale per la parte centrale, rivolta sempre alla melodia con un bel florilegio solistico. Sono due dettagli riusciti per un pezzo molto buono, pur non spiccando troppo! The Awakening parte quindi da un nuovo intro, stavolta crepuscolare, a metà tra arpeggi e beat elettronici: sembra voglia andare avanti a lungo, ma poi il pezzo si sfoga con rabbia. Ci ritroviamo in un vortice potente, death metal classico sparato alla massima velocità: una componente presente sia nei serratissimi momenti strumentali che nelle strofe, più tortuose e meno dirette ma sempre di gran impatto. Al loro interno però a tratti Elenoir raddoppia il suo scream con la voce pulita: è il prodromo a chorus sempre martellanti, con la doppia cassa, ma anche di una malinconia unica, di gran impatto. È la stessa che contagia la parte centrale, sempre molto dinamica ma con la cantante e poi gli assoli di gran melodia: un passaggio funzionale per una bella traccia, poco lontana dal meglio del disco!

Con Black Ocean, la band lascia da parte il dinamismo precedente per abbracciare un mid-tempo sempre roccioso e pesante, ma al tempo stesso incalzante. Lo sono già le tante frazioni strumentali che appaiono qua e là, dirette e potenti, che tra l’altro fanno anche da sfondo ai bridge, ma ancor meglio fanno i ritornelli. Quasi con uno spirito rockeggiante, risultano però preoccupati, con un pathos stavolta sottile ma d’impatto, grazie al continuo scambio voce pulita-scream. Più aggressive sono invece le strofe, col loro spirito rallentato, di chiaro influsso metalcore: tuttavia, nel tessuto del pezzo si integrano bene. Stesso discorso per la parte centrale, quasi dolce a tratti col suo assolo, e mai troppo graffiante nemmeno nei momenti in cui De Carolis sfodera il blast beat. Sono questi i segreti dell’ennesimo brano ben composto, e stavolta anche particolare rispetto alla norma dei 5Rand: anche questo gli consente di spiccare pur non essendo tra i migliori di Dark Mother! La seguente Cold Deception torna quindi a correre: il riffage di Pierluigi Carocci mostra subito una grande urgenza, seppur in questo caso non tutto il pezzo la segua. Se a tratti è più dinamico, per esempio le strofe sono più cadenzate, con di nuovo qualche venatura metalcore e tanta violenza però espressa senza troppa accelerazione. Ma le aperture maggiori sono i chorus: decadenti, con un riffage quasi gothic metal alle spalle, hanno l’ennesima melodia di facile assimilabilità, sottolineata anche dalla chitarra nel finale. Stavolta però le due parti si sposano meno bene che in passato, forse per l’assenza quasi totale di melodia della prima: sono entrambi notevoli, ma è come se mancasse qualcosa. Qualcosa invece presente nella sezione centrale, che con il suo assolo e i tanti incastri di riff incide: è il momento migliore di un pezzo valido ma di livello inferiore a quelli che ha attorno. È ora il turno di Feel the End, breve intermezzo con solo una chitarra oscillante su cui si staglia la frontwoman, che urla e quasi inscena un pianto. Evoca una discreta depressione: la stessa che poi si amplia e si fa più oscura all’entrata in scena di Old Angel Midnight, che riprende da un preludio tenebroso, su cui presto comincia a innestarsi un riff granitico altrettanto cupo. Pian piano, questa base si evolve fino a raggiungere una falsariga potente, debordante, un riff davvero di gran impatto che colpisce bene sia in solitaria che sotto alla voce di Elenoir. Presto la sua pesantezza si attenua, in bridge quasi mogi: poi però l’energia torna coi ritornelli, vorticosi ma di gran spessore emotivo, al tempo stesso sognante e lacerante. Ottima anche la sezione centrale, più complessa del solito, con prima il classico solo e poi un passaggio tranquillo: fa quasi riposare le orecchie prima di un esplosione di nuovo di influsso metalcore, ma a tratti anche death e black. Si sfoga per poco, prima che il pezzo torni all’inizio, ma c’è rimasto spazio per un ultimo ritornello: è questa la vera fine di un grandissimo pezzo, a giusto un’incollatura dai migliori del disco per qualità!

Blind Addiction stavolta entra subito nel vivo con un riffage melodeath sostenuto dalla doppia cassa martellante e dai tom di De Carolis. Ha una maggior apertura melodica: un’anima che poi si ripresenterà nelle strofe, meno estreme rispetto alla loro norma, nonostante a tratti ci sia qualche incursione più rocciosa, aiutata da influssi thrash. Come al solito, anche più espansi sono i chorus: decadenti, tristi in una maniera che ricorda quasi il gothic/doom, avvolgono molto bene. Il dualismo si perpetra anche al centro, con una prima parte mogia ed espansa, con tanto di assolo quasi da metal classico, per poi sfociare in un passaggio thrashy, macinante al massimo. Si integra bene in un pezzo non tra i migliori di Dark Mother ma neppure troppo lontano da quel livello! Una breve rullata di batteria, poi ci ritroviamo subito nel riffage magmatico di Before the Flood: sa un pelo di già sentito, ma stavolta i 5Rand lo scandiscono con più cattiveria, il che lo rende di gran efficacia. La ferocia del resto è ben presente in ogni passaggio: sia quelli più lenti ma macinanti che quelli più debordanti e tempestosi ne fanno bella mostra. Il risultato è una bella corsa, molto rabbiosa, che alterna frazioni bombastiche e deflagranti e altre invece più dirette e semplice, il tutto però con un gran impatto. Stavolta non c’è nemmeno spazio per aperture melodiche, ma non è un problema: la grande grinta espressa dalla band compensa bene, e l’assolo al centro inserisce il tocco di melodia che mancava. Il risultato finale è un episodio composto a meraviglia, con ogni riff e ogni incastro almeno interessante: per quanto mi riguarda, nonostante la lieve differenza col resto, si rivela il più riuscito dell’intero album insieme a Embrace the Fury! A questo punto, siamo agli sgoccioli: ormai c’è rimasto spazio solo per Silent Spring, un altro esperimento ben più notevole del precedente. Qui infatti la band di Roma lascia da parte il suo death/groove metal per qualcosa di molto più atmosferico. Già da subito, ricorda con forza il gothic metal, con le sue orchestrazioni e il riffage melodico al di sopra; elementi come l’elettronica dell’ospite Francesco Ferrini dei Fleshgod Apocalypse o le strofe tranquille, aperte, accentuano la suggestione. La tensione aumenta solo quando, dopo ritornelli quasi del tutto sinfonici, la musica si apre in refrain sempre pieni di archi, ma anche con un più mordente da Elenoir, che scambia pulito e growl nel più classico beauty and the beast. Per il resto, anche la seconda metà si rivela soffice almeno all’inizio, con le orchestrazioni e la chitarra pulita; poi però esplode un riffage graffiante e potente, seppur le tastiere rimangano sempre e l’aggressività non salga molto. È anzi un certo senso di disperazione che aleggia: si accentua poi ancor di più nell’assolo di Carocci, malinconico e straziante, che arriva a concludere. Nel complesso, come esperimento è di buona qualità, ma dopo tutto ciò che è venuto prima stona, sembra quasi preso da un altro disco: è per questo che, per quanto mi riguarda, nella scaletta è il punto più basso!

Per concludere, forse non servirebbe nemmeno ripetere che Dark Mother è un album di valore. Forse non sarà un capolavoro, ma non è neppure troppo lontano da quel livello: di sicuro, può far la felicità di chi ama il groove metal e il melodeath, e non si fa spaventare da inserti più melodici. Se rientri in questa descrizione, allora i 5Rand sono tra le band più interessanti del panorama italiano per te: scoprirli se ancora non lo hai fatto è quasi un obbligo, perciò!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Collapsing Theory00:37
2Embrace the Fury04:27
3Several Injuries04:33
4The Awakening03:39
5Black Ocean03:44
6Cold Deception04:40
7Feel the End01:23
8Old Angel Midnight05:02
9Blind Addiction04:27
10Before the Flood03:59
11Silent Spring05:03
Durata totale: 42:01
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Julia Elenoirvoce
Pierluigi Caroccichitarra
Riccardo Zitobasso
Andrea De Carolisbatteria
OSPITI
Francesco Ferrinitastiera (traccia 11)
ETICHETTA/E:Time to Kill Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa, Anubi Press, Narcotica Productions, Rock On Agency.

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento