Grevia – Misophonic (2019)

Per chi ha fretta:
Con il loro EP d’esordio Misophonic (2019), i palermitani Grevia mettono in mostra doti promettenti, ma anche alcune ingenuità. Da un lato, c’è un mix di brutal death e deathgrind di grande impatto, che beneficia di buone capacità in fase di scrittura e di un’ottima registrazione. Tuttavia, dall’altra parte la musica dei siciliani è poco memorabile: solo Marked Bodies e in parte No Escape rimangono in mente, le altre scorrono senza lasciare granché traccia di sé, anche a causa di una certa omogeneità. Anche per questo, i Grevia dovranno lavorare un po’ per riuscire a maturare e sfruttare al meglio le loro potenzialità; nonostante questo, però, Misophonic rimane un EP d’esordio discreto e piacevole!

La recensione completa:

“Caotici”: è questo il vocabolo migliore per descrivere i palermitani Grevia. La loro musica è in effetti il massimo dell’agitazione e della schizofrenia: di base è un death metal che mescola elementi brutal e deathgrind, intrecciati in un ambiente in continuo, frenetico movimento. È un genere interessante, seppur per ora il trio siciliano ancora debba trovare il modo migliore per usarlo: è quanto emerge da Misophonic, primo EP dopo la nascita nel 2017 e uscito lo scorso 23 agosto grazie a Lethal Scissor Records. Al suo interno, lo stile dei Grevia è croce e delizia: da un lato, la band siciliana riesce a impostare un suono di grandissimo impatto, potente e diretto. Merito non solo di buone doti in fase di scrittura dei riff, ma anche di una grande registrazione, molto al di sopra della media di demo ed EP d’esordio. Dall’altra parte però la loro musica è ancora poco memorabile: i dodici minuti di Misophonic si lasciano ascoltare tutti d’un fiato, ma anche dopo molti ascolti c’è poco che rimane in mente. Colpa anche di una lieve carenza di contenuti da parte dei Grevia, che genera omogeneità: le tracce sono intercambiabili, c’è poco che le differenzi a livello profondo, e solo un paio riescono a brillare. Certo, non è un difetto che sembra insormontabile: a tratti nel corso del disco i palermitani mostrano un ottimo talento tra le righe. Come esordio, insomma, Misophonic non è male; tuttavia, per ora i Grevia per ora mi danno l’idea di dover ancora crescere un po’.

La opener Marked Bodies comincia da un intro distorto di voci, forse prese da qualche notiziario, per poi partire obliqua e dissonante al massimo. Le ritmiche di Giorgio Trombino sono in secondo piano, ma poi si spostano al centro quando il pezzo entra davvero nel vivo: per i due minuti scarsi rimanenti, non c’è altro che un continuo assalto. Che i riff siano grassi e death o più aperti e di vago gusto punk, hanno sempre un gran impatto, grazie anche al ritmo del batterista ospite Davide Bilia degli Hour of Penance, quasi sempre frenetico, e del growl rabbioso di Paride Mercurio. Ma anche qualche breve pausa funziona bene, aiuta a respirare questo incastro: è un altro dei segreti del pezzo più in vista in assoluto di Misophonic, una traccia eccellente che alza di molto la media di Misophonic e fa ben sperare per il futuro! 091 si avvia quindi lenta, e anche quando entra nel vivo i Grevia non scattano, preferendo un tempo medio-alto macinante. Col tempo però il tempo continua ad alzarsi, finché non ci ritroviamo in un ambiente convulso, caotico, in cui ogni tanto ci si perde nonostante l’energia distruttiva sia di buon livello. Si tira un po’ il fiato giusto nella breve e cupa sezione centrale, per il resto è un gran macinare, tra stacchi serratissimi e rallentamenti (se così si possono chiamare) che dimostrano persino qualche influsso techno death a tratti. A volte è un po’ sterile, ma in generale abbiamo un episodio piacevole e discreto. Dopo un breve intro martellante ma più lento, la seguente Even Open Hole fa del dinamismo la sua bandiera, alternando una norma battente e ossessiva e una anche più convulsa e movimentata. È un agitazione che stavolta coinvolge bene, anche grazie al fatto che le due parti si ripetono poco, intervallate da un attimo di riposo di vago influsso thrash/death. Anche nei suoi meno di due minuti, abbiamo insomma una bella scheggia, che non farà gridare al miracolo ma colpisce nella giusta maniera.

Di nuovo, all’inizio Nu Clear dà l’idea di voler rallentare, stavolta in maniera più convinta, col suo riff quasi doom su cui si stagliano melodie arcane. Ma bastano giusto pochi secondi perché al solito la musica scatti veloce come un proiettile: anche stavolta l’impatto non è male, e qualche bella melodia dissonante aggiunge un tocco di colore all’atmosfera a tratti. Sono peraltro i momenti migliori del pezzo: gli altri invece macinano stavolta in una maniera anonima. Buoni però alcuni dettagli come le venature del basso di Vincenzo Frisella o l’apertura finale, lenta e tetra come l’inizio: arricchiscono un pezzo altrimenti con poco appeal e lo rendono almeno gradevole. Purtroppo, lo stesso non si può dire di Consumed, che comincia già terremotante per poi svilupparsi nell’ennesima fuga costante e spaccaossa. In alcuni momenti, svolge alla grande il suo compito, specie nei tratti più aperti in cui torna fuori l’anima grind dei siciliani, molto graffianti; ottima anche la parte centrale, più rallentata e quasi con una solennità nel suo impatto. In altri frangenti però cerca di essere devastante ma risulta solo caotica, e non evoca niente: forse i Grevia hanno un po’ esagerato nel voler suonare schizofrenici a tutti i costi. Il risultato è un pezzo riuscito a metà, senza infamia e senza lode, il punto più basso di Misophonic. Per fortuna, nel finale l’EP si ritira su con No Escape: comincia ancora lenta, ma quando parte stavolta invece di essere aggressiva risulta più dissonante, con le sue melodie oblique a metà tra post-hardcore e metal tecnico. È una caratteristica che in buona parte rimane anche nei momenti più veloci e graffianti; solo al centro questo intento viene meno, per qualcosa di oscuro e rallentato, ma sempre di gran efficacia. Sono questi i semplici segreti di un episodio che non varia molto rispetto a quanto sentito fin’ora ma lo affronta con più convinzione e con parecchie buoni spunti: il risultato è il migliore del disco che chiude dopo Marked Bodies!

Per concludere, Misophonic non sarà un esordio eccezionale ma è discreto e godibile: per una band che esiste da così poco come i Grevia, è già un buon risultato. Certo, come già accennato sono dell’idea che i palermitani debbano ancora lavorare per migliorare la loro formula e variare un po’ i contenuti. Per ora però rimangono una band promettente: se mi sarà data la possibilità, continuerò a seguire le loro mosse discografiche con piacere!

Voto: 66/100 (Voto massimo per gli EP: 80)

Mattia
Tracklist: 

  1. Marked Bodies – 02:33
  2. 091 – 02:26
  3. Even Open Hole – 01:49
  4. Nu Clear – 01:43
  5. Consumed – 02:01
  6. No Escape – 02:01
Durata totale: 12:33
 
Lineup: 
  • Paride Mercurio – voce
  • Giorgio Trombino – chitarra
  • Vincenzo Frisella – baso
  • Davide Billia – batteria (guest)
Genere: death metal
Sottogenere: deathgrind/brutal death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Grevia

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