High Command – Beyond the Wall of Desolation (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEBeyond the Wall of Desolation (2019) è il primo full-length degli americani High Command. 
GENEREUn thrash metal variegato e con la capacità di cambiare.
PUNTI DI FORZADella musica che sa sorprendere in vari frangenti, l’assenza di grossi difetti, una registrazione adeguata.
PUNTI DEBOLIUno stile non troppo originale, debitore com’è del thrash anni ottanta.
CANZONI MIGLIORIInexorable Darkness, Beyond the Wall of Desolation
CONCLUSIONIBeyond the Wall of Desolation è un esordio buono e coerente.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
70
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Gli High Command sono una band americana nata nel 2016: all’epoca registrarono una semplice demo, per poi rilasciare due anni dopo un EP di due tracce, intitolato The Primordial Void. Il loro primo full-length, Beyond the Wall of Desolation, è uscito invece lo scorso 27 settembre.

Fin dal primo ascolto l’album di cui parliamo oggi mi ha lasciato colpito positivamente, poiché nonostante sia un esordio ha le idee chiare, ha le giuste ispirazioni, non osa troppo (se non nelle ispirazioni, ma ne parleremo in seguito), si districa bene tra i vari generi; si passa dal thrash più puro ad un giusto pizzico di groove metal.

Il disco si apre col botto: Inexorable Darkness, una traccia che non si ferma mai, sempre in piena carica. C’è un cambio di drumming per dimezzare il tempo che è piuttosto netto, ma questo difetto si fa dimenticare facilmente per il buon groove che ci viene presentato. Nello special ritroviamo una ritmica familiare, che ci ricorda Am I Evil? dei Diamond Head (molti conosceranno la versione dei Metallica), mescolata con la melodia del riff principale. Questo mix rimane comunque gradevole. Se c’è un dettaglio che mi piace nelle canzoni thrash è l’iniziare un riff con il pan decentrato, per poi spostarlo dall’altro lato per far scoppiare infine il riff; è presente in Merciless Steel. Passando alla canzone in se, l’ispirazione degli Slayer è molto forte, ritroviamo comunque ispirazione da Kill‘em All. Il brano trascorre molto bene, proponendoci poi vari riff gustosi, una delle migliori tracce del disco. Impaled upon the Gates è un brano particolare, con un intro più lunga, costruita dalla linea di basso, per poi crescere sempre di più ed esplodere nel riff portante della canzone, che nella strofa diventa un riff articolato e decisamente non scontato. A causa del lungo intro, il pezzo ha una durata molto breve. Al contrario troviamo Devoid of Reality, che è la traccia più lunga del disco in questione, come già capitato in passato le band emergenti in canzoni di media lunghezza come questa riescono a creare una struttura più solida, sviluppando meglio ciò che hanno tra le mani per comporre delle sezioni ben collegate tra loro e soprattutto sensate. Nel lungo fade out hanno inserito un omaggio a Raining Blood.

Per le successive tracce, si può fare un discorso unico in quanto sono ottime, sempre il linea con quanto detto in precedenza; non ci sono punti da mettere in particolare evidenza, ma ciò non significa che non siano buone, anzi sono decisamente valide. Sono presenti le influenze, ottimi riff dai più thrash ai più ricchi di groove.

Infine, giungiamo alla title track: ci si presenta con un intro acustico davvero malinconico, che al suo termine evoca un bel riff. Come detto prima, anche qui siamo davanti ad una canzone da una media durata e la struttura ancora una volta ne esce vincitrice risultando ben costruita e poco scontata, ma con un finale che mi ha lasciato riflettere un po’, in quanto è un finale da “live” ovvero piatti e cassa, accordi ripetuti e slide crescente, più piccola ripresa del riff finale. Insomma mi ha davvero colpito tanto, è stata forse la parte che ho risentito di più le prime volte per capirne la semplicità ma anche la sua non scontatezza grazie alle varie riprese.

In conclusione, è un album che sa sorprendere in vari punti in base alla propria soggettività. Il lavoro, nonostante sia un esordio, è quasi privo di grossi difetti che sono presenti generalmente nei primi dischi, la produzione e il mixing sono più che discreti, il sound rimane comunque sul classico thrash anni ’80 che lo ha contraddistinto, la scrittura non viene stravolta tanto, lo stile personale della band è forse l’unico aspetto leggermente carente. Ma comunque il gruppo va premiato per aver tirato fuori un buon lavoro e soprattutto coerente nell’insieme.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Inexorable Darkness04:57
2Merciless Steel04:06
3Impaled upon the Gates05:00
4Devoid of Reality08:37
5The Commander’s Code04:09
6Visions from the Blade05:23
7Forged to Kill04:18
8Beyond the Wall of Desolation05:51
Durata totale: 42:21
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Kevin Fitzgeraldvoce 
Mike Bonettichitarra
Ryan McArdlechitarra
Chris Bergbasso
Ryan Pitzbatteria
OSPITI
Matt Mareelchitarra
Seth Manchestersintetizzatori
Bill Shanerpianoforte, violoncello
Chelsea Zonavoce addizionale
ETICHETTA/E:Southern Lord Recordings
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Rarely Unable

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