Heavy Metal Heaven – Best of Requests 2019

Rispetto agli scorsi anni è uscito con qualche giorno di ritardo, ma non potevamo farne a meno: anche quest’anno torna il Best of Requests, il riassunto di quanto di meglio abbiamo recensito su richiesta nel corso dell’anno appena passato. Nonostante i tantissimi dischi di cui ci siamo occupati, il 2019 è stato un anno un po’ magro: i dischi belli sono stati molti, ma quelli davvero grandiosi hanno un po’ scarseggiato. Tuttavia, anche quest’anno ci sono stati alcuni esempi di eccellenza che meritano di essere ricordati e celebrati: eccoli qui di seguito, come sempre raccolti nelle nostre solite cinque classifiche!

Miglior album italiano
  1. Watershape – Perceptions: è stato un anno in cui abbiamo avuto il piacere di scoprire diversi capolavori, ma l’opera prima di questa giovane band vicentina spicca su tutte. Col suo progressive metal freschissimo, pieno di influenze e imprevedibile, degno di una band molto più matura, riesce a sbaragliare ogni concorrenza e a volare dritta in prima posizione.
  2. La Janara – Tenebra: se, come ho scritto qua sopra, gli Watershape riescono a imporsi su tutti, le altre comprese tra le prime sei sono in pratica alla pari, o quasi. Ecco perché questo gruppo da Avellino riesce a spuntarla giusto per pochissimo per la seconda posizione: tuttavia, il suo heavy/doom metal con voce femminile e testi in italiano se lo merita!
  3. Eyelessight – Athazagorafobia: gradino più basso del podio per questa vecchia conoscenza di Heavy Metal Heaven, da noi scoperta addirittura nel lontano 2013. Tuttavia, solo di recente abbiamo potuto apprezzarne la maturità, con questo secondo disco in cui il loro toccante depressive black metal mostra tutta la sua forza drammatica!
  4. Crown of Autumn – Byzantine Horizons: giù dal podio, ma solo per un pelo, troviamo questa band milanese che sa bene come unire malinconia e cattiveria, potenza e melodia. Il loro mix di death e gothic metal funziona alla grande, e ci regala un capolavoro elegante e curato nei minimi dettagli!
  5. Labyrinthus Noctis – Opting for the Quasi-Steady State Cosmology: gothic, doom, progressive metal, persino space rock: sono tantissime le influenze che ritroviamo nella musica di questa band lombarda, peraltro molto ben amalgamate tra loro. Sempre sorprendente, il risultato è uno splendido viaggio nel cosmo!
  6. Turbosauro – Turbosauro: molto breve, ma così intenso e completo da poter essere considerato come un disco a tutti gli effetti. Parliamo dell’esordio di questo trio, che col suo progressive metal strumentale cupo e impostato alla grande si distanzia giusto di poco dalle posizioni precedenti!
  7. Dyrnwyn – Sic Transit Gloria Mundi: ogni anno nel Best of Requests troviamo almeno uno o più dischi provenienti dalla scena folk/pagan/viking nostrana, e anche in un anno più povero di richieste di questo genere non si poteva fare eccezione. Del resto questi capitolini meritano un’apparizione qui: il loro esordio, un ambizioso concept a tema antichi romani, cantato tutto in italiano, è tanto valido da sfiorare il capolavoro!
  8. Insonus – The Will to Nothingness: oltre alla scena folk, anche quella estrema appartenente all’Abruzzo riceve quasi sempre una menzione qui, vista la qualità della sua proposta. Quest’anno oltre ai già citati Eyelessight c’è spazio anche per gli Insonus, duo che allo stesso modo suona depressive black metal… e allo stesso modo propone musica di qualità altissima!
  9. Prehistoric Pigs – Dai: un altro disco breve ma molto intenso, l’esordio di questi friulani. Quanto basta, se non altro, per colpire col loro stoner metal strumentale in continuo movimento: anche se in basso, una menzione in questa classifica è più che meritata!
  10. Starbynary – Divina Commedia – Purgatorio: chiude questa top ten un’altra vecchia conoscenza di Heavy Metal Heaven. Di questa band power/prog avevamo già recensito il primo disco della trilogia relativa alla Commedia dantesca; il secondo però si è rivelato persino più valido, tanto da consentir loro di chiudere almeno la classifica!
Miglior disco estero
  1. Hex A.D. – Netherworld Triumphant: tra i tanti dischi ottimi che ci sono arrivati da recensire nel 2019, il secondo disco di questi norvegesi è il migliore in assoluto, non solo per la classifica dei dischi esteri ma in generale. Il suo doom metal dalle tante influenze e pieno di momenti memorabili brilla tantissimo, e a parte un paio di sbavature si propone perfetto, unico: primo posto in solitaria strameritato, dunque!
  2. Smoulder – Times of Obscene Evil and Wild Daring: si devono accontentare solo della medaglia d’argento, questi canadesi, e quasi dispiace. Il loro mix di doom e epic metal insieme vintage e freschissimo è spettacolare, e forse avrebbe potuto aspirare addirittura alla prima posizione!
  3. Potmos Hetoimos – Vox Medusae: questa one man band statunitense completa un podio tutto a tinte doom, ammesso che nel suo caso si possa parlare di ciò. Il genere che propone è infatti sperimentale all’estremo, tra sludge, avant-garde, progressive e tanto altro; influssi mescolati con tanta maestria, peraltro, da renderlo meraviglioso!
  4. Manntra – Oyka!: anche in questo caso, quasi dispiace di trovare una band del genere in questa posizione, in alto ma non troppo. Tanta è l’originalità di questi folkster croati e tanta la bontà della loro musica che anche stavolta sarebbe stato bello vederli più su; comunque, finiscono ai piedi del podio giusto per poco!
  5. Devourer – Dawn of Extinction: praticamente alla pari con la band precedente ci sono anche questi svedesi, autori di un suono classico per la loro terra, un mix di black e death metal. Ma grazie a un’abilità fuori dal comune, ne risulta lo stesso un vero capolavoro, più che degno di trovarsi qui!
  6. Lucidity – Oceanum: la Finlandia, si sa, è una terra eccezionale se si parla di metal, e anche quest’anno finisce in classifica. Questa band melodeath con influssi doom sa benissimo il fatto suo, e finisce sì sesta, ma giusto per un soffio, visto che è quasi al livello dei due precedenti!
  7. Lunar Shadow – The Smokeless Fire: purtroppo qualche sbavatura gli fa solo sfiorare il capolavoro, ed è un peccato, vista l’originalità sfolgorante dell’heavy metal a metà tra classico e moderno di questi tedeschi. Ma la loro bravura non è comunque in discussione: settimo posto agguantato con merito.
  8. Avandra – Descender: Porto Rico non è certo rinomato per il metal, ma anche lì c’è chi riesce a creare qualcosa di significativo come questa band, autrice di un lavoro progressive molto emotivo: anch’esso sfiora il capolavoro giusto per un pelo!
  9. Eternal Black – Slow Burn Suicide: a livello internazionale sembra esser stato un anno d’oro per il doom, presente addirittura nella metà dei dischi in questa classifica. Gli ultimi sono questi americani, che col loro stoner doom polveroso e da strada non brilleranno per originalità, ma fanno molto, molto bene!
  10. Sifting – The Infinite Loop: tra i tanti gruppi meritevoli fin qui citati entrano anche questi losangelini, autori di un maturo progressive metal, moderno e pieno di sfaccettature. Nonostante il loro terzo disco non sia esaltante come altri in classifica, è comunque molto interessante: anche questo consente loro di agguantare almeno l’ultima posizione!
Miglior demo/EP/mini (non d’esordio)
  1. Hellripper – Black Arts & Alchemy: in un anno molto magro in generale per le richieste di EP, il Best of Requests può contare su alcune sue vecchie conoscenze, come questa one man band scozzese. Il suo full d’esordio “Coagulating Darkness” era già tra i migliori dischi esteri dello scorso anno, ma la classe del suo speed black metal rimane la stessa anche in questo breve ma intenso EP, che gli fa meritare stavolta addirittura il primo posto in questa speciale classifica!
  2. Gjöll – Residual: secondo posto, ma è quasi un parimerito col primo, visto che anche questi giapponesi sanno benissimo il fatto loro. Il loro suono sperimentale, che mescola gothic, folk e symphonic metal è strano, ma così ben fatto da desiderare ben di più che le sue sole quattro tracce! 
  3. Morbus Grave – Abomination: questi milanesi suonano un death metal molto classico, ma nonostante questo colpiscono bene e non suonano triti. Sono questi i fattori che consentono a questo EP brevissimo, di meno di un quarto d’ora, di raggiungere addirittura la medaglia di bronzo!
  4. Felis Catus – Banquet on the Moon: un’altra one man band, e un’altra vecchia conoscenza del Best of Requests e di questa classifica in particolare. Il suo EP “Megapophasis” era già entrato tra i più belli recensiti nel 2017, e ora questo progetto siciliani torna con un altro splendido esempio di black metal d’avanguardia: stavolta non gli vale una posizione sul podio come due anni fa, ma non è un demerito così grande!
  5. Eva Can’t  –  Febbraio: anche loro presenti nel Best of Requests di due anni fa, questi bolognesi si sono ripetuti anche quest’anno con un EP in cui ci presentano il loro lato meno estremo e più malinconico. Ma il risultato non cambia: il suo alto livello gli consente di nuovo una posizione qui, seppur solo l’ultima disponibile!
Demo/ep/mini d’esordio più promettente
  1. Grass – Fresh Grass: anche in fatto di esordi Heavy Metal Heaven ha avuto poco traffico quest’anno, ma alcuni esempi eccezionali sono arrivati, come il primo EP di questi americani. Il loro stoner metal non sarà nulla di nuovo, ma è congegnato così bene e ha tanto impatto da finire dritto dritto al primo posto!
  2. Ærgewinn – Bærnan: nonostante l’immaturità, il mix di black e death metal riletti in chiave ipnotica di questa one man band abruzzese si rivela molto buono, e non solo. Visto quanto promette bene per il futuro, un posto in questa classifica era quasi d’obbligo!
  3. Unknown Decoy – Seeking the Sun: questi finlandesi mescolano hard rock, doom, heavy metal e tante altre influenze in qualcosa di eclettico, molto particolare. Un’ottima scelta sia per quella che è stata la millesima recensione di Heavy Metal Heaven che per il gradino più basso di questo podio!
  4. Tenebra – Gen Nero: questi bolognesi mescolano hard rock classico e stoner, e lo fanno molto bene, senza suonare derivativi. Anche per questo, il loro mini d’esordio fa sperare molto bene per il futuro, e merita perciò di essere citato qui!
  5. Tezura – Voices: giovani ma già con una grande capacità di creare riff, a chiudere questa classifica fanno mostra di sé questi giovani tedeschi, autori di un bel mix tra thrash e metalcore. Ancora devono esprimere al meglio il loro vero talento, ma comunque risultano una bella promessa per il futuro! 
Miglior copertina
  1. Smoulder – Times of Obscene Evil and Wild Daring: la loro musica gli consente di raggiungere la medaglia d’argento nella sezione “miglior disco estero”, ma la copertina del primo album di questi canadesi vola invece dritta dritta al primo posto! Non poteva essere altrimenti, del resto: un artwork così ben fatto e così vintage, realizzato peraltro da una leggenda come Michael Whelan, non poteva trovare posto da nessun’altra parte!
  2. Stygian Fair – Panta Rei: il disco di questa band hard ‘n’ heavy svedese non è proprio bellissimo, ma in compenso la copertina sì! Coi suoi toni freddi, glaciali e disperati, ma anche in qualche modo sublimi, è davvero un bel vedere: di sicuro, uno degli artwork migliori che si sia visto da queste parti nel 2019! 
  3. Vagrant – The Rise of Norn: completa il podio l’opera realizzata per questa band viking metal tedesca da 3mmi Design, artista già presente nella classifica delle copertine dello scorso anno. Si tratta di una copertina dai toni forse soffusi ma suggestivi, piena di dettagli tutti da scoprire con un’occhiata approfondita!
  4. Dirge – Ah Puch: appena giù dal podio finisce questa band sludge metal indiana, che per un soffio manca di entrare anche tra il meglio dei dischi esteri. Ma la copertina non si poteva non citare: con un gusto tutto particolare, che ben si sposa con il tema “precolombiano” del concept album, anch’essa è da guardare per interi minuti, per scoprirne tutti i segreti! 
  5. The Ossuary – Southern Funeral: personalmente, mi piacciono molto le copertine variopinte, e anche quelle che hanno riferimenti ad arte, storia o cultura. Il secondo disco di questi pugliesi, a metà tra hard rock e doom, rientra a pieno in entrambe le categorie: con la sua simbologia arcana sovrapposta allo sfondo di Castel del Monte, è un piccolo gioiellino!
  6. Keor – Petrichor: rispetto a molte copertine metal, molto netta, questa è un eccezione, coi suoi toni diffusi e delicati. Ma non è un difetto: anche così, l’artwork del primo disco di questa one man band progressive francese merita una citazione in questa classifica!
  7. Master – Vindictive Miscreant: il disco è uno dei soliti del progetto di Paul Speckmann, col suo death/thrash metal ignorante e senza fronzoli. Ma in questo caso, la parte migliore è la copertina disegnata da Mark Cooper, un superbo esempio di arte death metal!
  8. Coil Commemorate Enslave – The Unavoidable: anche in questo caso, da premiare è l’originalità – ma senza che manchi la qualità, ovvio. Non sono molte le black metal band che sceglierebbero una copertina così delicata e particolare, ma questo duo lucano non è (anzi, non era, visto che nel frattempo si è sciolto) come gli altri. Per un disco con la poetica di Pascoli come tema, il fanciullino ci sta benissimo!
  9. Iron Fire – Beyond the Void: nonostante siano una storica band power metal, la copertina di questo loro nono album sembrerebbe più adatta a una horror metal, visto il tema ispirato a “It” di Stephen King. Tuttavia, in fondo non è un problema: l’importante è la sua bellezza, che le merita il suo posto qui! 
  10. Mortal Infinity – In Cold Blood: su questo artwork sono stato indeciso fino all’ultimo, visto che ad alcuni potrebbe non sembrare poi così bello. Tuttavia, è un’immagine particolare, che su di me ha avuto un enorme fascino: per questo, alla fine ho deciso di inserire questi thrasher tedeschi in classifica!
Le recensioni celebrative del 2019
  • Motörhead – Overkill: scelto in occasione dei suoi quaranta anni per la profonda influenza che ha avuto sull’heavy metal e in particolare sulla sua branca speed, genere che in pratica inventa. 
  • Agalloch – Pale Folklore: scelto in occasione del suo ventennale per aver lanciato il black metal americano moderno, di cui rappresenta al meglio gli stilemi. 
  • Led Zeppelin – Led Zeppelin II: scelto in occasione del suo cinquantennale per essere uno dei primi album del tutto hard rock, e per l’influenza estrema che avrà sul genere in futuro, oltre che per la sua perfezione totale.
  • Savatage – Gutter Ballet: scelto in occasione del suo trentesimo anniversario per i suoi spunti che precorrono il symphonic metal e per la sua eleganza, che ha influenzato molte band successive. 
  • Pestilence – Consuming Impulse: scelto in occasione dei suoi trent’anni per essere il primo full-length della piccola ma importante scena death metal olandese. 

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