Sepultura – Schizophrenia (1987)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONESeppur a volte sia sottovalutato nella carriera dei Sepultura, il loro secondo album Schizophrenia (1987) è un lavoro che sa benissimo il fatto suo.
GENEREUn thrash metal immaturo rispetto ai dischi successivi, ma che rappresenta comunque un bel passo in avanti rispetto al più caotico esordio Morbid Visions (1986)
PUNTI DI FORZAUna grande scrittura, all’origine di una lunga serie di riff e incastri di potenza  grandiosa; tanti pezzi eccelsi. 
PUNTI DEBOLIA tratti un po’ monotono, qualche sbavatura.
CANZONI MIGLIORIFrom the Past Comes the Storms (ascolta), To the Wall (ascolta), Inquisition Symphony (ascolta), Septic Schizo (ascolta), R.I.P. (Rest in Pain) (ascolta)
CONCLUSIONIPur perdendo il confronto con gli album successivi dei Sepultura, Schizophrenia è un piccolo capolavoro da non sottovalutare!
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Spotify 
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon |  Ebay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Sito ufficiale | Facebook | Instagram |  Youtube | Spotify | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
92
COPERTINA
Clicca per aprire

Nonostante la loro carriera successiva li abbia portati su altre sonorità, dalla maggior parte degli appassionati i Sepultura sono ricordati principalmente per i loro esordi in ambito thrash e death metal. Se da un certo punto di vista è conseguenza diretta di alcuni pregiudizi – i brasiliani hanno inciso del materiale interessante anche dopo aver cambiato coordinate – dall’altro lato è anche comprensibile. Dopotutto, dalla seconda metà degli anni ottanta fino agli inizi del decennio successivo, la band ha pubblicato alcuni dischi davvero eccezionali. Di solito si citano soprattutto Beneath the Remains e Arise, considerati i capolavori assoluti dei Sepultura, ma io includerei anche Schizophrenia: secondo disco dei brasiliani, è un lavoro spesso sottovalutato, in maniera peraltro ingiusta. Forse è perché la band possiede ancora una furia giovanile – fatto dovuto anche all’effettiva bassa età anagrafica all’epoca: nelle sue tracce a tratti si può percepire un’immaturità che poi sparirà in seguito. Tuttavia, si tratta di un disco che mostra gli ottimi passi in avanti dei Sepultura rispetto agli esordi con Morbid Visions, di giusto un anno prima. Rispetto a esso, Schizophrenia è meno caotico e più centrato sul thrash; ci sono però anche ottimi spunti death nella sua forma primigenia, seminale. Il tutto mescolato in un connubio oscuro ma soprattutto potente, che punta soprattutto sul lato ritmico: parliamo di un disco che è un continuo pestare ed esprimere riff taglienti, incastrati e condotti su alte velocità. È un compito che i Sepultura svolgono con grande bravura: dalla loro hanno una carica notevole, nonostante a tratti l’aggressione del gruppo sia un po’ monocorde. Ma poco importa, come poco importa se Schizophrenia suona un po’ troppo grezzo per i miei gusti (ci sta per l’epoca, ma una registrazione più pulita avrebbe servito meglio i brasiliani) o se c’è qualche sbavatura. Parliamo sempre di un grande lavoro, in cui i pregi superano di molto i difetti: forse non è il migliore nella carriera dei Sepultura, ma la distanza dai suoi picchi non è molta!

Schizophrenia comincia con Intro, niente più che trenta secondi in cui la band ruba il tema principale dal celebre film Psycho. È qualcosa di classico, ma nonostante di ciò avvolge subito l’ascoltatore nella giusta oscurità, prima che un urlo mostruoso dia il là a From the Past Comes the Storms, che aggredisce subito. Ci ritroviamo allora in un serrato scenario ritmico, velocissimo e grintoso, spesso raggiunte in scena dal cantato al vetriolo di Max Cavalera, a metà tra un semplice raspato e un growl vero e proprio. È una fuga che a tratti si fa anche più convulsa, con sezioni ombrose di istinto death; c’è però spazio anche per qualche rallentamento a tinte più thrashy, cattivo ma non troppo aggressivo. Quello che spicca di più è sulla trequarti, un tratto sbarazzino ma di gran impatto che poi sfocia in un’apertura anche di una certa eleganza, almeno per quanto riguarda gli assoli, nonostante il suono rimanga rude, selvaggio. È il momento migliore di una splendida opener, subito tra i brani più in vista di Schizophrenia! La successiva To the Wall attacca con un riff non troppo dissimile dalla precedente: stavolta però i Sepultura cominciano a scandirlo in maniera meno feroce e più inquietante. È una norma che di tanto in tanto ritorna, per quelle che in teoria sarebbero le strofe, seppur si ripetano poco: molto più spesso, lasciano spazio a momenti arrembanti, vortici di note altrettanto cupi e sparati a velocità supersonica. Lo sono per esempio i ritornelli: di orientamento death, si pongono convulsi e cupi, un pugno in faccia per cattiveria. Il meglio tuttavia i brasiliani lo riservano per la lunga parte centrale: introdotta dalle rullate pestatissime di Igor Cavalera, inizia su coordinate thrash classiche, per poi spostarsi su un caos selvaggio, in continuo movimento, ma ben impostato. Ci trovano spazio assoli frenetici ma validi dal punto di vista melodico e momenti possenti di rabbia, finché la traccia torna verso la norma iniziale per poi portare anche quella su ritmi elevati. Ne segue un altro sfogo che terminerà solo nel finale, un altro dei punti topici del pezzo, col suo rallentamento però truce, di gran impatto col suo riff malefico. È la chiusura perfetta per un altro gran pezzo, non all’altezza del precedente ma giusto per poco!

Per una volta, Escape to the Void non inizia subito a correre, ma esordisce quasi melodica, con un assolo dissonante su un ritmo a suo modo contenuto. Quando a ciò si sostituiscono ritmiche thrash nemmeno troppo pesanti, quasi allegre, sembra di trovarci in un pezzo frenato rispetto ai precedenti; siamo ancora nell’intro, tuttavia, perché solo dopo circa un minuto i brasiliani mostrano la loro vera faccia. Parte allora una fuga di urgenza davvero palpabile, in cui il riff rimane meno aggressivo e quasi giocoso, ma allo stesso modo l’aura è arcigna, grazie anche al Cavalera cantante. È una sensazione che si accentua coi bridge, più sinistri, ma presto si aprono refrain sì graffianti, ma al tempo stesso animati e con una melodia persino facile da ricordare. Il vero capolavoro però è al centro, con un’ampia sezione strisciante, thrash oscuro e lugubre, che si snoda a lungo per poi tornare all’origine. È l’unica grande variazione di un brano per il resto molto lineare, ma non è un problema: nonostante sia (di poco) sotto alla media di Schizophrenia sa bene il fatto suo, e brilla nel disco con la sua semplicità di ascolto! Se a questo punto uno si potrebbe aspettare l’ennesimo assalto, l’avvio di Inquisition Symphony spiazza un po’, con le sue tastiere spaziali, dilatate, una base ambient su cui presto entra in scena un arpeggio di chitarra pulita. Poi però i Sepultura tornano al metal, seppur senza foga: è l’avvio di una strumentale che ricorda un po’ The Call of Ktulu dei Metallica, compresa l’atmosfera, che è oscura ma espansa. O almeno, lo è all’inizio, visto che poi i ritmi si alzano, e comincia una corsa a perdifiato di gran potenza; tuttavia, l’aggressività non è mai al centro. I riff brillano sì per impatto, ma il loro pregio maggiore è il gran incastro, che evoca di nuovo una bella impellenza; peraltro, il songwriting dei brasiliani qui è grandioso, e consente loro di cambiare spesso faccia in maniera riuscita. Per esempio, lo si sente quando, circa a metà, il ritmo rallenta un po’ per una lunga frazione molto oscura, coi giri delle chitarre quasi spaziali. Qualcosa di simile si presenta anche sulla trequarti, più distesa ma in qualche modo dissonante: in mezzo, si presentano diverse fughe, a tratti quadrate e di origine thrash, a volte più ferali e orientate al death. Il tutto fluisce per oltre sette minuti, ma senza mai un solo attimo di noia: parliamo di un pezzo davvero eccelso, anche senza cantato uno dei picchi assoluti del disco!

Screams Behind the Shadows comincia quasi esitando, con una melodia che però, di lì a pochi secondi, si sviluppa in qualcosa di esplosivo, energico, ma al tempo stesso obliquo, sinistro. È la base che regge le strofe, arcigne ma non troppo rabbiose: lo sono invece le varie progressioni che da lì si dipartono, rabbiose e oscure col loro spirito death. Queste due anime si compenetrano e si scambiano varie volte lungo il pezzo, con diverse variazioni: l’esempio maggiore è al centro, un vortice abissale in cui lo scenario cambia più e più volte. Tra un momento velocissimo ma thrashy e uno invece torvo ma rallentato, death quasi al limite col doom, almeno per il retrogusto atmosferico, è ancora una volta un passaggio molto riuscito. Certo, c’è da dire che non tutto spicca con forza, stavolta: in questo caso il senso di già sentito un po’ incide. Ne risulta perciò l’episodio in assoluto meno bello di Schizophrenia, seppur non sia un demerito: il livello rimane alto, e in un album medio avrebbe brillato alla grande tra le punte di diamante! Septic Schizo torna quindi a un assalto molto tagliente, seppur presto i Sepultura cambino strada in una direzione più strana, contorta. È il destino dell’intero brano, che dall’inizio alla fine cambia spesso ritmo e falsariga, persino più veloce di quanto facesse Inquisition Symphony. Del resto, per lunghi passaggi è strumentale, ha al centro i giri di Cavalera e dell’allora neo-chitarrista Andreas Kisser mentre solo a tratti lo scream, anche più tagliente del solito, arriva a incattivire la musica, di solito nei momenti più convulsi. Il vero protagonista del brano è proprio il movimento: anche i tratti più contenuti stavolta sono frenetici ed esasperati, per non parlare delle fughe, davvero al cardiopalma. Il tutto in una struttura così tortuosa che è difficile da descrivere, ma che nonostante questo ci propone una serie di ritmiche da urlo, incastrate a meraviglia. Parliamo insomma di un gran pezzo, a giusto un pelo di distanza dai migliori del disco!

Dopo tanta distruzione, a questo punto le orecchie possono riposare con The Abyss, breve interludio con gli arpeggi della chitarra acustica di Kisser. A tratti oscuri, hanno però anche una mogia delicatezza, specie nel tratto melodico al centro, apprezzabile in un frammento che lo è altrettanto. Circa un minuto così, poi il metal torna con l’avvio deflagrante di R.I.P. (Rest in Pain), una norma sinistra, dissonante, di gran cattiveria. È la stessa che si accentua quando la stessa norma viene ripresa da refrain persino più d’assalto: grazie al Cavalera frontman, ne risulta un vero schiaffo in faccia, semplice ma di efficacia grandiosa. Anche il resto è più serrato: le strofe sono death metal puro, un vortice che quasi stordisce e conduce a bridge ancora più oscuri e pestati. Di solito è questa la struttura base, seppur ci sia anche spazio per alcuni cambiamenti, come al centro, il solito momento in cui i Sepultura cominciano a incastrare riff thrash e altri più estremi in un flusso musicale incisivo come al solito. Al suo interno, si segnalano in particolare i passaggi in cui la melodia della norma viene resa più lenta ma strisciante, e il finale, che il frontman rende inquietante. Molto buona anche la chiusura, caciarona e obliqua: sono tutti arricchimenti per un brano che forse non ne avrebbe nemmeno avuto bisogno, ma che così risulta uno dei picchi assoluti di Schizophrenia! La versione originale in vinile finiva qui, ma in tutte quelle in CD a partire dal 1990 è presente una bonus track, Troops of Doom, traccia di Morbid Visions riregistrata quell’anno per la ristampa del disco da parte di Roadrunner Records. Anche per questo, la differenza stilistica è evidente: dopo un breve intro di effetti con un battere lontano echeggiato, parte con un riff strisciante, quasi doom: evidenzia un suono sempre grezzo ma più concentrato e graffiante di quella del disco precedente, che avrebbe inciso meglio se registrato così. È anche questo a evidenziare un pezzo che di lì a poco inizia un’alternanza tra tratti thrash lenti, quasi goffi ma oscuri al punto giusto, e fughe feroci. Non c’è mai molto impatto, però: piuttosto, stavolta la musica è atmosferica, specie in rallentamenti come quelli che arrivano a tratti. Ma anche quelli serrati lo sono, grazie a un retrogusto black metal, che non sta male nella musica del gruppo. Insomma, nonostante la differenza abbiamo un bel sentire: positivo che sia stato inserito e che lo si sia fatto come traccia bonus!

Come già detto, Schizophrenia probabilmente non è l’album migliore della prima fase della carriera dei Sepultura. Questo però non è un buon motivo per sottovalutarlo: si tratta lo stesso di un lavoro grandioso, pieno di riff di gran impatto che faranno la gioia degli amanti della potenza ritmica. Se quindi ti piace la band, o anche il metal a metà tra il thrash originario e le pulsioni più estreme di fine anni ottanta/inizio anni novanta, è un disco su cui fare ben più di un pensierino!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Intro00:33
2From the Past Comes the Storms04:57
3To the Wall05:39
4Escape to the Void04:41
5Inquisition Symphony07:16
6Screams Behind the Shadows04:51
7Septic Schizo04:34
8The Abyss01:03
9R.I.P. (Rest in Pain)04:39
10Troops of Doom (bonus track)03:17
Durata totale: 41:30
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Max Cavaleravoce e chitarra ritmica
Andreas Kisserchitarra solista e acustica, backing vocals
Paulo Jr. basso
Igor Cavalerabatteria
  
OSPITI
Henriquetastiera
Paolo Gordoviolino
ETICHETTA/E:Sum Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento