Dvm Spiro – MMXIX – In Frigidvm Lectvm (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEMMXIX – In Frigidvm Lectvm (2019), primo full-length dei torinesi Dvm Spiro, è un lavoro difficile sotto molti punti di vista.
GENEREUn mix tra un doom metal atmosferico, un black che lo è altrettanto e influssi sinfonici, con un’impostazione poco tradizionale e più melodica della media che lo rendono difficile da assorbire. 
PUNTI DI FORZAUn’ottima capacità musicale da parte del gruppo, ottime atmosfere con molte sfumature e grandi melodie, non immediate ma spesso più incisive rispetto ai canoni del genere. 
PUNTI DEBOLIGiusto qualche momento morto
CANZONI MIGLIORIInfida Metamorfosi, Dolce
CONCLUSIONIAlla fine MMXIX – In Frigidvm Lectvm si rivela un album grandioso: la sua difficoltà può renderlo ostico, ma chi ama sonorità difficili vi troverà pane per i suoi denti!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
92
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“Difficile”: è questa la parola più adatta, in molti sensi diversi, per descrivere MMXIX – In Frigidvm Lectvm, full-length d’esordio dei Dvm Spiro. Nati nel 2012 a Torino come side-project della band di culto Nihili Locus, suonano della musica che in primis è difficile da etichettare, vista la spiccata originalità. Il loro stile mescola una base doom metal molto espansa, con qualche puntata nel funeral, a una componente black che le dà un tono più vorticoso, specie nei momenti più veloci, seppur anch’essa sia dilatata. Ma non è il solito suono, lento e cupo in maniera tradizionale, né qualcosa di puro nichilismo come i gruppi più di nicchia del genere: al contrario, i Dvm Spiro affrontano questo suono con una certa eleganza. È un fattore che all’interno di In Frigidvm Lectvm si esplica in molte melodie ricercate, a livello di voce e di chitarre ma anche di archi, presenti in varie maniere. A volte c’è solo la lira cretese – un antico strumento ad arco di origine greca, dal suono affine ma non identico a quello di un violino – mentre altrove fa mostra di sé un tappeto di orchestrazioni, ma mai invadente o troppo pomposo. Al contrario, anche questa componente contribuisce al talento dei Dvm Spiro nel creare belle atmosfere, cupe ma al tempo stesso delicate, che del resto rappresentano il loro piatto forte; In Frigidvm Lectvm brilla però anche per le sue melodie. A volte dal sapore antico, altrove invece in linea coi canoni dei generi suonati dai torinesi, sono sempre ben curate per integrarsi nella loro musica, a cui danno un tocco di originalità in più. Anche ciò permette all’ascoltatore di andare oltre un’altra difficoltà, quella di assorbire un genere così espanso e atmosferico come quello dei Dvm Spiro. Seppur non sia sempre immediato, In Frigidvm Lectum riesce lo stesso a incidere e a rimanere in mente con molte sue soluzioni: qualcosa che lo fa volare dritto tra le stelle, per quanto riguarda la qualità.

La opener Infida Metamorfosi comincia in maniera ambient, con la tastiera di quasi spaziale di Valeria De Benedectis sopra a cui però si staglia un pianoforte, mogio e delicato. All’inizio scandisce solo rare note, ma poi la sua melodia si fa più piena: è la guida con cui il pezzo comincia con gran lentezza a salire, in principio con una melodia di lira cretese molto esotica, ma poi anche con altri suoni, come la chitarra. È su questa base che esordisce la voce della stessa De Benedectis, molto dolce e sognante: quasi subito comincia un duetto con quella più profonda ma sempre suggestiva di Maurizio DeMichelis. Sembra quasi l’inizio di un pezzo lento, dolce, ma dopo poco tutto cambia, quando entra in scena un riff basso e vorticoso, di influsso black e addirittura death metal: si accoppia con la melodia precedente in uno strano ma riuscito ibrido. Ancor meglio si rivela, peraltro, il suo crescendo: guidato dal growl di Roberto Ripollino, all’inizio è molto statico, ma poi il suo stesso drumming si fa più movimentato e pestato, col nervosismo che sale e le dissonanze black più in vista, che alla fine prendono il sopravvento. Lo fanno circa a metà, con un’escalation mai troppo veloce ma inesorabile, di gran cupezza, grazie alla base plumbea su cui si stagliano melodie oscure, taglienti seppur mai troppo cacofoniche. Al contrario, continuano a dare al tutto un tocco preoccupato e profondo, specie nella parte strumentale che segue, prima che la musica si spenga. Ma non è ancora finita: c’è spazio ancora per un arpeggio sinistro su effetti che contribuiscono a un panorama misterioso, cupo ma anche suggestivo: si tratta del punto di partenza di una nuova escalation. Anch’essa molto lenta, ritorna dopo diverso tempo al metal, e all’inizio è quasi a metà tra funeral e addirittura un vago retrogusto drone: solo in seguito il pezzo trova una forma più melodica. Ed è una grande forma: ci ritroviamo in un ambiente dimesso, molto avvolgente con la sua base doom/black depressa ma non senza una certa solennità, che rende il tutto particolare, ma molto riuscito. Tra momenti in cui in scena c’è la voce salmodiante di De Benedectis insieme a tastiere spaziali e altri invece più dimessi col growl, è un panorama di gran impatto. Di certo, si rivela uno dei passaggi topici di un episodio di gran livello, nonché un’apertura coi fiocchi per In Frigidvm Lectvm, di cui è tra i picchi assoluti.

In Ermetica Discesa parte da una melodia intensa, malinconica di pianoforte: all’inizio è in solitaria, ma presto comincia ad addensarsi, seppur con gran lentezza. Anzi, dopo poco più di un minuto e mezzo il tutto torna a rarefarsi, con la melodia che vira verso l’oscurità: è lo spunto che, in breve, dà il là all’entrata nel vivo della musica. È un panorama cupo, arcigno e anche rabbioso in alcuni momenti, seppur un piglio melodico rimanga sempre in scena, rappresentato ancora dal piano: questo lato a tratti viene esaltato, quando il growl lascia spazio agli altri due cantanti. A parte una pausa circa a metà, è una frazione che avanza per lunghi minuti, lenti e dimessa, ma non in maniera del tutto ossessiva: al contrario, c’è una costante evoluzione. Porta il tutto, al centro della canzone, su coordinate desolate e cupe ma al tempo stesso espanse, con tastiere spaziali e un bell’assolo di chitarra, molto riuscito. È quasi una danza di cupezza e alienazione, che colpisce a lungo prima di spegnersi in pratica nel vuoto con solo degli archi sintetici; tuttavia, il pezzo non è finito. Come da norma dei Dvm Spiro, parte da qui un nuovo crescendo, però meno freddo e grigio: nonostante lo scream sussurrato, la chitarra in sottofondo e il pianoforte che presto lo accompagna sono più nostalgici che altro. Sono la falsariga su cui torna a crescere un passaggio molto più aperto e ricercato che in precedenza, dominato da orchestrazioni persino dolci. Rimangono in scena anche alla ripartenza del metal, prima lento e lirico, poi addirittura in fuga sul blast beat di Ripollino, ma sempre dolce e con un bel pathos. Ci accompagna fino al dolce finale, ennesimo passaggio riuscito di un pezzo ancora di livello molto alto, a poca distanza dalla precedente! Ma va persino meglio con Dolce, più che un pezzo un lunghissimo interludio, come dimostra la sua particolarità stilistica. Stavolta come base non c’è la batteria, ma un tamburo profondo, ritualistico, che accompagna sia la melodia degli archi di De Benedectis che quelle delle chitarre che scandiscono un espanso riff e a tratti anche melodie di stampo doom. Completa il quadro il growl di Ripollino, per quello che sembra una versione esotica e solenne dei primi My Dying Bride, ma senza che questo sia un difetto: al contrario, l’atmosfera che si sprigiona è da urlo, triste e desolante com’è. Ma soprattutto, splendide sono tutte le melodie presenti, intrecciate in quello che sembra quasi una cerimonia funebre, di una tristezza calda che colpisce al cuore. Non c’è molto altro in un brano che non dura nemmeno otto minuti, ma è protagonista di una figura molto bella: seppur sia poco più di un intermezzo, per quanto mi riguarda è il meglio che il disco abbia da offrire con Infida Metamormosi!

Sinfonia Triste è un pezzo registrato un po’ prima degli altri, e si sente: seppur molto simile, lo stile è meno immediato e più complesso rispetto alla media di In Frigidvm Lectvm. In ogni caso, l’inizio è di quelli tipici dei Dvm Spiro, col suo pianoforte stavolta animato ma crepuscolare, malinconico: presto si addensa, ma solo di poco. Per vedere la canzone entrare nel vivo, stavolta ci vorranno quasi tre minuti, anche un filo prolissi (seppur senza grande fastidio): quando succede, però, ci ritroviamo in una traccia più animata che in precedenza. Nonostante il growl di Ripollino, il lato sinfonico stavolta crea da subito un’aura più aperta, speranzosa, sognante: una componente che si accentua anche in alcune aperture, più delicate con a volte il piano intimista o la voce di De Benedectis. Sono venature che arrivano a modificare la norma, ma essa di base non cambia molto, e prosegue per lunghi minuti, fin quasi alla metà della canzone, quando è costretta a spegnersi. Abbiamo allora una frazione che inizia con un ambient rarefatto, subito raggiunto però dal pianoforte: la sua guida è importante per il pezzo per tornare alla lenta evoluzione tipico dei torinesi, in questo caso anche più ricercato del solito. Merito di influssi persino progressive, che ci portano in un momento evocativo, quasi cinematografico, tra il parlato di DeMichelis molto teatrale, e gli effetti alle sue spalle. Toccato il suo apice, la musica sembra quasi cominciare a spegnersi, ma il pezzo non è ancora finito: c’è spazio anche per un finale che già dalle voci iniziali mostra il suo carattere più dissonante. E anche se non mancano elementi eleganti e un’atmosfera triste e intensa, la base torna presto a coordinate black/doom metal, stavolta cupe e piuttosto aggressive, almeno rispetto alla media del gruppo. È un connubio un po’ estraniante, ma riuscito: sa emozionare in special modo quando De Benedectis tira fuori belle orchestrazioni, che si consumano in qualche minuto prima di lasciare spazio all’outro. Dominato dal solo pianoforte e da lievi archi, delicato e quasi solare, chiude bene un pezzo un po’ diverso dagli altri, ma non per questo spiacevole. Se è il meno valido del disco che chiude, non vuol dire molto: anche così, è godibile al punto giusto, e sembra meno che ottimo solo in confronto allo splendore da cui è preceduto!

Come dicevo all’inizio, MMXIX – In Frigidvm Lectvm è un album difficile: difficile da assorbire, anche dopo centinaia di ascolti, e anche difficile da valutare, vista la sua grande espansione. Quando però si riesce a entrarvi dentro, si trova un lavoro di grande presa, con pochi momenti morti e tantissimi spunti memorabili. Un lavoro che, è giusto dirlo, non è per tutti: anche chi ama le incarnazioni più tipiche di black e doom potrebbe avere dei problemi con la musica originale e inaccessibile dei Dvm Spiro. Se però sfide simili non ti impauriscono, allora dare ai torinesi una chance è consigliato con calore!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Infida Metamorfosi12:43
2Ermetica Discesa10:34
3Dolce07:28
4Sinfonia Triste16:26
Durata totale: 47:14
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Valeria De Benedectisvoce pulita, chitarra e tastiera
Roberto Ripollinovoce (growl), chitarra, programming, batteria
Maurizio DeMichelisvoce (pulita), viola da gamba, lira cretese, tenor cb lyre
Massimo Curròbasso
OSPITI
Rupert Chiesa Gigliottibatteria (traccia 4)
ETICHETTA/E:My Kingdom Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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