Event Relentless – Circle (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONECircle (2019), primo full-length dei finlandesi Event Relentless, è un album che mette in mostra diversi passi in avanti rispetto al precedente, omonimo EP (2018)
GENEREUn groove metal melodico con forti influssi metalcore e melodeath
PUNTI DI FORZAUn ottimo equilibrio tra emotività ed energia, una registrazione professionale, un livello medio discreto
PUNTI DEBOLIUna certa omogeneità, una scaletta breve, inconsistente e ondivaga
CANZONI MIGLIORIStay Away (ascolta), Falling (ascolta), Circle (ascolta)
CONCLUSIONICircle si rivela un lavoro non eccezionale ma buono e godibile, con cui gli Event Relentless si dimostrano in crescita!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
74
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Era la fine del 2018 quando mi sono occupato per la prima volta dei finlandesi Event Relentless. All’epoca, era fresco di stampa il loro EP omonimo, terzo album breve in cui questa band di Pori mostrava la volontà di svicolare dal death metal melodico delle prime pubblicazioni per qualcosa di più orientato al groove. Un tentativo che, come ho scritto nella recensione, non era del tutto riuscito: c’erano dei buoni spunti, ma anche molte ingenuità, e in generale l’idea era che il nuovo suono avesse bisogno di una messa a punto per funzionare meglio. Messa a punto che oggi posso affermare ci sia stata: lo dimostra Circle, primo full-length della carriera degli Event Relentless che dimostra i diversi passi in avanti compiuti dal gruppo rispetto al passato. In primis, lo fa tornando in parte alle sonorità più vecchie: il groove metal sentito in Event Relentless qui si indurisce, con una maggiore quantità di influssi metalcore e melodeath. Sono più incisivi rispetto al passato, presenti sia a livello vocale che in molte ritmiche; ciò non toglie, però, che i finlandesi conservino ancora il loro lato melodico. Il risultato è che Circle ha un buon equilibrio tra emotività ed energia: anche da quest’ultimo punto di vista gli Event Relentless possono vantare buone doti, sottolineate anche da una registrazione professionale, migliore dell’EP. Certo, non tutto è perfetto: a prescindere dai miglioramenti, il gruppo rimane ancor oggi un po’ immaturo. Ne è prova una scaletta ondivaga, con grandi pezzi ma altri che non brillano troppo: colpa anche di un filo di omogeneità, il problema più grave per gli Event Relentless visto che Circle dura appena mezz’ora ma riesce lo stesso a ripetersi. Tra l’altro questa brevità è un altro difetto per il disco: anche solo una o due canzoni in più avrebbero fatto la differenza, permettendo ai finnici di evitare una certa inconsistenza. Per fortuna, rispetto a due anni fa questi difetti non incidono troppo: forse gli Event Relentless potevano fare di meglio, ma anche così Circle rimane un album buono e con qualche spunto di classe.

Stay Away parte subito arrembante, con un riffage grintoso che segue la linea dinamica impostata dal batterista Joonas Ikonen. È una norma che di tanto in tanto torna nel pezzo, seppur di solito esso sia più arcigno: almeno, lo risultano le vorticose strofe, in cui la band finlandese mostra subito il suo lato più cattivo e orientato verso il death. Ogni tanto, c’è spazio anche per qualcosa di più lento e grasso, ma sempre cupo e potente: le uniche aperture si hanno invece coi ritornelli. Particolari, con persino delle tastiere sinfoniche alle spalle, hanno però una bella melodia, lamentosa e sentita al punto giusto, scandita da Juho Raita che per l’occasione passa da uno scream alto a metà tra melodeath e metalcore, al pulito. Nella struttura della canzone, non molto complessa, c’è spazio come macrovariazione solo per il tratto centrale, diviso da uno sfogo a tinte groove e una seconda metà ritmata e arrabbiata. Completa il quadro di un gran pezzo, un’apertura coi fiocchi per un lavoro come Circle, non tra i suoi picchi ma giusto per poco! Alla successiva Pleasure & Pain, gli Event Relentless regalano un attacco da melodeath, raggiunto però presto da tastiere che ricordano i conterranei Children of Bodom, seppur in un contesto meno rabbioso e più calmo. Questa falsariga punteggia il brano, spesso in alternanza con passaggi in cui il frontman si mostra davvero rabbioso, seppur non manchi un certo coefficiente di melodia. Non scompare nemmeno nei bridge, che accelerano e presentano persino un vago retrogusto black; durano pochissimo, peraltro, prima di introdurre chorus che tornano a rallentare e si pongono iper-melodici. Inoltre, stavolta la norma tende a evolversi di più, con a tratti qualche nuova influenza tra le tante della musica del gruppo. Ne è un buon esempio la rocciosa parte centrale, breve ma di buon impatto: un arricchimento per un episodio non eccezionale, ma molto buono!

Falling parte dalle chitarre arcigna di Raita e Lari Kela, prima quasi in sottofondo per poi esplodere in tutta la sua potenza. Si prospetta un altro pezzo duro e potente quando però i finlandesi cambiano rotta verso lidi più calmi, con ritmiche vorticose ma in sottofondo sotto alla voce pulita del cantante. Pian piano, le strofe crescono, con tratti più movimentati, pesanti, fino a un’escalation feroce; è però solo il prologo a refrain invece melodiosi, disperati, di grande intensità. Merito di una splendida melodia catchy: colpisce benissimo in special modo quando viene sviluppata in senso più espanso, desolato. Completa il quadro una sezione centrale di stampo metalcore, riottosa e di gran impatto: la ciliegina sulla torta di un brano molto ben riuscito, uno dei picchi assoluti di Circle! Se fin’ora gli Event Relentless hanno tenuto alto l’asticella, con Razor Queen il livello si abbassa di un po’. L’inizio melodico, ritmato è anche interessante, e anche le strofe non sono malaccio: seppur un po’ scontate, la loro energia death/groove metal incide a dovere. Poi però la musica devia verso bridge strani, a metà tra metalcore e influssi sinfonici: questi ultimi rimangono in scena anche nei chorus, il momento peggiore del pezzo. La loro melodia non è brutta, ma ricorda molto quelle delle tracce già sentite fin’ora, il che frena molto il loro impatto. Per fortuna, sono brevi, e il resto riesce a difendersi bene, compresa la parte centrale, stavolta più lunga del solito coi suoi vortici di chitarra. Degna di nota anche la trequarti, in cui di nuovo torna il lato “core” del gruppo accoppiato con orchestrazioni: stavolta però il tutto funziona. Il risultato, pur non riuscito a pieno, si rivela discreto, non tra i pezzi più in vista del disco ma piacevole da ascoltare. La successiva Worthless ha un altro attacco potente, movimentato come da norma del groove metal, ma poi presenta una piccola novità quando perde ogni sua melodia per diventare truce, arrabbiato. È un’impostazione di tutte le strofe, e nell’evoluzione si accentua anche, con stacchi vorticanti e feroci, di gran cattiveria. Ma la tensione accumulata fin’ora si scioglie poi coi ritornelli,  sempre cantati in scream da Raita ma più melodici: l’armonia di base ricorda i Children of Bodom e ancor di più i Norther, con la sua maggiore eleganza. Ottima anche la parte centrale, all’inizio graffiante, di gran energia per poi diventare melodica, con un ottimo assolo (e, alla fine, anche uno di Ikonen, breve ma ben fatto). Sono entrambi arricchimenti per un buonissimo episodio: non brillerà tra i migliori del disco, ma sa bene il fatto suo.

Scream ha già un attacco macinante, tempestoso, seppur rimanga ancora melodico, ma nel giro di pochi secondi il tutto si fa più cattivo. Ci ritroviamo così in un ambiente da puro death metal melodico di quelli più pestati, e col tempo lo diventa anche di più: a tratti Ikonen tira fuori persino il blast beat, ma anche nei momenti più lenti le ritmiche sono un muro di gran impatto. È una gran progressione, vanificata però da un ritornello che di nuovo sa di già sentito in maniera quasi asfissiante: scialbo, banale, non valorizza il resto. Per fortuna è solo un momento, il resto è più convincente, compresa la parte centrale, divisa tra nuove ritmiche ben riuscite e un’armonia cantata da Raita, ma stavolta senza che dia fastidio. Insomma, in generale parliamo di un pezzo valido, ma che lascia qualche rammarico: con dei refrain decenti, poteva essere ottimo, o addirittura eccezionale. Di sicuro, è tutta un’altra storia con Circle, con cui gli Event Relentless chiudono i giochi: un intro dominato dalla tastiera, su cui però presto spuntano le ritmiche, poi queste prendono il sopravvento, seppur un tappeto rimanga. Si forma così un connubio particolare tra impatto e melodia, malinconico e molto efficace: lo diventa ancor di più quando anche la chitarra si accoda ai synth. Lo stesso si può dire anche del resto, che col tempo si sposta su altri lidi: da strofe più animate ma sempre melodiche, addirittura sognanti, pian piano l’aggressività sale.  Attraversiamo così bridge turbinosi, preoccupati e oscuri, che dopo poco ci conducono a chorus taglienti come un rasoio, incazzati al massimo… o almeno così sembra. Sì, perché quelli veri sono invece aperti, con il frontman che canta in pulito una melodia nostalgica, trasognata, molto avvolgente, persino immaginifica con la sua depressione. È un’anima che col tempo penetra anche nelle altre parti, che assumono sempre più melodie, fino a prendere del tutto il sopravvento nella seconda metà. Tra momenti mogi quasi da far male, tratti solistici armonici anche quando sono veloci e giusto qualche breve ritorno di fiamma più rabbioso, è un finale di gran spessore emotivo fino all’outro, ambient e dolce. Conclude alla grande un pezzo splendido, il migliore dell’album a cui dà il nome (e un gran finale) insieme a Falling!

Come ho raccontato nella recensione di due anni fa, anche l’EP omonimo aveva una prima parte ottima e una seconda un po’ meno. Per fortuna però la flessione di Circle è molto meno marcata: si tratta di un buon lavoro, anche coi diversi difetti e ingenuità di cui soffre. Di conseguenza, se da un lato gli Event Relentless devono ancora lavorare per trovare la piena quadratura del cerchio (ma già hanno fatto tanto, in questo senso), dall’altra è un lavoro che mi sento di consigliare a chi ama il groove e il death metal melodico. Forse non sarà un album da urlo né così originale, ma è più che adatto per godersi una mezzora tra potenza e melodia!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Stay Away04:45
2Pleasure & Pain03:25
3Falling03:47
4Razor Queen05:02
5Worthless03:50
6Scream03:44
7Circle05:24
Durata totale:   29:57
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Juho Raitavoce e chitarra
Lari Kelachitarra
Henri Soisalobasso
Joonas Ikonenbatteria
Etichetta/eWormHoleDeath 
Chi ci ha richiesto la recensione:L’etichetta stessa

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