Game Over – Crimes Against Reality (2016)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONECrimes Against Reality (2016),  terzo albumdei ferraresi Game Over, è il loro album più consapevole.
GENEREUn thrash metal classico con influssi heavy.
PUNTI DI FORZAUna notevole maturità, un perfetto equilibrio compositivo; canzoni più lunghe e ragionate, ricche di spunti melodici e di trame più complesse che ammorbidiscono il sound senza snaturarlo; una produzione pulita ed equilibrata.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIWith All That Is Left (ascolta), Astral Matter (ascolta), Crimes Against Reality (ascolta)
CONCLUSIONICrimes Against Reality è un album di ottimo livello, che consacra i Game Over come una band underground di grande importanza.
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp | Soundcloud
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Bandcamp |  Ebay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Sito ufficiale | FacebookBandcamp | Youtube |  Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
86
COPERTINA
Clicca per aprire

Così come nel resto d’Europa, anche in Italia nel corso degli anni è cresciuta una notevole scena thrash metal con un gran numero di band che, seppur relegate nell’ambito underground, hanno dimostrato di essere talentuose ed esplosive. Alcune ce l’hanno fatta ad affermarsi (Necrodeath su tutti), altre sono rimaste in una posizione di parziale fama (come gli Hyades), mentre altre ancora sono delle vere e proprie gemme per intenditori. Sono tante le band che fanno parte del ricco repertorio thrash tricolore, e tra queste ci sono proprio i Game Over. Il gruppo è stato fondato a Ferrara nel 2008, con il nucleo iniziale formato dal cantante e bassista Renato “Reno” Chiccoli, dal batterista Marcello “Med” Medas e dai chitarristi Luca Zironi (“Ziro”) e Alessandro Sansone (“Sanso”). Al 2016, la band aveva già pubblicato due album: il debutto For Humanity nel 2012 e Burst into the Quiet nel 2014. La proposta musicale dei Game Over è stata sempre caratterizzata da un sano thrash metal di stampo classico, ma è con l’album successivo che i nostri sono definitivamente maturati. È giunto il momento del fatidico terzo album, quello che di solito simboleggia la svolta o il flop, quello che conferma le capacità di una band nel pieno delle sue forze, e i ragazzi di Ferrara riescono a superare la prova egregiamente. Con l’ingresso del nuovo batterista Anthony Dantone (“Vender”), i Game Over danno alla luce Crimes Against Reality, album in cui i nostri hanno ormai trovato un perfetto equilibrio sia a livello compositivo, sia a livello di idee personali, andando oltre il thrash veloce e furibondo dei primi album per avvicinarsi a un suono dai tempi più dilatati e trattenuti, con anche alcuni influssi heavy. La tracklist, infatti, presenta canzoni più lunghe e ragionate, ricche di spunti melodici e di trame più complesse che ammorbidiscono il sound senza snaturarlo.

Le danze si aprono con la prima What Lies Within…, traccia interamente strumentale caratterizzata da un melodico arpeggio di chitarra che conferisce un’atmosfera inizialmente malinconica. Poi, la canzone inizia ad innalzarsi in intensità e tensione caricando la prima vera song del disco. 33 Park Street continua sulle note dell’outro della prima traccia per poi sprigionarsi in una cavalcata impetuosa guidata da Vender. Il brano viaggia spedito tra le asce di Ziro e Sanso che si destreggiano in riff e assoli da capogiro, tecnici e veloci per quel tanto che basta. Notevole la prestazione di Reno, sia nel suo basso pulsante e più presente rispetto alle produzioni precedenti, sia nella sua voce dura e aggressiva, donando al brano ancor più cattiveria e aggressività. Una canzone in pieno stile “Game Over”, che però presenta una musica più intricata e più tecnica, specie nella seconda parte del brano dove si possono udire assoli di pregevole fattura che rimandano allo stile NWOBHM. La canzone sta per concludersi, ma non prima di aver regalato all’ascoltatore un altro ritornello. Si prosegue con Neon Maniacs, che ci riporta al vecchio stile dei Game Over. La canzone, dopo qualche giro di chitarra, inizia a picchiare duro sulle ritmiche e sulle melodie, ora più ruvide e tirate. Si avrà solo un leggero cambio di tempo verso la metà, in cui le chitarre sprigionano assoli tecnici e funambolici, ma poi si riparte con la strofa e il ritornello che, se eseguiti dal vivo, scatenerebbero un moshpit infernale. Dopo questa scarica di pura adrenalina, i Game Over decidono di sorprendere l’ascoltatore con la quarta traccia With All That Is Left. Inizialmente si presenta come una ballad dai toni lievi e malinconici, con le chitarre melodiche accompagnano la bella voce di Reno che si dimostra un cantante abile anche in un contesto intimo come questo. Poi l’intensità aumenta progressivamente fino ad arrivare ad una sezione più tirata dove si ripresenta la forza e la violenza tipica dei nostri. Gli assoli sono melodici, colmi di tecnica e molto orecchiabili, e avanzano fieri e inarrestabili fino al gran finale che riprende il bell’arpeggio dell’inizio. Una canzone coinvolgente e orecchiabile che, a mio avviso, spicca su tutte le altre.

Si arriva ora alla metà del disco con la quinta Astral Matter, la quale, con la sua elevata lunghezza, si mostra molto varia e elaborata. Introdotta da un basso granitico, si spinge in una sfuriata heavy/thrash che presenta al suo interno tutti gli elementi più disparati: dai cambi di tempo, agli assoli melodici e ipertecnici, passando per sezioni più tirate a pause che innalzano la tensione. Tutte le abilità dei Game Over vengono mescolate in un unico calderone, rendendo questo brano memorabile in tutta la sua durata, soprattutto nel finale che tanto ricorda i Metallica di Ride The Lightning. Molto curiosa è la successiva Fugue in D Minor, i cui 45 secondi sono divisi tra un assalto thrash metal e da un motivo di tastiera. Un micro-brano del tutto originale che porta a Just a Little Victory, pezzo non molto innovativo ma molto coinvolgente che si districa in un tempo aggressivo e che ben si imprime nella memoria. Sanso e Ziro riescono a districarsi molto bene negli assoli di accompagnamento, mentre le ritmiche dettate da Vender sono aggressive e veloci per quel che basta, con il solo intento di mantenere il brano sulla stessa intensità per tutta la sua durata. Obiettivo che, grazie anche alla voce trascinante di Reno, riesce perfettamente. L’ottava Gates of Ishtar si apre in pieno stile Testament per poi proseguire su un alto tasso di tecnicità, persistente soprattutto nelle chitarre che compiono un ottimo lavoro in fase di accompagnamento. Si giunge quasi al termine dell’album, ma i Game Over vogliono prima regalarci un altro episodio memorabile: la title-track. Con i suoi sette minuti abbondanti, Crimes Against Reality è l’episodio più lungo dell’album, in cui la band offre il meglio di sé. La partenza è rocciosa e incalzante con un ottimo riff, mentre il chorus è una delle parti più epiche e memorabili della song, coinvolgente come pochi. Probabilmente, la canzone, in generale, sembra qualcosa di già sentito, ma ciò non esclude il fatto che sia un episodio ben riuscito, in cui i nostri ci mettono tutte le armi di cui dispongono: dagli assoli tecnici ai riff più ruvidi, passando da momenti più cupi ad altri più allegri, fino agli arpeggi di basso che accompagnano benissimo le melodie e che hanno un ruolo fondamentale in apertura e in chiusura. La chiusura del disco è affidata a Fix Your Brain, che si apre con un assolo di chitarra iper tecnico per continuare in un up-tempo in stile Megadeth. L’intensità rimane costante per tutto il brano, che presenta in nuovi numerosi assoli: impreziosiscono la sua struttura in crescendo sino al suo termine.

Crimes Against Reality è da considerare come uno dei capitoli migliori dei Game Over, un netto passo in avanti per la loro carriera, con cui riescono ad affermarsi come una delle più belle realtà italiane in ambito thrash e metal in generale. Grazie alla loro genuinità e alla passione per un genere unico in impatto ed energia, i nostri confermano tutto quello fatto di buono ampliando i propri orizzonti: il genere suonato, ovviamente, è thrash metal, ma molto più raffinato, virtuoso, tecnico e nostalgico, visti i tanti richiami alla NWOBHM, messo ancor più in evidenza da una produzione pulita, equilibrata e con gli strumenti che riescono sempre a farsi riconoscere. Non c’è nient’altro da dire. I Game Over, con questo disco, si sono definitivamente consacrati come una band underground di grande importanza.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1What Lies Within…01:23
233 Park Street04:03
3Neon Maniacs03:37
4With All That Is Left05:49
5Astral Matter06:26
6Fugue in D Minor (allegro ma non troppo)00:45
7Just a Little Victory03:05
8Gates of Ishtar04:35
9Crimes Against Reality07:28
10Fix Your Brain03:51
Durata totale: 41:02
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Renato “Reno” Chiccolivoce e basso
Alessandro “Sanso” Sansonechitarra
Luca “Ziro” Zironichitarra, backing vocals
Anthony “Vender” Dantonebatteria
ETICHETTA/E:Scarlet Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento