My Haven My Cage – Suspended (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONESuspended (2019), terzo album di My Haven My Cage (one man band del polistrumentista Mauro Cardillo) è un lavoro che mostra passi da gigante rispettoal passato. 
GENEREMescola in maniera personale una base thrash a spunti principalmente progressive, ma anche folk e in questo caso anche black.
PUNTI DI FORZAUno stile quadrato e incisivo, un songwriting più attento e maturo, una buona cura per varietà interna e musicalità dei pezzi (punti deboli del passato del progetto)
PUNTI DEBOLIUna registrazione un pelo grezza, qualche pezzo meno bello.
CANZONI MIGLIORISirens (ascolta), Carbariu, Aja Mola (Cialoma), Suspended
CONCLUSIONISuspended è un buonissimo album, originale e maturo: è consigliato a chi ama il metal più complesso e cervellotico!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
81
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Come sai se segui con continuità Heavy Metal Heaven, spesso alla fine delle recensioni mi auguro che mi sia possibile ascoltare anche gli album successivi di una band. Per me non è una formula vuota: mi piace davvero osservare una band non da una sola finestra, rappresentata da un solo disco, ma con una visuale più ampia che tra l’altro mi può consentire di valutarla meglio. Se poi attraverso i vari dischi il gruppo in questione mostra dei grandi passi in avanti, la questione diventa soddisfacente: per questo, sono stato molto contento di avere la possibilità di recensire Suspended di My Haven My Cage. Di questa one man band creata dal polistrumentista siciliano Mauro Cardillo, negli scorsi anni avevo recensito l’acerbo esordio The Woods Are Burning del 2016 e il più convincente Sweet Black Path, uscito l’anno successivo. Di conseguenza, per questo terzo lavoro mi aspettavo qualcosa di ancor più riuscito, ma sono rimasto lo stesso sorpreso: di passi in avanti My Haven My Cage ne ha fatti diversi, e da gigante. In primis, Suspended può contare su uno stile più quadrato e incisivo: rispetto al passato, ci sono molti meno influssi heavy metal, sostituiti da qualcosa di più dissonante, oscuro, orientato verso il black. Si aggiunge al già sfaccettato genere proposto da Cardillo in passato, che unisce una base thrash a forti pulsioni progressive e spunti folk: questi ultimi stavolta sono meno esotici rispetto a Sweet Black Path, ma non è un problema. Senza mai omaggiare il folk nordico, rimanendo anzi nell’ambito di un suono più caldo e mediterraneo, con flauto, chitarra e a tratti persino lo scacciapensieri, danno un altro tocco di originalità a Suspended. Ma la vera differenza stavolta lo fa un songwriting più attento e maturo: rispetto al passato, la musica di My Haven My Cage è meno omogenea, con in particolare soluzioni ritmiche più variegate che scacciano quasi del tutto la monotonia. Ciò avviene anche a dispetto di una spinta verso la tecnica ancora maggiore che in passato; di sicuro però non ci troviamo davanti a un disco medio del genere, tutto svolazzi e niente anima. Al contrario, stavolta Cardillo ha curato bene fattori come la varietà interna dell’album e la musicalità, punti deboli dei primi due album: il risultato sono più tracce che si stampano in mente e meno che lasciano il tempo che trovano. Anche la prolissità è molto diminuita; il tallone d’Achille di My Haven My Cage rimane invece la registrazione, che è ancora grezza rispetto agli standard odierni. Anche in questo però Suspended fa un passo in avanti: stavolta il suono è più nitido, e nonostante freni un po’ la potenza dei suoi riff non incide troppo sul risultato finale. Risultato finale che, anche per questo, si rivela stavolta molto buono: ben al di sopra, insomma, di quanto questo progetto siciliano abbia mai fatto fin’ora!

Si comincia da Mari Niuro, breve intro che comincia con un basso lontano, distorto ma malinconico: la stessa sensazione evocata dalle chitarre che spuntano al di sopra. Con un’armonia zigzagante, maideniana ma lenta e dimessa, creano un bel pathos per il minuto scarso in cui sono in scena, prima di spegnersi: è arrivato il turno di Sirens, che tuttavia a sua volta se la prende con calma a entrare nel vivo. Inizia da un preludio lento, con la chitarra acustica (e a un certo punto un flauto) su cui Cardillo canta in siciliano – una caratteristica molto presente all’interno di Suspended. La sua calma mogia dura per più di mezzo minuto prima che il tutto cominci a crescere: in breve, ci si ritrova in un ambiente lento ma arcigno, in cui fanno bella mostra di sé le nuove dissonanze black di My Haven My Cage. È una base che si ripresenta varie volte all’interno del brano, in diverse declinazioni: di solito è arcigna e presenta il frontman a cantare col suo scream strozzato. I ritornelli però lo rileggono in maniera più melodica, con cori quasi in falsetto; il clima però rimane scomodo, preoccupato, tenebroso. C’è anche spazio per qualche accelerazione: a tratti sono riottose, con un riffage thrash di base, ma poco prima del centro e nel finale il musicista siciliano si sfoga con stacchi vorticosi, stordenti, degli ottimi schiaffi di metal estremo. Quello di metà però decade presto in un ritorno delle chitarre acustiche iniziali, molto malinconico e sentito; lo stesso vale per il secondo, con un outro identico all’introduzione. Degna di nota anche la seconda parte del pezzo, che si riprende e svolta in una direzione molto più thrashy rispetto a prima: le sue venature contagiano anche la norma quando torna alla carica. Da citare, inoltre, sono i fraseggi folk del flauto presenti qua e là: danno ancor più colore a un pezzo variopinto e pieno di grandi spunti, poco distante dal meglio del disco che apre! La seguente Carbariu entra in scena subito frenetica, con lo stesso ritmo a cui il progetto ci ha abituato negli scorsi album, ma è solo un momento. Presto, la falsariga di base devia verso qualcosa di più espanso e potente, sinistro grazie al suo mix di potenza thrash e dissonanze black metal. È un’impostazione che dura a lungo: regge sia i momenti strumentali, in cui a tratti torna il flauto, sia le striscianti strofe, prima che la musica si evolva in bridge più espansi, preoccupati. La profondità emotiva che comincia a fluire al loro interno deflagra poi in refrain dolci, disperati, persino lancinanti: possono contare sullo scream doloroso di Cardillo e su melodie molto belle. Inoltre, stavolta la struttura è semplice: presenta solo queste poche parti per mezza canzone, prima della lunga parte centrale. Essa alterna frazioni arcigne, rabbiosa e altre in cui My Haven My Cage schiera tutte le sue influenze da musica popolare, con armonie di gran nostalgia. Splendido anche il finale, che dopo un altro sfogo vorticoso rilegge i ritornelli in qualcosa di persino più melodioso e sentito: una chiusura in grande stile per un pezzo grandioso, uno dei picchi assoluti di Suspended!

Compassion (Amara Terra Mia) si apre in maniera anche più placida che in passato, con una chitarra acustica che rimane la base anche quando entrano in scena la sezione ritmica e i cori. Il tutto crea subito un’aura malinconica, che dà quasi l’illusione di una ballad: dura poco, però, prima che la musica viri in un senso più tempestoso. Nel giro di poco, ci ritroviamo allora in una base thrash spigolosa, tortuosa, un riff pieno di virate e di contorsioni che però colpisce bene, col suo senso quasi esotico. È un senso presente anche in quelli che sembrano i ritornelli: arrivano dopo stacchi aperti, dilatati, quasi caotici, e zigzagano parecchio, seppur con un po’ più di melodia. Ma quelli veri sono diversi: rileggono in un ambiente metal le melodie con cui la canzone si è aperta per un risultato di malinconia forte, avvolgente. Sono il momento migliore del brano, ma anche il resto non è male, seppur a tratti la musica si smarrisca: a tratti è troppo obliqua per i miei gusti. Succede non solo coi finti refrain ma anche con la frazione al centro, vorticosissima e quasi allegra, il che però stona un po’ col resto; per fortuna, però, il passaggio successivo si riprende con un bell’assolo. Ci porta dritti a una trequarti espansa, di puro folk rock armonioso, immaginifico: con le sue chitarre delicate, avvolge molto bene. Ottima anche la coda finale, che invece si riprende con furia, con un blast beat e persino un retrogusto death metal nel riffage: accumula tensione che poi si scioglie nel chorus finale, ancor più intenso. Si tratta della giusta conclusione di un pezzo che nonostante il suo difetto ha i suoi momenti, e nel complesso si rivela discreto. È però un’altra storia con Aja Mola (Cialoma): riprende il nome da una canzone popolare siciliana (una “cialoma”, appunto, con lo stesso titolo) e all’inizio in effetti la sezione ritmica regge solo la chitarra e lo scacciapensieri. Ma dopo poco, il tutto si sposta su una norma ansiosa, dissonante grazie a una presenza maggiore di influssi black rispetto al solito. È la stessa che regge anche i ritornelli, ombrosi e truci al massimo: beneficiano della loro linearità e anche di venature di chitarra acustica, che però suonano come una sentenza più che come un tocco melodico. Aiutano anche strofe più tortuose, stavolta quasi nascoste nella loro oscurità: accumulano una bella apprensione che poi si sfoga al meglio nell’alternanza. Valida si rivela anche la sezione centrale: si pone arrembante, con vortici quasi celestiali di melodie che si alternano con passaggi più torvi e cupi, ma sempre terremotanti. Lo è anche la parte di trequarti che ne scaturisce, seppur sia più melodica e angosciosa: è giusto un raccordo prima che la traccia si apra e torni verso qualcosa davvero da musica tradizionale, col suo ritmo saltellante. Va citato anche l’outro, che dopo un altro ritornello feroce si apre nel canto popolare che dà il titolo al brano: un finale suggestivo per un pezzo davvero splendido, uno dei picchi assoluti di Suspended!

Un breve attacco atmosferico, poi ci ritroviamo subito in un vortice con Creation, che mostra da subito lo spirito nervoso che era in passato il marchio di fabbrica di My Haven My Cage. Ma non è un macinare sterile: sin dall’inizio, a questa base si accoppiano venature folk, che col tempo prendono anche il sopravvento: mentre le ritmiche si calmano, spunta una chitarra ossessiva (o forse è addirittura un bouzouki). Disegna melodie arabeggianti mentre i riff metal rimangono quasi in sottofondo; essi però si riprendono la scena in ciò con cui questa falsariga si scambia. Che siano tratti più d’impatto o altri zigzaganti e nervosi, funzionano bene: la progressione ci porta dritti verso i ritornelli, che invece placano la velocità per qualcosa di sentito, nonostante Cardillo usi ancora lo scream (peraltro in maniera dolorosa). Il dualismo tra queste due anime si ritrova anche nella seconda metà, che evolve la norma sentita fin’ora in senso più potente, ma non senza lasciar spazio alle melodie, rappresentate anzi da dei bei stacchi folk e dalle solite venature di flauto. Arricchiscono lo spettro di un pezzo che rispetto a tanti altri nel disco non spicca, ma non è un problema: anche così si rivela di buona qualità, e di sicuro qui non stona! Searching God ha quindi un esordio davvero cupo e vorticoso, thrash metal inestricabile ma di grande impatto. È una falsariga che torna a tratti: spesso suddivide tra loro strofe più lente e lineari, ma molto minacciose con il tocco black che hanno, oppure introduce la norma più melodica. Sempre black metal, ma del tipo moderno più melodico, si suddividono tra un breve interludio ineffabile, atmosferico, e ritornelli tristi, disperati, di gran potenza pure con un riff sottile, che solo alla fine torna a colpire con forza. Col tempo però l’essenza più calma e intensa del pezzo prende il sopravvento, sia sulle ritmiche più potenti, sia soprattutto sulla parte centrale: nonostante un discreto macinare, mostra un lato melodico molto spinto. Lo si sente sia nei momenti dominati da chitarre pulite e folk in accoppiata ai riff metal, sia in quelli più vorticosi, in cui però brillano venature armoniche e un bell’assolo, sia sulla trequarti, che unisce le due impostazioni in qualcosa di cupo, ma di ottimo impatto. Sono tutti dettagli ben fatti di un brano di buonissima fattura: forse non sarà tra le punte di diamante di Suspended, ma sa benissimo il fatto suo!

In Front of You comincia con un attacco di quelli tipici, potente e aggressivo, ma poi svolta su qualcosa di più aperto, con cui My Haven My Cage torna verso il suo lato più heavy. Se lo sviluppo continua ad avere il thrash come base, spesso è corredato da venature di origine NWOBHM: le stesse che, col tempo, prendono il sopravvento, per chorus di gran melodia, infelici al punto giusto. Melodica stavolta si rivela anche la sezione centrale, divisa a metà tra tratti potenti a livello ritmico ma con cori quasi lamentosi (in senso buono) al di sopra, e un passaggio anche più espanso, col blast beat che regge però lievi armonie. Solo nel finale torna un po’ di oscurità, seppur sia più crepuscolare che diretta, e le melodie folk siano ancora in parte presenti. In pratica, a parte qualche variazione sul tema e un breve outro ambient, non c’è altro in un pezzo lungo sette minuti, ma mai noioso: al contrario, il risultato finale è buonissimo, anche a dispetto di un vago senso di già sentito. Va però ancora meglio con Suspended, che comincia di nuovo in maniera folk, con le chitarre accompagnate da un riff doom; nel giro di pochi secondi si trasforma e diventa più tortuoso, come da norma di My Haven My Cage. Il ritmo stavolta è storto, quasi a livello del metalcore più cervellotico, da cui si sente addirittura un retrogusto: colpisce con potenza, seppur non per molto tempo prima che la norma più melodica torni. A volte il clima è vorticoso e potente, ma sempre melodico e profondo, mentre altrove Cardillo ritorna all’inizio: è la base che regge i chorus, ancora una volta malinconici, stavolta in maniera quasi intimista. Tuttavia, la canzone riserva il vero spettacolo per la seconda metà: dopo un interludio di chitarra acustica, col flauto e i sussurri in italiano del mastermind, ci ritroviamo in un turbine oscuro e potente, di gran nervosismo. È una corsa a perdifiato che all’inizio si fa sempre più convulsa, con influssi black e anche death in bella vista, ma a un certo punto comincia ad assumere melodie, spesso di origine heavy. Via via, diventano da marginali a centrali, e stemperano la tensione fino a quando il lato più emotivo sentito in precedenza torna alla carica. È il gran finale di un episodio ottimo, il migliore in assoluto di questa seconda metà e neppure troppo lontano dal meglio del disco a cui dà il nome! A questo punto, non c’è rimasto altro che Mari Iancu, breve outro speculare a Mari Niuru: la melodia è simile, anche se è scandita dalle chitarre pulite, stavolta, in maniera meno crepuscolare e più serena nella sua malinconia. È solo un minuto e mezzo, ma carino e funzionale: di sicuro come chiusura dopo un disco così non c’è male!

A questo punto, si potrebbe addirittura parlare di un rimpianto: forse Suspended poteva essere anche migliore, senza la flessione che vive al centro. In fondo però è un rimpianto piccolo: anche così parliamo di un lavoro ben fatto, maturo e di spiccata originalità: può fare la sicura felicità di chi ama i crossover cervellotici tra tanti generi metal (e non solo, visti i tanti stacchi folk) diversi. Se lo sei, perciò, il mio consiglio è di scoprire My Haven My Cage!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Mari Niuro01:28
2Sirens06:58
3Carbariu06:29
4Compassion (Amara Terra Mia)07:53
5Aja Mola (Cialoma)05:55
6Creation04:05
7Searching God06:37
8In Front of You07:01
9Suspended05:32
10Mari Iancu01:27
Durata totale: 53:25
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Mauro Cardillovoce, tutti gli strumenti
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa
 
Per chi ha fretta:
Suspended (2019), terzo album di My Haven My Cage – one man band del polistrumentista siciliano Mauro Cardillo – è un lavoro che mostra passi da gigante rispetto ai due predecessori. In primis, lo stile è più quadrato e incisivo: con meno influssi heavy, un lato tecnico più spinto e più dissonanze black, l’originale mix di thrash metal, progressive e folk del progetto funziona meglio. A fare la differenza però è un songwriting più attento e maturo, che stavolta evita la monotonia e permette al musicista siciliano di curare bene la varietà interna e la musicalità dei pezzi, suoi punti deboli in passato. Sono questi i fattori all’origine di grandi pezzi come Sirens, Carbariu, Aja Mola (Cialoma) e la title-track, picchi di una scaletta di livello medio molto buono anche a dispetto di una registrazione grezza e della presenza di qualche brano meno bello. Stavolta, si tratta di difetti poco incisivi: in generale Suspended è un buonissimo album, originale e maturo, consigliato perciò a chi ama il metal più complesso e cervellotico!
La recensione completa:
Come sai se segui con continuità Heavy Metal Heaven, spesso alla fine delle recensioni mi auguro che mi sia possibile ascoltare anche gli album successivi di una band. Per me non è una formula vuota: mi piace davvero osservare una band non da una sola finestra, rappresentata da un solo disco, ma con una visuale più ampia che tra l’altro mi può consentire di valutarla meglio. Se poi attraverso i vari dischi il gruppo in questione mostra dei grandi passi in avanti, la questione diventa soddisfacente: per questo, sono stato molto contento di avere la possibilità di recensire Suspended di My Haven My Cage. Di questa one man band creata dal polistrumentista siciliano Mauro Cardillo, negli scorsi anni avevo recensito l’acerbo esordio The Woods Are Burning del 2016 e il più convincente Sweet Black Path, uscito l’anno successivo. Di conseguenza, per questo terzo lavoro mi aspettavo qualcosa di ancor più riuscito, ma sono rimasto lo stesso sorpreso: di passi in avanti My Haven My Cage ne ha fatti diversi, e da gigante. In primis, Suspended può contare su uno stile più quadrato e incisivo: rispetto al passato, ci sono molti meno influssi heavy metal, sostituiti da qualcosa di più dissonante, oscuro, orientato verso il black. Si aggiunge al già sfaccettato genere proposto da Cardillo in passato, che unisce una base thrash a forti pulsioni progressive e spunti folk: questi ultimi stavolta sono meno esotici rispetto a Sweet Black Path, ma non è un problema. Senza mai omaggiare il folk nordico, rimanendo anzi nell’ambito di un suono più caldo e mediterraneo, con flauto, chitarra e a tratti persino lo scacciapensieri, danno un altro tocco di originalità a Suspended. Ma la vera differenza stavolta lo fa un songwriting più attento e maturo: rispetto al passato, la musica di My Haven My Cage è meno omogenea, con in particolare soluzioni ritmiche più variegate che scacciano quasi del tutto la monotonia.  Ciò avviene anche a dispetto di una spinta verso la tecnica ancora maggiore che in passato; di sicuro però non ci troviamo davanti a un disco medio del genere, tutto svolazzi e niente anima. Al contrario, stavolta Cardillo ha curato bene fattori come la varietà interna dell’album e la musicalità, punti deboli dei primi due album: il risultato sono più tracce che si stampano in mente e meno che lasciano il tempo che trovano. Anche la prolissità è molto diminuita; il tallone d’Achille di My Haven My Cage rimane invece la registrazione, che è ancora grezza rispetto agli standard odierni. Anche in questo però Suspended fa un passo in avanti: stavolta il suono è più nitido, e nonostante freni un po’ la potenza dei suoi riff non incide troppo sul risultato finale. Risultato finale che, anche per questo, si rivela stavolta molto buono: ben al di sopra, insomma, di quanto questo progetto siciliano abbia mai fatto fin’ora!
Si comincia da Mari Niuro, breve intro che comincia con un basso lontano, distorto ma malinconico: la stessa sensazione evocata dalle chitarre che spuntano al di sopra. Con un’armonia zigzagante, maideniana ma lenta e dimessa, creano un bel pathos per il minuto scarso in cui sono in scena, prima di spegnersi: è arrivato il turno di Sirens, che tuttavia a sua volta se la prende con calma a entrare nel vivo. Inizia da un preludio lento, con la chitarra acustica (e a un certo punto un flauto) su cui Cardillo canta in siciliano – una caratteristica molto presente all’interno di Suspended. La sua calma mogia dura per più di mezzo minuto prima che il tutto cominci a crescere: in breve, ci si ritrova in un ambiente lento ma arcigno, in cui fanno bella mostra di sé le nuove dissonanze black di My Haven My Cage. È una base che si ripresenta varie volte all’interno del brano, in diverse declinazioni: di solito è arcigna e presenta il frontman a cantare col suo scream strozzato. I ritornelli però lo rileggono in maniera più melodica, con cori quasi in falsetto; il clima però rimane scomodo, preoccupato, tenebroso. C’è anche spazio per qualche accelerazione: a tratti sono riottose, con un riffage thrash di base, ma poco prima del centro e nel finale il musicista siciliano si sfoga con stacchi vorticosi, stordenti, degli ottimi schiaffi di metal estremo. Quello di metà però decade presto in un ritorno delle chitarre acustiche iniziali, molto malinconico e sentito; lo stesso vale per il secondo, con un outro identico all’introduzione. Degna di nota anche la seconda parte del pezzo, che si riprende e svolta in una direzione molto più thrashy rispetto a prima: le sue venature contagiano anche la norma quando torna alla carica. Da citare, inoltre, sono i fraseggi folk del flauto presenti qua e là: danno ancor più colore a un pezzo variopinto e pieno di grandi spunti, poco distante dal meglio del disco che apre! La seguente Carbariu entra in scena subito frenetica, con lo stesso ritmo a cui il progetto ci ha abituato negli scorsi album, ma è solo un momento. Presto, la falsariga di base devia verso qualcosa di più espanso e potente, sinistro grazie al suo mix di potenza thrash e dissonanze black metal. È un’impostazione che dura a lungo: regge sia i momenti strumentali, in cui a tratti torna il flauto, sia le striscianti strofe, prima che la musica si evolva in bridge più espansi, preoccupati. La profondità emotiva che comincia a fluire al loro interno deflagra poi in refrain dolci, disperati, persino lancinanti: possono contare sullo scream doloroso di Cardillo e su melodie molto belle. Inoltre, stavolta la struttura è semplice: presenta solo queste poche parti per mezza canzone, prima della lunga parte centrale. Essa alterna frazioni arcigne, rabbiosa e altre in cui My Haven My Cage schiera tutte le sue influenze da musica popolare, con armonie di gran nostalgia. Splendido anche il finale, che dopo un altro sfogo vorticoso rilegge i ritornelli in qualcosa di persino più melodioso e sentito: una chiusura in grande stile per un pezzo grandioso, uno dei picchi assoluti di Suspended!
Compassion (Amara Terra Mia) si apre in maniera anche più placida che in passato, con una chitarra acustica che rimane la base anche quando entrano in scena la sezione ritmica e i cori. Il tutto crea subito un’aura malinconica, che dà quasi l’illusione di una ballad: dura poco, però, prima che la musica viri in un senso più tempestoso. Nel giro di poco, ci ritroviamo allora in una base thrash spigolosa, tortuosa, un riff pieno di virate e di contorsioni che però colpisce bene, col suo senso quasi esotico. È un senso presente anche in quelli che sembrano i ritornelli: arrivano dopo stacchi aperti, dilatati, quasi caotici, e zigzagano parecchio, seppur con un po’ più di melodia. Ma quelli veri sono diversi: rileggono in un ambiente metal le melodie con cui la canzone si è aperta per un risultato di malinconia forte, avvolgente. Sono il momento migliore del brano, ma anche il resto non è male, seppur a tratti la musica si smarrisca: a tratti è troppo obliqua per i miei gusti. Succede non solo coi finti refrain ma anche con la frazione al centro, vorticosissima e quasi allegra, il che però stona un po’ col resto; per fortuna, però, il passaggio successivo si riprende con un bell’assolo. Ci porta dritti a una trequarti espansa, di puro folk rock armonioso, immaginifico: con le sue chitarre delicate, avvolge molto bene. Ottima anche la coda finale, che invece si riprende con furia, con un blast beat e persino un retrogusto death metal nel riffage: accumula tensione che poi si scioglie nel chorus finale, ancor più intenso. Si tratta della giusta conclusione di un pezzo che nonostante il suo difetto ha i suoi momenti, e nel complesso si rivela discreto. È però un’altra storia con Aja Mola (Cialoma): riprende il nome da una canzone popolare siciliana (una “cialoma”, appunto, con lo stesso titolo) e all’inizio in effetti la sezione ritmica regge solo la chitarra e lo scacciapensieri. Ma dopo poco, il tutto si sposta su una norma ansiosa, dissonante grazie a una presenza maggiore di influssi black rispetto al solito. È la stessa che regge anche i ritornelli, ombrosi e truci al massimo: beneficiano della loro linearità e anche di venature di chitarra acustica, che però suonano come una sentenza più che come un tocco melodico. Aiutano anche strofe più tortuose, stavolta quasi nascoste nella loro oscurità: accumulano una bella apprensione che poi si sfoga al meglio nell’alternanza. Valida si rivela anche la sezione centrale: si pone arrembante, con vortici quasi celestiali di melodie che si alternano con passaggi più torvi e  cupi, ma sempre terremotanti. Lo è anche la parte di trequarti che ne scaturisce, seppur sia più melodica e angosciosa: è giusto un raccordo prima che la traccia si apra e torni verso qualcosa davvero da musica tradizionale, col suo ritmo saltellante. Va citato anche l’outro, che dopo un altro ritornello feroce si apre nel canto popolare che dà il titolo al brano: un finale suggestivo per un pezzo davvero splendido, uno dei picchi assoluti di Suspended! 
Un breve attacco atmosferico, poi ci ritroviamo subito in un vortice con Creation, che mostra da subito lo spirito nervoso che era in passato il marchio di fabbrica di My Haven My Cage. Ma non è un macinare sterile: sin dall’inizio, a questa base si accoppiano venature folk, che col tempo prendono anche il sopravvento: mentre le ritmiche si calmano, spunta una chitarra ossessiva (o forse è addirittura un bouzouki). Disegna melodie arabeggianti mentre i riff metal rimangono quasi in sottofondo; essi però si riprendono la scena in ciò con cui questa falsariga si scambia. Che siano tratti più d’impatto o altri zigzaganti e nervosi, funzionano bene: la progressione ci porta dritti verso i ritornelli, che invece placano la velocità per qualcosa di sentito, nonostante Cardillo usi ancora lo scream (peraltro in maniera dolorosa). Il dualismo tra queste due anime si ritrova anche nella seconda metà, che evolve la norma sentita fin’ora in senso più potente, ma non senza lasciar spazio alle melodie, rappresentate anzi da dei bei stacchi folk e dalle solite venature di flauto. Arricchiscono lo spettro di un pezzo che rispetto a tanti altri nel disco non spicca, ma non è un problema: anche così si rivela di buona qualità, e di sicuro qui non stona! Searching God ha quindi un esordio davvero cupo e vorticoso, thrash metal inestricabile ma di grande impatto. È una falsariga che torna a tratti: spesso suddivide tra loro strofe più lente e lineari, ma molto minacciose con il tocco black che hanno, oppure introduce la norma più melodica. Sempre black metal, ma del tipo moderno più melodico, si suddividono tra un breve interludio ineffabile, atmosferico, e ritornelli tristi, disperati, di gran potenza pure con un riff sottile, che solo alla fine torna a colpire con forza. Col tempo però l’essenza più calma e intensa del pezzo prende il sopravvento, sia sulle ritmiche più potenti, sia soprattutto sulla parte centrale: nonostante un discreto macinare, mostra un lato melodico molto spinto. Lo si sente sia nei momenti dominati da chitarre pulite e folk in accoppiata ai riff metal, sia in quelli più vorticosi, in cui però brillano venature armoniche e un bell’assolo, sia sulla trequarti, che unisce le due impostazioni in qualcosa di cupo, ma di ottimo impatto. Sono tutti dettagli ben fatti di un brano di buonissima fattura: forse non sarà tra le punte di diamante di Suspended, ma sa benissimo il fatto suo!
In Front of You comincia con un attacco di quelli tipici, potente e aggressivo, ma poi svolta su qualcosa di più aperto, con cui My Haven My Cage torna verso il suo lato più heavy. Se lo sviluppo continua ad avere il thrash come base, spesso è corredato da venature di origine NWOBHM: le stesse che, col tempo, prendono il sopravvento, per chorus di gran melodia, infelici al punto giusto. Melodica stavolta si rivela anche la sezione centrale, divisa a metà tra tratti potenti a livello ritmico ma con cori quasi lamentosi (in senso buono) al di sopra, e un passaggio anche più espanso, col blast beat che regge però lievi armonie. Solo nel finale torna un po’ di oscurità, seppur sia più crepuscolare che diretta, e le melodie folk siano ancora in parte presenti. In pratica, a parte qualche variazione sul tema e un breve outro ambient, non c’è altro in un pezzo lungo sette minuti, ma mai noioso: al contrario, il risultato finale è buonissimo, anche a dispetto di un vago senso di già sentito. Va però ancora meglio con Suspended, che comincia di nuovo in maniera folk, con le chitarre accompagnate da un riff doom; nel giro di pochi secondi si trasforma e diventa più tortuoso, come da norma di My Haven My Cage. Il ritmo stavolta è storto, quasi a livello del metalcore più cervellotico, da cui si sente addirittura un retrogusto: colpisce con potenza, seppur non per molto tempo prima che la norma più melodica torni. A volte il clima è vorticoso e potente, ma sempre melodico e profondo, mentre altrove Cardillo ritorna all’inizio: è la base che regge i chorus, ancora una volta malinconici, stavolta in maniera quasi intimista. Tuttavia, la canzone riserva il vero spettacolo per la seconda metà: dopo un interludio di chitarra acustica, col flauto e i sussurri in italiano del mastermind, ci ritroviamo in un turbine oscuro e potente, di gran nervosismo. È una corsa a perdifiato che all’inizio si fa sempre più convulsa, con influssi black e anche death in bella vista, ma a un certo punto comincia ad assumere melodie, spesso di origine heavy. Via via, diventano da marginali a centrali, e stemperano la tensione fino a quando il lato più emotivo sentito in precedenza torna alla carica. È il gran finale di un episodio ottimo, il migliore in assoluto di questa seconda metà e neppure troppo lontano dal meglio del disco a cui dà il nome! A questo punto, non c’è rimasto altro che Mari Iancu, breve outro speculare a Mari Niuru: la melodia è simile, anche se è scandita dalle chitarre pulite, stavolta, in maniera meno crepuscolare e più serena nella sua malinconia. È solo un minuto e mezzo, ma carino e funzionale: di sicuro come chiusura dopo un disco così non c’è male! 
A questo punto, si potrebbe addirittura parlare di un rimpianto: forse Suspended poteva essere anche migliore, senza la flessione che vive al centro. In fondo però è un rimpianto piccolo: anche così parliamo di un lavoro ben fatto, maturo e di spiccata originalità: può fare la sicura felicità di chi ama i crossover cervellotici tra tanti generi metal (e non solo, visti i tanti stacchi folk) diversi. Se lo sei, perciò, il mio consiglio è di scoprire My Haven My Cage!
Voto: 81/100
Mattia Tracklist:
  1. Mari Niuro – 01:28
  2. Sirens – 06:58
  3. Carbariu – 06:29
  4. Compassion (Amara Terra Mia) – 07:53
  5. Aja Mola (Cialoma) – 05:55
  6. Creation – 04:05
  7. Searching God – ‘6:37
  8. In Front of You – 07:01
  9. Suspended – 05:32
  10. Mari Iancu – 01:27
Durata totale: 53:25 Lineup: 
  • Mauro Cardillo – voce, tutti gli strumenti
Genere: thrash/folk/black/progressive metal Sottogenere: technical thrash metal Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei My Haven My Cage

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