Nightland – Umbra Astra Luna (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta

 

PRESENTAZIONEUmbra Astra Luna (2019) è il secondo full-length dei pesaresi Nightland.
GENEREUn death metal melodico e moderno, con forti e pompose venature sinfoniche.
PUNTI DI FORZAUna classe che si mantiene dal precedente Obsession (2015), un lato orchestrale ben fatto, una scrittura competente anche al di là di qualche sbavatura.
PUNTI DEBOLIUna perdita di personalità rispetto all’esordio, con meno elementi power, un suono più vicino a quello di tante altre band, una scaletta un po’ omogenea in cui a tratti i cliché pesano.
CANZONI MIGLIORIIn Shadows and Light (ascolta), One Millions Suns (ascolta), Unto the Endlessness (ascolta), Of Moon and Stars (ascolta).
CONCLUSIONIUmbra Astra Luna riesce a non far incidere troppo i suoi difetti e a rivelarsi buono: gli amanti di queste sonorità lo troveranno apprezzabile!
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp | Spotify | Soundcloud
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Bandcamp |  Ebay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Sito ufficiale | FacebookBandcamp | Youtube | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
80
COPERTINA
Clicca per aprire

“Un mezzo passo indietro, ma senza perdere troppo smalto”: volendo essere sintetici, potrei definire così Umbra Astra Luna, secondo album dei Nightland. Di questa band di Pesaro mi ero già occupato in passato: era la fine dell’ormai lontano 2015 quando mi è capitato di recensire il loro album d’esordio, l’ottimo Obsession. Per questo, sono stato più che bendisposto quando mi è stato proposto il successore, uscito lo scorso 8 novembre: un lavoro che mantiene in parte l’ispirazione del precedente, ma che ha qualcosa in meno da dare. Lo fa in particolare dal punto di vista dello stile, che si è evoluto: un fatto ovvio, contando che sono passati quattro anni e mezzo da Obsession. Purtroppo però i Nightland nel processo hanno perso originalità: Il suono di Umbra Astra Luna non ha più le venature power metal dell’esordio, abbandonate per qualcosa di più tipico, death melodico e sinfonico moderno con influssi che vanno dal metalcore al black. Si tratta di un genere parecchio sfruttato: senza andare a cercare all’estero, si avvicina a quanto fatto da altre band nostrane come Embryo e Genus Ordinis Dei. Per fortuna, i Nightland non hanno perso del tutto la loro classe: all’interno di Umbra Astra Luna rimangono degli spunti di personalità, come la parte orchestrale, anche qui piena, dominante, pomposa. Di norma è un pregio, seppur a tratti salga troppo sopra alla componente metal, invece lasciata in secondo piano: una caratteristica comune a molto symphonic metal, ma che qui non dà troppo fastidio. I veri difetti dell’album sono altri: per esempio, il fatto che a volte i cliché presenti nella musica dei Nightland pesino, e limitino un po’ la resa generale; in più, Umbra Astra Luna a tratti si rivela omogeneo con certi stilemi che tendono a ripetersi. Sono problemi con un loro peso, ma in fondo non eccessivo: anche così parliamo di un buon disco, scritto in maniera competente e con diversi pezzi che spiccano. Poteva essere migliore? Credo di sì, visto che con Obsession i Nightland hanno già fatto di meglio. Tuttavia, non è un gran rimpianto: anche così, ci si può accontentare di Umbra Astra Luna, visto quanti altri dischi meno validi sulle stesse coordinate stilistiche si possano trovare là fuori!

Nonostante il suo ruolo sia proprio quello, Postridie Nona Iunias non è il classico intro: la sua musica è più curata della media. Comincia col suono lontano e malinconico di un corno: è una base che rimane per tutto il pezzo, seppur in diverse forme. All’inizio è una base lenta, su cui cominciano a snodarsi vari momenti: alcuni sono placidi e intimisti, altri invece roboanti. Proprio quest’ultima natura prende il sopravvento nella seconda metà, che invece assume un ritmo più deciso, accompagnato da un’aura cupa, seppur rimanga sognante. È una parte anche più affascinante della prima, e conclude un brano di alta caratura: sarà anche solo un preludio, ma potrebbe anche essere l’opera di un vero compositore classico, e non stona nel disco pur non avendo nulla di metal! Le sue melodie, tra l’altro, sono riprese in parte da Amongst Blackening Skies, che segue e all’inizio è molto preoccupata, malinconica, col violino sintetico in bella vista. La sua anima viene poi modificata dai ritornelli: in parte sono anche dolorosi, seppur sia presente anche una bella aura, cupa e aggressiva, che li rende efficaci il giusto. Il resto però è più movimentato: lo si sente quasi dall’inizio, quando la stessa norma viene portata su alti livelli di frenesia. Al di là di qualche stacco più calmo, di solito il ritmo del batterista Filippo Cicoria è veloce, come nelle strofe, incalzanti e rapidissime, più spoglie nonostante qualche venatura sinfonica sia ancora presente. Il lato orchestrale dei pesaresi viene fuori però con forza nei molti stacchi terremotanti e quasi drammatici in cui le tastiere danno al tutto un tocco evocativo, molto cinematografico. A metà tra le due parti si trova invece quella di trequarti, fascinosa con le sue ritmiche martellanti in accoppiata però con la ricercatezza degli archi; ottima anche ciò che segue, sussurrato e calmo, un attimo di pausa prima del ritorno della tempesta. E se non tutto esalta al suo interno, non è un problema: abbiamo lo stesso una buona traccia che apre a dovere Umbra Astra Luna!

In Shadows and Light prende subito vita col suo ritmo oscillante, di vago influsso metalcore: all’inizio regge una base strisciante, lieve, ma presto su di essa spunta un riff pesante e cori arcani. Questa norma torna ogni tanto nel pezzo, che per il resto invece è più diretto: di sicuro lo sono le strofe, veloci e ansiose con la loro melodia di base, a volte sottolineata anche da azzeccati svolazzi orchestrali. Poi però la direzione cambia del tutto coi ritornelli: più lenti, si pongono quasi epici col duetto tra il classico scream alto di Ludovico Cioffi e dei potenti cori, di grande potenza, e colpiscono molto bene. In pratica, la canzone è tutta qui, non c’è altro a eccezione di una parte centrale breve e drammatica, che sviluppa i temi sentiti nel resto. Ma non è un problema: nonostante la semplicità abbiamo un ottimo brano, uno dei migliori di un disco in cui spicca molto! La successiva One Million Suns è stato scelta come uno dei singoli di lancio di quest’album, e capire perché non è difficile: si apre con una melodia delicata che poi viene ripresa anche dalle chitarre in una maniera molto catchy. Ma il tutto mantiene una certa ricercatezza, vicina a certo gothic metal: a me ha ricordato addirittura i primi Lacuna Coil, sensazione acuita dai ritornelli. Ancor più orecchiabili, vedono Cioffi cantare in coppia con l’ospite Elektra Amber, per un duetto poco romantico ma intenso, di buona mestizia, che colpisce alla grande. Anche ciò che viene prima però non è niente male: le strofe sono divise a metà tra un inizio strisciante, con influssi black nel riffage, e uno stacco di gran potenza, di origine metalcore/groove metal. Sono il giusto crescendo per corredare l’altra parte; svolge bene questo compito anche la parte centrale, che all’inizio esalta ancora il lato più cadenzato del pezzo per poi affrontare un crescendo fino a diventare ricca, pomposa (in senso buono). È un altro buon numero per un pezzo di gran livello, poco distante dai picchi assoluti di Umbra Astra Luna anche a dispetto della poca originalità (dopotutto, di pezzi death sinfonico con voce femminile ce ne sono a bizzeffe là fuori!).

Lovers in a Colorless Summer parte da una melodia al tempo stesso crepuscolare e solenne: la stessa che si perpetra poi su una base veloce, in cui tornano alcuni degli influssi black dei Nightland. Spicca molto, così come i tanti momenti che la riprendono in varie chiavi lungo il pezzo: tra di essi, sono da citare soprattutto i chorus, insieme aggressivi e delicati, con il dualismo tra le orchestrazioni da un lato, il blast e lo scream di Cioffi dall’altro. Ottimi anche i momenti più orchestrali, cantati in latino; il resto però lascia un po’ a desiderare. Per esempio risultano poco riusciti gli stacchi che riprendono la base di In Shadows and Light; non molto meglio sono le strofe, un po’ anonime. Raccordando queste due anime sezioni non esaltanti, ma per fortuna almeno carine: così si rivelano la maggior parte dei tratti espansi presenti qua e là, di norma brevi a eccezione del tratto centrale, più ampio e ragionato. Il risultato è un pezzo discreto, che però lascia qualche rimpianto: è riuscito a metà, ma se tutto fosse stato al livello dei suoi spunti migliori poteva essere molto migliore! Per fortuna, il disco si ritira su alla grande ora con Unto the Endlessness: esordisce con la sua melodia di base, scandita all’inizio in maniera lieve da un carillon. Quando poi la musica entra nel vivo, è invece il violino a disegnarla sulla base potente disegnata dalle ritmiche Brendan Paolini, che però non aggredisce: questa falsariga punta più sull’evocare una certa atmosfera, cosa che le riesce alla grande. I pesaresi la alternano con un gran numero di frazioni più estroverse, esplosive sia per potenza metal che per orchestrazioni: di norma sono brevi stacchi, ma i bridge e i chorus portano il concetto oltre. I primi, molto vorticosi, conducono ai secondi, meno pestati ma più drammatici, persino esasperati a livello di melodie sinfoniche: l’effetto è quasi grottesco, ma in questo caso stranamente colpisce bene. Tra queste due anime, il pezzo fa un continuo su e giù, come sulle montagne russe: un’alternanza ben riuscita, peraltro. Viene meno solo al centro, una sezione che unisce le due anime in qualcosa di insieme potente e ricercato, pieno di belle melodie: la chiusura migliore per un episodio di altissimo livello, uno dei picchi assoluti del disco!

Eternally Thine si dimostra sin da subito il pezzo di Umbra Astra Luna in cui il lato black metal dei Nightland viene fuori con più forza. È una progressione che nonostante il pianoforte e venature orchestrali per lunghi tratti si dimostra più spoglio, con in evidenza sia le ritmiche che le melodie delle chitarre di Cioffi e Paolini. Sono graffianti ma ricercate, un connubio che a tratti ricorda da lontano persino i Dissection, e avvolge bene nella sua musicalità, mai scevra di melodie. L’anima classica del gruppo torna soltanto coi ritornelli, in cui il frontman si mescola con potenti cori: riportano quasi alla mente le sonorità di Obsession, più che quelle di quest’album. In pratica, la traccia è tutta qui: ci sono diverse variazioni sul tema che cancellano del tutto il rischio noia, tra cui spicca il lungo outro di pianoforte, ma a livello macroscopico la struttura è molto semplice. Non è certo un problema: abbiamo un brano forse un pelo distante a livello stilistico dal resto ma per il resto di alto livello! Subito dopo, la conclusiva Of Moon and Stars spezza la pace che creata dal finale della precedente col suo attacco roboante, subito retto dal blast beat di Cicoria su cui si stagliano melodie angosciose. Sembra l’inizio di una lunga corsa, ma poi si rivela una falsa partenza: presto la frenesia dei pesaresi si acquieta, e comincia un brano di media lento, decadente. Lo sono parecchio le strofe, divise tra momenti dimessi e arcigni, con lo scream di Cioffi distorto, e altri di buona melodia, molto malinconica. A interrompere la loro calma giungono dei bridge invece martellanti, quadrati e rabbiosissimi con le loro ritmiche e le orchestrazioni di gran impatto; tuttavia, durano poco, come anche i brevi ritorni di fiamma dell’inizio che appaiono qua e là. Presto cominciano ad espandersi, fino a culminare in ritornelli sognanti, in cui Cioffi duetta di nuovo con Amber, per un effetto di gran profondità emotiva, quasi poetica. Ottima anche la sezione centrale: parte di nuovo melodica, preoccupata, ma col tempo la sua oscurità sale, fino a un escalation a metà tra melodeath e l’incarnazione primigenia del genere, con in più un vago retrogusto black. Nonostante questa particolarità, si integra bene in un pezzo lungo oltre sette minuti ma mai noioso: per quanto mi riguarda è anzi il picco del disco con In Shadows and Light e Unto the Endlessness!

Insomma, al di là delle sue pecche Umbra Astra Luna è un lavoro degno di essere ascoltato, buono e sopra alla media di un genere ormai sfruttato come il death metal sinfonico di questo tipo. Certo, dall’altro lato c’è da dire che, nonostante la sua qualità, non spicca troppo: come dicevo all’inizio, anche solo nel panorama italiano ci sono tanti gruppi che suonano alla stessa maniera. Se però il genere ti piace, io ti consiglierei di scoprirlo lo stesso: forse non ti esalterà, ma di certo lo troverai apprezzabile, e in un mondo un po’ livellato come il metal di oggi è già qualcosa!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Postridie Nonas Iunias02:39
2Amongst Blackening Skies06:16
3In Shadow and Light04:57
4One Million Suns05:11
5Lovers in a Colorless Summer05:11
6Unto the Endlessness 05:35
7Eternally Thine06:01
8Of Moon and Stars07:05
Durata totale: 42:55
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Ludovico Cioffivoce, chitarra solista, orchestrazioni
Brendan Paolinichitarra ritmica
Filippo Scrimabasso
Filippo Cicoriabatteria
OSPITI
Elektra Ambervoce (tracce 4 e 8)
ETICHETTA/E:Autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:La band stessa

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento