Железный Поток (Iron Stream) – Mystic (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEGli Железный Поток (Iron Stream) sono un gruppo russo nato nel 1988, tornato dopo vent’anni in attività; Mystic è il loro settimo album, terzo dopo il ritorno.
GENEREUn thrash moderno contornato a volte da elementi progressive, ma senza esagerazioni
PUNTI DI FORZASicuramente gli special, sono veramente eccezionali. Il modo in cui spezzano il brano è veramente funzionale. Uniformità nelle canzoni, l’idea alla base è molto chiara e la si ritrova in tutte le canzoni.
PUNTI DEBOLIA lungo andare, escludendo alcune sezioni, risulta molto monotono.
CANZONI MIGLIORIDark Rivers (ascolta), Punishing Sword (ascolta), Dark Lord (ascolta)
CONCLUSIONIMystic è valido, ma per quanto ci siano alcune cose estremamente interessanti, non riesce a colpire fino in fondo.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
70
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I Железный Поток (O “Iron Stream”, come sono conosciuti in occidente) sono un gruppo russo che deve il nome alla novella di Alexander Serafimovich sulla guerra civile russa. Il gruppo dopo dieci anni di inattività è tornato nel 2015 producendo due album in questi cinque ultimi anni. Oggi andremo a vedere cosa ci propongono con Mystic.

L’album si apre con la title track, Mystic: comincia con uno strumming di chitarra acustica, che si evolve velocemente per esplodere in quella che sarà la linea melodica usata come base da tutti i riff del brano. Le sonorità vocali sono molto dure, dovuto sicuramente alla lingua russa e i suoi fonemi. Punishing Sword, strumentalmente ricorda molto l’essenza di Moth into Flame, abbiamo quindi un thrash moderno con una forte carica e un finale a bomba, traccia molto condensata ma allo stesso tempo molto valida. Successivamente c’è Dark Lord, che per la prima parte si può accostare sempre ad una canzone dei Metallica, ovvero Wherever I May Roam, specialmente per il clima percepito ma portando concetti progressive al suo interno tra cui: dissonanze, stop vari, terzinati unendo il tutto. Per la seconda metà abbiamo un bellissimo special con metriche particolari contornate da un drumming e armonie, spezzando molto bene il brano per creare un build-up molto lungo, che culmina nell’assolo che al suo termine ci lascia al riff principale che nel finale viene unito alle metriche dello special per culminare in un finale deciso. A concludere la prima metà del disco abbiamo Death’s Mystery: come una mitragliatrice inizia sparando a raffica con un intro prorompente che ci lascia ad un riff che tra basso e le due chitarre crea una dissonanza al limite del fastidioso. Ma poi il riff principale ci indirizza verso la retta via del brano, un riff semplice e lento che viene alternato dal suo opposto nel ritornello che dall’altro canto è un riff molto dinamico ed energico. In sintesi, una canzone che non mi ha colpito granché, sarà per la sua vasta varietà oppure la mia mancata comprensione della canzone.

La seconda metà si apre con Chain of Times (…Touching Emptiness): inizia con un riff molto dinamico, che sale sempre di più fino all’esplosione della strofa mantenendo la struttura crescente che abbiamo avuto nell’intro. Nel complesso, è molto ripetitivo a livello di struttura, a eccezione dello special che è effettivamente ben fatto e ben pensato, alternando due stili di assolo diversi con toni diversi. Un particolare momento che mi hai colpito molto e avrei adorato se l’avessero portato fin dentro la strofa è quando alla fine dell’assolo sono presenti stop sul battere che diventano in levare ma che si fermano appena entra la strofa, mi sarebbe piaciuto sentire questi stop sottosopra nella strofa per poi riprendere il riff. Dark Rivers ha decisamente l’intro più bello dell’album, creando la giusta aspettativa. La canzone è molto “lineare”, procede per la sua direzione indisturbata, ma qui nello special e nel solo c’è molto di più, si sente quello sprazzo di prog che fa bene, che fa variare la canzone. Ci presentano uno special molto “satrainesco”, con fraseggi molto gustosi che mi hanno subito teletrasportato in un altro scenario, come se stessi ascoltando tutt’altro gruppo, ho apprezzato tantissimo. Quando tutto ciò si stava ripetendo leggermente nel finale, il brano finisce lasciandomi con l’amaro in bocca sperando che partisse ancora qualche sezione interessante. Successivamente possiamo trovare una composizione strumentale: Xenomorph, nella quale le influenze prog si fanno leggermente più presenti creando un ottimo mix di thrash e progressive. Più va avanti più apprezzo ogni singolo passaggio, specialmente da quello che può essere vagamente chiamato un breakdown, una traccia niente male specialmente per l’estro dei musicisti che viene fuori. Infine, a chiudere il tutto abbiamo Bloody Rain¸ che giustamente inizia con un sample di pioggia in tempesta per poi esplodere nel riff principale nel più classico dei modi, prima chitarra da un lato poi batteria con chitarra anche dall’altro lato stereo e urlo che al suo termine fa coincidere l’inizio della strofa. Il brano di per sé non mi ha per niente convinto, non sono riuscito a trovare nulla che mi colpisse per davvero: peccato, si poteva chiudere in modo diverso.

In conclusione, l’album è bello ti coinvolge per tutta la durata, il mixing convince anche se non prefetto su alcuni dettagli, ma comunque risulta funzionale. Tuttavia, alla lunga risulta un po’ monotono: anche per questo, non riesce a colpire fino in fondo.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Mystic06:17
2Punishing Sword03:25
3Dark Lord06:01
4Chain of Times (… Touching Emptiness)05:15
5Death’s Mystery04:26
6Dark River05:03
7Xenomorph04:29
8Bloody Rain05:21
9– (bonus track)06:18
Durata totale: 46:35
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Sergey Okhrimenkovoce e basso
Vladimir Blesnovchitarra
Alexey Karpovchitarra
Denis Shuryginbatteria
OSPITI
Daria Pirojkovavoce addizionale (traccia 1)
Kirill Dulinvoce addizionale (traccia 8)
Dmitry Rukodanovsassofono (traccia 1)
ETICHETTA/E:Defense Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Mythrone Promotions

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