Gamma Ray – Insanity and Genius (1993)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEDopo il deludente Sigh No More (1991), i Gamma Ray hanno rialzato la testa con l’uscita del successivo Insanity and Genius (1993).
GENEREUn power metal con meno influssi hard rock rispetto al passato, ma forti venature heavy che rimangono. 
PUNTI DI FORZAUno stile che varia parecchio e sa esprimere sia melodia che potenza, una migliore focalizzazione rispetto al passato.
PUNTI DEBOLIUna scaletta un po’ dispersiva e ondivaga, specie nella sua seconda parte, una tendenza a perdersi da parte della musica: due difetti per fortuna non troppo incisivi.
CANZONI MIGLIORILast Before the Storm (ascolta), The Cave Principle (ascolta)
CONCLUSIONIInsanity and Genius non sarà eccezionale, ma neppure scadente: è un lavoro buono e degno d’interesse!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
79
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1991: a un anno dal primo album Heading for Tomorrow, per cercare di capitalizzare al massimo il suo successo i Gamma Ray pubblicarono Sigh No More. Si tratta di un lavoro che risente della fretta con cui probabilmente è stato imbastito, oltre a sperimentare ma in maniera confusa: per tutti questi motivi, il risultato finale è mediocre. Per fortuna, in breve tempo la band guidata da Kai Hansen voltò pagina: dopo un notevole cambio di lineup, che portò i tedeschi a sostituire l’intera sezione ritmica, i Gamma Ray tornarono a guardare verso quanto di buono fatto nell’esordio. Fu così che, nel settembre del 1993 venne pubblicato Insanity and Genius: un disco che mostra ancora un po’ di confusione ma anche idee molto più chiare rispetto al predecessore. Ciò accade a partire dal genere: dopo le divagazioni di Sigh No More, la band di Amburgo torna a un power metal più convinto, mentre vengono tagliate fuori tutte gli influssi hard rock e anche parte di quelle heavy. Quest’ultimo a tratti ritorna, ma nella sua forma più potente e meno modaiola: rinforza le ritmiche di un disco che a volte sa essere davvero duro, pesante. Ma non mancano le belle melodie, e neppur un po’ di sperimentazione: stavolta però i Gamma Ray riescono a esplorare nella giusta direzione, almeno di solito. Certo, non tutto è perfetto: seppur sia più corto degli album successivi, Insanity and Genius risulta un po’ dispersivo, con qualche pezzo meno bello soprattutto nella seconda parte. In generale, ogni tanto la sua musica tende a perdersi: per fortuna però non lo fa troppo. Parliamo di un lavoro certo non all’altezza degli album successivi nella carriera dei tedeschi, ma non per questo da sottovalutare: non sarà un capolavoro, ma al suo interno c’è parecchia sostanza degna di nota!

Una breve rullata di Thomas Nack seguita dal riff, poi ci ritroviamo subito nell’avvio di indirizzo melodico di Tribute to the Past. È un’impostazione che torna solo di tanto in tanto: presto le strofe virano a uno speed power macinante in cui l’unico elemento di melodia è la voce di Ralf Scheepers e a tratti qualche coro che lo accompagna. Movimentati si rivelano anche i ritornelli: gestiti sempre dalla doppia cassa, hanno ritmiche davvero potenti, ma anche un comparto melodico catturante, che li rende molto efficaci. La struttura inoltre è meno lineare rispetto a quella classica: ci sono tanti stacchi, di norma brevi e più aperti, se si eccettua quello centrale. Con la sua solidità e i tanti cambi di tempo, oltre al classico assolo incrociato e veloce, precorrono i tempi migliori futuri dei Gamma Ray, sia a livello stilistico che per qualità. Valida anche la frazione di trequarti, espansa e fascinosa: un altro valore aggiunto per un brano di ottimo livello, che apre a dovere Insanity and Genius! La successiva No Return, inizia espansa, con anche delle tastiere, ma poi entra nel vivo più dinamica. Stavolta però i tedeschi non aggrediscono: a prendersi la scena sono invece delle belle melodie power, scanzonate e liberatorie che si ripresentano a tratti. Inoltre, la stessa aura si respira anche nei ritornelli, che in parte ne seguono la melodia in qualcosa di allegro, non eccezionale ma efficace il giusto. Il resto è più potente, ma senza esagerare: se c’è qualche nota cupa, in molti frangenti il cantante e la band al suo seguito tendano a gigioneggiare. Il solito assolo al centro e un breve momento cantato a seguirlo sono l’unica variazione di un pezzo stavolta lineare, ma non è un problema: anche così, parliamo di un’altra buonissima traccia! È però un’altra storia con Last Before the Storm, che senza preamboli comincia subito ombrosa, preoccupata, col riffage on speed, debordante di Hansen e di Dirk Schlächter. E lungo il pezzo, la situazione non cambia: se a tratti possono sembrare più rilassate, le strofe sono sempre piuttosto tese a livello ritmico; non parliamo poi dei loro momenti più macinanti. Il tutto culmina in ritornelli di gran tristezza: sono divisi tra momenti di gran pesantezza, molto incisiva, e una melodia sottile ma di gran presa, un connubio che crea una bellissima aura, di gran pathos. Ottimo anche il tratto centrale, dilatato e quasi esotico nella sua atmosfera nella prima metà e in ciò che segue, ancor più morbido; poi però si finisce col classico assolo, veloce e intricato. Il tutto in ogni caso si integra bene in un gran pezzo, uno dei picchi assoluti di Insanity and Genius!

Con The Cave Principle, i Gamma Ray lasciano da parte il loro lato più power: dopo un breve intro pulito, si mostra uno strano ibrido. Il riff si ispira a un heavy metal tra classico e moderno con un vago retrogusto groove e persino southern (che all’epoca nemmeno esisteva come genere) a tratti. Il suo tema musicale di base è la guida su cui poi si snoda un’evoluzione più libera, slegata dai soliti schemi: a tratti il voltaggio si abbassa, ma più spesso la norma è potente, ma senza mai fossilizzarsi su qualcosa. Certi momenti sono cattivi, recuperano a volte persino la dimensione power, mentre altrove, come al centro, i toni sono persino psichedelici (!). Il tutto in una bella progressione, molto curata dal punto di vista della coerenza e dei cambi di mood: ci porta dritti fino al finale, che smette di cambiare e diventa ossessivo. Ma non è un problema: grazie a tastiere pseudo-sinfoniche e a dei bei cori, è un momento molto evocativo. Conclude a dovere un’altra delle punte di diamante assolute del lavoro, anche a dispetto della differenza stilistica! Al contrario della precedente, Future Madhouse mostra subito una grande urgenza: dopo pochi secondi si scatena in un ritmo frenetico, su cui presto si assesta il riff vorticoso di Hansen e Schlächter. È una velocità che poi si mantiene anche nella struttura base del pezzo: sostiene bene le strofe, vorticose e incalzanti al massimo. Il ritmo e la potenza si abbassano un po’ nei bridge, arcigni ma quasi per scherzo: lo stesso effetto viene accentuato nei chorus, meno energici ma giocosi, con lo scambio Scheepers/cori. Alla stessa impostazione si rifà anche la scanzonata sezione strumentale al centro: correda un pezzo davvero divertente, che ricorda le origini di Hansen negli Helloween, peraltro anche per qualità. Il risultato infatti è splendido, poco sotto al meglio che Insanity and Genius abbia da offrire! A questo punto è il turno di Gamma Ray, cover del brano da cui il gruppo prende nome, in origine incisa dalla band prog rock tedesca Birth Control. E si sente: si comincia da un intro stavolta sintetico, di rumori, che poi sfocia in un pezzo heavy metal dalle venature quasi hard rock almeno all’inizio, per poi cominciare uno sviluppo vorticosa che finisce per sfociare nei chorus. Serrati e possenti, vengono arricchiti dalla prestazione tempestante di Scheepers, che canta una melodia molto catchy. Inoltre, la struttura è semplice, classica: l’unica variazione è che, al posto dell’assolo, c’è qualcosa di più espanso e bizzarro, prima di uno sfogo ritmico di buon impatto che però si conclude in qualcosa di ancor più strano, quasi industrial. A parte questo, non c’è altro da dire su una cover ben adattata allo stile della band di Kai Hansen, e per questo riuscita: non sarà tra i pezzi più in vista del disco, ma il suo compito lo svolge bene!

Insanity & Genius ha un attacco di puro impatto, per poi virare però su una norma più melodica, con un fraseggio di base lontano, atipico. È una norma che i Gamma Ray riprendono a tratti per dare melodia a una norma invece ineffabile: all’inizio le strofe sono anche rilassate, ma poi cominciano a macinare sempre di più, fino ad arrivare a lidi speed power. Ma poi la scena si riapre coi ritornelli: quasi orientaleggianti coi loro fraseggi sinfonici, riescono però anche a catturare, grazie a una melodia di base nascosta ma facile da ricordare. Strano, sperimentale si rivela anche il momento di centro, tra ritmiche potenti e voci echeggiate; introduce un assolo persino sinistro nel suo essere dissonante, prima di concludersi nel più classico shred. Il tutto a tratti è un filo troppo strano, ma di norma funziona bene: non sarà il meglio del disco omonimo ma risulta più che buono! Dopo tante canzoni potenti di fila, è arrivato il momento della semi-ballad: 18 Years inizia davvero lieve, e nei primi minuti non cambia di molto. La base su cui Scheepers canta è sempre molto espansa, addirittura ambient, mentre le chitarre sono solo degli echi, e riescono a uscire un po’ di più solo alla distanza. Solo dopo un minuto, d’improvviso, il metal esplode con potenza, ma senza cattiveria: è anzi un pathos lancinante a dominare, un grande potenziamento rispetto a quello sottile della parte più morbida. Parte più morbida che torna un paio di volte, ma per poco tempo: il metal si prende la scena in via definitiva e comincia a progredire, sempre più drammatico e triste. È una bella aura: arricchisce un pezzo poco originale ma godibile e ottimo, che di sicuro qui non stona. A questo punto, è arrivato il turno di un altro paio di esperimenti: il primo, Your Tørn Is Over, arriva dopo un intro quasi orrorifico, che però presto diventa giocoso. È il destino dell’intera traccia: le semplici strofe sono dirette e semplici, come anche i refrain, orecchiabili e carini, con in mezzo bridge un pelo più cupi, ma mai opprimenti. Il tutto cantato stavolta da Schlächter, con una voce bassa e forse poco adatta al genere, seppur senza dar troppo fastidio; completa il quadro una parte centrale che segue l’impostazione scanzonata del resto e un finale invece quasi preoccupato. Il risultato finale è un divertissment gradevole, ma poco significativo: di sicuro in un album come Insanity and Genius non spicca granché!

Heal Me parte molto dolce, quasi fosse un’altra ballata, ma poi esplode con più potenza. Questo saliscendi è una costante anche nel resto: ci sono tratti col solo pianoforte o la chitarra sotto a Hansen, che stavolta canta di prima persona; altrove invece domina la potenza. Questa falsariga è inoltre variegata: a tratti si avvicina persino a thrash e groove, altrove invece rimane su coordinate power o di influsso heavy, per abbracciare a tratti persino dissonanze black. In ogni caso, a tratti la lunga progressione si perde un po’ o presenta incastri forzati, seppur altri momenti spicchino molto: è il caso per esempio dei ritornelli, di gran impatto con la loro aura drammatica, di gran impatto. Aiuta la riuscita del tutto anche la sezione centrale, istrionica in una maniera che è un chiaro tributo ai Queen: è un arricchimento per un pezzo non del tutto riuscito, ma almeno buono e godibile! Lo stesso purtroppo si può dire solo in parte di Brothers, che lascia di nuovo il power metal per un hard ‘n’ heavy che suona scontato, oltre che troppo semplicistico. Lo si sente già nella falsariga di base, molto da hard rock sia nei momenti retti dal basso di Jan Rubach, sia in quelli più potenti; lo stesso vale per i ritornelli, anthemico come da norma dell’heavy tedesco, e anche per questo molto scontato. Non aiuta poi la sezione centrale: non solo ricorda quella di Gamma Ray, ma con la sua complessità e i suoi cambi di tempo non si integra molto bene in un pezzo così lineare. Il risultato finale è appena sufficiente, un riempitivo che di sicuro ha poco a che vedere con l’album che in origine chiudeva! Nella mia versione di Insanity and Genius sono presenti però ben tre bonus track: la prima è la versione estesa di Gamma Ray, più lunga di oltre due minuti. Due minuti peraltro non molto interessanti, pieni come sono di vari suoni, di ritmi tribali e di altro che allungano il brodo senza dare granché. Sono in linea con la canzone principale, ma forse come rilettura era meglio l’altra; di sicuro, i tedeschi fanno un lavoro migliore con le altre due bonus, Exciter e Save Us. L’una la rilettura dell’omonima traccia dei Judas Priest, l’altra invece una versione live del brano degli Helloween (non la considererei una cover, visto che viene sempre dalla penna di Hansen), sono suonate entrambe in maniera piuttosto fedele all’originale. Di per sé non hanno particolari punti di interesse, ma almeno sono entrambe divertenti, specie la prima, che in questa versione “on speed” funziona molto bene. Insomma, non saranno molto significative, ma fanno una buona figura: come chiusura della mia versione del disco non c’è male!

Per concludere, Insanity and Genius è un album a due facce: di sicuro, poteva essere molto migliore, senza che i pezzi più insipidi della seconda parte vanificassero quanto fatto di buono dalla prima. Tuttavia, ci si può accontentare anche così: non sarà riuscitissimo, e rispetto a certi capolavori della carriera dei Gamma Ray scompare, ma a parte questo parliamo di un disco piuttosto buono. Se ti piace il power e non cerchi il disco da urlo a tutti i costi, insomma, puoi farci un pensierino!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Tribute to the Past05:04
2No Return04:06
3Last Before the Storm04:28
4The Cave Principle06:51
5Future Madhouse04:07
6Gamma Ray (Birth Control cover)05:20
7Insanity & Genius04:30
818 Years05:23
9Your Tørn Is Over03:52
10Heal Me07:32
11Brothers05:14
12Gamma Ray (long version) (Birth Control cover – bonus track)07:26
13Exciter (Judas Priest cover – bonus track)05:01
14Save Us (live – bonus track)05:41
Durata totale: 01:14:35
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Ralf Scheepersvoce
Kai Hansenchitarra, backing vocals, voce (traccia 10)
Dirk Schlächterchitarra, tastiere, backing vocals, voce (traccia 9)
Jan Rubachbasso
Thomas Nackbatteria
OSPITI
Sascha Paethtastiere addizionali
ETICHETTA/E:Noise Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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