Decoherence – Ekpyrosis (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEEkpyrosis (2019) è l’album d’esordio dei britannici Decoherence.
GENEREUn black metal atmosferico del tipo più nichilista e allucinato: ricorda una versione più spoglia e grezza dei Darkspace.
PUNTI DI FORZABelle atmosfere, desolate, fredde e alienanti, un buon songwriting, vario e ben focalizzato.
PUNTI DEBOLIAlcuni momenti in cui la musica si perde, ma sono rari.
CANZONI MIGLIORIPrimordial Replicator (ascolta), Vestiges of the End (ascolta).
CONCLUSIONIPer bontà, Ekpyrosis sfiora il capolavoro, ed è consigliato con calore a chi ama il black metal e il nichilismo in musica!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
88
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In quanto appassionato di scienza e fantascienza, guardo spesso con particolare favore a quei gruppi metal (sempre troppo pochi) che affrontano simili tematiche nei loro testi. Del resto, non è una mera questione lirica: spesso band del genere includono nella propria musica una bella componente elettronica, la cui unione col nostro genere preferito è un’altra tra le cose che apprezzo di più. E, anche quando ciò non avviene, le suggestioni consentono a questi gruppi di produrre dischi apprezzabili a livello di atmosfera: è quest’ultimo il caso dei Decoherence. Band nata nel Regno Unito nel 2016, dopo alcuni lavori più brevi ha esordito sulla lunga distanza lo scorso 22 novembre con Ekpyrosis, un disco molto interessante a partire dallo stile. Si tratta di un black metal atmosferico del tipo più nichilista e allucinato, che ricorda molto i Darkspace, seppur in una versione più spoglia e grezza: le mancano gli influssi industrial ed elettronici ma la desolazione è la stessa, fredda e alienante. I Decoherence peraltro lo maneggiano con buonissime doti, che per esempio li portano a variare molto: in Ekpyrosis c’è tanto macinare, ma anche parecchio spazio per aperture, che siano solo lente o ambient. In generale il songwriting è ben curato per evocare le giuste atmosfere, di gran effetto: si sente bene che i britannici hanno qualità non comuni dalla loro. E se a ci sono frangenti in cui la musica si perde, sono rari per fortuna: di norma Ekpyrosis riesce a svolgere al meglio il compito di alienazione e oscurità per cui i Decoherence lo hanno progettato!

Il solito track by track descrittivo qui è impossibile, visto che il disco è un mare in cui ci si perde. Succede da subito, quando Rearrangement Collisions entra nel vivo senza alcun preambolo, con una norma subito burrascosa, black metal feroce e freddo che scambia momenti già rapidi, oscillanti e altri retti dal blast. Ma è solo il principio di una lunga evoluzione, che tra passaggi stridenti e altri dalle ritmiche profonde, quasi da black rituale, si fa man mano sempre più alienata, ma al tempo stesso assume persino un vago calore. Merito anche del ritmo, che pian piano scende mentre spuntano melodie dissonanti di chitarra semi-pulita, fino a toccare un apice al centro; poi però la musica ricomincia a crescere. Nel giro di poco, torniamo di nuovo a qualcosa di glaciale ed espansissimo: tra ritorni dei vari passaggi sentiti all’inizio e altri persino allucinatori, abbiamo di nuovo una lunga fuga avvolgente, sempre di impatto a eccezione di giusto qualche raro momento. Un po’ della desolazione centrale si riaffaccia solo nel finale, di nuovo espanso e lento ma sempre sinistro: la giusta chiusura per un brano molto bello, che apre Ekpyrosis a dovere. Tuttavia, va anche meglio con Primordial Replicator: inizia cadenzata ma sempre tagliente, prima che i giochi si aprano per una breve sezione vorticosa ma lieve, in cui dominano i synth inquietanti di Prior. È l’inizio di un’alternanza tra questo tipo di aperture, a volte più inquietanti, a volte più spoglie, e tratti più pesanti: in certi casi si rivelano espansissimi, mentre altrove sono duri, con persino un retrogusto death metal nel riffage. Entrambe le anime inoltre si evolvono: quella più macinante a tratti assume suoni che la fanno diventare spaziale, mentre quella più aperta si potenzia ma rimane dimessa, grazie a melodie non del tutto stridenti. È un flusso continuo, quasi come delle montagne russe che salgono e scendono ma senza mai arrestare il loro continuo movimento: ciò avviene solo passata metà, quando il ritmo si dirada e compare una lunga apertura gestita dalla chitarra pulita. Ma non è un passaggio allegro, anzi si rivela brullo, sconfortato: la stessa anima che trasmette al pezzo quando il black torna a farla da padrone. Lo fa attraverso una serie di scenari con riff addirittura orecchiabili, almeno per gli standard dei britannici, che rendono il tutto efficace. Questa falsariga si alterna con una sezione di trequarti invece caotica, piatta, in un contrasto però molto riuscito. Anche questo rende il finale il meglio di un gran pezzo, mai noioso neppure negli oltre dieci minuti e mezzo e poco lontano dal meglio del disco!

Collapse si accoda al breve outro della precedente e abbandona gran parte della frenesia che fin’ora ha contraddistinto Ekpyrosis. Si muove invece su un ambiente lento, strisciante, lugubre all’estremo coi suoi vortici di chitarra sul ritmo lento tenuto della batteria, con in più effetti che danno al tutto un tono ancora dilatato, da bad trip. È una base da cui i Decoherence all’inizio non si staccano mai, ma con la sua atmosfera non annoia; va però meglio quando la musica comincia a variare di più, prima con un rallentamento che la rende più soffice e meno opprimente. Non passa molto tempo, però, che i britannici cominciano a sfogarsi con vera cattiveria, con ritmiche sfilacciate e malefiche a cui lo scream echeggiato di Tahazu dà un tocco di oscurità in più. Va avanti poco, prima che il tutto si faccia più musicale: con le sue dissonanze disperate, nichiliste ma con persino una loro eleganza, ci conducono fino al finale, che torna a essere espanso e spaziale grazie ai synth. È l’ottima chiusura di un pezzo che anche per il resto non è male: forse nel disco è quello che brilla di meno, ma ciò non toglie che sia ottimo! Se fin’ora la scaletta è stata valida, l’asticella si alza ancora di più con Vestiges of the End, che erompe con forza nell’outro di lievi suoni industriali della precedente e in principio si pone molto acida. Poi però l’attacco si perde in qualcosa di ancor più etereo, un riff in secondo piano, lontano: evoca un tono orrorifico al massimo, quasi da rituale arcano grazie al profondo salmodiare di Tahazu. Ma nel giro di non molto la cappa si apre, con venature meno asfissianti che nel tempo conducono il brano a perdere di freddezza. Le melodie persino docili che spuntano a tratti evocano persino un certo calore, almeno in principio; passata da poco la metà, però, si riapre un panorama abissale, di gran cupezza, pur mantenendo intatto il ritmo lento. Ma anche questo paradigma viene superato nel finale: diviene ansiogeno, persino apocalittico, col suo riff non velocissimo ma di gran forza, inesorabile e incalzante al massimo nella sua scansione ritmica. È la conclusione migliore di un pezzo davvero bello, il picco assoluto di Ekpyrosis! Con Dimensionless Angular Momentum, che arriva a chiudere il quintetto del disco, i Decoherence tornano quindi alla frenesia sentita già all’inizio. Già dai primi secondi, ci ritroviamo in un assalto frontale, retto tutto dal blast beat di Stroda: tra riff graffianti di stampo black e qualche nuova influenza death, all’inizio sono rabbia ed esasperazione a dominare. Pian piano però arriva in scena qualcosa di più strisciante e sinistro, con dissonanze echeggiate che pian piano erodono la struttura del brano, finché il tutto non rallenta. Ci ritroviamo allora in una norma circolare ma inquietante al massimo, che va avanti con poche variazioni, alternandosi coi ritorni di fiamma dell’aggressione iniziale. Il tutto finché, dopo un altro sfogo di dissonanze, la musica non si spegne in un sinistro outro ambient: la giusta conclusione per un altro episodio di ottima fattura, un finale appropriato per un disco così!

Lo avrai già capito, a questo punto: Ekpyrosis è un grandissimo album, che solo per un pelo non riesce a raggiungere il capolavoro. Ma ciò che è meglio è che i Decoherence sembrano avere ancora dei buoni margini di miglioramento: per confermare ciò, come sempre, si può solo aspettare ciò che il futuro potrà raccontare. Nell’attesa, però, il mio consiglio può essere uno solo: se ti piace il black metal atmosferico o anche soltanto il nichilismo in musica, questo esordio dei britannici è un lavoro da recuperare!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Rearrangement Collisions07:42
2Primordial Replicator10:36
3Collapse08:27
4Vestiges of an End08:48
5Dimensionless Angular Momentum06:08
Durata totale:  41:41
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Tahazuvoce e testi
Strodatutti gli strumenti
Priorrumori, elettronica
ETICHETTA/E:Sentient Ruin Laboratories
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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