Domande e Risposte – My Haven My Cage

INTRODUZIONE

Qui su Heavy Metal Heaven, il musicista siciliano Mauro Cardillo è quasi di casa, ormai. Sono anni che ci occupiamo del suo progetto solitario My Haven My Cage: l’ultima volta, è stato il turno di Suspended, terzo album la cui recensione è stata pubblicata all’inizio del mese scorso. Si tratta, tra l’altro, di un buonissimo lavoro, con cui Cardillo fa un deciso passo in avanti in fatto di maturità. Anche per questo, ho sentito che era il momento di ospitarlo nella nostra tipica intervista in dieci domande, a cui il musicista siciliano ha dato risposte lunghe ma molto interessanti.

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MATTIA LORONI:Come prima cosa, ti va di raccontare la storia del progetto My Haven My Cage ai lettori di Heavy Metal Heaven?
MAURO CARDILLO:Il progetto è nato intorno al 2014 quando dopo aver effettuato un trasloco ho trovato vecchie registrazioni di brani composti per la mia vecchia band (gli Haven) intorno agli anni duemila (1999/2003). Le registrazioni su audiocassetta e su videocassetta erano davvero pessime, una gran confusione, ma i brani presentavano ancora una forte energia. Sentivo che c’era della stoffa su cui lavorare. Tra incompleti e completi, avevo circa 9-10 pezzi. Così quasi per gioco inizialmente, decisi di provare a registrarli aggiungendo qualcosa di nuovo. L’idea di pubblicare un album venne solo in corso d’opera. Il risultato fu, dopo quasi 2 anni di lavoro, “The Woods are Burning” uscito nel 2016. I brani composti per l’occasione erano davvero una parte minore della scaletta, erano quasi tutte “cover” degli Haven. Tante idee e tanta foga, ma la qualità della registrazione domiciliare era pessima. L’inesperienza ha fatto da padrona. D’altronde era il primo tentativo. Spinto dalla curiosità e dall’euforia del primo album, poco dopo nacque “Sweet Black Path” composto solo per metà da materiale vecchio. L’esperienza maturata con “The Woods Are Burning” si sentiva ed infatti la qualità della registrazione, e forse il progetto in sé, è risultata superiore. In quest’album, più spinto dalla bellezza dell’assolo finale di Crystal Mountain dei Death che dal folk metal in generale, sono comparsi i primi inserti folk (a volte troppo presenti con il senno di poi) rappresentati da chitarra classica, marranzano e flauto dolce. L’album ricevette buone recensioni da molte riviste di settore nonostante la produzione fosse anni luce dagli standard della concorrenza. La genesi del terzo album, Suspended appunto, è stata più lunga in quanto sono dovuto partire da zero, ma è stata una genesi più ragionata. Le canzoni sono più bilanciate e variegate, vi è un buon equilibrio tra la parte heavy metal e la parte folk. L’esperimento del cantato in siciliano ha dato un ulteriore tocco di personalità. Questa è essenzialmente la storia dei My Haven My Cage, la voglia di dare una chance a delle canzoni che avevo scritto quando ero ancora un ragazzino. Forse si può dire che questo progetto è nato dalla nostalgia.
MATTIA LORONI:Al contrario degli album precedenti, il nuovo album “Suspended” è composto da materiale nuovo, non risalente a tanti anni fa. Come mai questo cambio d’approccio e l’abbandono dello scopo primario per cui la band era stata progettata?
MAURO CARDILLO:Dopo “Sweet Black Path”, ho pensato a lungo se continuare il progetto o fermarmi li. D’altronde ero molto soddisfatto e non pensavo di riuscire a fare meglio di così. Credo che Suspended sia stato una scommessa con me stesso, nato dal timore di non avere più capacità compositive, fantasia o voglia di creare. Il titolo derivi anche da questo, da un periodo della mia vita in cui mi sentivo sospeso, come in attesa di qualcosa, qualcosa che arriva solo se sei tu a rimboccarti le maniche ed aiutarti da solo. Esauriti tutti i brani composti 20 anni prima è risultato necessario un nuovo approccio alla musica, un nuovo approccio compositivo. Se prima avevo del materiale grezzo da poter modellare e migliorare, qui sono partito da zero. È stato anche un bene perché partendo da tabula rasa, non avendo degli schemi prefissati a cui avrei dovuto piegarmi, ho montato, smontato e rimontato le canzoni decine di volte prima di registrarle.
MATTIA LORONI:Tra l’altro, la genesi diversa di “Suspended” è ben udibile: come ho detto, quest’album rappresenta un notevole passo in avanti rispetto ai suoi due predecessori. Si sentono grandi miglioramenti dal punto di vista compositivo, da quello della maturità, da quello della varietà: hai lavorato molto in questi anni per raggiungere un simile risultato?
MAURO CARDILLO:Che dire? Tutto è stato molto naturale e non c’è stato nulla di pianificato. L’esperienza maturata non solo con la registrazione e pubblicazione dei due album precedenti ma soprattutto con un bagaglio di critiche, costruttive (spesso) o distruttive (a volte), ottenuto dalle numerose recensioni ha avuto un ruolo cruciale. Le critiche ottenute mi hanno mostrato errori che non pensavo di aver commesso ed aiutato a capire la giusta strada da seguire per poter migliorare. Un errore commesso negli album precedenti è stato quello di essere stato troppo rigido e precipitoso nella fase compositiva, troppo legato ai vecchi schemi (nel tentativo di mantenere vive le canzoni originali). A questo errore ho ovviato suonando il più possibile i nuovi brani in una sorta di “sala prove virtuale”. Li suonavo per settimane e poi li abbandonavo per altrettante settimane dedicandomi ad altro (nuovi riff, nuovi arpeggi di chitarra, nuove canzoni). Dopo di che li riprendevo e cercavo di capire se filavano, se erano compatti o dispersivi; se vi erano spigoli da limare. Questo lasciare e prendere, questo avvicinarmi ed allontanarmi, questo distaccarmi e riavvicinarmi durato mesi, mi ha aiutato a capire le sbavature, a guardare il progetto in modo oggettivo e distaccato. Affezionarsi troppo alle proprie idee è certamente un problema quando lavori da solo. Un esempio potrebbe essere la titletrack del secondo album (Sweet Black Path) che presenta una lunga parte strumentale centrale che andava certamente tagliata di almeno un minuto per renderla più fruibile a chi l’ascolta. L’idea di non poter modificare quella sezione nata così 20 anni prima, a cui ero troppo legato, mi ha tratto in inganno. Quando guardi qualcosa da troppo vicino a volte perdi di vista il quadro generale. Infine nella creazione di Suspended ha avuto un ruolo importante l’avvicinamento a “nuovi” generi metal. Negli ultimi anni ho iniziato ad ascoltare con regolare frequenza Doom Metal (grazie alle splendide recensioni che trovo sulla vostra rivista). Questo avvicinarmi a sonorità doom è stato di grande aiuto nel rallentare il ticchettio del metronomo nelle mie canzoni. L’utilizzo di mid-tempo è un elemento caratterizzante il sound di Suspended.
Per quanto riguarda le liriche, se è vero che il processo creativo della parte musicale è stato molto naturale e piacevole (una vera e propria sperimentazione), lo stesso non si può dire per i testi in cui la situazione è stata l’esatto opposto: un vero e proprio dramma. Non ci ho dormito giorno e notte. È stato un parto distocico.
MATTIA LORONI:Thrash, progressive, heavy, folk e più di recente anche black e metal tecnico: senza dubbio, sono moltissime le influenze all’interno della tua musica. Eppure, riesci a unire tutto in maniera convincente: è un compito arduo, che richiede molta cura, oppure ti viene naturale in fase di composizione? E poi, ancora: come è nato uno stile così complesso e sfaccettato?
MAURO CARDILLO:Credo di aver fatto inconsciamente tesoro della miscela variegata di generi metal ascoltati negli ultimi 25 anni. Ho fatto sedimentare questa miscela, ho elaborato le cose più importanti, ho fatto “mio” un certo “riffing”, ho fatte mie alcune tonalità ed alcune atmosfere. Tutto è venuto spontaneamente fuori sulla scorta delle mie esperienze e della mia maturazione. Non è stato qualcosa di ideato a tavolino, non c’è stata l’idea di fare un crossover tra più generi. C’è stata solo la voglia di fare heavy metal. È possibile che mi sia spinto così avanti nella ricerca di vari generi musicali da aver sentito il bisogno di tornare alla radice del genere.
Per quanto riguarda l’aspetto compositivo questo tendenzialmente è molto lungo, ma non particolarmente stressante. Tutto parte da riff di chitarra, che mi deve convincere al 100%: sono decine quelli che scarto e metto nel dimenticatoio. Il riff di chitarra è l’aspetto che contraddistingue di più il nostro genere: senza riff non credo si possa parlare pienamente di metal. Completata la parte di chitarra mi dedico alla parte vocale: un’altra scienza. Cerco di far coesistere le due anime ma capita che ad un bel riff non si abbini una parte vocale dignitosa e devo ricominciare da capo. Gli arrangiamenti in generale e gli arrangiamenti folk in particolare sono la parte più semplice della fase compositiva, estremamente rilassanti e divertenti da creare. Solitamente ascolto il brano suonicchiando flauto, maranzano o mandolino e vado tentando degli inserimenti nei punti strategici. Raramente capita di partire da una parte folk e poi ricreare una canzone, come ad esempio nella parte acustica di Sirens (nata direttamente da un giro di flauto che corrisponde all’attuale cantato in siciliano) o l’introduzione di Suspended (in cui arpeggio e marranzano sono praticamente nati assieme).
MATTIA LORONI:I miei pezzi preferiti di “Suspended” sono “Carbariu” e “Aja Mola (Cialoma)”. Ti va di raccontare qualcosa di più su questi pezzi, magari qualche aneddoto sulla loro composizione, sulle ispirazioni che ti hanno portato a scriverle o sui loro testi?
MAURO CARDILLO:Devo dire che sono pure tra i miei brani preferiti dell’album.
Carbariu o Calvario è un mid tempo pesante e roccioso con dei ritornelli particolarmente musicali ed armonici che si sviluppa poi attraverso una parte centrale che presenta un cantato siciliano molto melodico. Ho cercato di raccontare in poche righe quello che rappresenta venire al mondo, essere catapultati in questo mondo (descritto con l’iniziale “fallen from the sky and nailed to this earth) e cercare di non farsi travolgere da questa folle corsa che è la vita, questo “Carbariu”. Il testo resta claustrofobico per tutta la canzone ma poi si apre nella parte in siciliano, in cui vi è quasi una ricerca di aiuto o sarebbe meglio una ricerca di condivisione, in cui la vita sebbene spesso soffocante è in realtà sempre desiderata (“resta cu mia, resta pi mia, resta a manciari, cu t’avi aspittari? Vita sbagliata, vita schifiata, vita affucata ma sempri addisiata” traduzione “resta con me, resta per me, resta a mangiare chi ti sta aspettando? Vita sbagliata, vita schifosa, vita soffocata ma sempre desiderata).
Aja mola è secondo me un brano molto interessante sia dal punto di vista musicale che lirico, che trae ispirazione dagli antichi canti dei tonnaroti favignanesi (detti cialome) utilizzati per dare il giusto ritmo ai pescatori mentre si issavano le reti. Questi canti hanno anche ruolo propiziatorio e di buon auspicio intrecciandosi con la tradizione cristiana. Il canto originale è ascoltabile nell’ultimo minuto della traccia.
“Aja mola” è venuta giù tutta d’un fiato, è bastato canticchiare l’antico canto dei tonnaroti favignanesi per trovare le note dell’arpeggio iniziale. Il resto della canzone è venuto giù con assoluta naturalezza ispirato molto dagli Opeth di Blackwater Park per molti passaggi. Il brano è poi intrecciato con assalti di blast beat di chiara origine black metal. Nonostante il riffing sia molto potente, il testo essendo una cialoma è di chiara ispirazione cristiana ed ispirato (forse dovrei dire copiato) sia al cantico delle creature di San Francesco che dal testo originale di Aja Mola. Parti originali del testo di Aja Mola si possono ascoltare nel coro polifonico centrale (“a Gran Santa parturiu fici un figghiu comu Diu”, traduzione“la Grande Santa ha partorito ed ha fatto un figlio come Dio”).
MATTIA LORONI:Parlando sempre di ispirazioni, ecco una domanda che faccio sempre: quali sono i gruppi che ritieni influenzino di più la tua musica?
MAURO CARDILLO:Guarda, ascolto metal a 360° e non è facile stilare una lista delle band che mi hanno ispirato e continuano ad ispirarmi. Certamente le tre band che ho nel cuore sono i Savatage, i Rage e i Death con cui sono cresciuto fin da piccolo. Altre band che continuano ad ispirarmi sono i primi Metallica, Megadeth, Kreator, primi Sepultura, Annihilator, Tankard, Sodom, Forbidden, The Haunted e primi Testament. Andando oltre il Thrash Metal non posso non ricordare gli Opeth, Dark Tranquillity, In Flames, At The Gates (per quanto riguarda il Death Metal), la scena power tedesca degli anni 90 (Blind Guardian e Gamma Ray su tutti), i Pain of Salvation (una delle mie band preferite), Iced Earth, Machine Head (hanno fatto alcuni album stratosferici) e primi Trivium (ultimi ma non ultimi). Parlando dei classici è impossibile non citare Iron Maiden, Pantera e Judas Priest. Non posso non nominare inoltre band come Tiamat, Candlemass e Paradise Lost. Ci sono ancora tantissime band che dovrei citare ma ci vorrebbero giorni.
MATTIA LORONI:Altra domanda solita per me: ci sono gruppi musicali lontanissimi dal tuo genere e magari anche dal metal in generale che però ami, o addirittura che riescono in qualche modo a influenzare la musica di My Haven My Cage?
MAURO CARDILLO:Certamente l’intera discografia di Beatles, Pink Floyd e Queen. Ascolto poi davvero tanta musica classica, da Vivaldi a Beethoven, da Purcell a Grieg.
Non disprezzo ogni tanto un po’ di musica italiana, ma niente di recente (anni 70/80) con Lucio Battisti in cima a tutti. Ultimamente pratico un po’ di Capoeira (questa arte marziale musicata), le musiche e i ritmi “tribali” usati durante il combattimento, con la loro semplicità ed efficacia, mi hanno ispirato molto. Ad esempio il Riff portante di “Sirens” (quello che sottende il verso cantato) è ispirato alle cadenze del Berimbao (l’arco musicale usato nella Capoeira).
Vi è poi una band senza la quale Suspended sarebbe stato molto diverso: sono gli Al Qantarah, una band (forse definibile folk) che ha ripreso musiche storiche della Sicilia-Arabo normanna (parliamo del 1300 circa), i loro due album sono inarrivabili.
MATTIA LORONI:In “Suspended”, come anche in “Sweet Black Path”, hai implementato nella tua musica un lato folk. Non è però il classico folk metal di stampo nordico, ma un suono più mediterraneo; l’ultimo disco poi colpisce anche per l’uso della lingua siciliana accanto al classico inglese, che aumenta la suggestione. Per quanto mi riguarda è una scelta lodevole, ma poco battuta: in Italia molte band, per quanto valide, preferiscono guardare più all’incarnazione del genere che viene dalla Scandinavia, invece di abbracciare suoni più caldi, “nostrani”. Secondo te, quindi, il Nord Europa continuerà sempre ad andare per la maggiore in questa branca del nostro genere? O in futuro ci sarà più spazio per chi, mescolando folk e metal, cerca di fare qualcosa di diverso e più legato alla propria terra d’origine?
MAURO CARDILLO:Non vi è alcun dubbio che il Northern Sound sarà sempre quello che andrà per la maggiore. Ciò è inevitabile. È ormai il filone principale che viene copiato (spesso molto male) da centinaia di giovanissimi che si affacciano alla musica. Ma così come questi suoni nordici faranno parte del filone principale è indubbio che ci saranno sempre decine e decine di artisti che cercheranno di riportare nella propria musica il proprio contesto etnico/storico o culturale con risultati assolutamente originali e personali. Negli anni 90 sentire metal cantato in italiano o addirittura in siciliano (ad esempio) era una follia, oggi ci sono tante band che cantano in italiano e si impongono sia con musica che con testi (penso ai Colonnelli ad esempio) di altissimo livello.
Riuscire a mettere nella tua musica il tuo passato, le tue origini, ciò che sei e che ciò che ti appartiene o a cui appartieni non può che portare energia e sentimento al risultato finale.
MATTIA LORONI:Quali sono i tuoi piani futuri riguardo al progetto My Haven My Cage?
MAURO CARDILLO:In questo momento, con la pandemia e tutto il resto, il progetto è in pausa. Ho quasi pronto un EP che avrà come titolo “The Woods are Still Burning”. Ho riregistrato e ri-arrangiato 4 tracce del primo album perché il sound non lo ritenevo adeguato. Vorrei aggiungere 1 o 2 pezzi originali ma non so se riesco a trovare il tempo in questo folle periodo. Spero di riuscire a pubblicarlo durante l’estate o al massimo a settembre. Riguardo un più lontano futuro penso che un quarto LP sia assolutamente possibile dato che ho quaderni e quaderni con pagine e pagine di riff, arpeggi, fraseggi che aspettano solo di essere fusi in nuove canzoni. Il processo sarà lungo e ci vorranno almeno 2 anni per avere qualcosa all’altezza di Suspended.
MATTIA LORONI:Il finale è sempre libero. A te concludere quest’intervista come meglio preferisci!
MAURO CARDILLO:Che dire, ringrazio voi di Heavy Metal Heaven per il supporto ed il confronto avuti negli ultimi 4 anni che hanno contribuito non poco alla mia crescita, umana e musicale.
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